Il suono segreto del Megalitismo

ph Luigi Panico

 

di Stefano Delle Rose

L’archeologia accademica tende a relegare il fenomeno del megalitismo in un periodo che va da IV al II millennio a. C. ; in realtà, grazie alle scoperte di ricercatori indipendenti e appassionati, questa datazione si può arretrare fino al 10-15000 a. C.

Un dubbio però ancora non chiarito è come sia stato possibile che in tutto il mondo, culture diverse tra loro e senza contatti reciproci, abbiano utilizzato la stessa tecnica costruttiva, ossia l’uso di enormi blocchi in pietra, il cui peso spesso superava le 100 tonnellate; gli esempi di costruzioni megalitiche sono numerosi: dalla Bolivia, con la perduta città di Tiahuanaco che un tempo sorgeva sulle sponde del Lago Titicaca, alle Piramidi in Egitto; e ancora, i templi maya e le città fenice di Tebe, Delfi, Micene, Tirinto. A noi più familiare risultano la civiltà nuragica in Sardegna, quella Etrusca e nel Salento i popoli pre-Messapico e Messapico.

Che si tratti di templi, mura, piramidi, menhir, tutti questi popoli sono accomunati dall’uso di enormi pietre, megaliti appunto, nelle rispettive costruzioni.

La prima reazione di fronte a queste costruzioni è quella di chiedersi perchè siano stati utilizzati enormi e pesanti blocchi e non tagli più piccoli e maneggevoli e come siano stati spostati, le teorie sono molte e diverse tra loro; ad esempio si teorizza l’intervento di civiltà aliene dotate di tecnologie avanzatissime superiori alle conoscenze e ai mezzi utilizzati dall’uomo di quel periodo. Personalmente ritengo un errore continuare a teorizzare usando come parametri le conoscenze e le tecnologie oggi a noi note, sarebbe molto più utile e produttivo riuscire a ragionare in base a ciò che l’uomo dei megaliti aveva sicuramente a disposizione e cioè la natura e la sua energia.

I nostri antenati erano perfettamente in grado di sentire le diverse energie di cui era circondato come fossero informazioni ed era capace di gestirle e utilizzarle, essendo l’unico modo di sopravvivere. Oggi abbiamo perso tali capacità, avendole affidate alla tecnologia; calendari, orologi, telefoni, antenne sono le nostre energie informanti.

La fisica moderna ha ampiamente dimostrato il carattere vibratorio dell’energia, in qualsiasi forma essa si presenti. In un’ottica vibrazionale, il pensiero è facilmente rivolto al suono quale più facile e immediato strumento per creare energia e dal suono prendiamo a prestito un altro concetto che è quello della risonanza. Nell’Universo tutto risponde al principio della risonanza, ogni forma di energia è in grado di rispondere ad una frequenza simile alla propria.

Possiamo quindi affermare Energia=Vibrazione=Risonanza sulla quale si basa non solo la musica ma ogni forma di energia attorno a noi e in qualsiasi stato: solido, liquido, gassoso, quindi anche pensieri, colori, odori e naturalmente, suoni.

Numerose sono le terapie basate sull’uso di determinati suoni o musiche, sia antiche che moderne. In tutte le più antiche culture e tradizioni, a tutte le latitudini, troviamo riferimenti al suono come al mezzo di avvicinamento a Dio o all’Universo, si pensi ai mantra, al canto gregoriano, al suono di una campana.

Facciamo un passo indietro e mettiamoci nei panni di un costruttore di megaliti. Abbiamo già evidenziato come egli fosse in grado di interagire con le frequenze della natura e quindi risulta logico ipotizzare che fosse anche in grado di riprodurre tramite un suono l’esatta frequenza di risonanza della pietra con cui lavorava. Nel momento in cui la pietra riceve la giusta frequenza, inizia a vibrare liberando energia, risultando facilmente trasportabile o manovrabile.

