William Fiorentino, ideatore di commedie in dialetto salentino

TUTTO IL TEATRO DI WILLIAM FIORENTINO

 

 di Paolo Vincenti

 

Le Edizioni Il Raggio Verde, di Lecce, hanno pubblicato IL MIO TEATRO, un’opera in due volumi, che raccoglie la vasta produzione autore leccese William Fiorentino, stimato ideatore di commedie in dialetto salentino che svariate compagnie teatrali da molti anni a questa parte portano in giro per le piazze del Salento e non solo.

Fiorentino, nato nel 1932 a Lecce, dove vive ed opera, scrive da sempre ma non aveva mai raccolto in volume le sue opere, affidate solo alla carta scritta dei canovacci per le rappresentazioni teatrali. Queste commedie sono notissime, dicevamo, non solo perché continuano ad essere rappresentate dalle più importanti compagnie teatrali, ma anche perché esse riscontrano da sempre un immutato successo di pubblico, grazie al felice impasto fra trame ben elaborate e congegnate e dialetto leccese.

Il merito di questa pubblicazione si deve alla casa editrice Il Raggio Verde, che all’inizio operava nel campo della editoria “underground”, ed oggi si occupa soprattutto di pubblicazioni scientifiche e settoriali, ma anche di pubblicazioni dedicate all’arte, al teatro, alla letteratura e alla comunicazione. Compie una felice incursione nel campo della commedia dialettale con l’opera che qui si presenta e che si vuole sottoporre soprattutto all’attenzione della fiorente comunità dei salentini all’estero, sempre gelosamente attaccati alle proprie radici, che gradiranno certo, magari nelle fredde serate svizzere, ritornare con la memoria alla loro terra natale, assaporandone i colori e gli odori più veri e genuini, la “vera anima del Salento”, come qualcun altro ha detto, attraverso le commedie di Fiorentino.

Queste commedie sono uno spaccato sulle abitudini, sui vizi e sulle virtù della società leccese. All’insegna della “leccesità”, infatti, Fiorentino offre un viaggio negli eccessi, nei riti e nelle superstizioni, nei fatti quotidiani di una realtà a volte amara, che viene alleviata con il balsamo del buonumore, toccasana e rifugio, per gli spettatori, dalle noie di tutti i giorni.

Il Primo Volume, con Prefazione di Raffaele Polo, raccoglie  dodici commedie di Fiorentino, mentre il Secondo Volume, con Prefazione di Mario Schiattone, raccoglie una serie di atti unici,  o meglio, sintesi di farse. Racconta William Fiorentino, nella sua Presentazione, che l’amico Raffaele Polo, un giorno, “con malcelata ironia ma con palese tono jettatorio, sentenziò: Ma cce sta’ spietti cu stàmpanu le cose toi? Dopu ca muèri?..” Questo diede a Fiorentino la stura a pubblicare finalmente i suoi scritti extravagantes (non dopo aver eseguito un debito gesto scaramantico), ed eccolo a porgere il benvenuto ai suoi lettori attraverso queste “modestissime pagine”. 

Eccole, allora, le opere di William Fiorentino,  quelle commedie che hanno allietato ed ancora continuano ad allietare le calde serate estive dai palcoscenici di tutto il Salento, quando nelle piazze nostrane si riversano grandi e piccini in cerca di rifugio dalla calura estiva e di sano divertimento:  Li uài te don Sisì Cardatasi (due tempi brillantissimi), La benettanima (commedia brillante in tre atti), La notte te San Giuànni (due tempi e tante risate), Milioni e crisantemi (due tempi brillantissimi), L’urtima carrozza (due atti giallo-nostalgici), Basta la salute (due tempi brillanti ispirati ma non troppo al “Malato Immaginario” di Moliere), Mannàggia li sordi! (due tempi brillanti liberamente tratti dall’ “Avaro” di Moliere),  Vico Storto Carità Vecchia (due tempi giallognoli), Villa Serena (due tempi brillanti tratti allegramente da “Jalouse” di Busson), Ci penso io! (tre atti  brillanti prendendo a prestito un’idea di Bàrriere da “Le gascon”) , …E all’ottavu creau la socra (due tempi brillanti vagamente ispirati in versione scanzonata e poco fedele a “Les surprises du divorce” di Bisson e Mars e “La boule” di Meilhac e Halèvy), Te Natale a Ssantu Stefanu (due tempi).

Nel Secondo Volume, invece, sono presenti delle sintesi delle opere Umbre luntane…(commedia in tre atti),L’aria del Settentrione (due tempi liberamente tratti da “L’aria del continente” di Nino Martoglio), Cholera morbus (due tempi disinfettati), Le anime gemelle (divertimento in un atto), Oh che famiglia! (cinquantanove minuti in allegria), Il mago di Lecce (un atto comico), Lecce o morte! (un atto catastrofico), Era novembre (atto unico), Giuralo su Titina! (atto unico), Tràstule te curte (un atto comico). 

Scrive Mario Schiattone, che sottolinea il dinamismo delle commedie di Fiorentino, che “nel canone burlesco di William Fiorentino, entrano in gioco tutti i possibili sentimenti della gente comune, di cui questo autore si impadronisce per creare una sorta di ribaltamento; secondo il dettato pirandelliano la burla non è perfetta se non è anche autoironia; la comicità ricade sugli stessi protagonisti, il commediografo non fa che rivelarla; questo è il senso della commedia dell’arte” nella quale tutti i critici che se ne sono occupati ascrivono le opere di Fiorentino. Schiattone, inoltre, sottolinea l’attualità delle commedie del Nostro e l’importanza dell’uso del dialetto salentino.

Proprio alla conservazione della “lingua te lu tata”, sono rivolti gli sforzi del commediografo Fiorentino, attraverso la sua scrittura frizzante e coinvolgente,  che resiste a tutte le mode globalizzanti e massificanti di questa modernità veloce e senz’anima, e con la goliardia che dispensa a piene mani nelle sue opere teatrali ci fa ricordare le nostre comuni radici e ci fa apprezzare ancor di più quella “vera anima del Salento”, di cui dicevamo sopra, patrimonio della nostra gente da salvare e valorizzare.

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