Otranto, il ponte verso Oriente

di Stefano Todisco

 

Otranto

Hydrous messapica

La città costruita in origine è due volte più grande di quella cinta in seguito dalle mura spagnole. La mole imponente delle fortificazioni messapiche doveva conferire un aspetto maestoso a chi spesso giungeva dal mare. Le mura, realizzate con un’anima di pietre a secco rivestite poi da blocchi rettangolari, terminavano con una merlatura quadrangolare ed erano alte 7 metri e spesse 3. Lungo la via che collegava il porto orientale con la porta marina si dovevano immaginare moltitudini di cippi monolitici scolpiti e decorati con cornici, meandri, fiori di loto, palmette e iscrizioni. Sebbene i nomi citati fossero messapici le lettere erano quelle dell’alfabeto greco; ricalcati poi i caratteri con una tintura rossa per evidenziarne il testo, queste tombe o ex voto accompagnavano i viandanti verso la città. (1)

Il toponimo si deve alla vicinanza con un torrente omonimo che richiama molto la parola greca hydràino (bagnare) e le radici ̒ / ̒ (hydor / hydros) che significano acqua / sorgente (2)

 

Hydruntum romana

Pochissimo si sa della città romana. Parte dei reperti rinvenuti però testimoniano la fase tra epoca messapica e medievale. (3)


via del Porto, complesso abitativo tardoromano

Il toponimo compare sulla mappa di Soleto e sulla Tabula Peutingeriana come Ydrunte, posto su una via secondaria che unisce i centri costieri del Salento.


Otranto segnata come HYDR sulla mappa di Soleto – V sec.  a.C.

Otranto indicata come Ydrunte sulla Tabula Peutingeriana
Otranto indicata come Ydrunte sulla Tabula Peutingeriana

 

La cattedrale

Gioiello architettonico ed artistico, la cattedrale fu terminata nel 1088. Il romanico e il gotico si sposano in una simbiosi plurisecolare. La sua fama è nota in tutta Europa grazie al celebre mosaico pavimentale del monaco basiliano Pantaleone (XII secolo). 600.000 sono le tessere policrome che lo compongono e che ricoprono letteralmente la superficie delle tre navate.

Cattedrale di Otranto

Lo stile romanico è influenzato dall’arte bizantina coeva. Le scene rappresentano ambiti sacri e profani, escatologici e mitici, pagani e cristiani. Qui, santi, imperatori, donne e uomini, contadini e mostri prendono vita attorno a figure come Alessandro Magno, la torre di Babele, il Diluvio universale, Adamo ed Eva, i segni dello zodiaco, Artù a cavallo, il Giudizio universale, singolari tenzoni tra armati o tra uomini e mostri.

Alessandro Magno
Alessandro Magno


Mostri

Adamo ed Eva
Eva e Adamo

Mesi nel mosaico di Otranto
Mesi

Il tutto è bipartito ai lati del mitico Albero della Vita, bisettrice che marca la linea mediana del pavimento.


L’Albero della vita

Una cripta, sorretta da una selva di 42 colonne marmoree, si trova sotto il pavimento della navata destra. (4)

Otranto, cattedrale, capitello della cripta

Otranto, cattedrale, capitello della cripta

Otranto, cattedrale, capitello della cripta

Otranto, cattedrale, capitello della cripta

Otranto e i saraceni

Il borgo antico fu testimone dell’aspro assedio perpetrato dai musulmani del sultano Maometto II nel 1480: i pochi idruntini armati resistettero alcuni giorni ma infine la cattedrale venne saccheggiata e trasformata in stalla; i cristiani che non rinnegarono la fede furono martirizzati con la decapitazione (oggi i teschi sono conservati nella Cappella dei Martiri nella Cattedrale).

I resti dei martiri di Otranto
I resti dei martiri di Otranto

Quasi un anno dopo, Alfonso d’Aragona raccolse truppe grazie a papa Sisto IV e guidò le milizie cristiane che liberarono Otranto dagli invasori ottomani tramite un assedio congiunto per terra e per mare.

Dopo questo episodio, i signori d’Aragona fecero edificare un poderoso castello (1485-89), protetto da un ampio fossato e da torri troncoconiche e cilindriche. Un secolo dopo, gli spagnoli realizzarono il bastione a punta di lancia per raggiungere il porto dalle mura del fortilizio.

Castello di Otranto

Castello di Otranto

Castello di Otranto

Note

  • (1) F. D’ANDRIA, I nostri antenati, viaggio nel tempo dei Messapi, pp. 63-64.
  • (2) G. GASCA QUEIRAZZA, Dizionario di toponomastica: storia e significato dei nomi geografici italiani, p. 545.
  • (3) http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=21984
  • (4) M. BERNO, Salento : luoghi da scoprire, arte, storia, tradizioni, società e cultura, curiosità, p. 127.

Bibliografia

  • M. BERNO, Salento : luoghi da scoprire, arte, storia, tradizioni, società e cultura, curiosità, Novara, 2009.
  • F. D’ANDRIA, I nostri antenati, viaggio nel tempo dei Messapi, Fasano, 2000.
  • G. GASCA QUEIRAZZA, Dizionario di toponomastica: storia e significato dei nomi geografici italiani. Torino, 1990.
  • http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=21984

Nota dell’autore

Chi scrive ha visitato la città tra 2007 e 2008. Le foto sono state scattate da Stefano Todisco, ad eccezione di quella aerea.

 

Nota della redazione

Si ringrazia l’Autore per aver permesso la replica di questo articolo, già pubblicato su http://www.antika.it/005244_otranto.html

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