Cognomi e soprannomi salentini di origine greca

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di Piero Vinsper

 

Parlare dell’origine dei cognomi è compito quanto mai arduo e difficile, e comporterebbe un discorso lungo. Molti studiosi hanno affrontato questo problema con zelo, ottenendo degli ottimi risultanti. Dirò solo, e in maniera semplice, che i cognomi derivano da nomi patronimici, matronimici, da qualità e difetti fisici, da animali domestici e selvatici, da insetti, dal nome di giorni e mesi, da numeri, da soprannomi, da sostantivi del sostrato greco, da luoghi, da città e nazioni, da arnesi dell’uso quotidiano, da mestieri e professioni, ecc. Aggiungo anzi che gli studiosi hanno stilato una certa statistica, e non sono le statistiche di stile berlusconiano: quelle sappiamo che vanno sempre nello stesso senso, attratte dall’ago di una politica scialba, vuota, patetica, inconcludente, meschina, retrograda, dannosa e per decoro personale mi fermo qui, basata, beato lui!, su quel vecchio adagio galatinese: “Articulu quintu, ci tene a mmano have vintu!”, strafottendosi delle istituzioni, della nazione e del popolo. Però vorrei ricordare a lui, e lo scrivo con la lettera minuscola, un altro dittèriu nostro: “nu’ bulare throppu ertu mo’ c’hai l’ale, ca sempre si’ suggettu a llu cadire!”.

Dicevo che gli studiosi sono giunti a questa conclusione: i cognomi derivano soprattutto da tre fonti: onomastica, toponomastica, soprannomi. Una piccola percentuale spetta a cognomi di derivazione straniera, un’altra, sparuta, costituisce un nome augurale, che la carità cristiana ha riservato ai trovatelli. Poi il Concilio di Trento del 1564 sancisce l’obbligo per i parroci di aver un registro per i battesimi, sul quale scrivere nome e cognome di una persona, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei.

Ebbene, quel che a noi interessa è cercare i cognomi e soprannomi galatinesi che abbiano un sostrato greco. E’ chiaro che prenderemo in considerazione quelli che sono ancora in voga tralasciando, invece, quelli che sono già estinti e quelli che non sono ormai sulla bocca di tutti.

Antonica e Antonaci son formati dall’unione di due sostantivi: anthos + nike e anthos + nake; sicché il primo significa fior di vittoria, il secondo fior di pelle lanosa, di pelliccia. Infatti il termine dialettale naca che deriva da nake o dal neogreco naka non è altro che la culla sospesa, formata di un vello di pecora.

Sambati e Sabato è la stessa cosa, solo che uno è al plurale, sambata (grico sabati) e l’altro al singolare (neogreco sabbata, sabati). Lo stesso si può dire di Stomaci e Stomeo; Stomaci da stomachi, stomaco, oppure dal diminutivo di stoma, stomaki, piccola bocca. Se invece facciamo riferimento al grico stoma, acciaio, come per Stomeo, allora Stomaci sta per piccola tempra di ferro e Stomeo per acciaio. E ciò che avvalora la seconda ipotesi e che la stirpe degli Stomaci erano abili “ferrari”, cioè ottimi maniscalchi.

Colazzo, Cudazzo, Codazzo, Cutazzo sono tutti uguali cognomi che traggono origine da Colazzo. Molto probabilmente, quando le persone si recavano all’ufficio anagrafe per dichiarare il nascituro, vuoi per la cattiva pronuncia del richiedente, vuoi per l’incompetenza dell’ufficiale dell’anagrafe, si incorreva a questi mutamenti di cognome. D’altra parte erano quelli periodi in cui la gente era in massima parte analfabeta, e perciò non poteva rendersi conto di ciò che c’era scritto sul certificato di nascita. Comunque questi cognomi derivano da colazo, io freno, e indica il freno dei guarnimenti da applicare alla coda degli animali da tiro o da soma.

Colaci è un vezzeggiativo di [Ni]kolakis, Nicolino. Però azzarderei un’altra ipotesi: potrebbe avere a che fare con il diminutivo di cholòs, cholàki, un po’ zoppo, claudicante.

Musarò da musaròs, sudicio, impuro, detestabile; Mauro da mauròs, nero. Nel primo caso si fa riferimento a persona trasandata, alla buona, nel secondo a persone dalla carnagione scura.

Spano da spanòs è un uomo privo di barba, sbarbato; Piscopo da [e]pìscopos significa vescovo; Sanzico da sàmpsicon si riferisce, forse, a persona che coltivava in campagna la maggiorana.

Papadia, derivando da papadìa, sta per moglie del prete; Patera, accostato a patèras, sta per padre, ma se lo facciamo discendere dal grico patèra, è il prete.

Ostace e Campa richiamano due simpatici animaletti: ostacòs è il granchio oppure il gambero, kampe è il bruco.

