Dall’insonnia all’ulcera, dalla tosse secca agli ascessi… il cipollotto (spunzàle)

di Armando Polito


spunzale1

 

Appartenente alla stessa famiglia dell’aglio e della cipolla (Liliaceae), lo spunzàle (in italiano cipollotto), non è altro che lo sviluppo di un bulbo avventizio di una cipolla (Allium cepa) dell’anno precedente. Spesso lo spunzàle è confuso col porro (Allium porrum), anch’esso delle Liliacee.

Il porro è una specie coltivata già nell’antico Egitto (alcuni geroglifici ci raccontano che esso era consumato dagli schiavi impegnati nella costruzione delle piramidi) e poi nel mondo greco (ove era chiamato prason, cui fa riferimento il nome scientifico della varietà Allium ampeloprasum) e in quello romano (col nome, appunto,  di porrum).

Riporto sul porrum (che nella sua genericità potrebbe pure essere riferito allo spunzàle) per brevità solo tre testimonianze, comunque più che sufficienti a dare un’idea dell’ampio spettro di applicazioni medicinali del vegetale (che fosse un ingrediente diffusissimo in cucina lo testimonia, fra gli altri, il De re coquinaria di Apicio) : dall’insonnia all’ulcera, dalla tosse secca agli ascessi, fino a far parte della nutritissima schiera di presunti afrodisiaci tramandataci dagli antichi.

CELSO (I° secolo d. C.), De medicina:

II: 18, 5 Somno vero aptum est papaver, lactuca, maximeque aestiva, cuius coliculus iam lacte repletus est, morum, porrus.

Al sonno è adatto il papavero, la lattuga, soprattutto quella estiva il cui gambo è già pieno di latte, la mora, il porro.

III, 27 4a  Medicamentum eo tempore ulceri est sucus adsumptus vel porri vel marrubii, et omni cibo porrum ipsum adiectum.

Rimedio in quel tempo per l’ulcera è l’assunzione di succo di porro o di marrobio e lo stesso porro aggiunto ad ogni cibo.

IV, 10, 3 At si sicca tussis est… opus est porri vel marrubii sucum adsumere.

Ma se la tosse è secca bisogna assumere succo di porro o di marrubio.

V, 1 Sanguinem supprimunt …tus, aloe, cummi, plumbum combustum, porrum, herba sanguinalis…

Fermano l’emorragia l’incenso, l’aloe, la gomma, il piombo fuso, il porro, l’erba del sangue…

VI, 7, 2a Si vero pus quoque aures habent recte infunditur…porri sucus cum melle.

Se anche le orecchie presentano pus, correttamente viene versato succo di porro con miele.

PLINIO (i° secolo d. C.), Naturalis historia, XX, 47

47 …estur vero et contra fungorum venena, inponitur et vulneribus, venerem stimulat, sitim sedat, ebrietates discutit, sed oculorum aciem hebetare traditur, inflationes quoque facere, quae tamen stomacho non noceant ventremque molliant. Voci splendorem adfert.

(il porro)…viene mangiato come antidoto contro il veleno dei funghi, viene posto pure sulle ferite, è afrodisiaco, placa la sete, fa smaltire la sbornia, ma si dice che riduce l’acutezza visiva e che procura anche flatulenza non a tal punto però da nuocere allo stomaco o da indebolire il ventre. Rischiara la voce1.

L’ortaggio è citato pure più volte nel Regimen sanitatis Salernitanum (XII-XIII secolo): cap. LXXIV: De porro. Reddit foecundas mansum persaepe puellas./Isto stillantem poteris retinere cruorem (Il porro. Masticato spessissimo rende feconde le ragazze./Con questo potrai frenare il sangue che gocciola).

cap. LXXVIII: De nocumentis visus. Balnea, vina, venus, ventus, piper, allia, fumus,/porri cum cepis, lens, fletus, faba, sinapi,/sol, coitus, ignis, labor, ictus, acumina, pulvis:/ista nocent oculis. Sed vigilare magis (Le cose che fanno male alla vista. I bagni, il vino, il sesso, il vento, il pepe, l’aglio, il fumo,/i porri e le cipolle, la lenticchia, il pianto, la fava, la senape,/il sole, il coito, il fuoco, la fatica, il trauma, gli oggetti appuntiti, la polvere:/queste cose nuocciono agli occhi. Ma più di tutto vegliare).

