L’upupa nell’ecosistema agricolo del Salento

 

di Stefano Spagnulo*

 

Il Salento rappresenta la Terra di Mezzo non solo per tutti i popoli umani che hanno transitato e transitano tuttora, ma anche per tutti gli uccelli migratori che dopo traversate lunghe migliaia di chilometri trovano ristoro e luogo per riprodursi.

Il Salento è una nicchia ecologica, posto occupato da un organismo nel suo ambiente, insieme con le sue attività e relazioni con altri organismi. Il termine nicchia trova utilizzazione anche per descrivere un ambiente dove può essere trovato un individuo umano. Quando ricerchiamo un numero telefonico o un indirizzo su di una guida, stiamo cercano una nicchia di un individuo. A livello ecologico, qualora una nicchia dovesse essere distrutta o modificata, l’individuo andrebbe incontro ad una seria difficoltà di sopravvivenza, tendendo ad occupare nuovi spazi o altre nicchie ecologichee; nella maggior parte dei casi entra in competizione con individui nuovi a se stesso, con effetti naturalmente imprevedibili.

La nostra terra salentina è un importantissimo ambiente di pregevole interesse ecologico e naturalistico. Basti citare ad esempio la Riserva di Stato de “Le Cesine” di Vernole, qualificata come “Oasi più bella d’Italia” per la presenza di molti uccelli acquatici e nidificanti, che dopo lunghissime traversate, scelgono questo paradiso naturalistico per perpetuare la propria specie. Un  vero punto di riferimento per tutti gli osservatori e ornitologi del mondo.

Ma torniamo a noi facendo riferimento a Sua Maestà l’Olivo secolare, anch’ esso importantissima nicchia ecologica per numerose specie di volatili migratori che hanno un notevole, se non essenziale, ruolo ecologico.

In particolare andrebbe citata, e questo articolo è a lei interamente dedicato, l’Upupa (Upupa epops).

Fa parte dell’ordine assai vasto di uccelli di piccola e media taglia dei Coraciiformi, con becco robusto, piumaggio spesso a colori brillanti, con livree vistose. Le dita anteriori tendono a essere riunite verso la base.

Molte specie hanno costumi predatori. Nidificano in cavità degli oliveti secolari in Salento e l’ordine comprende 10 famiglie distribuite nella fascia tropicale e subtropicale. La famiglia dove trova classificazione l’Upupa è denominata degli Upupidi (Upupidae) e come caratteristiche fondamentali presentano il becco lungo e sottile, le narici rotonde e aperte e un tipico ciuffo di penne sul capo. Hanno 10 remiganti e 10 timoniere, tarso breve, 2° e 3° dito liberi; i pulcini sono rivestiti da piumino.

È un uccello che è subito identificabile per la sua folgorante cresta, che in volo può essere anche eretta, e per il canto inconfondibile, con tre suoni identici puup-puup-puup emessi in sequenza, alle volte può anche emettere un aspro sciir.

Il nido è rappresentato da cavità negli alberi o nei muri con 5-8 uova in una covata (15-19 giorni) tra aprile e luglio. L’interno del nido viene tappezzato in modo sommario. Il maschio nutre la compagna per tutta la durata della cova in quanto la femmina non abbandona mai il nido, neanche per svolgere le sue funzioni corporali, infatti finisce sempre per essere circondata dagli escrementi. Possiede però una ghiandola anale che secerne un liquido vischioso dall’odore nauseabondo, con cui si spalma le penne e il becco e questo fenomeno serve alla disinfezione e per allontanare eventuali intrusi.

È un uccello migratore che giunge da noi in primavera, proveniente dall’Africa, e torna ad occupare il territorio dove viveva l’anno precedente. I movimenti avvengono tra luglio e ottobre, con ritardi fino a novembre e tra marzo e maggio. Il picco delle osservazioni di solito si ha nelle ultime due decadi di aprile con sporadiche osservazioni fino a giugno. In ogni caso i dati possono cambiare di anno in anno.

Ma quello che è più interessante e che ci rivela l’importanza e la necessità, di avere questo organismo nell’ambiente salentino, sta  nell’utilità che può assumere nel contenimento delle popolazioni di alcuni fitofagi. Infatti l’alimentazione di questo volatile si basa prevalentemente su insetti che rappresentano degli alimenti completi e ricchi di proteine, necessari a sfamare il pulli (piccoli degli uccelli) e la femmina nel nido.

È stato accertato che l’Upupa ha svolto in passato il ruolo di controllore biologico della Processionaria del Pino (Thaumetopoea pityocampa), caratteristico lepidottero, le cui larve defogliatrici costruiscono dei tipici vistosi nidi, sulle cime delle piante che ne rendono facile ed inconfondibile l’identificazione. Sono pelose, con il capo nerastro ed il corpo di colore grigiastro nella parte dorsale, mentre nella parte ventrale vi sono delle sfumature ocracee. Il dorso presenta ciuffi di setole di colore rosso brunastro che si dipartono in tubercoli. L’attacco sulle piante, se massiccio, può determinare un notevole indebolimento provocando anche gravi stress fisiologici alle piante che divengono recettive per ulteriori patologie di carattere fungino come la Carie del Legno.

larve di processionaria

Altri fitofagi che l’Upupa preda sono il Tripide dell’Olivo, il Cotonello dell’Olivo e il Fleotribo. Si presta bene con il suo becco a nutrirsi anche di fitofagi che si trovano nel terreno, dove avviene parte dello sviluppo di tanti altri parassiti. È un organismo utilissimo se non addirittura necessario.

processionaria del-pino

Ritornando al ruolo di nicchia ecologica possiamo ammettere che l’Upupa sia una specie a rischio in quanto la maggior parte degli imprenditori agricoli in Salento sarebbero intenti a sostituire gli alberi secolari del nostro territorio con varietà provenienti dall’estero che porterebbero a produrre maggiormente le olive da olio e con costi minori. Questo cancellerebbe il ruolo di nicchia ecologica che assume oggi l’Olivo nel Salento, non solo per l’Upupa ma per altrettanti volatili che ne giovano.

