Libri/ Taranto. Correva l’anno 1710

Due terremoti (1710-1743), storie di vita tra i vicoli, tradizioni scomparse e ancora in vita. Tutto questo e altro ancora nel segno della devozione della città di Taranto verso la sua patrona, assieme a San Cataldo: la Vergine Immacolata.

Testimonianze, racconti di tarantini veraci, vicende di confraternita, storie di monumenti legati al culto della Vergine e veloci scorribande nella gastronomia legata alla festività. Senza dimenticare quanto accade nei comuni della provincia.

Se ne parla nel libro “Correva l’anno 1710”, realizzato da Angelo Diofano (Edit@, di Domenico Sellitti), e arricchito della presentazione del noto storico Vittorio De Marco.

Questa storia (scrive il prof. De Marco) si snoda attorno a una confraternita, quella dell’Immacolata, intenta ogni anno a celebrare e solennizzare la festa della propria Titolare che lascia un segno tangibile ella sua protezione verso la città nei due terremoti del 1710 e 1743.


Cosa avvenne nel 1710. Era di notte. Le scosse di terremoto furono tali da provocare il fuggi-fuggi dalle abitazioni. Non ci fu il tempro disastro. I tarantini attribuirono il miracolo alla Vergine Immacolata (era la vigilia della sua festa) e corsero ai piedi della sua statua, venerata nel convento di San Francesco d’Assisi, ora sede dell’università, per ringraziarla. Secondo il resoconto del sindaco Giovanni Capitignano, il sisma si verificò alle quattro e mezza di notte.

 Possibile? Il tutto è spiegabile con il fatto che all’epoca nel Mezzogiorno si seguiva in genere la così detta ora di Spagna o di Francia, per cui la prima ora della notte (la prima delle “ore piccole”) era quella subito dopo il tramonto che seguiva al suono dell’Ave Maria vespertina, Quindi, grosso modo, corrispondeva alle 22-22,30 attuali.
Così il 23 dicembre dello stesso anno l’Immacolata fu eletta compatrona di Taranto.
All’intervento dell’Immacolata fu attribuita anche la protezione dall’altro terribile terremoto del 20 febbraio 1743, avvenuto, secondo le cronache dell’epoca, verso mezzogiorno, con gravi danni nel Salento e in Calabria. E scosse furono forti ma la città non fu distrutta. Così il sindaco Scipione Marrese istituì un triduo di penitenza da tenere ogni febbraio, come continua ad accadere ai giorni nostri.
Il 12 febbraio del 1943, 200° anniversario del terremoto del 1743, l’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi fece eleggere l’Immacolata patrono principale della città, assieme a San Cataldo, perché la città non registrò notevoli perdite di vite umane, nonostante fosse uno dei più importanti obiettivi militari.

Un secondo aspetto che emerge da questa ricerca riguarda la tradizione popolare, ciò che nel tempo si costruisce spontaneamente intorno a un avvenimento religiosi, una tradizione cadenzata dal calendario liturgico e paraliturgico, espressione del sentimento di un popolo anche attraverso i “contorni” più materiali di vigilie, di bande, di arte culinaria che rende più viva la festa e aderente nel tempo al vissuto quotidiano. Dopo aver raccontato il miracolo, descritto il luogo in cui avvenne, ricordata la confraternita dell’Immacolata anche attraverso vicende e nomi di amministratori, le processioni, si sofferma sulle tradizioni scomparse e su quelle ancora vive, sull’antica atmosfera nei violetti, sui menu della vigilia della festa e i relativi preparativi nelle case della città vecchia come nei nuovi rioni periferici.
Molto belle le testimonianze di tarantini doc come Giacinto Peluso, Francesco Vozza, Salvatore Fallone (racconta di come i pasticceri del Borgo bruciavano la cannella per indurre all’acquisto) e del vecchio musicante Vincenzo Caso (che rievoca la tradizione della Novena nei vicoli e nelle case, cui partecipava sin dagli anni anteguerra). Spazio anche alla grande processione serale dell’8 dicembre con la partecipazione di tutte le confraternite, che rende la Città vecchia una novella Lourdes e che si conclude con un grande spettacolo pirotecnico in piazza Castello.
Non si può trattare di questa festa senza raccontare le vicende dell’istituto Maria Immacolata e delle “cornette bianche”, le suore vincenziane così soprannominate per il caratteristico copricapo usato fino a qualche tempo addietro, tanto fervorose loro operato in favore dei più poveri. Inoltre vengono citate le vicende della centralissima piazza dedicata alla Vergine, che ebbe in passato altri nomi.

A conclusione uno sguardo alle tradizioni dell’Immacolata in provincia, a partire da San Giorgio Jonico con le sue vicende della chiesa senza tetto, e proseguendo con Grottaglie, Martina Franca e le sue due confraternite intitolate alla Vergine con tal titolo, Carosino, Montemesola con il miracolo dei bruchi (o delle cavallette secondo altri), Massafra, Crispiano, Mottola con la storia dei nobili De Sangro e Manduria con l’incredibile “Libro Magno” del digiuno che trovò iscritti persino in Cina.

Un libro corredato da tante foto, alcune inedite, da leggere tutto d’un fiato.

Per informazioni e richieste: editaonline@libero.it
Correva l’anno 1710-Angelo Diofano-Edit@-pp.112-€ 10,00

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