Onesimo si rifà a onèsimon, che si traduce cosa utile, vantaggiosa, benefica, buona. Il termine onèsimos si riscontra nelle opere di antichi scrittori greci: in Sofocle, Antigone v. 995, in Eschilo, Eumenidi v. 924, negli Inni omerici, Mercurio v. 30, e come nome di uomo nell’Antologia palatina. Prendo, così per caso, il verso 995 della tragedia Antigone di Sofocle. Chi parla è Creonte, rivolto a Tiresia: ècho peponthòs martureìn onèsima [posso riconoscere di aver avuto (da te) del bene].

Izzi è una desinenza di origine greca che ha la funzione di diminutivo. Quindi Stefanizzi viene da Stefanitsis, stèfanos + itsis, piccola corona, ghirlanda, oppure dal verbo stefanizo, incorono. Mutatis mutandi il significato è perlopiù identico.

Castriota, Kastriotis, è il signore del castello; Ciriani, Kyr’Jannis, signor Giovanni; Coroneo, da Koronaios, significa abitante di Corone, città del Peloponneso. Marti, Martios o dal grico Marti, è il mese di marzo.

Il cognome Moscara ha a che fare con moschàrion, vitellino; Calso con Kàltios, calzare; Misciali con Michàlis, Michele; Cretì con krytìs, giudice; Mairo con màgeiros, cuoco.

Nei soprannomi, invece, appare più chiaro il sostrato greco; il dialetto, infatti, conserva  la forma più antica del linguaggio.

Sciòi, da skiòeis (leggi sciòis), vale ombroso; pisino, da pisinòs, equivale a culo.

Scuddhrana, figlia de lu Scuddhru, rimarca skulos, codolo della zappa, della scure. E c’è un modo di dire galatinese, vutàmula de lu scuddhru, giriamola dalla parte del codolo, quando non si riesce a dare una spiegazione a qualcosa, oppure non si trova una via d’uscita a una situazione scabrosa.

Canzeddhra è il soprannome dato a una persona di bassa statura, ma nel nostro dialetto rappresenta il tavolo di lavoro del calzolaio. Infatti, kantòs significa cerchio esterno della ruota; ma potrebbe essere un diminutivo di kàmpsos, curvo. Comunque stiano le cose noi sappiamo che la canzeddhra è una specie di mobile molto basso che poggia su tre o quattro piedi. Il Tavolo di lavoro è a forma circolare, diviso in piccole parti, in cui vengono adagiate le semenzelle, le puntine, la tanaja, i capitieddhri, la tavoletta di pece, la ssùja, pezzi di cuoio, ecc. ecc. Lu scarparu, stando seduto può servirsi in maniera maneggevole e degli arnesi e del materiale per riparare le scarpe.

E a proposito di sutor mi torna in mente l’agnomen calopa. Calopa deriva da kalò + pous, forma per le scarpe, “piede di legno”. Quest’attrezzo usato dal calzolaio ha una forma sgraziata e il soprannome riferito a una donna denota trascuratezza nel vestire, impaccio nel portamento e nel camminare.

Panta da pas, pasa, pan, ogni cosa, tutto, sempre, e parà, preposizione greca, ora, mentre, accanto, presso, contro, sono nomignoli appioppati a due rami di una famiglia il cui cognome è molto diffuso qui da noi.

Cista, kiste, è la cesta, il paniere. Famoso a Galatina era Peppinu ‘u cista, gran venditore di ghiaccio. I lettori devono sapere che, un tempo, non esistevano frigoriferi; solo i nobili avevano in casa la ghiacciaia; la povera gente, nel periodo estivo, per far diventare fresca ‘na vucala d’acqua o ‘nu ‘rsulu di vino, possibilità permettendo, mandavano da Peppinu cista i bambini a comprare cinque o dieci lire di ghiaccio. E lui dall’aspetto portentoso e fiero, ma sempre con il sorriso sulle labbra, lasciava cadere un colpo di mannaia sul blocco di ghiaccio e te ne porgeva un pezzo. Poi con un fare bonario, tipico della gente salentina, raccoglieva i pezzettini di risulta e li aggiungeva al ghiaccio comprato esclamando: “Quistu è de cchiùi!”.

Thraca viene da trachùs, duro, violento; calieddhru da kalòs, bello; capasa da kapasa, grande vaso di creta, idoneo alla conservazione delle friselle; soprannome quest’ultimo dato a persona bassa di statura ma dalla pancia prominente.

Chetta deriva da chaite, criniera, chioma: soprannome dato a persona calva; cerasa da keràsion o dal neogreco keràsi, ciliegia; cuja da guion, membro, borsa dei testicoli; cuvizzi da kuix, bulboso.

Panaca da panàke, panacea, è l’agnomen dato, forse, a qualcuno che empiricamente trovava un rimedio per tutti i mali, così come murecca da murèpsos era l’unguentario.

Piricocu risale a berycoca. Alla lettera si traduce albicocca ma nel nostro dialetto equivale a pesca. ‘U piricocu per eccellenza a Galatina era un certo Alfieri, che con due altri amici, Picinera e Naticeddhru, aveva messo su il Carro di Tespi e insieme con loro andava in giro per le piazze a rappresentare il teatrino dei burattini.

