di Marcello Gaballo e Armando Polito
Dopo l’elezione del cardinale Fabio Chigi a vescovo di Imola gli subentrò nella cattedra episcopale di Nardò, come XXI vescovo, Calanio della Ciaja, di nobile famiglia senese[1], nominato dal pontefice Innocenzo X il 1 luglio 1652.
Fratello di Berenice, la cognata di Fabio Chigi, era nato a Siena il 25 luglio 1606, dottore in “utroque iure”, già uditore di due cardinali, restò in carica sino al dicembre del 1654, anno della sua morte.
Il suo vescovato fu dunque molto breve, ma non era cominciato meglio.
Riportiamo quanto si legge nell’appendice, rimasta manoscritta, che completa i due volumi di Isidoro Ugurgieri Azzolini, Le pompe sanesi, overo relazione delli huomini, e donne illustri di Siena, e suo Stato, Fortunati, Pistoia 1649[2]:
Calanio di Tiberio della Ciaja Nobile senese laureato che fu nell’una, e nell’altra Legge se ne passò a Roma ove si trattenne molti anni nell’avvocazione, ed altre lodevoli incombenze, quando che tornato Fabio Chigi da Colonia a Roma, e creato Cardenale da Papa InnocenzIo X, rinunziò il Vescovado di Nardò a favore del d. Callanio, che in grazia del Chigi gli fu benignamente da sua Santità. Ma mentre và a pigliare il possesso della sua Chiesa, ecco che è barbaramente svaligiato per la strada dai banditi, ed assassini. Nondimeno sopportò inflessibilmente quell’infortunio, arrivò alla sua Chiesa già conferitagli l’anno 1652, e fu ricevuto dai suoi Popoli con grandissima allegrezza, la quale poco durò perché passò all’altra vita l’anno 1654.
Di lui ci resta un componimento in distici elegiaci sull’origine del convento in Ambrogio Landucci, Sacra Leccetana selva[3]:
Relligionis domus, divino numine plena/ilice ab umbrosa nomina clara tulit./Ansani soboles sacra fundamenti locavit,/atque Augustinus Coelica iura dedit./Huic Salamoniaci cedat nunc machina Templi,/pulchrior arte licet, clarior ista fide./Ornarunt lapides illam, aurum, et cedrina ligna,/hic venerabilior de Cruce fulget honor./Illa sepulta iacet frtagilis constructa metallo,/haec pretio mundi stat solidata domus (Religiosa casa, piena della maestà divina, trasse l’illustre nome dall’ombroso leccio. La stirpe di Ansano[4] pose le sacre fondamenta e Agostino diede le leggi romane[5]. Ora la struttura del tempio di Salomone lasci il posto a questa, per quanto (quella) più bella per pregio artistico, questa più illustre per fede. Ornarono quella pietre. oro e legno di cedro, quì risplende più venerabile l’onore riguardante la Croce. Quella casa fatta di fragile materiale prezioso giace sepolta, questa sta solida a pregio del mondo).
Pochi giorni dopo la nomina a vescovo di Nardò, il 9 luglio, da Firenze, gli scrive Vittoria Della Rovere (1622-1694), per grazia di Dio Gran Duchessa di Toscana, figlia di Federico Ubaldo della Rovere e di Claudia de’ Medici, sposa di Ferdinando II de’ Medici.
Nella lettera si congratula per la nomina fatta da S(ua) S(antità) della sua persona per la Chiesa di Nardò; et nel riconoscere in questo la solita prudenza di S(ua) B(eatitudi)ne, et la stima che vien fatta del suo proprio merito, n’abbiamo presa part(icola)r consolatt(ion)e, como la sentiremo ancho maggiore nel veder premiata con altri vantaggi la sua virtù,
Di cho preghiamo il signore Dio, et assicuriamo intanto V.S. della dispost(issi)ma n(ost)ra volontà per tutte le sue occorrenze.
[1] Ecco come lo scudo di famiglia è riportato e descritto in Eugenio Gamurrini, Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane, et umbre, v. III, Firenze 1673, p. 13: La famiglia della Ciaia porta lo scudo divisato per il mezzo, cioè la parte di sopra azzurra, e l’altra di sotto verde, e nel mezzo dello scudo alza un cane levriero con collare d’oro.
[2] Manoscritto custodito nella Biblioteca Comunale di Siena (IT. VI 214 (6145).
[3] Cioè origine e progressi dell’Antico e Venerabile eremo e Congregazzione di Lecceto in Toscana dell’ordine Eremitico del Padre Sant’Agostino, Cavalli, Roma, 1657, p. 22
[4] Ansano (284-304) secondo la tradizione cristianizzò Siena.
[5] Alla lettera: le leggi del Celio, uno dei sette colli su cui sorse Roma.
Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.
