La Terra d’Otranto in una mappa dell’Europa del secolo XVI

di Armando Polito

Nel 1573 usciva il libro del quale riproduco il frontespizio.

 

Tra i fogli 4v e 5r c’è questa mappa dell’Europa.

Ingrandisco  il dettaglio che ci riguarda.

Osservo, in rapporto all’uso delle maiuscole e delle minuscole, che la grafia Apruso (in cui solo la lettera iniziale  è maiuscola) costituisce graficamente una via di mezzo tra ITALIA (tutto in  maiuscole) da una parte e terra d’otranto e calabria (tutto in minuscole) dall’altra. Non sarebbe fuori luogo cogliere in questo l’origine dell’atavico isolamento del sud, che continua a distanza di quasi cinque secoli (vedi Freccia rossa-contentino che arriva fino a Lecce ma su binari preistorici …, per non parlare del sistema aeroportuale).  Non vale mettere in campo l’arbitrarietà, in quei tempi, e non solo nelle mappe, dell’uso di maiuscole e minuscole, perché, da un punto di vista storico l’Italia come entità politica, pur nel suo frazionamento in singoli stati, si fermava, di fatto, a Roma. Se è così, però, non appare casuale napo-li con la sillaba finale facilmente confondibile con i trattini/onde circostanti (De Luca/Crozza direbbe: Se sò arrubbato pure ‘na sillaba …) in contrapposizione a TIRENO (il mare) e Tireno (la costa),il che vale pure per Ionico, mentre Mare Adriatico appare sottolineare non solo con l’aggiunta dell’apposizione (Mare) ma anche con le due iniziali maiuscole M ed A la sua importanza, mentre il minuscolo delle restanti lettere potrebbe trovare giustificazione nello spazio a disposizione.

Certo, quest’interpretazione “politica” della mappa da un “antipolitico” come me sembrerebbe il colmo. Ma, specialmente oggi, essere “antipolitico” (lungi da me il grillare … a scatola chiusa …) non è forse anch’essa una (op)posizione “politica”?

6 Commenti a La Terra d’Otranto in una mappa dell’Europa del secolo XVI

  1. VISTA LA MAPPA DELL’EUROPA DEL SECOLO XVI E LETTE LE ACUTE RIFLESSIONI DI COMMENTO SULLA RAPPRESENTAZIONE DELL’ITALIA E DELLA TERRA D’OTRANTO, io direi di approfittare della bella (agile e veloce) lezione del PROF. POLITO, AMPLIARE il discorso, OSSERVARE anche la modalità della rappresentazione della GRECIA, e infine (ricordando che qui si è già a quasi un secolo di distanza dalla “scoperta dell’America”) RIFLETTERE su origini e signigicato del NOME della stessa EUROPA.

    Come contributo, mi permetto di allegare parte di una mia nota *:

    […] In origine il nome “Europa” designò un territorio ristretto, forse la regione a nord dell’Egeo; in seguito i geografi indicarono con questo nome tutte le terre a nord del Mediterraneo. E, se ci fidiamo delle parole greche, significava e indicava un “buon” (gr.: “Eu”) luogo dove si poteva “far fascine”, “far legna” (gr.: “ropeuo”). Lì, i greci impararono a ‘orientarsi’ e a ‘leggere’: a ‘scegliere’, a ‘raccogliere’, a ‘legare’ e a ‘collegare’, cioè a “far legna”, e a “far fasci” … ma non di tutte le erbe, né di tutta la legna!!!

    Impararono, e impararono presto, divennero saggi (sofòi) e, infine, molto, troppo saggi (sofisti) … e fu l’inizio della fine!. Nietzsche, che ha tentato di chiarire l’enigma, qualcosa aveva capito: se è vero che “la grecità fu la prima grande unificazione e sintesi di tutto il mondo orientale e appunto perciò l’inizio dell’anima europea, la scoperta del nostro ‘mondo nuovo’”, è anche vero che il “nuovo mondo” che abbiamo costruito dimostra quanto presto abbiamo dimenticato la ‘lezione’ delle foreste, dei mari, dei deserti, e dei fiumi e delle montagne!!!