Kalès diakopès e a risentirci a presto!

78 Commenti a Cognomi e soprannomi salentini di origine greca

  1. Innanzi tutto complimenti per quanto viene scritto su queste pagine. sono di Matino e in questo comune ho censito circa trecento soprannomi cercando di dare a quasi tutti un significato.

  2. Sono stato battezzato, in senso letterale e metaforico, dal Rohlfs, ho conseguito cinque lauree in materie non affini, tra le quali spicca quella in lettere (conseguita per le lettere A-D nel 1965, per E-L nel 1967, per le restanti l’anno successivo); sono membro (non nel senso di cui fra poco parlerò …) senza “onorario” (per motivi fiscali …) delle più prestigiose università e consulente ricercato (ma fino ad ora non mi hanno preso …) in tutto il mondo. Mi manca solo un’adeguata visibilità televisiva ed al momento sto vagliando le offerte pervenutemi da TELELECCO, TELEGNOCCA (RO), TELEGODO (RA).
    Sono, perciò, più che attrezzato per fare qualche osservazione su questo post che trovo interessante ma nel quale avrei gradito un uso più frequente di avverbi come “forse” e “probabilmente”, nonché del modo condizionale:

    1) Màuro non è “da mauròs, nero”; μαυρός (mauròs) è riportato nel Rocci (non compare nel Montanari) come variante di ἀμαυρός (amauròs)=difficile a vedersi; lo stesso vocabolario riporta come ulteriore variante μαῦρος (màuros). Ora è evidente che ἀμαυρός è formato da ἀ- intensiva+μαῦρος, con spostamento d’accento sull’ultima sillaba come avviene di regola in queste formazioni. La voce da prendere in considerazione, perciò è μαῦρος perché μαυρός avrebbe dovuto comportare col suo accento un intermediario latino màurus che, infatti, esiste, ma come esatta trascrizione di μαῦρος e non come adattamento di μαυρός.

    2) Se “Musarò da musaròs” è perfetto, lo è un po’ meno “Spano da spanòs”, perché l’accento supporrebbe un intermediario latino Spanus (la derivazione greca diretta avrebbe comportato Spanò e non Spano). Tutto ciò mi indurrebbe a tenere in conto la probabile derivazione da un latino Hispànum=spagnolo, con aferesi.

    3) Òstace (credo di averlo scritto con l’accento corretto; comunque, soprattutto quando si ha a che fare con nomi poco noti di più di due sillabe conviene sempre non omettere l’accento), sempre a causa dell’accento, suppone l’intermediario latino àstacus (da cui l’italiano àstice) dal greco ἀστακός, variante di ὀστακός. Tuttavia la terminazione in -e fa pensare ad una introduzione più recente (come proprio per àstice che secondo alcuni è dal veneziano àstese, per altri da àstaci, plurale del citato àstacus.

    4) “Pisìno” (anche qui mi auguro di averlo scritto con l’accento corretto), “da pisinòs, equivale a culo”. Πισινός (pisinòs) in greco non esiste; esiste, invece, πίσινος (pìsinos), ma col culo non ha niente a che fare in quanto è un aggettivo che significa “di piselli”. “Culo” in greco fa πύγη (piùghe). Tenendo conto che πίσινος è da πίσος (pisos) o πίσον (pison)=pisello, e che da questo è il latino pisum, si potrebbe pensare ad un diminutivo latino *pisìnus=pisellino o ad uno scempiamento di pisìnnus=piccolo.

    5) Dopo le disavventure del culo ecco quelle del membro: “Cuja da guion, membro, borsa dei testicoli”. È vero che γυίον (guion) in greco esiste e che il primo significato riportato da tutti i vocabolari è membro, ma nel significato generico di parte del corpo e non in quello particolare conferitogli per la circostanza, con l’aggravante dell’aggiunta di borsa dei testicoli, per cui alla confusione anatomica si è aggiunta quella etimologica, dal momento che “coglia” (il corrispondente italiano della nostra voce) è dal latino còlea, neutro plurale di còleum=testicolo. La precisazione etimologica che ho appena fatto conferma, comunque, la valenza negativa della voce, proprio come per la variante maggiormente usata nel consueto parlare, cioè “coglione”.

    6) “Calopa deriva da kalò+pous, forma per le scarpe, piede di legno”. Non son riuscito a trovare conferma dell’esistenza di questa voce, ma non ho motivo di dubitare della correttezza di chi l’ha proposta, tant’è che spunto una lancia, nonostante perplessità di ordine fonetico (sulle quali qui sorvolo per brevità ma che illustrerò esaurientemente a chi me ne dovesse fare richiesta), a favore dell’etimo proposto riportando quanto il glossario del Du Cange reca al lemma CALOPEDES: calcei lignei, aut saltem calcei, quorum pars inferior lignea est, superior vero coriacea (scarpe di legno, o perlomeno scarpe la cui parte inferiore è di legno, la superiore di cuoio); più convincente sul piano semantico quanto si legge al lemma KALOPODES: secundum quosdam sunt homines pedibus truncati, qui pro pedibus obscissis ligneos sibi faciunt pedes, a kalon quod est lignum et pos quod est pes (secondo alcuni sono uomini con i piedi tagliati che al posto dei piedi staccati usano piedi di legno, da kalon che [in greco] significa legno e pos che significa piede).

