Il matrimonio nei proverbi

cranineddha 1

di Armando Polito

Avrei potuto dire “vita di coppia”che attualmente sembra identificarsi, più che col matrimonio, con la convivenza. Sia ben chiaro, non ho nulla contro di essa (purché i protagonisti, in ossequio alle loro scelte fisiche ed affettive,  di qualsiasi tipo esse siano, campino a loro spese) ma non potevo correre il rischio di intrufolare nella trattazione un fenomeno che probabilmente avrà i suoi proverbi solo fra cinquanta o più anni.

1) Beddha, ci ti mmariti, l’uecchiu spandi, ca no ggh’è quatareddha cu lla cangi (Bella, se ti mariti, fai molta attenzione, perché il matrimonio non è una piccola caldaia che puoi cambiare).

2) Ci no bbuuei cu mmueri ccisu no ffare l’amore cu lli mmaritate (Se non vuoi morire ucciso non fare l’amore con le maritate)

3) Ci pigghia mugghiere ccatta guai  (Chi prende moglie compra guai).

4) Ci si nsora si ‘mpastora e si ‘ncaggiola (Chi prende moglie s’impastoia e s’ingabbia).

5) Ci tene la mugghiere bbeddha sempre canta, e ci tene moti sordi sempre conta (Chi ha la moglie bella sempre canta e chi ha molti soldi sempre conta).

6) Ci vuei nno aggi cilusia no mmugghiere beddha e nno rrobba a mmienzu lla ia (Se non vuoi essere oggetto di gelosia, né moglie bella né ricchezze in vista).

7) Cusì ggh’ete la vita: la bbeddha resta e la bbrutta si mmarita (Così è la vita: la bella resta zitella e la brutta si marita).

8) La cattia1 ca si torna a mmaritare la pinitenza non ll’ha spicciata ancora ti fare (La vedova che torna a maritarsi non ha ancora finito di fare la penitenza).

9) La prima mugghiere ti la tae Ddiu, la seconda la gente e lla terza lu tiaulu (La prima moglie te la dà Dio, la seconda la gente e la terza il diavolo).

10) Lu maritu  cu lla mugghiere: ti lu liettu allu fucalire (La moglie col marito: dal letto al focolare).

11) Lu maritu este la mugghiere e lla mugghiere spogghia lu maritu (Il marito veste la moglie e la moglie spoglia il marito).

12) Lu zzitu2, quandu si ‘nsora, tuttu ola, tuttu ola; ma poi ‘ncapu allu mese iastema la zzita e cci li la tese (Il fidanzato, quando si sposa, tutto vola, tutto vola; ma poi dopo un mese bestemmia la fidanzata e chi gliela diede).

13) Mai pane a ffili ti addhi ha ddare, mai secreti alla mugghiere ha ddire, mai patrunu cu llu core ha ssirvire (Mi devi dare pane a figli altrui, mai devi dire segreti alla moglie, mai devi servire col cuore un padrone).

14) Nna bbona mmaritata cu ffazza femmina la prima fiata! (Una buona maritata che partorisca una femmina la prima volta!).

15) Nna bbona mmaritata nné ssocra nné ccaniata!(Una buona maritata, né suocera né cognata!).

16) No ffondi a strate, no ccase a mmuri, no mmugghiere beddha, ca no ssi ppatrunu (Non fondi in prossimità di una strada, non casa con un muro in comune, non moglie bella, perché non ne sei padrone).

17) Quandu ti ‘nsueri quarda la razza, ci no cacci li corne comu la cozza (Quando ti sposi considera la famiglia della sposa, sennò ti spuntano le corna come avviene alla lumaca).

