di Pierluigi Cazzato
Per almeno due secoli la città medievale di Alessano ospitò una piccola comunità ebraica di cui, purtroppo, conosciamo assai poco. Non molto è stato scritto sugli ebrei alessanesi perché le esigue fonti documentarie disponibili, per lo più isolate nel tempo, sono abbastanza reticenti ed avare di notizie. Oggi, però, grazie a due recenti scoperte archivistiche, il “Quaderno della bagliva di Alessano” dell’anno 1462-631 e le “Declaraciones principalis curie provincie Terre Idronti anni VII indictionis 1458“2, è possibile fare nuova luce sulla presenza giudaica ad Alessano.
Premessa
Per la sua posizione geografica, protesa ad oriente, il Salento, sin dalla remota antichità, è stato l’approdo naturale per le genti di provenienza levantina; per questo motivo la presenza di nuclei di profughi ebrei in Terra d’Otranto risale, presumibilmente, all’inizio dell’era volgare, subito dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.), con la deportazione dei prigionieri giudaici operata da Tito. L’attestazione più antica, un’epigrafe greco-ebraica proveniente da Otranto, risale alla prima metà del IV secolo. Pochissime sono le informazioni disponibili per l’Alto Medioevo, ma è certo che sempre ad Otranto, tra il IX e il X secolo, fosse attiva una famosa accademia rabbinica; inoltre si ha notizia che nel X secolo una persecuzione bizantina provocò l’uccisione di alcuni rabbini otrantini3. Il centro idruntino durante il Basso Medioevo ospitò una delle più grandi comunità ebraiche di tutta l’Italia meridionale, intorno al 1160, secondo il racconto di Beniamino de Tudela, esso contava circa cinquecento giudei4.
Le più antiche notizie sugli ebrei di Alessano risalgono invece al 1368, si tratta di un mandato della regina Giovanna I, in cui si fa menzione dell’attività inquisitoria di fra’ Pino Archiepiscopo di Brindisi e fra’ Marchisio di Monopoli in seguito alla quale numerosi neofiti (ebrei che si erano convertiti al cattolicesimo) o ex neofiti (ad cecitatis ebraice caliginem redeuntes tamquam canis reversus ad vomitum), provenienti dalla città di Brindisi e dalla terra Alexane, trasferirono la loro residenza a Lecce e Copertino5. Da ciò se ne deduce che gli ebrei dimoravano ad Alessano già da qualche tempo. Le conversioni al cristianesimo sono da collocare, probabilmente, all’avvento del dominio angioino, quando la pressione converzionistica dei nuovi regnanti francesi spinse diversi ebrei meridionali ad abbandonare il culto israelitico. Dunque si può ragionevolmente pensare che gli ebrei fossero presenti ad Alessano ben prima dell’arrivo degli Angioini.
Prosopografia degli ebrei di Alessano 1458-63
Due sono i documenti, ancora inediti, che ci ragguagliano sulla comunità ebraica alessanese all’epoca della signoria di Giovan Antonio del Balzo: il “Quaderno della bagliva di Alessano”, registro fiscale redatto dai sei baiuli alessanesi nell’anno 1462-63 e facente parte dell’archivio del Principato di Taranto, di cui ci siamo più volte occupati sulle pagine di questa rivista, e le “Declaraciones“, anch’esse un documento di carattere fiscale che conteneva la registrazione contabile dei funzionari delle principali città, compresa Alexanus, della zona tra Lecce e S. Maria di Leuca; tali rendiconti si riferiscono all’anno 1458-59. Tra le tante informazioni contenute in questi documenti tardomedievali troviamo diverse notizie che riguardano gli ebrei, soprattutto sulle loro attività economiche e su alcuni aspetti delle relazioni tra cristiani ed ebrei.
In questa prima parte ci limiteremo a dare un nome e un’identità ad ogni singolo iudeo menzionato sui registri.