    Proprio mentre finivo di stilare questa nota mi è pervenuto da parte dell’Università di Titicaca (tra le mie lauree manca quella in geografia, ma probabilmente l’indigeno che ha scritto l’indirizzo ha scambiato Chi- con Ti- …) il conferimento di un’ulteriore laurea. Questo accumulo di titoli comincia a diventare fastidioso ma anche pericoloso. Non vorrei, come recentemente avvenuto ad un altro buffone, che il solito invidioso cominciasse a nutrire dubbi pure sulla laurea in lettere (magari scoprendo che nella documentazione relativa ad una delle tre sezioni c’è qualcosa di poco chiaro). Prego, perciò, i miei gentili lettori di chiamarmi Armando senza il “professore” con cui spesso fino ad ora hanno ornato il mio nome nei loro commenti: a lungo andare, come già successo all’economista, all’esperto, al manager e perfino all’artista, tutti presunti, uno, a furia di sentirsi qualificare in un modo, finisce per credere di esserlo. E poi, quando si scopre l’inganno, lo lapidano pure … Quant’è crudele il mondo!

    • caro professore, le etimologie che propone sarebbero esatte se il griko del Salento, di cui le parole esaminate sono italianizzazioni popolari, fosse greco antico. Ma è greco moderno. Il greco moderno prosegue direttamente il bizantino (Chiusura della Scuola di Atene / Presa di Costantinopoli), in cui, da molti secoli, Mavros significa nero. Mavros, e mavraci (calabrese morace), come come nome vale nero di capelli, mentre il biondo è crisafi e il rosso piromalli. Comunque la parola viene effettivamente dalla voce che lei ha visto nel Rocci (grazie della segnalazione), e non dalla Mauritania, come pensano in tanti
      Il cognome Spanò è comune nel Grecanico. Glabro, come traversato lo Ionio. Dal neogreco passa direttamente all’italiano nella variante dialettale salentina, senza transitare per il latino.,
      Piso (πίσω) significa di dietro, in tutti i sensi, La creazione di un aggettivo dall’avverbio è possibilissima.
      Coglia, che nel primo significato vale ernia. viene da κήλη, da pronunciare itacisticamente e con la palatalizzazione del lambda intervocalico “chigli”.Il passaggio del biz. “i” al latino medievale “o” è fenomeno troppo noto perché se ne parli.
      Dal latino invece viene Piricocu, e anche bericoca. Parola che da Roma è arrivata fino in Arabia, e che da lì è tornata indietro. Il termine latino è praecox, che indicava diversi generi di primizie, ed è rimasta, con sostanziali modifiche, per le percoche e per le albicocche. A poposito di albicocche, le segnalo il termine napoletano arcaico crisòmmola, da χρυσομήλα.. Più che bizantina, forse va considerato greconapoletano (Napoli si mantenne bilingue fino ad età angioina). Esemplifica benissimo i cambi di accento e i passaggi da i a o di cui parlavo

    • armando……il greco antico e il latino provengono dal albanese…………..tutti qst cognomi nomi e toponimy del europa..hanno significato nel albanese anche odierno………….per ogni informazione se vuoi conttatami …..

      • Caro Aron, chiunque voglia entrare in contatto con me può farlo in questa sede ribattendo, dopo essersi firmato col suo nome e cognome, con prove concrete le opinioni che non condivide. I contatti privati (i cui esiti, secondo il mio codice di comportamento, saranno resi pubblici, soprattutto quando siano a mio sfavore) li riservo a casi consolidati di serietà scientifica (da dimostrare secondo la prassi ricordata all’inizio). Per tutto il resto c’è Facebook …
        P. S. Visto il suo italiano scadente, debbo forse ipotizzare che la sua lingua madre sia proprio l’albanese, cioè la lingua più antica del mondo …?

