Nuovi documenti sul rapporto tra Giovanni Bernardino Bonifacio e l’Università di Casalnuovo

IL MARCHESE E LA CITTA’

 Nuovi documenti sul rapporto tra Giovanni Bernardino Bonifacio e l’Università di Casalnuovo

di Nicola Morrone

Nello scorso mese di luglio ci siamo recati presso l’Archivio di Stato di Napoli, allo scopo di reperire nuove fonti documentarie relative alla storia di Manduria. Oltre ad una serie di sondaggi in alcuni fondi archivistici già noti agli studiosi di storia locale, abbiamo effettuato una ricognizione in alcuni faldoni che costituiscono il cosiddetto “Archivio imperiali”.

Preliminarmente al nostro sondaggio archivistico, necessariamente selettivo, abbiamo consultato i regesti dell’Archivio Imperiali, compilati dalla dott.ssa V. Minniti e cortesemente messi a nostra disposizione dal personale della Biblioteca civica di Francavilla Fontana. Lo spulcio dell’ingente materiale documentario, al di là delle carte più direttamente collegate alla famiglia genovese, non ha mancato di riservare alcune sorprese.

Nel fascio n. 98 del fondo “Giunta degli Allodiali, I serie” è infatti collocato un documento di estremo interesse, utilissimo a chi voglia ricostruire su basi più certe la storia della nostra comunità, e che trova tra l’altro termini di confronto in una serie di documenti consimili, redatti nello stesso periodo.

Il documento in questione è un fascicoletto cartaceo, manoscritto, costituito di 9 fogli numerati, compilati sul “recto” e sul “verso” (per un totale di 17 facciate di testo) e di varie altre carte bianche. In queste pagine sono contenuti i “capitoli”(o grazie, o privilegi) concessi negli anni 1538-1540 alla città di Casalnuovo dal Marchese d’Oria Giovanni Bernardino Bonifacio (1517-1597). Il documento da noi consultato non costituisce l’originale, ma una copia tarda, estratta in un’epoca imprecisata dal XXXII quinternione della Regia Camera della Sommaria e  autenticata dal notaio casalnovetano Giovanni Tommaso Pasanisi nel 1634. I capitoli originali, redatti su carta pergamena, muniti di sottoscrizione del feudatario e provvisti di sigillo pendente, sono probabilmente andati perduti.

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Il documento, finora ignoto agli studiosi [cfr. M.Welti, Dall’Umanesimo alla Riforma.Giovanni Bernardino Bonifacio Marchese d’Oria (Brindisi 1986), p.27] è tanto più importante, in quanto getta una luce significativa sui rapporti intercorrenti, di diritto e di fatto, tra i principali attori politici del tempo: la Corona reale, il feudatario, il Comune (o “universitas”). Nel 1538 Giovanni Bernardino Bonifacio aveva concesso vantaggiosi capitoli alla città di Oria [cfr.M.Welti, ibidem, p.26], e nello stesso periodo anche Francavilla Fontana era stata beneficiata degli stessi provvedimenti [Cfr.P.Palumbo, Storia di Francavilla Fontana (Lecce 1870), pp.437-447].

Siamo ora in grado di dimostrare concretamente, dopo la nostra scoperta nell’Archivio di Stato di Napoli, che anche Casalnuovo ottenne importanti privilegi dal Marchese d’Oria, peraltro nello stesso torno di tempo (1538-40). I capitoli concessi alla nostra città furono redatti parte in latino e parte in volgare. Le parti in latino, se si eccettuano alcune importanti  indicazioni di carattere storico e cronologico, sono comunque piuttosto ripetitive, impostate sulle formule tipiche degli atti ufficiali redatti nel sec.XVI. Decisamente più interessanti sono le parti redatte in volgare, che costituiscono, nella sostanza, il corpo delle 20 “grazie” richieste (ed ottenute) dall’Università di Casalnuovo.

