Arneo, la Maremma della Puglia

di Oreste Caroppo

LE LOTTE CONTADINE PER DISTRUGGERE IL PARADISO SELVAGGIO DELL’ARNEO, LA MAREMMA DELLA PUGLIA!
UN ERRORE STORICO GRAVE CUI SI DEVE RIMEDIARE OGGI CON L’ESTESA RINATURALIZZAZIONE-RIMBOSCHIMENTO DI ARNEO CON PIANTE AUTOCTONE!

Un errore storico, non l’occupazione delle terre per le esigenze di tutti contro lo strapotere dei baroni-latifondisti, ma la folle foga devastatrice degli ecosistemi forestali plurimillenari lì esistenti, fonti di prodotti alimentari e di un’economia intrecciata silvo-agro-pastorale, che andavano sfruttati ecosostenibilmente, ma che furono invece quasi del tutto cancellati a scapito poi di chi vi praticò, tra mille sacrifici, le monoculture dagli esiti a lungo termine più che mediocri! Un fallimento agronomico!

Sabato sera, 27 maggio 2012, a Lecce si è tenuto il virtuoso Festival della Dieta Med-Italiana, finalmente un festival di valore ambientalista vero a Lecce dopo la kermesse volgare e strumentale del Festival dell’ Energia tenutosi per tre anni a Lecce prima di essere cacciato via a calci e fischi dai salentini, poiché mirava palesemente, nel progetto dei suoi ideatori, a fare del Salento una desolata inquinata landa dove produrre energia da ogni fonte da esportare altrove!

Tra gli appuntamenti del Festival della Dieta Med-Italiana, un bel convegno sulle lotte contadine novecentesche di Arneo, l’area del Salento che si affaccia sull’arco ionico del Golfo di Taranto, da Gallipoli a Nardò fino a Manduria e oltre.

Ho avuto lì modo di ascoltare i racconti delle lotte contadine di Arneo per l’occupazione delle terre “incolte” anche dalla voce dei vivi protagonisti dell’ epoca!
Una storia di vita contadina del ‘900 piena di buoni valori sociali,
ma cosa comportò e a coso portò, e a da quali presupposti sbagliati partiva la genesi dei danni e degli insuccessi a lungo termine provocati e conseguiti?

Ho parlato poi anche direttamente con uno degli anziani capo-popolo di quelle lotte, un lucidissimo ultranovantenne, che mi ha raccontato della presenza di tanti cinghiali, ancora almeno fino agli anni ’40, in Arneo, di immense macchie con alberi mastodontici e tamerici lì presenti a perdita d’occhio, dove pascolavano mandrie di mucche podoliche. Un paradiso meraviglioso e suggestivo di biodiversità in equilibrio perfetto con quelle terre carsiche desolate e in parte anche acquitrinose, altrove secche, ma sempre verdissime di piante ed alberi ed arbusti!

Tutto o quasi fu distrutto nel ‘900, disboscato, dato alle fiamme e dato al fuoco, passato ingiustamente e scriteriatamente a fil di scure!
Il selvaggio dissodamento dei terreni rocciosi addirittura utilizzando diffusamente la dinamite! Chissà quanti beni culturali, archeologici e paesaggistici furono così mostruosamente annientati!
Il flagello, la pazzia insensata in nome delle monoculture per un’ economia agricola della colonizzazione e della quasi schiavizzazione dei salentini, come è stata quella del tabacco!

Come potevano definire quei paradisi selvaggi di Arneo, “terre incolte”?! Come potevano vederle tali?!
Erano wilderness, selvatichezza, natura selvaggia adattata intrinsecamente a quei luoghi! Fu questo il grande errore che guidò la mala gestione da parte dei contadini di quei fondi occupati, che i vecchi latifondisti avevano senza troppo impegno fatto comunque fruttare con il pascolo brado di mandrie di buoi, il legno prelevato con misura, ecc.!

Un paradiso selvaggio in equilibrio che dalla pastorizia, dalle mucche e dal cinghiale, dalla raccolta di erbe eduli, fungi, e forse anche tartufi, dal legno prelevato con razionalità non disboscante, ecc., poteva sfamare e dare economia a tantissime persone, … invece in quel paradiso selvaggio, l’ Arneo, la Maremma della Puglia, quei contadini accecati dalla fame di terre vi videro il nulla, terre incolte da dissodare, deforestare, e coltivare con duro durissimo lavoro.


Le occuparono – fu giusto – per i loro bisogni contro i latifondisti, ma senza la benché minima saggezza e riflessione, una volta occupate, le distrussero delle loro vere ricchezze, dei loro millenari ecosistemi, senza sfruttarle dunque con raziocinio combinando pastorizia, agricoltura ed attività silvicole laddove esisteva la macchia, la foresta mediterranea!

E oggi rischia di rimanerci in mano un pugno di sabbia, poiché dove i contadini hanno cancellato la foresta, il valore vero naturale di quelle lande macchiose, oggi nuovi predoni selvaggi locali e stranieri disseminano lì la morte del fotovoltaico industriale e dell’ eolico e mille altri drammi a carico di un paesaggio e di un ambiente che deve essere risanato cominciando a ridiffondere la macchia lì dove vi esisteva di diritto con la sua immensa ricca biodiversità contro ogni passata odierna e futura devastazione!

