Grottaglie/ La gravina di Riggio

Grottaglie, gravine di Riggio (ph Carmen Santantonio) 

 

di Santantonio Carmela

 

Molto interessante dal punto di vista paesaggistico-naturalistico ed estremamente importante per la testimonianza archeologica è la Gravina di Riggio, il cui toponimo rievoca la scomparsa Rudiae. Situata all’estremità settentrionale del territorio grottagliese, è la più profonda delle incisioni e presenta dei salti di quota che, in alcuni periodi dell’anno, in conseguenza di abbondanti precipitazioni, danno luogo a piccole cascate, raccogliendo le acque che provengono dagli spalti tufacei a quote superiori.

La gravina di Riggio, a Nord-Ovest dell’abitato di Grottaglie, è una profonda forra che si sviluppa con andamento sinuoso in direzione Nord- Sud per poco più di un chilometro, a partire dal punto dove un corso d’acqua torrentizio, che ha attraversato un affioramento di Argille, incontra le Calcareniti di Gravina. Qui, dopo un breve tratto, in cui le piene erano costrette in un alveo angusto che ne determinava una forte turbolenza, è presente un salto di circa 15 metri, alla base del quale, un tempo, era presente un laghetto.

Questa, infatti, alimentata dalle acque della superiore gravina di Buccito e di incisioni minori della contrada Coluccio, inizia con una serie di strettissimi terrazzi e con uno strapiombo, chiamato localmente il Caggione.

La gravina è nota nella letteratura storica regionale per le due chiese rupestri affrescate e per il complesso insediamento rupestre medievale che occupa le sue pareti; meno noti sono gli aspetti archeologici della località.

Da questo punto, la Gravina presenta per circa 700 metri pareti subverticali incise nella calcarenite ed in parte nei Calcari di Altamura. Sono state rinvenute tombe a grotticella in continuo con il villaggio preistorico di capanne di cui si identificano i fori di palificazioni scavati nella roccia lungo i due greppi della Gravina.

Varie ipotesi sono state formulate sulle origini dell’insediamento medievale in questa Gravina. Probabilmente trattasi di rifugiati provenienti da altri insediamenti distrutti, alla fine della tarda antichità o all’inizio dell’alto Medioevo, dalle invasioni barbariche e dalle vicende della guerra greco – gotica.

Il maggior gruppo di profughi sarebbe giunto a Riggio dall’insediamento di “Pezza Petrosa”, a metà strada circa tra  Grottaglie e Villa Castelli.

 

 

Villaggio di Riggio

 

Quella di Riggio ospita il più noto dei villaggi rupestri ad est di Taranto.

L’insediamento occupa tutta la Gravina, anche se è possibile identificarvi tre nuclei di maggiore concentrazione: uno a nord, con residui di muri di fortificazione, uno nell’area centrale ed uno all’estremità meridionale, sotto la masseria attuale.

Qui si trovano le chiese, ricche di affreschi tra i più antichi conservati nell’elenco ionico, essendo datati tra X e XI secolo.

Prova inconfutabile, questa, dell’esistenza in età alto-medioevale del centro demico. I suoi primi abitanti sarebbero stati i profughi dall’insediamento classico di Pezza Petrosa, “ubicato a destra della strada Grottaglie – Villa Castelli, poco dopo metà percorso, attraversato da una diramazione del Rigio Tratturello Martinese’”.

L’esodo degli abitanti sarebbe avvenuto all’epoca della guerra gotica lungo il tratto di strada che da Pezza Petrosa si dirige verso Crispiano, percorrendo i piedi dei Monti di Martina, e poi lungo un diverticolo che porta alla pineta di Frantella e di qui alla gravina di Riggio.

Le cavità artificiali più importanti, partono dalla cosiddetta “casa fortezza”, che si sviluppa su tre livelli ed è frutto del riadattamento di cavità naturali. Difficile una ricostruzione precisa della situazione originaria, a causa di crolli, per cui plausibilmente si conclude col proporre la datazione della “fortezza” o ad età classica (V- IV sec. a.C.) o agli inizi del Basso Medioevo(X- XIII sec.).

Nella parte invece occidentale, dove si trova un altro villaggio, è presente un’imponente cava di tufi che probabilmente ha portato con gli anni alla distruzione di un gruppo di abitazioni preesistenti. Tra le superstiti è da segnalare una abitazione costituita da due vani giustapposti a pianta ortogonale, con le pareti ricche di nicchie, ed il “cavernone” naturale, con vano d’accesso regolarizzato. A Nord del villaggio si trova la cosiddetta “farmacia”: un vano quadrangolare di circa25 metriquadri, privo della facciata, coinvolta in crolli, le cui pareti superstiti sono occupate da 114 loculi, chiaramente destinati all’allevamento dei colombi.

Interessante in questa Gravina è anche il cenobio”, un complesso di quattro abitazioni bicellulari collegate tra loro in epoca tarda. 

Alcuni locali scavati nella parte sommatale della Gravina, di fronte al “cenobio” e alla “casa fortezza”, sono comunemente indicati come “vedette”.

Le chiese

 

Le chiese, tanto quelle inserite nel tessuto dei villaggi rupestri, quanto quelle isolate, sono certamente sino ad oggi, l’elemento al quale è stata dedicata la maggiore attenzione, particolarmente per l’arredo pittorico che vi si conserva in più o meno discreto stato.

A Grottaglie, nella Gravina di Riggio si trova una chiesa anomina, denominata Cripta maggiore in Peluso, che riporta uno schizzo planimetrico ed una “visione d’insieme” in due tavole non numerate e con disegni non quotati. Un’affidabile monografia potrà studiarne l’architettura originaria, che, oltre ad ampliamenti dell’aula per esigenze di crescita demica, ha subito vistosi interventi di trasformazione in fasi di uso improprio, quando nell’aula furono ubicate attività produttive.

Nella Cripta minore, sempre nella suddetta Gravina puntuale è la descrizione dell’abside affianco all’ingresso: “Ad Est, cioè sulla destra di chi guarda, è scavata un’abside semicircolare, alla cui base vi è un sedile. La volta dell’abside è a calotta ed è delimitata anteriormente da una travetta rocciosa”.

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