Racconti/ Il delfino nello scaffale

di Raffaella Verdesca

Una giornata difficile oggi, diciamo pure infernale!

“Sì, sì, non si preoccupi, sistemeremo tutto: due volumi di ‘Le strategie militari correnti’ e cinque di…come? Ma, generale, è tutto ieri che cerco di spiegarle che questa è un’opera ormai fuori stampa da almeno un quarto di secolo, un vero e proprio cimelio editoriale! Per risolvere il problema dovrei chiamarmi Aladino ed avere la lampada magica sotto il braccio.”

Certe giornate, anzi, non dovrebbero nemmeno iniziare.

“Forse non sono stato chiaro, Grimaldi: l’”Arte della guerra dai Greci ai nostri giorni” è un testo specialistico già a suo tempo stampato in pochissime copie, mi sono informato appena me lo ha richiesto. Ma che! Niente ristampa e fortuna per quest’opera d’arte, come la chiama lei.

Io non posso sapere se da qualche parte siano rimaste copie in giacenza, sono solo un libraio, mica Padre Indovino!”

Perché sono un libraio in questo momento? Non potrei tornare ad esserlo domani?

“Su, da bravo, generale! Potessi vederla soddisfatta, le suggerirei io stesso il nome di qualche libreria fornita del testo che desidera, mi creda.

Grazie, lei è sempre gentilissimo, lo so che siamo noi la sua libreria storica, ma a quanto sembra, non tanto ‘storica’ quanto le servirebbe in questo momento!

Se ha il chiodo fisso dei testi militari, perché non prova a cercarli a Roma? Magari in qualche deposito, forse in biblioteca.

Non so davvero cos’altro suggerirle, Grimaldi, mi spiace. Per accontentarla, riscriverei seduta stante e di mio pugno tutti i trattati che non riesce a trovare!

Senta qua che introduzione mi sta venendo in mente per il suo libro ormai inesistente:

“Gli antichi Greci, filosofi e raffinati strateghi, non eccellevano solo in cultura e democrazia,ma anche nell’affinamento del mezzo con cui trasmettere questo loro patrimonio alle nazioni conquistate e da conquistare: l’arte bellica.” Ad effetto, eh? Non sembra, ma potrei fare il saggista, sebbene mi accontenti di essere un semplice libraio. Se lei invece dovesse trovare lavoro in base allo spirito che si ritrova, ahimè, temo rimarrebbe disoccupato a vita!

Tornando al suo problema, mi dia retta: l’unico modo per conoscere il contenuto del libro che cerca, sarebbe quello di evocare lo spirito dell’autore!

Ora devo proprio lasciarla, ho del lavoro da sbrigare al banco. E’ stato un piacere, si figuri! Chiami pure, se le viene in mente una richiesta meno impossibile di questa. A presto, a presto!”

Il mio vero piacere, invece, sarebbe quello di mandarla al diavolo fin dal primo istante, caro il mio Grimaldi! Tutte le volte.

E invece no: calma Paolo, che non hai ancora vinto il primo premio al Super Enalotto!

Che spasso sarebbe prendersi la soddisfazione di rispondere con un esercito di ‘No!’ e di ‘Chi se ne frega?’ ai paranoici travestiti da clienti. Ma un libraio legato ai proventi del suo umile commercio, non può dare il suo di dietro al servizio missionario per i letterati, i lettori, i cultori, gli acculturati, gli indecisi e soprattutto i…Grimaldi!

Mai conosciuto gente come il generale Anton Giulio Maria De Richis Grimaldi?

Persone con cui avere nervi saldi, tipi d’uomo nati già tutti d’un pezzo, quelli che mai a nessuno sarebbe venuto in mente di fasciare neanche da neonati, tanto erano tosti.

E’ che, simili soggetti, la testa la fanno fasciare a chi li incontra malauguratamente sul proprio cammino!

Il generale lo conosco da quasi vent’anni.