In Arneo avvenne esattamente lo scempio umano che anni prima si abbatté ai danni della meravigliosa Foresta Belvedere nel cuore del basso Salento, trasformata quasi tutta in legno e carbone per le esigenze del nord Italia, e per dissodare terra da coltivare! Anche lì la cura non può essere oggi che la medesima: riportare l’ elemento bosco da reinserire e diffondere con armonia paesaggistica, integrandolo con le attività agricole presenti, ripartendo come semi di speranza, dalle tante querce lì caparbiamente relitte e abbarbicate alla loro terra!

3 Commenti a Arneo, la Maremma della Puglia

  1. La distruzione del Paradiso Terrestre ad opera di un tranello scellerato trascinò l’uomo alla dimensione della sopravvivenza a costo di sudore e sacrifici. Oggi come allora, esca succulenta ed eterna rimane il potere unito al sogno di ricchezza personale e mai di arricchimento collettivo. Oreste ci fornisce la dettagliata e passionale cronaca di ciò che, nel tempo, è accaduto al paesaggio dell’Arneo e usa testimonianze dirette di chi, ultranovantenne, conserva il chiaro ricordo di ciò che conferiva splendore vitale a quei luoghi: fauna ricca, alberi mastodontici, profumi mediterranei fatti di tamerici e semplicità. Ed ecco il solito serpente in agguato, quel contro-eroe che trova sempre terreno fertile tra gli uomini, che si diverte a seminare caos e ambizione a qualsiasi prezzo: fuoco, disboscamento, distruzione, monocolture, tabacco, sfruttamento di genti e di terre, promesse non mantenute, impoverimento umano e biologico, nuovi progetti devastanti, infidi quanto il bibblico rettile lasciato ormai protagonista di tutto.
    Storia magistra vitae? Solo per chi ha voglia d’imparare.

  2. l’Arneo è stato fino al 1500 il punto di unione di immense aree boschive: a nord la foresta oritana, a sud est la foresta di Belvedere. Con la scomparsa della feudalità questi immensi e selvaggi patrimoni boschivi furono sfruttati frammentati e diedero origine a casali oggi gran parte dei quali diventati i nostri paesi; fino ai primi del 900 in Arneo vi erano ancora dimoranti gli ultimi lupi e linci del Salento, come molti toponimi in uso ancora oggi dimostrano.il mio papà da poco scomparso ricordava che nella sua Erchie gran parte del ceto popolare e proletario doveva la sua sussistenza alle macchie di Arneo. Di ciò che è l’Arneo oggi è amaro parlarne, persa l’area costiera, rimane solo qualche lembo nell’entroterra a ricordo dell’Eden che fù. Diego

  3. Criticare, giudicare e sentenziare col “senno di poi” è molto facile. Capire i motivi e valutare disinteressatamente il vero perchè quella massa di contadini, circa 70 anni fa, lottarono aspramente contro i latifondisti dell’epoca è un pò più complicato.
    E’ giusto sapere che alla fine degli anni 40 l’Italia veniva fuori da ben 2 guerre mondiali, dove i nostri contadini a milioni ci avevano lasciato la pelle per combattere cause che non conoscevano, ma con la promessa che alla fine del coflitto sarebbero stati compensati con l’assegnazione di terreni abbandonati ed incoltivati.
    Questo venne promesso ai combattenti della Grande Guerra (promessa poi non mantenuta) e la stessa promessa fu fatta dopo pochi decenni in occasione del 2° conflitto mondiale.
    Anche in questa circostanza il potentato agrario cercò di far orecchio da mercante e di opporsi alle legittime pretese dei contadini stremati da 2 guerre che li avevano ridotti nella più nera miseria, Stavolta però gli agrari non avevano alle spalle la forte protezione di quelle forze politiche conservatrici che 30 anni prima sfociarono nel fascismo.
    Nel 2° dopoguerra, i latifondisti avevano si alcune forze politiche che li spalleggiavano ( PLI, MSI, PDIUM e parte della DC), ma erano fronteggiati da dei forti partiti politici (PCI, PSI ed in parte anche dalla DC) che si schierarono a protezione dei braccianti agricoli.
    La fame, la miseria spinsero questi poveracci a ribellarsi ed a chiedere il disboscamento di quelle terre improduttive che i ricchi agrari non intendevano cedere, questo al costo di dure lotte che a molti costò la galera e pure la vita.
    Oggi (seduti su di una comoda poltrona, davanti alla tastiera di un moderno pc e con in mano una tazzina di buon caffè caldo e profumato), è’ facile fare i bravi naturalisti e condannare per gli ERRORI STORICI GRAVI chi in quelle circostanze, col sangue, si prodigava per cercare lavoro e portare a casa un tozzo di pane per poter sfamare i propri figlioli.
    Mi pongo una domanda: Chissà ieri, come si sarebbero comportati quei bravi naturalisti odierni se si fossero trovati al posto di quei pover braccianti agricoli? Forse avrebbero detto NO al lavoro, NO alla sopravvivenza, NO ai piccoli da sfamare e SI all’improduttiva macchia per non commettere GRAVI ERRORI STORICI?

    P.S.
    Senza ombra di contraddizione, preciso che: Anch’io sono un rispettoso amante della natura e mi schiero sempre contro le selvagge cementificazioni delle nostre coste, contro l’espiantazione dei secolari ulivi, contro ogni forma di ARRICCHIMENTO e di incivile SPECULAZIONE a danno della natura

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