    Così Eu-ropa ed Eu-angelo hanno finito per condividere lo stesso ‘destino’ di cecità e di morte, e una sola parola: la volontà di potenza ha finito per accecare l’una e l’altro – e tutti e tutte abbiamo cancellato il “ben” (“eu”) dall’intelletto e dalle nostre Parole!!! E abbiamo esportato solo e sempre e ancora ….. ‘Fascismo’, e ‘Van-gelo’!!! Questo il nostro Logos?! Questo Logos era all’inizio?! Non scherziamo col fuoco: In principio era Eu-ropa…. ed Eu-angelo. Non dimentichiamolo! Sappiamo distinguere e dire quale Logos era in principio?! O no … e non più?!

    * Per la intera nota, si cfr.: RIPENSARE L’EUROPA … http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=901

    Grazie dell’attenzione!

    Federico La Sala

    • L’etimologia, caro Federico, è forse, tra tutte le scienze, la meno esatta. Non a caso di parecchi vocaboli l’origine è incerta o, addirittura, sconosciuta. In questi casi vengono costruite le ipotesi più fantasiose; parlo di quelle che hanno un minimo crisma filologico, non di quelle che potrebbero uscire (volontariamente, come succede in tutti i comici) dalla bocca di Nino Frassica. Tenendo conto che la lingua è imprevedibile, spiazzante, irrazionale, anarchica e libertina, tuttavia nel tentativo di spiegare certi fenomeni l’ultima spiaggia è l’analogia: ci si basa, cioé su fenomeni noti per spiegare l’ignoto, cogliendone gli eventuali tratti comuni.
      In altre parole: se di un vocabolo che presenta un certo esito è possibile ricostruire la filiera di vita,ciò potrà servire in un altro che presenti lo stesso esito.
      Tutto questo solo per calibrare meglio il tiro sulla (la preposizione introduce un complemento di argomento …) tua ipotesi di Europa formato dall’avverbio eu e dalla radice di ropèuo=tagliare arbusti. A prima vista ciò potrebbe sembrare contrastante col fatto che nei vocaboli composti con eu il secondo componente è sempre una voce esistente autonomamente in greco. Lo stesso eu-angelo (il potere religioso pretendeva di evangelizzare popolazioni cosiddette, da noi …, primitive ma forse moralmente più nobili di noi, quello laico in tempi più recenti ha preteso di esportare la democrazia …) da te citato non sfugge a questa regola, essendo formato da eu+ànghelos, che, come ben sai,in greco esiste autonomamente col significato di messaggero.
      Se ammettessimo Europa connessa nella seconda parte del nome con la legna, faremmo un torto, non saprei quanto grande, ad altri probabili candidati, tutti imparentati con ropèuo (perché tutti derivanti dal verbo repo che indica il piegare verso l’alto o verso il basso): lasciando da parte ròpalon=bastone, abbiamo: rops=cespuglio (esiste anche un rops col significato di nave, ma è parola di origine egizia), ropos=merce di poco valore.
      Lascio volontariamente per ultimo ropè=inclinazione della bilancia, peso decisivo, influenza, svolta, cambiamento, scelta. Quest’ultima voce non solo è la più vicina filologicamente alla nostra Europa, ma la sua gamma di significati consentirebbe di erigere un grattacielo alla presunta superiorità,soprattutto morale, della civiltà occidentale … che, pure, fu capace nella civilissima Grecia di “suicidare” Socrate.
      Poi venne Cicerone a sparare la più grande cazzata della storia (è la stessa storia dell’umanità a dimostrarlo): historia magistra vitae. Bisogna decidere al più presto: occorre cambiare la maestra che non è all’altezza, oppure noialtri scolaretti siamo cerebralmente scarsi? Probabilmente vale la seconda che ho detto (anche perché la carriera della maestra l’abbiamo costruita noi) e il rimedio appare difficilissimo, perché quell’idiozia sembra ormai aver preso piede a livello genetico …