Come è ricordato nello stesso documento, la comunità di Casalnuovo, al pari di tante altre di Terra d’Otranto, godeva fin dal tempo di Re Ferdinando I d’Aragona di particolari privilegi, che il Re aveva concesso tra la fine del 1463 e i primi del 1464 [Cfr. G. Papuli, Documenti editi ed inediti sui rapporti tra le Università di Puglia e Ferdinando I….(Galatina 1971), pp.375 e segg.]. Dai tempi di Re Ferrante erano comunque passati molti anni e la comunità, more solito, decise di farsi confermare i privilegi fino ad allora posseduti, ed impetrò le grazie al feudatario, che, da parte sua, gliele concesse.

Alcuni studiosi hanno giudicato la concessione dei capitoli alle “universitates” di Oria, Francavilla e Casalnuovo un atto di debolezza politica del nuovo feudatario: non sempre, infatti, i capitoli erano concessi con facilità. In ogni caso, in quell’occasione le comunità la spuntarono e il documento che di seguito esamineremo ne costituisce la prova.

Come già detto, i privilegi concessi alla comunità casalnovetana, che allora contava 700 fuochi, cioè circa tremila abitanti [Cfr. G. Jacovelli, Manduria nel ‘500 (Galatina 1974), p. 22] sono 20 e sono scrupolosamente elencati ai ff. 2-6 del fascicolo, con un richiamo numerico sul margine sinistro del foglio, che ne favorisce l’identificazione. Si tratta di provvedimenti che riguardano vari aspetti della vita cittadina (amministrativi, economici, giuridici): ne forniamo brevemente l’elenco, con una sintesi del contenuto, lasciando ad altri il compito di esaminarli nello specifico, e di confrontarli con quelli concessi da Giovanni Bernardino Bonifacio alle città di Oria e Francavilla Fontana.

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CAPITOLI CONCESSI DAL MARCHESE D’ORIA ALL’UNIVERSITA’ DI CASALNUOVO (1538-40)

Capitolo 1: Si chiede al feudatario che i cittadini di Casalnuovo vengano giudicati, sia per le cause civili che per quelle penali, esclusivamente entro la loro città, e da ufficiali in essa presenti.

Cap.2: Si chiede che i delinquenti di Casalnuovo e qualsiasi individuo ristretto nel carcere cittadino, non possa essere trasferito in altro carcere fuori dalla città.

Cap.3: Si chiede che il capitano (cioè il rappresentante del feudatario) sia sostituito ogni anno, come prevede la prammatica del Regno di Napoli.

Cap.4: Si chiede che il Marchese d’Oria provveda la comunità di persona idonea ed atta all’esercizio della amministrazione della giustizia, e che eserciti l’ufficio personalmente e non attraverso sostituti, e che, in caso la giustizia sia amministrata da un sostituto, la comunità non debba pagargli lo stipendio.

Cap.5: Si chiede che l’università resti, secondo l’antica consuetudine, nel possesso dei proventi delle pene pecuniarie rivenienti da tutte le condanne impartite dai tribunali cittadini, con la facoltà di deputare due o tre cittadini, che intervengano allo scopo di evitare che si commettano frodi sui proventi a danno dell’Università.

Cap.6: Si chiede che i cittadini di Casalnuovo non siano costretti ad alloggiare nelle loro case gli ufficiali del Marchese, ne’ a consegnare loro panni, letti e qualsivoglia altra masserizia, ne’ gratuitamente, ne’ a pagamento, ma che, all’opposto, i cittadini abbiano facoltà di decidere se ospitarli o meno.

Cap.7: Si chiede che l’erario cittadino debba dar conto al Marchese esclusivamente delle entrate feudali e baronali.

Cap.8: Si chiede che, come è antica consuetudine, la decima dello zafferano si debba pesare in frutto, e non in fiore, e che le stesse piante possano entrare nella città attraverso tutte le porte, e non solo dalla porta grande.

Cap.9: Si chiede che i cittadini di Casalnuovo possano vendere liberamente frutti, frumenti, vini, olii, legumi senza licenza del Marchese o del suo ufficiale, e che non siano obbligati ad attendere che prima vengano venduti i generi alimentari di proprietà della corte baronale, come anche a vendere nelle loro botteghe gli stessi, ne’ a pagare la decima delle cipolle.

Cap.10: Si chiede che il castellano di Casalnuovo, che alloggia nel castello con la sua famiglia e che, oltre ad affittare il castello a persone di sua conoscenza, pretende di essere esente dal pagamento dei dazi, debba all’opposto, come è vecchia consuetudine, pagare anch’egli dazi e gabelle, poichè è anch’egli un cittadino come tutti gli altri.

