Lucugnano, 4 – 7 settembre 2012. I giorni dell’armonia, all’insegna del profumo di una rosa

 

di Rocco Boccadamo

 

Io, c’ero.

Per la qual cosa, da subito, ho registrato, dentro, una sensazione d’inusitata e speciale contentezza e, tuttora, vado cullando il piacere della voluta, ma pur sempre fortunata, presenza.

Ai primi bagliori, vivi ma morbidi e soffusi, del crepuscolo di martedì 4 settembre, a Lucugnano, piccola frazione del Basso Salento, nella carinissima cornice dell’atrio di Palazzo Comi, si vive la serata d’apertura della quattro giorni recante il titolo “I giorni dell’armonia”.

Una lodevole iniziativa, pensata, curata e organizzata, con sapienza e classe, in omaggio alla figura di Girolamo Comi – salentino, nativo di un’altra non lontana minuscola frazione, Casamassella, vissuto a lungo, sino alla fine, giustappunto a Lucugnano – preclaro poeta e letterato del Novecento, viepiù esemplare e ammirevole per la semplicità, genuinità e linearità della propria esistenza, come a dire tanto poco barone blasonato, pur vantandone il titolo, quanto molto, anzi moltissimo, uomo alla pari di tutti, aperto e disponibile con chiunque.

Mi tocca rendere una preventiva confessione che, peraltro, sgorga lieve e liberatrice da un limite, una carenza: prima del 4 settembre 2012, a parte veloci transiti lungo la statale 275, non mi era mai capitato di fermarmi a Lucugnano; inoltre, pur non ignorando il lustro di Comi, prevaleva l’associazione di detta località alle vicende, di tutt’altro genere e spessore, ruotanti intorno a tale Papa Galeazzo (Caiazzu, in gergo dialettale) e alla presenza, almeno nel secolo e nei decenni passati, di un cospicuo numero di fabbriche artigianali di articoli in terracotta e, fra essi, le pignatte o pignate (i cotimari).

Al contrario, stavolta, si tratta di una visita chiaramente e precisamente finalizzata e, già nel parcheggiare l’auto, si fa avanti una sorta di benvenuto ideale, sottoforma o meglio nei panni di una ventina di giovanissimi d’entrambi i sessi, in divisa da bandisti, sparsamente assembrati nello slargo e in procinto di dirigersi verso una meta che è anche la mia: Palazzo Comi, affacciato nella sua composta magnificenza proprio lì davanti e raggiungibile dopo qualche passo, appena il tempo di sfilare a fianco del busto artistico del grande poeta e intellettuale.

Ad accogliere i convenuti in arrivo, il sobrio e insieme piacevole atrio, da cui si offre alla vista l’interno dello stabile, con spicco del primo piano della nobile dimora, adornato da pregevoli balconate e perimetrato da elevati infissi e ampie vetrate. Una chicca: l’intera apertura dell’interno verso l’alto è coperta da una rete a maglie strette, appena percettibile, d’indiscussa utilità pratica, sia di giorno, che di sera e di notte.

Pendente su un lato, un lenzuolo bianco a una piazza per larghezza e a due per lunghezza, con il testo di una poesia dialettale di Giuseppe Greco “ A lla ‘mpete”.

Appena raggiunta la meta, mi si offre la gradevole sorpresa della presenza e del benvenuto della collega e amica Giuliana Coppola, già conosciuta in altre occasioni, scrittrice che leggo sempre con particolare piacere, giacché, a parte le altre doti e qualità, lei è solita mettere l’anima nelle sue righe.

Scopro che, lucugnanese doc,  è la principale organizzatrice dell’iniziativa, con un lavoro e una dedizione che datano da più di un anno. Alla mia domanda sullo svolgimento della sua stagione estiva, m’informa, Giuliana, che, escludendo le doverose cure e attenzioni riservate ai sei nipotini, è sempre rimasta fissa a presidiare, unitamente ad altri volontari, Casa  Comi, al fine di cercare di scoraggiare, esorcizzare e dissolvere l’ombra dell’infausta destinazione di una parte del palazzo e del relativo giardino a esercizio di trattoria.