      • ******************* L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo… ****************************

        INNANZITUTTO, CARO ARMANDO, UN GRANDE “GRAZIE” PER LA GENEROSA E PUNTUALE RISPOSTA. PUR APPREZZANDO (e proprio per questo) gran parte delle tue argomentazioni, devo dire (partendo – vedi, sopra – dal tuo iniziale lapsus sull’etimologia) che alla fine scopri il fianco e offri alla filologia (e alla filosofia) “la mano esatta” (e, così, senza volerlo, via lavoro di Marziano Capella: “De nuptiis Philologiae et Mercurii”, ritorniamo alla figura di ERMETE TRISMEGISTO e le SIBILLE e i PROFETI – da cui siamo partiti) a favore dello spirito “eu-ropeuo”!!!

        A QUANTO PARE, il breve testo didattico su “LE DOMANDE DI UN LETTORE OPERAIO” di Bertolt Brecht, se pure conosciuto, è ancora un testo tutto da rileggere e rimeditare. E, proprio ripartendo dalla nostra mappa dell’Europa del XVI secolo, chiedersi con lui: “Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta – fu affondata [1588]. Nessun altro pianse?”.

        CHE COSA VOGLIO DIRE CON QUESTO? VOGLIO DIRE – CON UN PIZZICO DI SALE, OVVIAMENTE – CHE, IN QUESTO “NON SAPERE” (Socrate!) DISTINGUERE TRA Storia (“RES GESTAE”) e Storio-grafia (“HISTORIA RERUM GESTARUM”), vanno rintracciate le radici della CATASTROFE (non solo dei GRECI di ieri, ma anche) DELL’EUROPA (di oggi)!!!

        CONTRARIAMENTE A QUANTO PENSI, CICERONE non ha sparato (come dici) “la più grande cazzata della storia”!!! Allievo dei GRECI, Cicerone ha ripetuto e ha detto – con parola esattissima (e qui siamo sempre e ancora in “Eu-ropa”!) – la stessa “cosa” detta (al plurale) da ERODOTO, a cominciare dal titolo della sua opera: Le STORIE (in greco antico: Ἱστορίαι, HISTORIAI).

        CON LA PAROLA “HISTORIA”, Cicerone sapeva benissimo di che cosa stava parlando, a chi, e di che cosa, e ne dichiarava – con questa sola parola! – l’origine, il senso, e il significato: dalla “aut-opsia”, dal vedere con i propri occhi e dal pensare con la propria testa!!! E sollecitava a rifletterci su, a porsi DOMANDE, e a non prendere per oro colato e a bocca aperta ciò di cui si parla o si canta o si narra e scrive nelle “Historiai” dei vari “Catilina” – a tutti i livelli! A non confondere – come si dice oggi – la MAPPA con il TERRITORIO. E, per dirla in breve e ancora, a non scambiare il figlio del Profeta e Re Davide (Salomone), con il figlio del Profeta e Re “Salame” (“Salamone”)!

        CERTAMENTE, L’IDIOZIA non è affatto né di OMERO (“Cantami, o Diva, del Pelide Achile…”), né di ERODOTO (“Historiai”), né di Cicerone (“Historia magistra vitae”): “noialtri scolaretti siamo cerebralmente scarsi” (con tre punti esclamativi), in quanto “la carriera della maestra l’abbiamo costruita noi”, senza alcuna capacità di DISTINGUERE, SCEGLIERE, RACCOGLIERE, LEGARE, e di riflettere BENE non solo sul buon-italiano (sulla buona-scuola!) ma anche sul buon-europeo ( “eu-ropeuo”)!!!