Cap.11: Si chiede che ogni cittadino di Casalnuovo porti il peso del pagamento da effettuare presso la Regia Corte, per impedire che i poveri sopportino il peso fiscale di coloro che, per essere esenti dal pagamento delle tasse, presentano al Marchese lettere di raccomandazione.

Cap.12: Si chiede che il Marchese non si intrometta nei fatti relativi al governo dell’Università, nè nelle cause che sono di competenza di quest’ultima.

Cap.13: Si chiede, come è antica consuetudine, di poter creare liberamente il sindaco, gli auditori, gli ordinati e i camerlenghi, e gli altri ufficiali del governo cittadino, sulla base del consenso popolare, evitando altre modalità di elezione, per impedire che vengano elette persone non idonee, o che uno stesso cittadino si ritrovi più volte eletto.

Cap.14: Si chiede che il Marchese permetta che il sindaco, e gli ufficiali di Casalnuovo possano conservare i libri e le scritture redatte in passato dagli ufficiali dell’università, come è antica consuetudine, e che nè il Marchese nè i suoi ufficiali possano sottrarle, e che, infine, le medesime restino depositate esclusivamente presso gli ufficiali cittadini.

Cap.15: Si chiede che, come è antica consuetudine, la decima del mosto si paghi davanti alla porta della città, quando il vino viene introdotto in essa, e non quando lo stesso si trova già nel palmento.

Cap.16: Si chiede che il Marchese non ordini a nessun cittadino, nè a pagamento, nè gratuitamente, di effettuare prestazioni di lavoro personale, nè attraverso il proprio bestiame, se non a coloro che di diritto possono essere comandati dal Marchese ad effettuarle.

Cap.17: Si chiede che i capitani, e gli ufficiali del Marchese, nell’ingresso del loro ufficio in Casalnuovo giurino di osservare i privilegi e le consuetudini della città.

Cap.18: Si chiede che il Marchese ratifichi tutti i privilegi, le grazie, le consuetudini, i costumi che sono stati concessi alla città da re Ferdinando I d’Aragona. Si chiede che lo stesso li confermi, e non li  impedisca, ne’ contraddica in alcun momento, ne’ direttamente, ne’ indirettamente.

Cap.19: Si chiede che, come è antica consuetudine, si possa proibire la vendita del vino al taverniere della corte baronale, prima che i cittadini di Casalnuovo non abbiano venduto tutto il loro.

Cap.20: Si chiede che, come è antica consuetudine, l’università possa eleggere ogni anno un cittadino con l’incarico di mastro d’atti.

Il Marchese d’Oria Giovanni Bernardino Bonifacio, dopo aver accordato il suo “placet” a tutte le richieste dei casalnovetani, promette solennemente, giurando con la mano posta sul Vangelo, di osservare, e di fare osservare dai propri eredi, e successori, e dai suoi ufficiali e ministri, tutto ciò che è contenuto nei capitoli, sottoscritti ad Oria, e che il Marchese spedisce poi a Napoli per ottenere il “regio assenso”, cioè la ratifica dei capitoli stessi da parte del Re. Infine, il Marchese stabilisce in mille ducati la pena pecuniaria da somministrare a quegli ufficiali che non osserveranno, ne’ faranno osservare i provvedimenti contenuti nei capitoli.

Con la sottoscrizione del Marchese, del suo segretario Antonio Vinciguerra e di un auditore si conclude il lungo documento, ricopiato da mano anonima in un’epoca imprecisata, e da noi recentemente riportato alla luce. Come già detto, esso costituisce uno dei pochi testi sulla base dei quali lo studioso può tentare di ricostruire alcuni aspetti del funzionamento dell’università (o comune) di Casalnuovo nel sec. XVI, e della sua modalità di relazionarsi con la Corona e il feudatario.

Si auspica che, in futuro, anche con l’apertura alla consultazione degli archivi privati, possano essere prodotte altre testimonianze documentarie sulla vita di questa importante istituzione, che, in fondo, ha rappresentato e rappresenta tutti noi.

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