Arris: conosciamo due membri di questa famiglia, Grisomo e Scappatecto; ambedue vennero denunciati: il primo dall’ebreo Yo, il secondo, a causa dei danni provocati dal suo asino, da Angelo Marsilio6. Inoltre Scappatecto pagò per il diritto di pascolo sui terreni della curia (ius affide) 5 tarì7.
de Arpa: Iosep era indicato esplicitamente come iudeo habitante Alexanj, tuttavia veniva trattato come forestiero (reputato pro extero) in merito al pagamento del diritto di piazza (pro iure plateatico mercium), per questo motivo era tenuto a pagare una tassa del 2,5% (15 grani per ogni oncia) su ogni merce venduta e comprata sul mercato di Alessano. Il totale pagato da Iosep nell’intero anno fu di 2 tarì e 14 grani, che presuppone un volume di affari pari a 3 once e 28 tarì8.
de Chullj: si tratta della famiglia più numerosa e meglio rappresentata nelle nostre carte; troviamo menzione di tutti i suo effettivi nell’elenco degli “iudeis habitantibus in dicta civitatis Alexani et reputatis pro exteris” che avevano concordato con la curia il pagamento di una certa somma per il diritto di piazza e per il commercio dell’olio nell’anno 1462-63: Yose, Monache, Moyse e Samuy pagarono 5 tarì a testa, mentre Imbeni cum Sabbati de Chullj sociis concordarono una somma di 6 tarì e mezzo9. I primi due sono menzionati tra coloro che pagarono lo ius plateatico (10 tarì e mezzo grana) anche nell’anno 1458-5910. Per alcuni di loro abbiamo anche delle informazioni aggiuntive: Yose è segnalato per aver venduto un iumento a Antonio Caloyro di Acquarica e per esser stato denunciato da Angelo Grasso11; Monache (o Monath), detto Pico, aveva interessi nel commercio oleario visto che si trovò a vendere una certa quantità di olio per conto di Ruggero di Otranto12; di Samuy sappiamo che pagò i diritti di macellazione per un bue (ius rive sanguinis), vendette ad Anania, ebreo di Lecce, un cavallo per un’oncia e 10 tarì e fu citato in giudizio in due diverse occasioni, da Angelo Grasso e da Nicola Pedachi13; anche Sabbati si occupava del commercio e della vendita dell’olio, inoltre sappiamo che pagò una multa di 3 grani per esser stato denunciato da Carluccio Storella e un’altra di 10 grani perché il suo iumento arrecò dei danni nei terreni di Antonio Caroppa14.
de Helia: Iacob e suo fratello concordarono il pagamento di 3 tarì e 5 grani per lo ius plateatico15.
de Nachaniullj: due gli appartenenti a questa famiglia, entrambi pagarono il dazio sulla vendita dell’olio: Moyse riuscì a vendere poco più di 40 staia di prodotto (circa 8 quintali), mentre Yose, in società con Sabbati de Chullj, ne commerciò quasi 230 (45 quintali)16.
Paparo: Mordochay e suo fratello Pione pattuirono con i baiuli il pagamento di 3 tarì sempre come diritto di piazza. Conosciamo un terzo personaggio che porta lo stesso cognome, Sabbati, per questioni di carattere giudiziario: citò in giudizio Nicola Piccinno e fu denunciato dal suo parente Pione17. Quest’ultimo, inoltre, ebbe diversi problemi con i propri concittadini visto che chiamò in giudizio altri tre uomini di Alessano. Anche Mordochay (o Mordo) ebbe alcune diatribe di carattere giudiziario, per quanto riguarda i suoi affari sappiamo che prese in appalto il diritto di riscuotere una gabella (legata ai diritti sulla macellazione)18 e che pagò lo ius plateatico per la vendita di frutta (ciliegie, pere e fichi)19.
Vuiante: conosciamo un solo uomo che portava questo cognome, Maymone, che frequentava assiduamente la piazza di Alessano per vendere olio o animali20.