Emerge, e come poteva essere altrimenti?,  in tutta la sua prepotente nitidezza il quadro di una società maschilista che celebra qui il festival dei suoi moltiplici difetti. La misogenia trova il suo apice in 3, in 11, in 15 (dove vi è la conferma della convinzione che solo le donne della propria famiglia sono sante …) e, con una punta di razzismo che è uno degli ingredienti più vomitevoli della sempre disgustosa stupidità umana, in 17, fino a diluirsi solo in una scarsa considerazione in 13. La bellezza femminile pericolosa per il possesso esclusivo trova la sua più castrante celebrazione in 6 e soprattutto in 16, tanto che il “canta di 5 sembra solo un pretesto per un gioco di parola col successivo “conta. La libertà unilateralmente intesa ispira il 4 (la perderebbe solo l’uomo che si “nsora” e non la donna che si “mmarita; infatti quest’ultima non l’ha mai avuta e, beata lei! …, non si può perdere una cosa che non si è mai avuto) e lo conferma addirittura  la prudenza sbandierata in 2 in cui c’è la masochistica consapevolezza di quello che era chiamato e giuridicamente riconosciuto come “delitto d’onore”.

In tanta desolazione non manca, fortunatamente, una nota di conforto, a dimostrazione che non sempre il pensiero dominante (che per una sorta di maledizione della nostra razza è sempre il più scadente …) riesce a soffocare totalmente l’equilibrio e il buon senso: il 10, che a me pare come la sintesi più felice dell’amore coniugale, una scintilla rivoluzionaria che ancora oggi, purtroppo, raramente riesce a diventare un incendio duraturo. Nel contesto generale tutto ciò mi pare molto strano, ma voglio sperare lo stesso di non averlo interpretato male.

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1Dal latino “captiva(m)”=prigioniera. L’italiano “cattivo ha mediato il significato della locuzione cristiana “captivus diaboli”=prigioniero del diavolo. Difficile dire se la voce dialettale abbia la stessa ascendenza, con riferimento alle tentazioni da cui una vedova può essere presa oppure si colleghi al significato originario, con riferimento alla vita riservatissima che in passato era obbligata a tenere per un periodo più o meno lungo.

2 Secondo il Rohlfs dal latino medioevale “zitus che, però, risulta introvabile, tant’è che la voce italiana corrispondente “zito” correntemente è considerata da alcuni probabile variante del toscano “citto, che secondo alcuni è di origine onomatopeica legata al linguaggio infantile;  mi chiedo, invece, se “citto”  non sia abbreviazione del siciliano “piccittu”, di importazione settentrionale (piemontesi “pcit” e “cit”). Etimologia a parte, il maschilismo fin qui affiorato poteva essere assente anche in questa voce? Alzi la mano chi non attribuisce un valore non dico spregiativo ma semplicemente negativo a “zitella!

Un commento a Il matrimonio nei proverbi

  1. Bello studio, come sempre, questo di Armando sugli antichi proverbi con tema “il matrimonio” e conseguenti considerazioni di notevole pregio umano. La donna? Un oggetto senz’anima, una ‘cosa’ da ostentare, se bella, per vanagloria, o da nascondere per gelosia; se brutta, poi, semplicemente da maledire per vergogna e insofferenza.
    Concezioni medievali(ovviamente ci riferiamo solo a quelle simpatizzanti con la Santa Inquisizione e con lo zoccolo duro dei maschilisti d’ogni tempo) tramandate di secolo in secolo e rimaste in seno al mondo contadino e all’emisfero degli ignoranti. Pertanto nasce e si impone il ritratto della moglie avida, furba, della donna tentatrice e lussuriosa, a volte despota, a volte capogruppo del Regno degli Animali.
    Ho la sensazione che molte delle riduzioni attuate sulla figura femminile a vantaggio del suo svuotamento e svilimento, siano in realtà frutto d’invidia, di deviato istinto di competizione laddove non dovrebbe essercene neanche l’ombra, visto che la coppia è il microcosmo per antonomasia, il fondamento della vita alimentato piuttosto dalla collaborazione, dalla complementarietà e dall’affinità, naturale o sudata che sia.
    Tifo anch’io per il proverbio numero 10, caro Armando: nel gioco del calcio il 10 sembra abbia portato fortuna, nel gioco della vita dovremmo pensarci noi!

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