Buon Natale … dal dottor Jekyll e da mister Hyde

di Armando Polito

Affermo di non aver assunto nessuna pozione e che tutto ciò che seguirà è frutto di una coscienza sempre vigile, anche se piuttosto tormentata e che il mio aspetto fisico, a differenza di quanto succedeva al personaggio creato dalla fantasia di Robert Louis Stevenson,  resterà immutato (guardandomi allo specchio non saprei dire se questo in sé sia un bene o un male, anche se, si dice, per il peggio non c’è mai fine …).  Lascio agire la prima componente, quella, se volete, educata, precisina, buonista, etc. etc.

Tutte le immagini che vedrete, cioè una serie di stampe (antiche e meno antiche) sul tema della Natività, sono tratte, quando non è diversamente indicato, dal sito della Biblioteca Nazionale di Francia, dove sono custodite.

 

XV SECOLO

Le due tavole appena presentate sono incisioni di Martin Schongauer (1448 circa-1491) alias Bel Martino o Martino d’Anversa o Martino Tedesco; fu anche pittore e in tale veste ebbe parte nella formazione di Michelangelo e nella sua attività giovanile di “falsario”, secondo quanto ci ha tramandato Giorgio Vasari  (1511-1574) nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri: … e ciò che era, che tutto il sapere e potere della grazia era nella natura esercitata dallo studio e dall’arte; per che in Michelangelo faceva ogni dì frutti più divini, come apertamente cominciò a dimostrarsi nel ritratto che e’ fece dui una carta di Martino Tedesco stampata, che gli dette nome grandissimo; imperoché, essendo venuta allora in Firenze una storia del detto Martino, quando i diavoli battano Santo Antonio, stampata in rame, Michelangelo la ritrasse di penna di maniera, che non era conosciuta; e quella medesima con i colori dipinse; dove per contrafare alcune strane forme di diavoli, andava a comperare pesci che avevano scaglie bizzarre di colori: e quivi dimostrò in questa cosa tanto valore, che e’ ne acquistò e credito e nome. Contrafece ancora carte di mano di vari maestri vecchi; tanto simili, che non si conoscevano; perché tignendole ed invecchiandole col fumo e con varie cose, in modo le insudiciava, che elle parevano vecchie, e, paragonatele con la propria, non si conosceva l’una dall’altra: né lo faceva per altro, se non per avere le proprie di mano di coloro, col darli le ritratte, che egli per l’eccellenza dell’arte amirava, e cercava di passargli nel fare; onde n’acquistò grandissimo nome.

XVI SECOLO

Incisione di Marcantonio Raimondi (1480?-1534?).

Incisione del 1504 di Albrecht Dürer (1471-1528); di seguito il dettaglio.

 

XVII SECOLO

Incisione di Jean Baptiste De Poilly (1669-1728) riproducente una pittura su legno di Gaudenzio Ferrari (1480-1546?), originale del quale, purtroppo (perché sarebbe stato interessantissimo fare un confronto), non son riuscito a reperire immagine alcuna (vedi, però, l’aggiornamento in calce al post).

Incisione di Jacques Callot (1592-1635).

XVIII SECOLO

Vista di Betlemme con I Re Magi che portano i doni; incisione di Georg Balthasar Probst (1673-1748).

XIX SECOLO

Incisione su legno di anonimo pubblicata ad Epinal, a pochi km. da Nancy, dall’editore Pellerin.

La didascalia è costituita da un cantico in francese, in cui una pastorella e dei pastori si scambiano delle battute. Di seguito riporto il testo originale e la mia traduzione:

CANTIQUE Air: J’ai l’humeur gaie.

La Bergère: J’ai l’humeur gaie, je rise et suis joieuse,/de m’affliger n’aurais-je pas grand tort?/J’ai vue mon Dieu qui vient me render hereuse/et vaincre l’Enfer et la Mort/Courez-y touz, bergers, sortez des plaines,/n’oubliez pas vos flutes et chalumeaux:/Jésus naissant vient pour briser nos chaînes,/et nous délivrer des nos maux. 