Abbiamo una lista di sette nuclei familiari e diciassette maschi adulti di religione ebraica che erano di sicuro cittadini alessanesi. A questi si possono aggiungere degli altri iudei che risiedevano stabilmente ad Alessano identificati solo con il nome:
Candelerio, pagò alla curia l’affitto di alcune vasche per lo stoccaggio di olio di bassa qualità (certarium pilarum pro reponenda murga)21;
Matthia, era probabilmente il macellatore rituale (shochet)22 della comunità alessanese in quanto per ben quattro volte macellò capre o pecore pagando il relativo dazio23; inoltre fu portato in giudizio in diverse occasioni da differenti uomini24;
Meli, probabilmente anche questo ebreo risiedeva in modo stabile ad Alessano visto che nel 1458 pagò il dazio sulla vendita di frutta25 e quattro anni dopo fu citato in giudizio da Antonio de Blasio26;
Pissono, nel 1458-59 affittò una casa pertinente alla curia alessanese per due tarì27.
In aggiunta, sul registro dei baiuli troviamo degli altri ebrei coinvolti in questioni giudiziarie e che presumibilmente facevano parte della civitas Alexani: Yaco28, Yscam29, Yo30.
Altri, menzionati solo perché vendevano e acquistavano svariate merci sul mercato alessanese, erano di provenienza forestiera: Millilante, Strucchecto e Yshiau di Lecce31, Yarode di Specchia32, Vitali Levi33, Iaco Forlj34, Salamon Rotulo35, Cone36, Ventirra37, Matarano38.
Le vicende successive
Nel 1473 la comunità ebraica di Alessano si rivolse alla Camera della Sommaria per questioni fiscali. In quell’anno l’università alessanese aveva deciso di pagare il donativo dovuto al signore, Raimondo del Balzo, tramite dazi e gabelle imposti sul commercio, tuttavia gli ebrei erano stati esclusi dalla fruizione del ricavato di tali gabelle e dovevano versare la loro quota di donativo a parte. Da qui la loro protesta accolta dalla Sommaria che intimò al del Balzo di equiparare gli ebrei agli altri cittadini alessanesi in materia fiscale39.
Nel 1492 tre iudeis di Alessano, Moyses de Savino, Manache de Elia e Elia de Elia, lasciarono debiti in Gallipoli per l’acquisto di cuoi, mentre nel 1494 a Giovan Francesco del Balzo venivano confermati i diritti sugli ebrei spectantibus ad dictam civitatem Alexani40.
La fine della monarchia aragonese e il passaggio sotto la dominazione spagnola segnò un punto di svolta nella storia dell’ebraismo del Mezzogiorno. Con la caduta di Federico d’Aragona (1501) gli ebrei dell’Italia meridionale persero la protezione di cui avevano goduto fino ad allora. Il regno di Ferdinando il Cattolico segnò l’inizio della fine, i soprusi e le misure repressive aumentarono fino a culminare, nel 1510, in due editti di espulsione contro ebrei e neofiti. La prammatica di espulsione colpì anche la comunità israelitica di Alessano e i suoi membri furono costretti ad abbandonare la città. Per questo motivo, nel 1511, l’università alessanese si rivolse alla Sommaria, chiedendo che i fuochi giudaici, che erano emigrati, fossero sottratti dal computo dei fuochi cittadini sottoposti a tassazione. Da questa richiesta veniamo a sapere che dalla città si erano allontanati 12 fuochi (più altri 4, vedove o poveri nullatenenti, che non pagavano le tasse) su un totale di 76 fuochi cittadini41.
A questo primo esodo fece seguito un temporaneo ritorno, sappiamo, infatti, che la giudecca di Alessano pagò una somma di circa 79 ducati tra il 1529 e il 153342.
Nel maggio del 1541, il bando di espulsione emanato da Carlo V decretò la definitiva cacciata degli ebrei da tutto il regno di Napoli.
La comunità ebraica alessanese nella seconda metà del Quattrocento
Attraverso i documenti analizzati in precedenza ci è possibile ricostruire parzialmente quella che fu la vita sociale ed economica del piccolo nucleo giudaico di Alessano verso la fine del Medioevo. In verità, la comunità israelita alessanese non pare esser stata tanto esigua. Se facciamo riferimento ai documenti del 1511, possiamo constatare che gli ebrei costituivano poco più del 15% della popolazione della città (12 fuochi su 76 totali). Analizzando i registri del 1458-63 se ne ricava all’incirca la stessa proporzione, infatti si contano oltre una ventina di ebrei adulti che conducevano una qualche attività economica nella civitas Alexani; si può pensare, dunque, che i fuochi fiscali ebraici fossero almeno 15 su un totale, all’epoca, di 91 fuochi cittadini; a conti fatti, quasi un centinaio di ebrei vivevano ad Alessano, a quanto pare, abbastanza integrati con la comunità locale.
