Gregorio Falconieri da Nardò (1885-1964), vescovo di Conversano

Mons. Gregorio Falconieri nel 1935 (stampa dell’epoca)

Mons. Gregorio Falconieri. L’altare e la poesia

di Lucio Causo

   Gregorio Falconieri nacque a Nardò il 20 febbraio del 1885. Dai cenni biografici di don Gregorio Gaballo si rileva che il giovane ecclesiastico, dopo aver frequentato le classi ginnasiali e liceali, nel 1905 fu ammesso alla prima tonsura dal vescovo Ricciardi nella Cattedrale di Nardò; divenne presbitero nel 1908 e poi fu nominato da mons. Giannattasio vice rettore del Seminario, ottenendo di frequentare l’Università di Padova per addottorarsi in lettere.

Monsignor Falconieri fu docente a Nardò, a Lecce, a Porto Mirteto, a Cava dei Tirreni. Rientrato a Nardò, divenne arciprete di Casarano nel 1927, successivamente fu richiamato a Nardò dal vescovo Muller e nel 1935, sotto il pontificato di Pio XI, divenne vescovo di Conversano.

Giunto nella Diocesi assegnatagli, oltre agli insegnamenti pastorali, si occupò della storia locale, rilevando con grande prestigio gli episodi relativi all’incoronazione di Maria SS. della Fonte, in occasione del primo centenario, nel 1947. Commentò l’Historiarum Cupersanensium di P.A. Tarsia e rievocò la figura del primo vescovo di Conversano, Simplicio, inviato dal pontefice Felice III a confutare in Africa l’eresia dei Patarini nel 489.

In occasione del quindicesimo centenario del concilio di Calcedonia , mons. Falconieri spiegò ai diletti figli e fratelli della sua diocesi molti particolari inerenti le controversie che caratterizzarono la vera dottrina del pontefice Leone I e la grande eresia di Eutiche, monaco greco di Costantinopoli. Egli seppe rammentare quanto era accaduto ai concili di Nicea e di Efeso e l’azione svolta dal martire Flaviano, condannato all’esilio in Libia e deceduto durante il viaggio per i maltrattamenti subiti dai sostenitori di Eutiche e Dioscoro.

San Flaviano è Patrono di Conversano e mons. Falconieri confermò decisamente che i miseri resti mortali del Santo furono inviati in Italia dalla imperatrice Galla Placidia, da Costantinopoli.

Nel 1957 l’illustre presule, per il quinto centenario della morte di Santa Rita da Cascia, rammentò le grazie e i miracoli ricevuti dai cittadini di Conversano rilevati dal cardinale Gennari e dal padre Lorenzo Maria Tardi, il quale propagò il culto di Santa Rita nei nostri territori e si rese promotore presso il pontefice Leone XIII della sua canonizzazione.

L’eminente vescovo neretino, titolare dell’Episcopio di Conversano, è stato un insigne esperto di lingue greche e latine ed ha fornito preziosi suggerimenti per la compilazione di noti vocabolari in uso nelle scuole medie e nelle università.

Egli ha commentato il Concilio Vaticano II con richiami particolari ai precedenti concili.

Mons. Gregorio Falconieri si è spento a Nardò nel 1964, all’età di 79 anni. Rimane, fra i suoi scritti più importanti, la tesi di laurea commentata dal prof. Domenico Manfroci.

Il 22 dicembre del 1915, il futuro vescovo di Conversano sostenne presso l’Università di Padova una brillante tesi sul poeta latino Commodiano, cristiano, del quale accertò la data e il luogo di nascita; Commodiano, secondo Falconieri, è nato a Gaza nel III secolo e si è poi trasferito nei territori della Gallia per diffondere la sua poesia ed i pensieri teologici applicati alla liturgia della Chiesa in lingua latina. Secondo alcuni storici,  la lingua latina si è imposta per sedici secoli sulle altre lingue del mondo ad opera di Commodiano, di San Bernardo e di Petronio.

Commodiano fu autore di 80 componimenti poetici acrostici (Instructiones), compresi in due libri, e nel Carmen Apologeticum raccolse ben 1060 esametri.

Molti studiosi indicano questa antica raccolta di poesie come la fonte di maggiore ispirazione per le Odi Barbare del Carducci.

Un commento a Gregorio Falconieri da Nardò (1885-1964), vescovo di Conversano

  1. Mons. Gregorio Falconieri era di casa a Collemeto. Si dà il caso che una sua nipote, Nina Falconieri, era andata in sposa a Carlo Petrelli di Collemeto, un cugino di mio padre il cui palazzo stava proprio di fianco a casa mia. Nina Falconieri ebbe diversi figli, che, quando convolavano a nozze, chiedevano sempre che lo zio vescovo venisse a Collemeto per celebrarle. Ero chierichetto allora, perciò ho un buon ricordo.
    Ma il ricordo principale che ho di lui è proprio quando morì nel 1964. Ero in seminario a Nardò da 4 anni e fui scelto con altri pochi seminaristi alla cerimonia di prelevamento della salma dall’abitazione in cui era deceduto. Lui, abbastanza alto e di bella presenza, lo vidi così minuto e smunto che ne ebbi una triste impressione. Poi uscimmo in processione e la salma fu deposta, se ben ricordo, nella chiesa delle suore clarisse dove dimorò per un giorno e una notte per la veglia funebre. Nella veglia fummo coinvolti, a turno, anche noi seminaristi. L’indomani il funerale con tutti gli onori che si dovevano a un vescovo. Celebrante l’allora vescovo di Nardò mons. Rosario Mennonna e tutto il Capitolo di Nardò. Nina Falconieri è morta pochi anni fa alla bella età di 92 anni e ogni tanto mi parlava dello zio vescovo con orgoglio: “Sono nipote di uno zio vescovo!” ripeteva spesso.

    Qui di seguito, una foto degli anni ’30 del secolo scorso in cui appare l’allora sacerdote don Gregorio Falconieri. Cliccare sul link:
    https://picasaweb.google.com/alfredoromano9/17Febbraio2012#5710025307396096450

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