Nardò. Vicende della masseria e del feudo di Ogliastro


di Marcello Gaballo

Sulla strada Nardò-Copertino, a circa quattro chilometri da quest’ ultima, da secoli esiste la masseria Ogliastro o Olivastro, comunemente nota come Ghiassciu, tra le più antiche del nostro territorio.

Raggiungibile mediante un tratturo alberato con maestosi pini, e per questo ben visibile da gran distanza, rappresenta un altro dei più bei complessi masserizi, questa volta con tipologia di villaggio sviluppatosi in più riprese attorno ad una torre tre-quattrocentesca.

viale alberato per cui si giunge alla masseria Ogliastro, visibile sullo sfondo (ph M. Gaballo)

 

È questa l’ elemento principale del casale, già esistente ed abitato nel medioevo, posta tra il cortile ed il giardino, imponente ma ben slanciata, con importante arco ricavato nel suo spessore e con decorazioni scolpite nella parte più alta, dove trova posto anche uno stemma illeggibile.

Le decorazioni vengono riprese sul massiccio fabbricato cinquecentesco, posto a destra della torre ed adibito a deposito, anche questo singolare per l’ incredibile spessore murario e per le interessanti finestre centinate, molto simili a quelle della masseria Trappeto nell’ Arneo.

I diversi locali di lavoro e le numerose abitazioni del personale, gli abbeveratoi, le stalle, i fienili, le poderose mura perimetrali a secco, il portone d’ ingresso e l’ immancabile chiesetta, testimoniano la frenetica attività masserizia nelle diverse epoche, che perciò ben meritava di proteggere la sua produzione dalle incursioni barbaresche prima e dai briganti dopo.

In discrete condizioni statiche e altrettanto discreto stato conservativo è disabitata, ridotta a solo deposito di materiale ed attrezzature agricole.

Rimando ai pochi testi che trattano di questa ed altre masserie per ulteriori notizie sull’ architettura e sulle dinamiche agricole del complesso, comunque poco noto e meritevole di adeguata attenzione, specie in tempi come questi in cui si auspica il rilancio dell’ agriturismo salentino.

Quasi del tutto sconosciute sono invece le vicende storiche di questa masseria e dell’ omonimo feudo, che si estende sino alla strada Nardò-Avetrana, compreso tra quelli di Puggiano, Castro e S. Andrea.

Ogliastro compare per la prima volta in documenti del 1272, essendo di proprietà dei De Bellovedere, dai quali passò poi agli Arena Conclubeth, che ancora lo possedevano nel 1377.

Tornato alla Regia Corte fu venduto a Roberto Capano, quindi a Orazio Tuttavilla, da cui ai Minutolo, che nel 1516 lo cedettero al napoletano barone di Barbarano Giancola Capite.

Come sempre sono gli atti notarili a fornirci i chiarimenti per le vicende nei secoli successivi al XV. Da alcuni di essi infatti apprendiamo che dall’ ultimo proprietario il feudo fu venduto ad un altro napoletano della famiglia Gaetani, imparentato con gli Acquaviva di Nardò, la cui figlia lo portò in dote al marito Spinetto Maramonte, leccese, col quale generò, tra gli altri, Marsilio, che risulta barone di Ogliastro già nel 1572 e almeno per un altro decennio.

Nel 1582 infatti Marsilio lo vende al barone Vitantonio De Pantaleonibus …che compra quel castello per ducati diece mila cinque cento colla bagliva, e colla giurisdizione civile, criminale e mista, quindi per 10.500 ducati, cum bajulatione del Banco di Giustitia di Napoli, come si legge nei privilegi del duca di Ossuna spediti nello stesso anno.

Tre anni dopo il casale viene affittato a Massenzio Martina da Lequile e la masseria, a pieno regime lavorativo, risulta provvista di forno, mulino, apiario, con diversi terreni, vigneti, oliveti e pascoli, oltre a possedervi lo jus pasculandi et herbagiorum, consistente pure in aquis, jure aquarum, paludibus, domibus, jardenis, curtibus, puteis, cisternis.

Vitantonio ebbe come discendenti solo delle femmine e alla primogenita Antonia donò il feudo e la masseria, per portarli in dote al suo secondo marito Lucantonio Personè (è di entrambi infatti lo stemma partito, tuttora visibile sul portone d’ ingresso alla masseria).

Ai Personè il feudo rimase per tutto il periodo successivo e sino all’ eversione della feudalità, persistendo invece il possedimento della masseria, che nel 1934 è di Francesco Personè; avutolo per eredità della madre Elena di Michele Personè.

In tale anno, come risulta negli atti dell’ Intendenza di Finanza conservati nell’ Archivio di Stato di Lecce, la si dichiara con estensione di 335 ha e viene stimata del valore di un milione di lire. A causa di un grave dissesto finanziario, che aveva fatto perdere alla nota famiglia neritina moltissime altre proprietà altrettanto consistenti, la masseria fu venduta all’ asta e mai più ricomprata dagli eredi o parenti… ma questa è storia dei nostri giorni.

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