Les Bergers: Partons, bergers, sans tarder advantage,/pour adorer notre Roy, notre Dieu:/il naît pour nous retire d’esclavage;/bergère, enseignez-nous ce lieu./

La Bergère: Regardez bien cette étoile éclatante,/et suivez-la, entrez dans ce hameau,/vous y verrez une mere charmante,/allaiter cet Enfant nouveau./

Les Bergers: Par nos concerts célébrons la naissance/de notre Roi, le premier des Pasteurs;/dans ce lieu,par notre réjouissance,/exprimons la joie de nos coeurs./

En entrant dal l’Etable: Nous le voyons, de Poupon adorable,/couché tout nu entre deux animaux;/quelle bonté! naissant dans une étable,/d’endurer tant de maux./Vous soupirez, nous en sommes la cause;/pour nos péchés vous souffrez ces douleurs:/le Fils de Dieu sur la paille repose;/nous lui causons tous les malheurs./Tous prosternés à vos pieds, divin Maitre,/vous adorant, nous vos offrons nos coeurs; recevez-les, et faites-leur connaître,/qu’on ne doit aimer qu’un Sauveur!  

CANTICO Aria: Sono di buon umore.

La pastorella: Sono di buon umore, riso e sono giosa, avrei forse il gran torto di non affliggermi? Ho visto il mio Dio che viene a rendermi felice ed a vincere l’Inferno e la Morte. Accorrete tutti, pastori, uscite dalle pianure, non dimenticate i vostri flauti e zufoli: Gesù che nasce viene per spezzare le vostre catene e a liberarci dai nostri mali.

I pastori: Partiamo, pastori, senza tardare oltre per adorare il nostro Re, il nostro Dio:nasce per redimerci dalla schiavitù; pastorella, indicaci questo luogo.

La pastorella: Guardate questa stella sfavillante e seguitela, entrate in questa stalla, vi vedrete una madre incantevole allattare questo Neonato.

I pastori: Con i nostri canti celebriamo la nascita del nostro Re, il primo dei Pastori; in questo luogo con la nostra allegria esprimiamo la gioia dei nostri cuori.

Entrando nella stalla: Lo vediamo il Bambino adorabile, coricato tutto nudo tra due animali; che bontà,  nascendo in una stalla, sopportare tanti disagi! Voi sospirate, noi ne siamo la causa; per i nostri peccati voi soffrite questi dolori: il Figlio di Dio riposa sulla paglia, noi gli causiamo tutti i mali. Tutti prosternati ai vostri piedi, divino Maestro, adorandovi vi offriamo i nostri cuori; accoglieteli e fate conoscere loro che si deve amare un solo Salvatore!

XX SECOLO 

 

Incisione su legno del 1920 di Jules Chaudel (1870-1941).

Cedo ora la parola a mister Hyde, il violento, il rompiscatole, l’incontentabile, il dissacratore, il contestatore, l’accolito (forse anche l’inventore, visto che non voto da più di trent’anni) dell’antipolitica, anzi il sovversivo …, che già da un po’ di tempo aveva cominciato ad agitarsi …

Per la serie solo me la suono e solo me la canto una presentazione, a posteriori, di natura tecnica. La composizione (!) è un sonetto con rime ABAB ABAB CDC DCD. In più (le disgrazie, come si sa, non vengono mai da sole) è acrostico (vedi sequenza iniziali di verso in grassetto) e, aggiungo io, anche abbastanza ipocrita visto che il tema centrale è la stigmatizzazione dell’uso vacuo della parola, ma il giochetto (ignobile scusa!) mi serviva per giustificare, in qualche modo, il titolo e per unirmi, in una forma  un po’ diversa, al coro.