Quando era ancora al servizio dello Stato, nei periodi di congedo veniva ogni mattina in libreria per chiacchierare con mio padre. Si intratteneva con lui per ore, ogni tanto leggiucchiava qua e là per gli scaffali e al termine della sua visita rituale, sputava domande strampalate su libri mai esistiti o, al massimo, mai giunti alla divulgazione di massa.

Vizio antico il suo!

Con grande sorpresa, vedevo allora mio padre sorridere imperturbabile da quando quello entrava, fino a che non gli puntava addosso la solita richiesta irrealizzabile, per poi uscire dal negozio come se niente fosse stato. Credo che papà si divertisse come in un gioco a quiz.

Il generale, in fin dei conti, è un uomo di grande cultura e soprattutto un accanito lettore, virtù, questa, non trascurabile per un buon venditore del sapere.

Perciò, tra quei due si era stabilito un affiatamento così forte, da far apparire i capricci letterari di Grimaldi solo una trovata bizzarra per tener viva l’atmosfera in libreria.

L’espressione agguerrita di mio padre, oggi mi fa pensare che quello già sapesse della sfida riservatagli dall’amico e che questo gli servisse per trovare la grinta necessaria per vincerla.

Mica un uomo comune neanche lui!

Io, invece, il generale non lo sopporto proprio, e se per questo devo essere considerato un mediocre, che sia!

Spesso i miei “Faremo del nostro meglio!”, e “Sarà accontentato quanto prima!”, non sono che frasi di rito, niente a che vedere con le doti intuitive e diplomatiche di papà.

Certo potrei raccogliere anch’io questo genere di sfide e tuffarmi in giochi di abilità e resistenza, ma mi manca il tempo, la voglia e, soprattutto, immaginate cosa sia diventato il generale nel corso degli anni!

Arzillo, un uomo curato, sciolto di riflessi e di memoria, non c’è che dire, ma in quanto a filo logico, meglio ormai parlare di ‘Filo d’Arianna’!

E uno come me, secondo voi, sarebbe disposto a cedere agli scarabocchi mentali di un delirante, per quanto simpatico e affezionato cliente?

I tempi sono cambiati e non c’è più molto spazio per la pazienza intesa come arte.

Adesso è pieno di scuole da servire, di insegnanti da asservire, studenti da accontentare e incontentabili da soddisfare. Per non parlare delle vecchie professoresse sempre col fucile carico a chiedere copie omaggio di tutto, perfino di ‘Biancaneve e i sette nani’!

E voi credete ancora che ci sia la voglia di stare dietro a romantici inseguitori di miti?

“Paolo la fattura!”

“Paolo la consegna è rimandata!”

“Paolo, mi serve questo, mi manca quello!”

“Ancora non è arrivato il libro che ti avevo ordinato? Che delusione che sei, Paolo!”

Vita dura, fin troppo, per far rientrare pure lo spauracchio de “L’arte della guerra dai Greci ai nostri giorni”. Meno male che ho cercato sempre di fare il pieno di energia vivendo il più possibile a modo mio! E’ all’arte della conoscenza sul campo che mi sono dedicato finora, altro che a quella bellica! Ho conosciuto gente, città e libri che, a dirla tutta, avrei voluto più vendere che studiare. Ed eccomi qui a mettere in atto la mia vendetta adolescenziale: sono un libraio.

In realtà, potrei addolcire questo mio ruolo sfumandolo in ‘personal trainer di cervelli’. Vi assicuro che non è affatto facile allenare la materia grigia a scovare pensieri tra tutta l’accozzaglia di concetti che c’è in giro. Le buone letture sono finezze per nobili palati, da condire all’occorrenza con un po’ di musica e vino. Venite qui in libreria il venerdì sera a sentire cosa si può tirar fuori da uno spartito e da un libro! Più difficile è, semmai, riuscire a tirar fuori qualcosa dalle tasche della Provincia! Musica e letteratura attraggono l’attenzione di tanta gente, sebbene non di Grimaldi.

Ascoltare, infatti, è un obiettivo troppo ambizioso per chi ama solo parlare.

Nuova mattina, nuova apertura delle saracinesche.