        • Dopo l’affermazione di Angelo Ardovino, che mi era a suo tempo sfuggita, secondo cui “il griko è greco moderno” (salvo ricordare, subito dopo, che “il greco moderno prosegue direttamente il bizantino”, dimenticando, però, che quest’ultimo avrà pure avuto qualche rapporto con quello classico) e l’esaltazione dell’albanese fatta dal fantomatico Aron, mi attendo solo che dall’aldilà si faccia vivo il prof. Giovanni Semerano, che a suo tempo definì l’indoeuropeo una favola, a dirci che tutto quello di cui stiamo discutendo deriva dall’accadico …
          Nonostante la mia innegabile fantasia non riesco proprio ad immaginare quale area verrà messa in campo nel prossimo intervento, anche perché, giocatici gli Eschimesi, resterà solo qualche, fino a poco fa sconosciuto, gruppo etnico sopravvissuto in quello che rimane della foresta amazzonica …

  3. CARO MARCELLO, PECCATO CHE UN ARTICOLO COSI’ BEN FATTO, VENGA INTRODOTTO PARLANDO DI BERLUSCONI ; VERO E’ CHE NON SE NE PARLA MAI A SPROPOSITO, PERO’……
    PER QUANTO RIGUARDA GLI UFFICIALI DI ANAGRAFE IMMAGINIAMOLI, COME MI DISSE “MESCIU GIULIU SPANO, CUGINO DI MIO NONNO GIULIO, ALLA LUCE DI UNA CANDELA E ” NTURSATI ” DA LU MIERU. SE UN GIORNO MI OSPITERAI CON UN MIO SCRITTO, RACCONTERO’ LA MIA ESPERIENZA DI TANTI ANNI ORSONO, PRESSO GLI ARCHIVI DELLA CATTEDRALE, SFOGLIANDO, AIUTATO DAI MIEI 2 FIGLI, DECINE DI REGISTRI DI CERTIFICATI DI BATTESIMO AL FINE DI RISALIRE ALLE MIE ORIGINI NERITINE.
    LAVORO DURATO PARECCHI GIORNI, UNICA FONTE PER CONOSCERE LE GENERALITA’ MATERNE,IL MESTIERE DI CHI DENUNCIAVA LA NASCITA (IL PADRE), DOVE ABITASSE, ETC.
    LA PRIMA DATA UTILE NELLA MIA RICERCA? 1518.
    NON NASCONDO CHE MOLTI SPANO CHE DENUNCIAVANO LE NASCITE, IN ALCUNE OCCASIONI DENUNCIAVANO MENO ANNI, COMPLICANDO LA MIA RICERCA A RITROSO. LA RICERCA INFATTI, PRESSO GLI ARCHIVI COMUNALI, E’ UTILE DALLA META DELL’800 IN POI

  4. Il Concilio di Trento, nel “Decretum de reformatione matrimonii”, approvato l’11 novembre 1563, rese obbligatorio il “liber baptizatorum” per evitare i matrimoni fra padrino e figlioccia o fra madrina e figlioccio a causa della parentela spirituale (“cognatio spiritualis”) che si stabiliva fra loro.

  5. La conoscenza non avanza di un millimetro con i “pare che”, anzi viene da essi fuorviata. Le fonti, solo le fonti hanno un senso; tutto il resto è noia, direbbe un cantautore della mia generazione. Gradirei sapere da dove (greco classico, greco bizantino, neo greco, greco dialettale, glossario?), questa volta, è saltato fuori, katsatos=magro, deperito.

  6. mi piacerebbe sapere l’origine della parola “zinzuli” che la gente di castro usa per indicare gli stracci e che poi ha utilizzato per dare il nome ad una delle Grotte più famose della costa salentina.
    ringrazio per le informazioni interessanti lette su questo sito

    • Il Rohlfs al lemma zìnzulu propone per la voce un confronto con l’omografo calabrese e con il “greco moderno τσάντσαλον” (leggi tsàntsalon)=cencio.

      Il maestro tedesco mostra di seguire l’opinione ancora oggi corrente, che collegherebbe il nome proprio della grotta con le sue stalattiti che sembrano cenci. In realtà questa interpretazione metaforica risale ad una memoria del Brocchi pubblicata nel 1820, leggibile integralmente all’indirizzo
      http://books.google.it/books?id=J47P66UGoI8C&pg=PA80&dq=zinzulu&hl=it&sa=X&ei=rposUYr1LcbUtQaEwID4Dw&ved=0CEcQ6AEwBA#v=onepage&q=zinzulu&f=false

      Il De Giorgi, poi, nei suoi Bozzetti di viaggio la riprese, forse decretandone con la sua autorità, pur nella semplice citazione, la diffusione e il successo.

      Credo, però, che le cose stiano diversamente. Lo stesso Rohlfs, più che proporre un etimo, invita ad un confronto. Infatti τσάντσαλον come padre di zinzulo non regge sul piano fonetico; e poi, ogni tentativo che ho fatto di trovare τσάντσαλον ha, non da oggi, avuto esito negativo, anche se non è da escludere che più che di una voce neogreca si tratti di una voce dialettale.