E, a proposito di sonetto, m’immagino già le espressioni più ricorrenti dopo la sua lettura: Ma questo è proprio suonato! o (quest’ultima dai conterranei) Ci t’ha ssunatu!, in cui ssunatu è usato come sinonimo del participio passato di un verbo che ha a che fare con il bagno …

Ma, anche in considerazione delle frustate che mi sono appena dato da solo per bruciare sul tempo qualche lettore,  vi sembra più degno di rispetto o, almeno, di simpatia, il dottore-parassita che non ha mostrato la minima vergogna nello sfruttare il lavoro altrui nella missione impossibile di farsi bello o il mister-poetucolo (se mister, con tutto il rispetto, non fosse sinonimo di allenatore sportivo quasi quasi mi piacerebbe …) che allo stesso scopo, correndo forse un rischio poco o superficialmente calcolato …,  ci ha messo del suo?

AGGIORNAMENTO: Grazie alla segnalazione contenuta nel commento del sig. Giovanni Lacorte, che ringrazio ed al quale ricambio gli auguri per il nuovo anno, la comparazione è ora possibile.

Il lettore noterà l’assoluta fedeltà dell’incisione rispetto al dipinto originale, salvo l’inversione speculare risultante dopo la stampa.

6 Commenti a Buon Natale … dal dottor Jekyll e da mister Hyde

  1. Prof. Polito, approfittando per augurarle buon Natale, anche se non la conosco dal vivo (così come estendo l’augurio a tutta la fondazione terra d’Otranto), sono contento di annunciarle che il confronto con l’opera bellissima di Gaudenzio Ferrari si può fare. Ho trovato l’immagine che cercava ma non so come caricarla qui. Magari invio link sotto così da poterla poi caricare sul sito. L’opera originale del grande maestro del Rinascimento si trova a Sarasota, in Florida nel John and Mable Ringling Museum of Art.

    Link:
    http://emuseum.ringling.org/emuseum/media/view/Objects/23890/13340?t:state:flow=1fcb8c60-420a-434c-a5ce-80f57cc56bdf

  2. Grazie a tutti voi per il grande lavoro che fate in questa sede e per la ricchezza di spunti che offrite anche a noi più giovani che, in molti casi, ignoriamo le testimonianze più antiche delle tradizioni salentine.
    Buon anno.

  3. UNA COSCIENZA SEMPRE VIGILE: “SERPENTE? PRESENTE!”.

    DEGNA DI LODE LA RIPRESA DA PARTE DEL DOTT. GABALLO DEL LAVORO (DEL 2014) DEL “PROF-ETICO” ARMANDO POLITO: “BUON NATALE … DAL DOTTOR JEKYLL E DA MISTER HYDE”: http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/12/25/buon-natale-dal-dottor-jekyll-e-da-mister-hyde/!!!

    SUL TEMA DI “UNA COSCIENZA SEMPRE VIGILE”, E SULLA SUA PORTATA STATEGICA PER TUTTI E PER TUTTE E PER CHIUNQUE, MI SIA CONSENTITO RICORDARE L’ALTRO SUO RECENTE INTERVENTO (“SERPENTE? PRESENTE”: http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/10/04/serpente-presente/) E PLAUDIRE AL GRAN LAVORO SUO E DELL’INTERA FONDAZIONE *TERRA D’OTRANTO*!!!

    BUON NATALE E BUON ANNO

    Moltissimi auguri

    Federico La Sala

  4. Allegato

    DOC.: BABBO NATALE (L’INDUSTRIA CULTURALE, I GENITORI, I BAMBINI, LA ‘PROVOCAZIONE’ DI UN DIRETTORE D’ORCHESTRA) E L’EQUILIBRIO PERDUTO.

    A)

    ’Babbo Natale non esiste’, è bufera

    Allo show Disney Frozen a Roma, cacciato direttore d’orchestra

    (ANSA) – ROMA, 30 DIC – “Comunque Babbo Natale non esiste”: una frase che ha scatenato la bufera quella pronunciata, a sorpresa, dal direttore d’orchestra Giacomo Loprieno alla fine della prima dello spettacolo per bambini ’Disney in concert: Frozen’, il 29/12 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

    Un’esclamazione che ha raccolto subito critiche sulla pagina ufficiale Facebook dello show, spingendo l’organizzazione, Dimensione Eventi, a destituire dalla carica il maestro, che sarà sostituito già dalla replica del 30 dicembre.