        Federico La Sala

        • Caro Federico, so benissimo che istorìa in greco significa indagine, ricerca, racconto, storia e che, a sua volta, è da istor=che conosce, che sa, esperto, a sua volta (e più indietro credo non si possa andare) dal tema id di orao=vedere (o, meglio nel suo sviluppo semantico traslato di rendersi conto, sapere). La vita mi ha insegnato ad essere un idealista cinico (non è un ossimoro …) e dissacratore, per cui rimprovero a Cicerone solo una cosa, non aver aggiunto un utinam omnibus (Voglia il cielo che per tutti) ed aver sottinteso un indicativo (est=è) che con utinam avrebbe richiesto il congiuntivo (sit=sia). Dunque una genialata a livello teorico (che può valere, soprattutto oggi, per pochi con la sicurezza di essere considerati matti), una cazzata a livello pratico,considerando il successo della sua affermazione, che riporto integralmente perché chi ci segue capisca il suo rapporto con la sconsolante realtà: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (La storia in verità è testimone dei tempi, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera del tempo passato). Lasciando perdere la luce di verità e la maestra di vita, il resto coinvolge il concetto del passato, cioé quello che è stato zittito progressivamente dalla prevaricazione del presente, con connessi messa al bando del concetto di lungimiranza e annientamento garantito del futuro. Giunto a questo punto della vita, ti confesso che per me i classici, pur continuando ad essere contenitori di pillole di saggezza, oggi sono, più collateralmente che in passato, un oggetto di studio di raffinatissime tecniche espressive (basta esaminare nei dettagli formali la frase ciceroniana riportata) che possano fornirmi strumenti utili nel difendermi dalle genialate (?) di quella che oggi si chiama pomposamente “comunicazione”. Nonostante tutto, pur nel disincanto di una vita, pur nel fallimento pratico nel corso dei millenni della conoscenza nel suo confronto con la politica, pur nella mancanza, oggi generalizzata ed istituzionalizzata, di educazione allo spirito critico, non riesco a rinunziare a quella tensione verso i valori superiori cui la frase ciceroniana esorta. Non per questo, però, mi considero un buon scolaretto …

          • CARO ARMANDO – ovviamente!!! – non era assolutamente in dubbio o in discussione la qualità della tua magistralità di studioso, di ricercatore, e di storico “di spirito prof-etico dotato”! Condivido, pienamente! Un buon scolaretto?! Non cè da farsi scolaretto di nessuno! Dietro i cattivi (nel senso e nel significato delle loro ac-“captiv”-ante parole, volte solo ad ammaliare, fare prigionieri, e aggiogare i loro scolaretti) maestri, ancora si celebra e si propone come “modello” la loro “storiografia”, quella di un burattino che diventa ragazzino per bene!!! E a dire che fin dall’inizio Collodi invita a fare attenzione e avverte in modo chiaro e tondo: “C’era una volta. – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. – No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”!!! Vale a dire: non Salomone, ma Salamone!!!

            Federico La Sala

  2. E’ anche interessante osservare come l’autore della carta – dato in comune con altre rappresentazioni – rappresenti l’Italia molto distesa secondo l’asse ovest-est, piuttosto che nord-sud.
    Questo, a mio avviso, nasce dal voler quasi allontanare l’Italia dall’Africa, per avvicinarla, accomunarla con l’Europa (mentre i geologi ci dicono che metà dell’italia, divisa secondo la dorsale appenninica è in effetti parte della placca africana e non di quella euroasiatica, per cui andando, per dire, da Napoli a Bari, stiamo in realtà cambiando continente http://www.scienzafacile.it/wp-content/uploads/2012/05/foto2.jpg).
    Una rappresentazione che ci parla dei periodi delle conquiste arabe e delle scorrerie turche, probabilmente, dei periodi di incertezza dei confini della cristianità.

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