“Buongiorno, Paolo!”

Brivido caldo… Eccoci punto e a capo. Speriamo che la notte abbia portato consiglio!

“Qual buon vento stamattina, generale? Sono a sua completa disposizione!”

Brivido freddo, anzi, agghiacciante.

“Le perdono la grave mancanza di ieri, Paolo carissimo, in nome della vecchia amicizia che avevo con suo padre. Eccomi perciò di ritorno! Il mio vero problema è che senza una lettura che mi appassioni non so stare,…”

Quindi?!

“…quindi mi sono rassegnato alla mancanza del mio best seller militare e mi è subito balenata in mente un’altra idea. Che buffo! Camminavo sul lungomare quando, all’improvviso, sono rimasto folgorato da una reminescenza classica. Roba da ginnasio, intendiamoci! Mi chiedevo se lei avesse per l’appunto un testo su…”

Brrr….

“…sui miti e le leggende del mare, nella fattispecie sui delfini! Sarà la vecchiaia, ma le confesso che in questo momento non ho nessun titolo da suggerirle.”

Miracolo!

“Che faccia ha fatto, Paolo, per caso si sente male?”

“Mai stato meglio!”

Sì, sì, sì, Dio, tu esisti e in questo momento sto veramente da dio!

Dopo vent’anni di giochi al tormento, ecco finalmente la possibilità di contropiede per i Chiarelli!

Essendo un appassionato di mare, di nuoto e perché no? anche di delfini, la mia libreria trabocca di testi classici e moderni su questi temi. Gioco in casa, un tiro eeeee…goal!!!

Chiarelli 1, Grimaldi 0 già al fischio d’inizio. Fosse stato presente papà!

Ma il nostro carapace in uniforme e stellette, troppo orgoglioso per dimostrare gioia dinanzi ai nostri primi punti in classifica, si è limitato a un rigido sorriso: non oso immaginare il calo della sua autostima.

Rivalità a parte, tutta la mia riconoscenza al vecchio per avermi portato in negozio un po’ del mio mondo, anzi, sapete che faccio ora? Lascio Alessandro dietro al banco e vado a farmi un bel tuffo in piscina. In passato ho allenato squadre di pallanuoto e ancora partecipo a gare di stile e velocità. Devo riconoscere che mi comporta un discreto impegno, ma in cambio mi da grandi soddisfazioni.

Cosa obietta, Grimaldi? Mai la fatica che ha fatto lei nel coordinare gli eserciti?

Dio me ne guardi dallo svilire le glorie del condottiero Anton Giulio, ma le ossa ce le siamo fatte entrambi su fronti diversi.

La rispetto, ma vuole mettere il piacere di sentirsi scivolare sull’acqua?

Sono convinto che adattarsi a un ambiente così ostile a un corpo di terra, dia qualche emozione in più dell’urlare comandi a berretti e carri armati.

Comunque sia, durante l’inverno, un cruccio mi inchioda sempre: dover inalare i vapori di cloro che esalano dalla piscina.

Li eliminerei volentieri, almeno quanto quel sorriso sarcastico che ha costantemente dipinto sul viso, generale!

Questione di minuti, per fortuna, poi mi capita di non pensarci più e di adattarmi agli uni e all’altro. Eccomi finalmente di fronte al turchese innaturale dell’acqua.

Mi concentro per immaginare davanti a me una vasca di cento metri a otto corsie: è un trucco che mi invoglia a nuotare con più grinta.

Oggi vorrei cimentarmi in uno stile diverso da quello libero, vorrei nuotare a delfino.

“Dorso, Paolo, fammi vedere un bel nuoto a dorso!” mi suggerisce il mio amico Andrea dal bordo vasca. E’ bravo lui, con l’acqua ha rapporti solo sotto la doccia!

Bene, ragione in più per attuare il mio proposito originario: delfino! Movimenti simmetrici sia delle braccia che delle gambe, fino a sentirsi parte del tutto, disciolto nell’armoniosa leggerezza che tanto ricorda la sinuosità del delfino. Sempre che se ne sia capaci!