      Credo che i cenci non c’entrino per nulla e che, invece, un ruolo di protagonista lo reciti il giuggiolo. E in questo condivido pienamente quanto si legge nel saggio dedicato all’argomento da Gianluigi Lazzari, interamente visionabile cliccando sul primo titolo (thalassia 26 definitivo … ul) che appare all’indirizzo

      http://www.google.it/#hl=it&sclient=psy-ab&q=antonio+francesco+del+duca+zinzolosa&oq=antonio+francesco+del+duca+zinzolosa&gs_l=hp.12…48141.60550.1.66789.36.32.0.4.4.3.1555.10251.0j20j1j2j5j2j0j1j1.32.0…0.0…1c.1.4.psy-ab.LnJXehqQFrM&pbx=1&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_qf.&bvm=bv.42965579,d.Yms&fp=b1e277ef7d8a11de&biw=1280&bih=631

      Quanto a zìnzulu credo che sia la trascrizione di un diminutivo (*cènciolo) dell’italiano cencio, che, purtroppo, è di origine incerta (alcuni lo associano al latino cento/centonis=abito o coperta o panno composti di pezzi di stoffa cuciti insieme).

  7. Potrebbe essere dal greco παλαμἁω (leggi palamào)=fare cose con le mani, eseguire, escogitare, macchinare, inventare. La voce è dal sostantivo παλἁμη (leggi palàme)=palma della mano, abilità, opera costruita abilmente, espediente, raggiro, violenza, potere.
    Da παλἁμη è il latino palma=palma della mano, mano, zampa, palo del remo, remo, palma, ramo di palma, dattero, vittoria, da cui l’italiano palma in tutte le sue accezioni.
    Il gentile lettore noterà come fin dalle origini dal significato di base ne siano germogliati molteplici altri con passaggio dal concreto all’astratto e, moralmente parlando, dal positivo al negativo; comprenderà che per questo è impossibile (non solo per me, almeno credo) capire se il capostipite, per così dire, fosse un tipo particolarmente manesco, un prestidigitatore, un imbroglione, o un politico …

    Mi pare molto improbabile che sia per apocope da Palamàras, cognome greco che in rete (http://www.cognomiitaliani.org/cognomi/cognomi0014al.htm ) è fatto derivare dubitativamente (per fortuna, perché insormontabili sono gli ostacoli di natura fonetica sui quali per brevità non mi soffermo) da πολύμιτος (leggi poliùmitos)=a molti fili, ricamato, damascato. Credo, invece, che Palamàras derivi dal greco bizantino παλαμάριον/παλαμάριν (leggi palamàrion/palamàrin) e ancor più agevolmente da παλαμάρα (leggi palamàra), tutti col significato di gomena. Non solo παλαμάριον sopravvive nel neogreco παλαμάρι=ormeggio ma anche nel latino medioevale palamàrium come nome comune e come cognome (per esempio: un molfettese Johannes Palamarius compare in una in pergamena del 1 luglio 1252 dell’Archivio capitolare di Barletta). La voce greca è chiaramente dal classico παλἁμη citato all’inizio, secondo una collaudata tecnica di formazione: per esempio κερατάριον (leggi keratàrion)=antenna da κέρας=corno. Qui, però, cominciano le difficoltà di natura semantica perché il concetto di gomena evoca la capacità di afferrare della mano ma può pure essere connesso, pensando alla palma, alla capacità manuale di intrecciarne le fibre o, addirittura, ad esse come materiale per realizzare la gomena. Dalla corda alla rete il passo è breve e a questo passaggio potrebbero non essere estranei i salentini palamàra (cordicella fissata sulla lattèra, che è la corda maestra di canapa che forma la lenza del cuènzu) e palamita [in greco classico πηλαμύς/πηλαμύδος (leggi pelamiùs/pelamiùdos)=tonno giovane].

    In conclusione: entrambe le derivazioni prospettate (la seconda, ripeto, mi pare più improbabile) sembrerebbero suffragare l’idea che Palamà, comunque, abbia a che fare originariamente con l’abilità manuale estrinsecantesi nel mondo marinaro con la fabbricazione di gomene, reti e simili o con l’idea, pur sempre associata, della pesca.

    Chiedo scusa per la lunghezza, spero non prolissità, dell’intervento, ma ancor più per aver suscitato dubbi e trasmesso, come al solito, poche certezze.

  8. Grazie per la risposta,molto interessante..riflettendoci su potrebbe anche derivare dal cognome greco Palamàs,che ho trovato casualmete in rete.
    Purtroppo è vero,è quasi impossibile risalire ad un origine certa frutto di errori anagrafici o successive modificazioni del cognome nel tempo.

  9. Buongiorno sarei interessata alla storia del cognome di origine greco Stomaci e la sua evoluzione nel Salento dove potrei trovare qualche informazione oltre a quella che ho letto nel Vs sito che ho trovato molto interessante?

      • A prima vista direi che sabato [dal latino sàbbatu(m), a sua volta dal greco σάββατον (leggi sàbbaton) e questo dall’ebraico sabath] potrebbe contenere (lo dico in modo scherzosamente affettuoso, sia che si tratti di una situazione voluta dall’interessato che imposta da altri) un riferimento al significato originario, che è quello di “cessazione dal lavoro”. Toma potrebbe invece essere connesso con la radice τομ- (leggi tom-) del verbo greco τέμνω (leggi temno)=tagliare; lascio immaginare il ventaglio dei possibili riferimenti; altra ipotesi: abbreviazione di Tommaso (di origine aramaica col significato di gemello).