    In una nota, l’organizzazione “si dissocia completamente” dall’accaduto: “Come tutti i presenti siamo rimasti sconcertati da una dichiarazione assolutamente personale del direttore, tra l’altro a spettacolo ormai terminato. Il nostro lavoro è di creare emozioni positive e far sognare i più piccoli. Quanto è stato detto dal direttore d’orchestra è totalmente fuori luogo ed è il gesto arbitrario di una singola persona”.

    – cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/12/30/babbo-natale-non-esiste-e-bufera_debe3af5-f438-4ca7-8052-6d9180fa4ef8.html

    B)

    Babbo Natale non esiste, ancora polemica

    Il 30 in sala tra i bimbi. Web diviso su direttore licenziato

    (ANSA) – ROMA, 31 DIC – Non si placa la polemica su Giacomo Loprieno, il direttore d’orchestra che il 29/12, alla fine dello show per bambini dedicato al film Disney Frozen, ha detto davanti alla platea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma: “E comunque, Babbo Natale non esiste”.

    Archiviate le lacrime dei piccoli e lo sbigottimento dei genitori, l’organizzazione ha licenziato Loprieno, assegnando il posto al suo vice, Marco Dallara, immortalato in una foto pubblicata sul profilo dell’Auditorium proprio con Babbo Natale per placare gli animi.

    I social, però, continuano a pullulare di critiche al maestro e su Facebook nascono di ora in ora gruppi e pagine contro ma anche pro Loprieno. C’è chi lo critica per aver spezzato i sogni dei bambini e chi, invece, lo elegge a “oratore motivazionale”, scherzando sull’estemporaneo discorso ai bambini. Gli stessi che si sono fatti fotografare con i loro beniamini ai piedi del palco, nella seconda data romana dello show, alla quale ha partecipato – a sorpresa – anche Babbo Natale.

    – cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/12/31/babbo-natale-non-esiste-ancora-polemica_1d9d92d1-dadf-470c-aa46-7d09445f0e0d.html

    C)

    «Sì, Virginia, Babbo Natale esiste» *

    La storia di un editoriale del 21 settembre 1897 su Babbo Natale che da allora è un pezzo dei natali americani

    YES VIRGINIA

    “Is There a Santa Claus?” era il titolo di un editoriale nell’edizione del 21 settembre 1897 del New York Sun. Quell’editoriale, che comprendeva la risposta “Yes, Virginia, there is a Santa Claus” (“Sì Virginia, Babbo Natale esiste”), è diventato un elemento indelebile del clima natalizio negli Stati Uniti. L’espressione “Sì Virginia, esiste…” è stata usata spesso anche nei titoli dei giornali anglosassoni, per indicare qualcosa che esiste o è vera, sotto gli occhi di tutti: una riscrittura ironica dell’editoriale, ad esempio, comparve sull’Huffington Post nel dicembre 2007 con il titolo “Yes, Virginia, There is a War on Terror”.

    La lettera di Virginia

    Nel 1897 il dottor Philip O’Hanlon di Manhattan si sentì domandare dalla sua bambina di otto anni Virginia se Babbo Natale esistesse davvero. Virginia aveva cominciato a dubitarne per quello che le avevano detto degli altri bambini.

    Suo padre le suggerì di scrivere al New York Sun, un importante quotidiano del tempo di orientamento conservatore, assicurandole che “se lo dice il Sun, allora è vero”. Uno dei direttori del giornale, Francis Pharcellus Church, che era stato corrispondente di guerra durante la Guerra Civile, scrisse una risposta che oggi, più di un secolo dopo, resta l’editoriale più riprodotto nella storia dei giornali anglosassoni.

    La lettera di Virginia diceva:

    Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: “se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero”. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon

    Il direttore del Sun Edward P. Mitchell passò la lettera della bambina, perché rispondesse, a Church, uno dei veterani del giornale. Leggendola, si dice, sbuffò e sembrò arrabbiarsi perché gli era stato assegnato un compito di così poco conto. Poi, in meno di cinquecento parole e finendo prima della scadenza, Church le rispose così, in un editoriale non firmato:

    Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.

    Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

    Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.

    Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.

    La fortuna

    La fama di “Yes, Virginia” è sopravvissuta ai suoi creatori. Church morì nel 1906 e Virginia nel 1971, dopo una carriera come maestra di scuola e direttrice a New York. Malgrado l’editoriale fosse pubblicato come settimo nella pagina delle opinioni – dopo ben più seri argomenti come questioni politiche a New York e nel Connecticut, la forza della marina britannica e una ferrovia tra il Canada e lo Yukon, e persino dopo un commento sulla “bicicletta senza catena” appena inventata – lo scambio colpì moltissimi lettori del Sun. Venne ristampato ogni anno, prima di Natale, fino alla chiusura del giornale nel 1950, e ancora oggi viene recitato alla Columbia University di New York (l’università dove studiarono sia Church che Virginia) in una cerimonia prenatalizia ai primi di dicembre. Nel centenario dell’editoriale, nel 1997, il New York Times pubblicò una riflessione sulla fortuna di “Yes, Virginia, There is a Santa Claus” nella cultura americana.

    Nel 1932 l’emittente televisiva NBC lo mise in musica, e allo scambio si ispirarono anche un musical di David Kirchenbaum e Myles McDonnel (1996) e diversi cortometraggi e film per la TV statunitense. Dal 2008, la campagna pubblicitaria natalizia dei grandi magazzini statunitensi Macy’s si basa sulla lettera di Virginia e sulla risposta di Church: in uno spot televisivo, personaggi celebri come Jessica Simpson, Donald Trump e Martha Stewart citano frasi dell’editoriale.

    * Il Post, 22 settembre 2011 (http://www.ilpost.it/2011/09/22/si-virginia-babbo-natale-esiste/)

    D) PER UN EQUILIBRIO “CRITICO”, SUL TEMA, SI CFR.: L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. — KANT, PROBLEMA ONTOLOGICO, E BABBO NATALE. (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2962#forum3119044)

    Federico La Sala

  5. Allegato

    DOC.: LA VERA STORIA DEL PRESEPIO …. *

    “[…] Che cos’è esattamente il presepio? Come nasce? Perché ci sono quei personaggi? Che senso ha farlo oggi? Sono tante le domande che s’affollano in questo libro del classicista Maurizio Bettini, Il presepio (Einaudi, pp. 189, € 19). Il suo non è solo un libro di studio, ma anche un libro di memoria. Meglio: un’autobiografia in forma di studio e di racconto. Tutto comincia con una dichiarazione ad apertura di volume: “Non saprei dire da quanti anni ho smesso di fare il presepio. Venti, trenta, anzi molto di più”. Perché interrogarsi oggi su questo “oggetto” tanto da scrivere un libro dotto e complesso? La risposta non viene subito. Prima bisognerà intraprendere un cammino, per quanto una definizione l’autore la dà subito: il presepio è “una finzione fragile, per questo incantevole”.

    […] Corro alla fine, là dove c’è la risposta ai tanti perché di questo viaggio nella storia e nell’antropologia del presepio. De te fabula narratur. Perché mi occupo del presepio?, si chiede l’autore. Perché ho un patto di fedeltà nei confronti di me stesso. Non quello con la religione in cui sono stato allevato, il Cristianesimo – Bettini ha scritto vari libri per manifestare la “superiorità” del politeismo sul monoteismo. La fedeltà a se stessi è quella all’infanzia, alla propria infanzia. Il presepio, non è solo l’infanzia della Divinità, che ha dominato la nostra storia occidentale per due millenni, ma proprio l’infanzia di Maurizio Bettini, e il presepio è il ritorno al proprio Io bambino…”

    * Cfr. Marco Belpoliti, “La vera storia del presepio”, “Doppiozero”, 24.12.2018 (https://www.doppiozero.com/materiali/la-vera-storia-del-presepio).

    Federico La Sala

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