Andrea tace ammirato e io mi svesto per pochi istanti della mia pelle per infilarmene un’altra più acquatica, più liscia. Credo sia  dovuto alla velocità che il mio enorme sforzo muscolare mi fa raggiungere in questi momenti.

Tra i libri che un’ora fa ho messo in mano a Grimaldi, c’è anche quello che è la fonte delle mie sensazioni di adesso. S’intitola “Oltre il muro dell’onda” ed è scritto da un autore portoricano quasi del tutto sconosciuto al pubblico europeo. E’ ispirato a un fatto di cronaca come tanti, ma questo ha qualcosa in più, qualcosa che mi ha totalmente ipnotizzato. L’ho letto un mese addietro e lo rivivo ogni volta che mi trovo immerso nell’acqua come ora.

Immagino che ci sia qualcuno dotato di pinna dorsale, che cavalca le onde del mar dei Caraibi in contemporanea a me che sguazzo nella corsia di una piscina di provincia.

Chiudo gli occhi e non sento differenza.

Mi sembra di nuotare dietro alla scia di una barca, ho l’impressione di fare surf col mio corpo e mi diverto a saltare di qualche metro quello che non voglio vedere.

Tutto merito di Sally, il tursiope femmina di sette anni protagonista del libro, catturata e costretta a vivere in cattività da quando ne aveva solo due.

A Grimaldi non ho fornito nessuna guida di lettura di questo romanzo, ma in quanto a voi, desidero che scopriate la sua storia vedendola svolgersi accanto alle mie bracciate nel cloro.

Sally, al suo arrivo tra gli uomini, si era dimostrata vivace e aveva trovato casa in un delfinario di un angolo remoto del Nicaragua.

La sua vasca era stata una striminzita conca di cemento profonda un paio di metri, piena di acqua sporca e verde.

Verso la fine del suo lungo soggiorno in questo posto, Sally galleggiava immobile in superficie, tanto che i raggi del sole iniziavano a danneggiarle la pelle.

Sembrava che non avesse più voglia di rimanere rinchiusa in quella pozzanghera e così si lasciava morire.

In sole due settimane aveva perso sessanta dei suoi duecento chili di peso.

Anton Giulio leggerà di lei solo dopo essersi deliziato con un buon tè inglese e previa immersione nei miti e nelle leggende greche e latine. Gli brilleranno gli occhi per l’orgoglio di una memoria inossidabile, giusto appena compressa da strati di impegni e passati doveri di carriera.

“Signori dei mari, amici dell’uomo, amanti dei bambini…”, recita la carta d’identità fornita ai delfini dagli antichi, convinti da sempre di trovarsi di fronte ad essere speciali, divini, sensibili alla musica e affezionati compagni dei marinai.

Oggi, su questi nobili cetacei, Plutarco e Plinio il Vecchio sentirebbero parlare spesso di insabbiamenti, pesca indiscriminata e inquinamento assassino.

Greci, Fenici e Romani ritenevano fosse un sacrilegio catturare un delfino e Sally ne è la conferma.

Infatti, dopo una settimana dalla sua drammatica decisione, Sally non apriva più né la bocca né gli occhi, neanche per lasciarsi somministrare le medicine e guardare il mondo. Sicuramente non sapeva che Poseidone, il dio del mare, si era presentato a Melanto sotto le sembianze di un delfino, né che il giovane musico Arione, secondo un racconto di Erodoto, era stato raccolto in mare da un delfino, dopo essere stato tradito dai marinai della sua nave.

Se fosse stato per me, le avrei subito raccontato una storia di Plinio il Vecchio, quella che mi era valsa il mio primo e ultimo sette di tutta la carriera scolastica. Da ginnasiale sconvolto, la mattina di quella prova scritta avevo con me più traduttori che capelli, ma ero riuscito a intuire da solo il filo narrativo della versione, tanto da rimanere ancora più sconvolto dalla mia inconsapevole conoscenza del latino!