Oggi la scienza riconosce al porro la capacità di abbassare il livello del colesterolo, di rafforzare il sistema immunitario, di prevenire il cancro, di essere efficace contro l’anemia e l’artrite, di fungere da ottimo tonico nervino e da blando lassativo.

Alla difficoltà di identificare con certezza nel porrum lo spunzàle (o anche quello) ho già accennato. Mi sorprende, perciò, che in rete (a partire da wikipedia, dove alla voce cipollotto nocerino si legge: Riproduzioni del cipollotto sono presenti in un affresco della casa pompeiana detta “del larario del Sarno”)2 circolano notizie, io dico ad uso pseudocultural-turistico, spacciate per certe ma che un minimo di prudenza avrebbe obbligato a guarnire di avverbi come forse o probabilmente. Il lettore potrà farsi un giudizio attraverso la sottostante visione zoomata  dell’affresco in questione:

Può bastare; ma qual è l’etimologia di spunzàle? Sarò costretto a procedere da solo perchè il dizionario del Rohlfs (pag. 685) non reca nessuna proposta e non aiutano nemmeno le varianti (spunzàla, spunsàla, spunzèle, spenzàlu, sprunzàle) registrate dall’insigne studioso.

Mi vengono in mente tre ipotesi di lavoro:

a) che sia una forma aggettivale dal verbo spunzàre=inzuppare (da un latino *spongiàre, dal classico spòngia=spugna, a sua volta dal greco sponghìa o sponghià); in questo caso i passaggi fonetici sono perfetti, solo quelli semantici non sono troppo lineari: dobbiamo immaginare lo spunzàle come una sorta di grissino da intingere in qualche salsa (magari qualcuno lo farà pure…); oppure sarà per la somiglianza (mi pare, comunque, piuttosto vaga) della sua efflorescenza ad una spugna?

b) che sia una forma aggettivale (con dissimilazione –zz->-nz-) dall’obsoleto spuzzàre=puzzare; anche qui la fonetica non fa una piega ma la semantica scricchiola, dal momento che mi pare strano che il concetto della puzza, risparmiato per altri ortaggi molto più puzzolenti, pardon aromatici, quali la cipolla e l’aglio, sia stato impietosamente riservato al nostro.

c) che derivi dal latino sponsàlia=banchetto tenuto in occasione della promessa di matrimonio3, con riferimento malizioso quanto beneaugurante al potere afrodisiaco attestatoci, come abbiamo visto, da Plinio, a quello di corroborante della fertilità femminile secondo il citato precetto della Scuola salernitana, nonché alla sua forma fallica.  Purtroppo abbiamo testimonianze letterarie solo sull’esistenza del banchetto4 ma nessuna sui suoi dettagli gastronomici e meno ancora sull’uso in quantità industriali fatto dell’ortaggio per l’occasione e nemmeno come componente dell’arredo floreale.

Tuttavia, la sopravvivenza ancora oggi della Cena degli sponsali5, rievocazione di una festa medioevale in cui il piatto principe è la torta di cipolle, è sufficiente a stabilire un collegamento temporale tra la cerimonia e il nostro ortaggio, ma non è detto che le ascendenze non siano riportabili per entrambi al mondo romano.

Io, nonostante la vignetta, propendo per quest’ultima ipotesi. E voi?

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1 Lo stesso Plinio poco prima (XIX, 108) aveva detto: Et de porro in hac cognatione dici conveniat, praesertim cum sectivo auctoritatem nuper fecerit princeps Nero vocis gratia ex oleo statis mensum omnium diebus nihilque aliud ac ne pane quidem vescendo (E delle varietà del  porro conviene che si parli, soprattutto dopo che il principe Nerone poco fa ha dato importanza a quella che si affetta mangiandolo misto ad olio per conferire splendore alla voce in giorni determinati di tutti i mesi e di nient’altro nutrendosi se non di pane). Viene da pensare a quanti ci hanno lasciato le penne, essendosi allontanati prima del tempo non tanto o non solo, probabilmente, per la qualità delle sue declamazioni quanto per l’aria divenuta irrespirabile…

2  E’ raffigurato il fiume Sarno, mitizzato con sembianze umane, il quale, da nume protettore, osserva e tutela la produzione e il commercio delle cipolline che prodotte nella sua fertile valle vengono trasportate con una barca sulle sue acque fino alla città di Pompei. Testimonianza unica e straordinaria che certifica la vocazionalità storica dell’area a tale coltura. Le cipolle raffigurate sono bianche e piccole, identiche a quelle che ancora oggi si coltivano. si legge sul sito ufficiale della Regione Campania- Assessorato all’agricoltura in http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/aromi-orto-frutti/Cipollotto-Nocerino-DOP.html

3 Sponsàlia è forma aggettivale da sponsus, participio passato di spondère=promettere; dal latino tardo sponsalìcium è derivato sposalizio che all’origine designava solo la promessa di matrimonio; cena nuptialis, invece, era il banchetto che si teneva nel giorno delle nozze.