Indipendentemente dall’avvenuta chiusura dei manicomi, si vede proprio che, di pazzi (ma, qui, si tratta unicamente di pazzi?), ve ne sono tantissimi.

Amore di Giuliana, un’operazione senza  uguali; la speranza, ovviamente,  è che l’ombra del sacrilegio resti fugata e allontanata in via definitiva.

Subito dopo il piacevole impatto con Giuliana, mi viene dato di conoscere di persona lo scrittore, poeta e critico Vito Antonio Conte e il poeta Marcello Buttazzo, da tempo noti e stimati attraverso i loro frequenti interventi su “Il Paese Nuovo”.

Il primo, da par suo, ossia con incisiva padronanza e maestria, presenta la più recente raccolta poetica di Marcello, intitolata “E ancora vieni dal mare”; ho il privilegio di ricevere in dono, dall’autore, una copia del volumetto, oltre che di declamarne un brano.

Dice, Buttazzo, nella dedica riservatami: “La scrittura getta un ponte…”; a casa, mi sono letto d’un fiato tutte le sessantasette composizioni, che mi riprometto di passare ancora e più volte in rassegna. Sono di una bellezza e di un’arte fine davvero uniche.

Nella foga, credo di aver trascurato una doverosa precedenza, nel senso che, a introdurre e intervallare gli afflati dei versi, si sono esibiti i ragazzi in uniforme da bandisti incontrati all’arrivo a Lucugnano, i quali hanno dato vita, con l’aiuto delle scuole e delle amministrazioni locali, a una reale e autentica banda chiamata “Filarmonica del Capo di Leuca”.

Confidenza di Giuliana, l’idea è nata dalle ripetute insistenze di un’anziana del paese, invalida e relegata in casa, la quale, nell’offrire, ogni tanto, una tazzina di caffè, le andava da qualche tempo segnalando di avere un nipotino alle medie che studiava pure musica, sino a imparare a suonare uno strumento. “Mi piacerebbe tanto che il mio piccolo entrasse in una banda di giro” si augurava la donna e, adesso, il suo sogno si è avverato, anzi, con l’occasione, la “Filarmonica”, prima di esibirsi nell’atrio di Palazzo Comi, ha compiuto un giro per tutte le strade del paese, compresa la via della nonna del giovanissimo musicante.

Dopo i poeti, verso l’epilogo della serata, ho potuto gustare anche un’intensa sintesi dell’intellettuale Luigi Mangia, anche lui assiduo collaboratore de “Il Paese Nuovo”.

Sono volati via novanta minuti, lo stesso tempo di una partita di calcio, di coinvolgimento in una lodevole iniziativa di cultura vera, preziosa e senza fronzoli e, in particolare, stasera, di ascolto di versi vellutati.

Con il contorno, diffuso nell’atrio di Casa Comi, di profumi rari che non si dissolvono, come l’essenza della rosa del giardino del poeta, espressamente eternata sotto forma di un’artistica riproduzione in pietra locale.

 

Un commento a Lucugnano, 4 – 7 settembre 2012. I giorni dell’armonia, all’insegna del profumo di una rosa

  1. Io ho avuto il privilegio di veder dedicato al mio piccolo libro “Sulle orme di Idrusa” il secondo “Giorno dell’Armonia”.in Casa Comi. Un’accoglienza calda, affettuosa, fantasmagorica direi, grazie alle Signore di casa, grazie a Giuliana che ama questa esile figura di Idrusa, grazie alle giovani della danza, grazie al pubblico che ha seguito con rispettosissimo silenzio lo svolgersi della storia, grazie alle note discrete di Rocco Nigro, grazie alla piazza di Lucugnano dove le luminarie della prossima festività, nel crepuscolo, partecipavano pallide all’incontro,stagliandosi nel varco dell’androne del Palazzo quale promessa di luce.
    Grazie al Poeta, che silenzioso,certo ascoltava.

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