Plinio raccontava del giorno in cui un bambino, amato compagno di un delfino, era morto creando nell’animale un dolore così profondo, da spingerlo a rinunciare a sua volta alla vita. Avevo pensato subito a quella canaglia di Saverio, che da mio migliore amico, se l’era sempre goduta anche a vedermi inciampare. Altro che le premure di un delfino! E poi, visto che il cetaceo accompagnava il bimbo a scuola traversando il lago di Lucrino ogni mattina, a quel tempo mi era venuto un terribile dubbio: e se fossero state le preghiere dello scolaro, stufo di questo scuola-bus obbligato, a provocare la bizzarra morte a catena?

Purtroppo Sally, non conoscendo l’umorismo umano, non avrebbe potuto cogliere lo strano dilemma, perciò rimaneva lì inerte a inabissarsi nell’abbandono.

Di lei si vedevano ormai le ossa della testa e del torace.

Quando ci penso, nuoto con più foga come per invogliarla a riprendersi la vita.

Il delfino, nella cultura classica simbolo della trasmigrazione dell’anima, in Sally era stato privato di questa nobiltà: da ‘pesce divino dagli amorevoli vizi umani’, era diventato  approdo negato all’anima promessa e penso che Sally non facesse altro che ribellarsene.

All’epoca dei fatti, Juan, il direttore del delfinario, aveva subito proposto di chiamare Kristie, l’ex allenatrice di Sally. La ragazza non se l’era fatto ripetere due volte e già nel tardo pomeriggio era scesa in acqua a riabbracciare la sua vecchia amica.

L’aveva convinta a muoversi nuotandole accanto con la mia passione e la sua. Il cetaceo si era ripreso in fretta: la pelle era ritornata del suo colore naturale, il respiro si era stabilizzato, aveva ricominciato a nutrirsi e, anche se debolmente, a saltare.

Il pensiero che mi da più energia agli sgoccioli dell’ora in piscina, rimane quello della sua liberazione. Le tecniche di reintroduzione di Sally nell’habitat naturale, mi ricordano quelle adottate dai miei al tempo della mia scelta universitaria di Firenze.

Da una conca al mare aperto, da una provincia sperduta al cuore dell’Italia.

Non dico che sia facile per un pesce l’impatto con le onde, la sabbia, la pressione dell’acqua, ma certo mi pare più drammatica l’improvvisa assenza, nel menù, di sardine congelate e quindi l’obbligo di conquista di pesci vivi. Scusate il parallelo, ma è quello che ho vissuto sulla mia pelle durante il soggiorno fiorentino.

Come capisco Sally!

Forse, in questa vertigine, la poveretta avrebbe apprezzato perfino la sardella calabrese preparata da mia madre!

Per quattr’anni, ahimè, io ho dovuto fare tesoro di quella sardella nella dispensa, per mandar giù pappa al pomodoro, ribollita e bistecca alla fiorentina.

Nella fase del riadattamento almeno a Sally era andata meglio! Per me, nessuna Kristie a coccolarmi, anzi, zitto in punizione a mangiare pesci morti e, nei momenti migliori, a cercare quelli estinti da secoli. Troppo idealismo?

Infatti vendo libri da trent’anni!

L’ultimo quarto d’ora, in vasca, sfreccio veloce come Sally negli ultimi giorni di cattività: saltava fuori dall’acqua ricadendo in verticale tra gli spruzzi per ricongiungersi al mistero della sua natura.

E’ per rincorrere i pensieri e le emozioni che rimango solo nell’acqua, come se la solitudine fosse l’habitat naturale del nuotatore. Sono convinto che Grimaldi non ha mai provato niente di simile, se cerca di continuo tra gli scaffali il suo branco di appartenenza: quello cambia, lui no.

Sally sarà per il generale una lettura noiosa, per me, la strada oltre il muro dell’onda, quella che mi riporta alla famiglia a cui apparteniamo tutti: la vita.

E’ qui che si riversano il mare e tutte le solitudini e le gioie del mondo, è qui che si trova l’amico che mai ti abbandona.

Qui ho conosciuto me stesso.

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