Un aspetto poco noto e poco studiato del megalitismo è il suo rapporto con questa determinata forma di energia che è il suono, interpretando quest’ultimo come la primordiale forma di espressione energetica esprimibile dall’uomo.
Ma quale sarà la frequenza segreta del megalitismo?

Il primo approccio è legato al materiale, che nel caso del Salento è il calcare con il quale furono eretti menhir, dolmen e mura e nel quale furono scavate grotte, ipogei, chiese rupestri , attraverso lo studio delle caratteristiche chimico-fisiche dei minerali che lo compongono. Ma altrettanto importanti sono anche la forma e le dimensioni del manufatto oggetto di studio. Per quanto riguarda il suono, si sta procedendo sia con suoni espressi a voce, in particolare con il canto armonico, che attraverso suoni prodotti da tecnici specializzati nel campo della musica. Come si può capire è fondamentale un approccio multidisciplinare in cui fisica, chimica, musica e tecniche energetiche antiche, operano con l’unico obiettivo di entrare in risonanza con il megalitismo salentino.

8 Commenti a Il suono segreto del Megalitismo

  1. A proposito di ENERGIA=VIBRAZIONE=RISONANZA, ricordo che da ragazzino ero in campagna con mio padre e alcune altre persone perchè dovevano trovare il sito piu’ adatto per fare un pozzo e poter trovare acqua sorgiva in abbondanza. Una di queste persone aveva in mano un ramoscello (pollone o sobbracaddhu) di melograno lungo circa un metro e tenendolo ad arco tra le due mani, con fare lento e ben concentrato camminava per il campo quando ad un certo punto il ramascello curvato tra le due mani si mise lentamente a girare da solo, quella persona si fermò e indicò che in quel posto ci sarebbe stata acqua in abbondanza e quello era il posto più adatto per scavare il terreno per ricavarne un pozzo di acqua sorgiva. Meravigliato chiesi spiegazioni sul perchè quel ramoscello roteava da solo, mi fu risposto che erano le vibrazioni dei corsi di acqua sotterranea che in quel posto davano il segnale della loro ENERGIA e con quella ENERGIA segreta e celata, tramite l’operatore che teneva un mano il ramoscello, riusciva a trasmettere le VIBRAZIONI al ramoscello, senza che quella persona potesse interferire minimamente sulle FORZE nascoste che a sua insaputa gestiva tra le sue mani. Questa è una mia testimonianza diretta alla quale ho assistito, chissà se qualche lettore più addentrato di me non ci potrebbe spiegare più dettagliatamente questo fenomeno fisico?

  2. Gentile Salvatore, quella pratica si chiama “rabdomanzia”. Spiegarla non so! Ma l’acqua fu trovata quella volta? Saluti ;)

  3. Il tema “Pozzi e rabdomanti” è ampiamente trattato nel volume “Tre Santi e una Campagna, Culti magico-religiosi nel Salento fine Ottocento” di Giulietta Livraghi Verdesca Zain, Laterza, 1994 (da pag. 276 a pag. 284).

  4. Infatti, caro Nino, l’occasione mi pare propizia per chiederti un estratto di alcuni brani della vostra ingente opera sul tema in questione, pagine che saranno certo gradite a tutti. Vedi Salvatore, come rabdomanti non valiamo molto non avendo scovato l’acqua ma, in compenso, siamo incappati in un’importante fonte da cui attingere altri beni, non meno preziosi! Saluti :)

  5. Il fenomeno della risonanza è in realtà più difficile da spiegare che da provare; partendo dal fatto che nell’Universo tutto emette vibrazioni, anche un pensiero, nel momento in cui si cerca qualcosa, non solo acqua, per mezzo di un “testimone” che può essere per esempio la foto dell’oggetto cercato, la risonanza tra simili fa scattare delle micro-vibrazioni del sistema nervoso, visibili attraverso una bacchetta o un pendolo. Vi suggerisco un esercizio: tagliate in due un pezzo di carta e fate nascondere da qualcuno una metà; con l’altra metà in mano iniziate a cercare il suo “simile”…facendo attenzione alle sensazioni del vostro corpo.

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