4 Cicerone in una lettera indirizzata al fratello Quinto dichiara di aver offerto lui il banchetto della promessa di matrimonio della figlia Tullia al futuro genero Crassipede (II, 5, 2): Sponsalia Crassipedi praebui; huic convivio…(Ho offerto io a Crassipede il banchetto della promessa; a questo banchetto…).  Ancor più chiaro Plinio (Naturalis historia, 9, 117): Lolliam Paulinam, quae fuit Gai principis matrona, ne serio quidem aut sollemni caerimoniarum aliquo apparatu, sed mediocrium etiam sponsalium cena, vidi smaragdis margaritisque opertam… (Ho visto Lollia Paolina, che fu moglie dell’imperatore Gaio, ricoperta di smeraldi e perle non in occasione di una cerimonia seria o solenne ma di un modesto banchetto di fidanzamento…). Un’allusione indiretta che un banchetto accompagnasse la festa di fidanzamento si ha in Seneca (De beneficiis, IV, 39, 3): Surgam ad sponsalia quia promisi, quamvis non quod edi concoxerim; sed non si febricitavero (Mi alzerò da tavola per andare ad una festa di fidanzamento poiché l’ho promesso, sebbene non abbia digerito ciò che ho mangiato; ma non ci andrò se sarò febbricitante).

5 Si svolge a Monteriggioni di Siena, ma manifestazioni analoghe avvengono pure a Tarquinia (Giostra degli sponsali e cena medioevale).

7 Commenti a Dall’insonnia all’ulcera, dalla tosse secca agli ascessi… il cipollotto (spunzàle)

  1. ALTRO CHE MEZZA FIGURA, ARMANDO, DI PURE CHE CON QUESTA NOTA SU “LI SPUNZALI” HAI RILANCIATO FORTE!!! DI IERI

  2. CIRCA IL CITATO EFFETTO SULLA TOSSE STIZZOSA, CONFERMO CHE NEGLI ANNI ’50 MIA MADRE, CHE AVEVA SPESSO PROBLEMI DEL GENERE, BEVEVA CON FIDUCIA L’ACQUA DI COTTURA DEGLI “SPUNZALI”, CON RISULTATI ASUO DIRE APPREZZABILI.

  3. Caro Armando, è sempre un piacere leggere i tuoi articoli e scoprire tante belle cose sulle origini delle parole della nostra bellissima lingua… tutte e tre le ipotesi sembrano verosimili, purtroppo non possiamo far altro che provare ad indovinare, cercando di immedesimarci nel modo di pensare dei nostri avi… purtroppo i tempi sono cambiati, e non penso che mangiare una torta di cipuddhazze mi aiuterebbe a conquistare lu core de nna beddha carusa :(

  4. sí, bella vignetta… però quella di ieri sulla cacuminale era stupenda, con il tribunale ed il commento sulle intercettazioni xD
    PS ma il cappellino “W lu mieru” è in vendita da qualche parte?

  5. No, il cappellino è una mia creazione grafica, ma, essendo nulla la mia capacità di intrapresa (come qualcuno ama dire…), non potrò sfruttare l’idea che tu mi hai fatto balenare e nemmeno approfittare dello snellimento burocratico recentemente voluto sempre dal qualcuno di prima e puntualmente approvato. Quanto alle vignette non sono certo Forattini, ma lui è favorito dal cognome (forattina/o=mattone forato) e, avendo dimestichezza con i fori, raramente gli va buca e quasi sempre riesce a cavare il ragno dal buco… Insomma, mi sento un fallito…

  6. Propendo per l’ultima ipotesi e circa il passaggio di -ns- a -nz- (sonoro) abbiamo un ulteriore esempio nella voce leccese sponzalìziu (con z sonoro).

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