Gli Emblemata di Gregorio Messere (1636-1708) di Torre S. Susanna (2/3)

di Armando Polito

L’Emblèmata del titolo è voce latina trascrizione dal greco ἐμβλήματα (leggi emblèmata) plurale di ἔμβλημα (leggi èmblema). All’ἔμβλημα greco corrisponde in latino emblèma, da cui la voce italiana usata nel senso generico di simbolo. In greco la parola [derivata dal verbo ἐμβάλλω (leggi emballo)=gettare dentro] indicava qualsiasi cosa inserita, come, fra l’altro le tessere del mosaico; tale significato passò in latino, dove emblema veniva chiamato l’intero mosaico. Ed è proprio partendo dall’idea delle tessere musive che è nato il significato generico moderno di simbolo. Ciò avvenne nel XVI secolo con l’avvento di un vero e proprio genere letterario che ha il suo antesignano in Andrea Alciato (1492-1550) e nei suoi Emblemata, raccolta di rappresentazioni simboliche accompagnate talora da un titolo e sempre da  una didascalia per lo più in versi, il tutto in funzione moraleggiante. Chi lo desidera potrà saperne di più in http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/02/11/una-nota-su-alberico-longo-di-nardo/. Gli Emblemata del Messere si collocano in questo filone, sicché il suo nome potrebbe benissimo essere annoverato almeno tra quello di coloro che nel secolo XVII  in tutta Europa lo coltivarono e che raggiunsero la fama.1

Ho già accennato allo spirito socratico che animava questo letterato salentino e come, eguagliando quasi Socrate, pubblicò pochissimo. Si tratta sostanzialmente di poesie d’occasione con intenti celebrativi, le più adatte, secondo me, ad esaltare l’abilità tecnica più che la profonda ispirazione poetica. Come se non bastasse, costa pure fatica cercarle perché sono sparse in varie miscellanee di autori diversi2.

Lo stesso destino toccò agli Emblemata, che risultano inseriti in Pompe funerali celebrate in Napoli per l’eccellentissima signora D. Caterina d’Aragona e Sandovale, duchessa di Segorbia, Cardona etc., con l’aggiunta di altri componimenti sul medesimo soggetto, Roselli, Napoli, 1597, pp. 57-68.  Lo stesso volume (https://books.google.it/books?id=yhy150WwUhYC&pg=PA263&dq=%22Gregorio+Messere%22&hl=it&sa=X&ved=0CEAQ6AEwBzgUahUKEwjEuOfR4cvIAhVJchQKHYypDbY#v=onepage&q=%22Gregorio%20Messere%22&f=false) ospita pure alle pp. 185-189 altri componimenti del nostro, cinque in latino e due in greco3. Il numero complessivo di pagine del volume ospitanti il Messere (17 su un totale di 165) è prova evidente del credito di cui egli godeva e in particolare l’estensione degli Emblemata (12 pagine) non avrebbe certo fatto gridare allo scandalo se l’autore li avesse pubblicati come un opuscoletto4. Lo farò, in un certo senso, io nella terza parte con la riproduzione delle pagine originali corredando ognuna di trascrizione, traduzione e note.

 

Per la prima parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/10/23/gli-emblemata-di-gregorio-messere-1636-1708-di-torre-s-susanna-13/

Per la terza parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/10/26/gli-emblemata-di-gregorio-messere-1636-1708-di-torre-s-susanna-33/

 

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1 Cito solo i più noti ed importanti: Nicola Taurello, Emblemata physico-ethica, Locner, Norimberga, 1602; Giovanni Ferro, Teatro d’imprese, Sarzina, Venezia, 1623; Otto Van Veen, Emblemata sive symbola, Hubert, Bruxelles, 1624; Giorgio Camerario, Emblemata amatoria, Sarzina, Venezia, 1627; Paolo Maccio, Emblemata, Ferronio, Bologna, 1628; Guglielmo Heso, Emblemata sacra de fide, spe, charitate, Moreto, Anversa, 1636;  Giovanni Paolo Rainaldi, Museo, Moneta, Roma, 1644; Jannes De Solorzano Pereira, Emblemata, Morras, Madrid, 1653; Carlo Bovio, Ignatius insignium epigrammatum et elogiorum centuriis expressus, De Lazeris, Roma, 1655; Juan De Boria, Empresas morales, Foppens, Bruxelles, 1680; Silvestro da Pietrasanta, Symbola heroica, Jansson , Waesberg e Wetsten, Amsterdam, 1682; C. F. Menestrerio, Philosophia imaginum, Jansson e Waesberg, Amsterdam, 1695

2 Per esempio: oltre al distico elegiaco dedicato ad Antonio Sanfelice, per cui vedi il link segnalato all’inizio, tre suoi componimenti, sempre in distici elegiaci (il primo in latino, gli altri in greco), sono in Componimenti in lode del giorno natalizio di Filippo V, Re di Spagna, di Napoli, etc. recitati a dì XIX di Decembre l’anno MDCCIV nell’Accademia per la Celebrazione di esso Giorno nel Real Palagio tenuta dall’illustriss. ed eccellentiss. Signor S. Giovanni Emanuele Pacecco Duca di Ascalona, Vicerè, e Capitan Generale del Regno di Napoli, Niccolò Bolifoni, Napoli, 1705, pp. 259-261 (https://books.google.it/books?id=mZkW1Y_JHAwC&printsec=frontcover&dq=vari+componimenti+in+lode&hl=it&sa=X&ved=0CCkQ6AEwA2oVChMIkZnhws7LyAIVyT0aCh07yw-e#v=onepage&q=vari%20componimenti%20in%20lode&f=false).

1

Altri 2, sempre in distici elegiaci, il primo in latino, l’altro in greco, sono in Componimenti recitati nell’Accademia a dì IV di Novembre, anno MDCXCVI, Parrino, Napoli, 1697, pp. 170-172 (https://books.google.it/books?id=jshCaGKXzKQC&pg=PA170&lpg=PA170&dq=GREGORIO+MESSERE+CARLO+ii&source=bl&ots=sEZn3h5nSB&sig=qshT0TEyKJW-nO1UVKhnyXsMDpk&hl=it&sa=X&ved=0CCIQ6AEwAWoVChMI-4bow4fRyAIVRmkUCh3xIgfR#v=onepage&q=GREGORIO%20MESSERE%20CARLO%20ii&f=false).

 

 


3 Non risultano inseriti tra gli Emblemata perché privi di un dettaglio fondamentale: l’immagine.

 

8BIS

 

4 Tanto più che, a quanto ne so, fu l’unico salentino ad applicare originalmente questo genere alla commemorazione funebre, quasi una versione dotta dei “ricordi” in uso ancora oggi spesso con l’immagine del defunto (in passato un’altra con il tema cristiano della morte e della resurrezione) e una frase più o meno importante, per lo più una citazione di carattere sacro, raramente poche semplici parole. Da aggiungere anche all’originalità l’abilità nel trattare ripetutamente  in modo non banale lo stesso tema. Al solito, dominante sottofilone filosofico-letterario , invece, è da ascrivere l’unico emblema di un altro salentino, il neretino Alberico Longo;  per saperne di più vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/02/11/una-nota-su-alberico-longo-di-nardo/.

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