  10. Uno dei cognomi più diffusi nel salento ma anche in tutto il meridione è RIZZO. Sicuramente ha a che fare con ” capelli ricci” oppure con “riccio di mare”. E’ possibile saperne di più e una sua eventuale derivazione dal greco ?

    • Questa volta il responsabile (!) dovrebbe essere il simpatico animaletto (in latino erìcium=porcospino), da cui per traslato è derivato l’aggettivo, dal quale potrebbe essere derivato Rizzo. Poco plausibile per motivi fonetici mi pare una derivazione dal greco ρίζιον (leggi rìzion)=piccola radice, diminutivo di ρίζα (leggi riza).

  11. Scardino= colui che ripara alla buona-meglio i muri a secco….”scarda” piccola pietra spaccata da inserire nei spazi stretti tra due pietre più grosse

  12. Gentile Armando, moooolto interessante. Non ho trovato il MIO cognome….Litti. Non è diffusissimo, forse non è neppure salentino. Ma ho letto con grande interesse e condividerò su FB, ho moltissimi alunni con i cognomi citati, piacerà all’uno o l’altra leggere dell’origine del loro cognome. Grazie ancora.

  13. Il cognome Renzi, poco diffuso nel Salento, ma la mia famiglia vive da molti anni, siamo in pochi dicono e mi incuriosisce la cosa, ma questo cognome Renzi ha origini del salento ???
    me lo sono sempre chiesto!?

  14. Ringrazio Claudia per le gentili parole. Purtroppo sul suo e sui cognomi di altri gentili lettori, quelli comunicati e quelli che presumibilmente lo saranno, mi riservo di avanzare ipotesi e di rispondere cumulativamente in un futuro non lontano. La giornata ha registrato un numero imponente di contatti e non solo la borsa è costretta momentaneamente a chiudere per eccesso di rialzo …

  15. Scusate, e Polimeno, che a Cutrofiano e Sogliano è molto diffuso? È possibile conoscerne le origini?

  16. Salve,
    vorrei sapere cosa è possibile dire sul cognome DEMITRI (provincia di Taranto, Maruggio).

    Grazie e cordiali saluti.

  17. Interessante e simpatico, ma non pensi che Antonaci sia un mero “spregiativo” di Antonio, e valga semplicemente”Antonazzo”?

  18. buongiorno, potete dirmi il significato del mio cognome Specchia? Il mio papà era di Noha Galatina Lecce. Grazie :)

  19. Mio nonno era coltivatore diretto ed abitava ai Piani di Galatina. Non so il nome Santoro che origine abbia, ma di quasi certo o greco o religioso. Il suo soprannome? Lo chiamavano “Sputacantosso”… ma non so cosa voglia dire! Era zio acquisito di Donato Moro (cugino di Aldo) avendo sposato la sorella di sua madre.

  20. Buongiorno, potrei conoscere da dove deriva il mi cognome Distratis?
    C’è chi dice che di riferisce ad una città dell’Albania, quindi di origine albanese.
    Grazie, Emilio Distratis da Manduria (da mando e ura, ossia mondo di acqua? riferito al fossato che cingeva la città messapica?)
    Grazie ancora.

    • In calabrese “piri” significa “pere”! Ed anche in salentino si pronuncia alla stessa maniera e vuol dire la stessa cosa…Può benissimo avere una derivazione contadina o perchè qualche tuo lontano antenato coltivava o vendeva pere…

    • E’ il nome di un paese nella vicina Basilicata nella valle del Basento lungo la superstrada basentana. Sembra una parola composta da due sostantivi tri e carico. Può darsi risalga a quache attività familiare praticata in famiglia. Il greco, purtroppo non lo conosco, ma è facile anche una derivazione greca visto che le nostre origini sono grecane.

  21. Buongiorno Professore Armando, vorrei conoscere l’origine del mio cognome si tratta di un cognome formato? Papà nacque a Martano nel 1908
    i migliori auguri di Buona Pasqua.
    dalla famiglia Teifreto

    • In linea teorica il suo cognome dovrebbe essere composto da due voci. Il riferimento a Martano spingerebbe in prima battuta a pensare ad un’origine greca ma non son riuscito a trovare nessun collegamento in tal senso; escluderei pure l’origine latina da un “Dei (auxilio) fretus”=fiducioso (nell’aiuto) di Dio. Mi sembra più probabile che il suo cognome sia riduzione (per aferesi) e deformazione di “Gottifredo”, variante di “Goffredo”, che, com’è noto, è di origine germanica ed è composto da “Got”=Dio e “fried”=pace. Ricambio gli auguri pasquali.