Naturalmente fino a quando esisterà una politica di tutela per le nostre piante secolari che ci rappresentano nel mondo intero e quando, si spera quanto prima, l’Olivo diverrà  patrimonio dell’umanità il territorio rurale sarà sempre più memore di essere Agro-ecosistema salentino.

In quel caso l’uomo si ricorderà che… quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo fiore avvelenato, l’ultimo pesce catturato, solo allora capirai che non si può mangiare il denaro (Toro seduto).

*Stefano Spagnulo, Biologo e Divulgatore Scientifico, nel campo delle Scienze Ornitologiche e Naturali opera per la LIPU(Lega Italiana Protezione Uccelli) ed è membro del team Argonauti (www.argonauti.org)  e del SOA (Sulle orme degli Argonauti: Studio, valorizzazione dell’ambiente naturale – www.ormepuglia.it).

Bibliografia

–         Spagnulo S., Tordi e Simili, per la Salvaguardia della Specie, in Spigolature Salentine;

–         Cagnolaro L., UCCELLI, GIUNTI EDITORE;

–         Hume R., Uccelli D’Europa, Fabbri Editori;

–         Brichetti P., Fracasso G., Ornitologia Italiana, Vol. 4, pagg. 60-67;

–         La GioiaG.,Refolo G., L’Agroecosistema della Provincia di Lecce, Aspetti naturalistici e gestionali; Ed. Del Grifo – Lecce.

6 Commenti a L’upupa nell’ecosistema agricolo del Salento

  1. Salve a tutti.
    A tal proposito colgo l’occasione per scrivere due righe.
    E’ risaputo oramai che gli uccelli e non solo, non stiano attraversando un periodo esistenziale molto florido, nonostante siano stati sempre in primo piano, nel mantenimento dell’equilibrio dell’ecosistema.
    Ora come ora poi, ci troviamo a dover combattere sia con gli errori che furono, ma anche con gli errori che sono (e che saranno ancora peggio negli anni a venire).
    L’upupa (ma non solo ) ,si puo’ dire che negli ultimi anni abbia conosciuto una lente ripresa, sopratutto nei paesi del Nord Europa come Inghilterra e Svezia ,dove qualche anno addietro, aveva conosciuto un forte decremento.
    Grazie pero’ alla sensibilita’ e alla conoscenza di altre persone, il suo status e’ notevolmente migliorato.
    In altre regioni d’Italia si sta cercando di ovviare ai propri errori.
    Nel caso specifico intere scolaresche, insieme all’ausilio di enti preposti (parchi differenti dal nostro “parco costa Otranto S.M.Leuca” o wwf,volontari,amanti,naturalisti ,amministrazioni comunali ,ecc) sono state coinvolti in un progetto che prevede l’installazione di nidi artificiali, che altri non sono che delle nicchie (costruite con materiali biodegradabili,legno,o derivati) che vengono installate i punti strategici,e che variano da specie a specie.
    Questi progetti capitanati per lo piu’ da esperti,oltre che a sensibilizzare e avere valenza didattica, consentono ( e scusatemi se e’ poco) ad agevolare la ripresa degli animali nel loro ciclo riproduttivo.
    Considerato che sinora abbiamo solo fatto dei danni, mi sembra doveroso cercare di rimediare agi errori passati e passare dunque all’azione.
    Personalmente pero’ mi sono trovato dinanzi, gente ,che da un lato decantava il suo amore per la natura, dall’altro a suo dire, non aveva il tempo neanche per controllare le cassette nido( ho omesso, che mi sarei interessato del tutto io, dalla costruzione alla sua installazione) cosi come mi sono ritrovato gente e ritorno al parco Otranto S.M. Leuca ,dove mi si e’ presentata gente che non sapeva distinguere una lucertola da un ramarro o che credesse che l’Averla Capirossa significasse possedere una ferrari testarossa.
    Tutto vero!!!!!!!!!!!!!
    Ritornando a noi.
    Chiunque avesse interesse per l’argomento, non deve far altro che digitare su google :”cassetta nido” ….con il nome relativo della specie, e trovera’ tutte le info del caso.
    Io comunque resto a completa e gratuita disposizione di coloro che volessero un aiuto .
    La mia mail: mauriziobiasco@hotmail.it
    Cordiali saluti
    Maurizio

    • Maurizio, grazie per il tuo intervento. Perchè non pensi di proporci degli articoli per questo sito, al fine di sensibilizzare i nostri lettori sul tema da te ribadito e, purtroppo, a noi poco o niente noto?
      Hai tutta la nostra ammirazione e il giusto incoraggiamento ad offrirci una minima parte della tua esperienza. Anche questo è amore per la propria terra

      • Certamente…nei prossimi giorni preparero’ qualcosa di piu’ approfondito e dettagliato e ve lo faro’ sapere.

  2. Sono felice di sapere che nel mio giardino una splendida upupa viene a rifocillarsi. Dal momento che la femmina non abbandona il nido, come ho letto nell’articolo, credo si tratti dell’esemplare maschio: ha colori bellissimi. Insieme al grande falco che volteggia sul tetto di casa nostra, l’upupa è un altro avvistamento che rende interessante e meraviglioso esserci trasferiti nella campagna salentina.

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