    • Sto pensando di aprire, in concorrenza con gli innumerevoli altri già presenti in rete, un sito, collegandosi al quale ognuno potrà chiedere l’origine del suo cognome (inevitabile punto di partenza). Sarà mia cura, poi, stimolarlo a chiedere l’albero genealogico, però, già questa seconda fase avrà un prezzo fisso. Tale non sarà, invece, quello relativo all’individuazione del titolo nobiliare (come si fa a non esibirne uno, vista l’attuale inflazione di dottori nelle più disparate, e in qualche caso ridicole, materie e specializzazioni?); per questo sarà previsto un tariffario con prezzi direttamente proporzionali al titolo scovato, pardon desiderato e al supporto scelto (lamina d’oro, pergamena, carta di Fabriano, carta igienica per i meno abbienti) per confezionare lo stemma da esibire orgogliosamente agli altri che inevitabilmente creperanno d’invidia ma mi auguro che prima facciano in tempo a correre ai ripari visitando il mio sito …
      Lasciando da parte gli scherzi (ma qualcuno ci marcia approfittando non tanto della debolezza quanto della stupidità umana, senza che chi di dovere muova un dito …), io sono e sarò in grado solo di suggerirle il punto di partenza, cioè ricercare l’etimo del nome comune “congedo” su un buon vocabolario. Sotto questo punto di vista è favorito perché, a differenza di altre voci, tutte le proposte concordano.

  22. salve ho letto che il cognome Moscara ha a che fare con moschàrion vitellino. Una ricerca svolta ha evidenziato che il cognome proveniente da Corigliano D’Otranto deriva da Muscara(vgs libro di Raffaele Guarini, Corigliano d’otranto economia e società del 700). potreste aiutarmi. grazie

  23. Avete dati sul cognome FAVALE? mi dicono che provenga dall’ebraico e significa LUOGO RICCO DI ACQUE. A Veglie c’è una contrada con questo nome e, effettivamente, è acquitrinosa. Altro dato rigurda la città lucana anticamente denominata Favale che corrisponde oggi ad un luogo dove scorre un fiume ed è stata realizzata pure una diga

  24. prof. Polito dove posso acquistare, o diversamente leggere, qualche suo scritto che tratti questo argomento, sono stato sempre attratto dalle origini delle parole o cognomi salentini che spesso si avvicinano a nomi di cose comuni. grazie

    • Le basterà digitare nella pagina iniziale di questo blog il mio nome e cognome nella finestra in alto a destra e cliccare sul pulsante ” Cerca”. Comparirà un lungo elenco di miei contributi, in ognuno dei quali potrà trovare con un po’ di pazienza una o più note etimologiche che potrebbero interessarla.

  25. Buona sera prof. Polito, gradirei sapere le origini del mio cognome: CHIGA le mie origini sono salentine e precisamente di Zollino (LE). La ringrazio anticipatamente.

    • Non vorrei sembrare scortese dicendo che io non posso fare concorrenza ai titolari di siti in cui si dà qualche lapidario, suggestivo riferimento aggiungendo subito dopo che una ricerca più approfondita avrà un costo, così come l’avrà, suppongo più elevato a seconda del supporto (carta igienica, carta normale, papiro, pergamena, pelle umana) su cui sarà stampato, anche lo stemma familiare che sarà stato scovato dopo indagini sofferte e condotte con uno spirito scientifico estremamente rigoroso …
      Insomma, signor Mazzotta, non mi sento e tanto meno sono all’altezza per soddisfare la sua domanda e la stessa risposta varrà per coloro che in futuro, abbiano o non abbiano letto queste righe, dovessero rivolgermi preghiere dello stesso tipo, diciamo pure privatistico, per non dire egoistico ed egocentrico …). La mancata risposta, così, non potrà essere interpretata come tacita espressione di scortesia.
      Con lei , però, voglio fare l’ultima eccezione perché sia chiaro il livello di errore e di potenziale, seppur involontaria, offesa in ricerche di questo tipo. Il suo cognome, per esempio, potrebbe essere connesso con lo spagnolo “chica”, femminile di “chico”, che è dal latino “ciccum”=membrana che avvolge i chicchi della melagrana e, per traslato, cosa di poco conto. Giustamente potrà obiettarmi che lo spagnolo “chico” si legge “cico” ma potrei ribattere che ogni deformazione può avere un’origine imprevedibile ed in contrasto più o meno apparente con regole fonetiche consolidate. Ad ogni buon conto a sua consolazione tenga presente che “Polito” potrebbe collegarsi al greco “polites” che significa cittadino ma, più probabilmente al latino “politus” che significa sì levigato, raffinato ma non è da escludersi che possa avere pure il significato metaforico di effeminato, concetto che fino a qualche anno fa non era certo gratificante per un maschio …

  26. Ciao mi chiamo rocco qualcuno puo agliutti e anche a me, il mio cognome e cleopazzo e non ho capito di dove arriva, grazie

  27. Potrebbe dirmi qualcosa sul cognome CAMISA, origine Parabita/Matino ma oramai presenti anche in Sicilia e Piemonte? Grazie infinite!

  28. Bello; ma tanto disordinato da essere illeggibile. Qualcuno mette le parole in ordine alfabetico?

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