Per quel che possiamo ricostruire, gli ebrei paiono ben amalgamati ed attivi nella vita economica della città. I registri presi in esame, per il loro carattere fiscale, mettono in evidenza soprattutto le attività commerciali in cui erano coinvolti gli iudeis che, come abbiamo visto, seppur abitanti nella civitas, erano considerati come forestieri per quanto riguardava il pagamento dello ius plateatico. Per questo troviamo notizia dei loro affari ed abbiamo chiari riferimenti ai loro interessi nel commercio dell’olio all’ingrosso e al minuto, nella vendita di frutta e nella compravendita di animali da trasporto.
In particolare le famiglie de Chullj e de Nachaniullj erano coinvolte nella vendita dell’olio claro (il prodotto di prima qualità destinato all’alimentazione), si trattava per lo più di piccole quantità vendute al dettaglio, durante il mercato settimanale (che all’epoca si svolgeva la domenica) o nelle diverse fiere annuali, e per le quali gli ebrei pagavano il dazio in un’unica rata alla fine dell’anno fiscale. Candelerio, invece, si occupava della compravendita dell’olio di seconda scelta, la murga (usata per produrre il sapone e per l’illuminazione), e per questo motivo aveva preso in affitto per 7 mesi alcune vasche che servivano a contenere il prezioso liquido. In definitiva, molti erano i giudei alessanesi coinvolti nel commercio oleario, per lo più ci troviamo di fronte a dei piccoli mercanti in grado di movimentare delle discrete somme di denaro, che spesso sono in società tra loro e che sembrano avere interessi in differenti attività. Alcuni di questi ebrei, però, potevano gestire un giro d’affari assai più consistente, come quel Durante iudeus de Alessano che nel 1425 s’imbarcò da Otranto, su una nave veneziana, per vendere 1200 staia d’olio (circa 230 quintali) sul mercato di Alessandria d’Egitto ricavandone una grossa somma in denaro ed un consistente quantitativo di pepe43.
Tra le altre merci comprate o vendute dagli ebrei, sia cittadini che forestieri, menzionate sui registri alessanesi ricordiamo anche: vari tipi di frutta, ciliegie, fichi e pere; cavalli; zafferano; ghiande di quercia vallonea (valanide44); cuoio e pellami; attrezzi in pelle (farnarium45).
Se il commercio è ben documentato, mancano del tutto, invece, le notizie sulle attività artigianali. Tuttavia la menzione delle pelli e delle ghiande di vallonea (da cui si estraeva il tannino) potrebbe essere un indizio che gli ebrei fossero attivi nell’industria della concia e nella produzione di cuoi; allo stesso modo, lo zafferano, usato come colorante per tessuti, potrebbe rimandare all’arte della tintura dei panni. Il riferimento alla vendita di cavalli, invece, suggerisce che alcuni ebrei si dedicavano all’allevamento degli equini, animali da trasporto e da carico essenziali nelle attività commerciali.
Comincia a delinearsi quella che era la composizione sociale della comunità ebraica di Alessano, fatta di mercanti all’ingrosso, piccoli commercianti, merciai, allevatori, probabilmente artigiani quali tintori e conciatori, ma non dovevano mancare i lavoratori a giornata e i poveri nullatenenti46. Dunque una società stratificata, dinamica e ben integrata nella vita economica di Alessano, unica città e mercato più importante del Capo di Leuca.
Una minoranza, quella ebraica, che comunque rimaneva ben distinta, sia etnicamente che culturalmente, dal resto della società alessanese e che cercava di conservare la propria identità, religiosa. Il centro di aggregazione della comunità era, quindi, la sinagoga47, ubicata nel quartiere ebraico, la giudecca48. La millenaria tradizione giudaica si manteneva viva e, nonostante le continue pressioni del mondo cristiano circostante, gli ebrei alessanesi continuavano ad osservare i loro precetti religiosi come, per esempio, macellare le carni secondo l’uso tradizionale.
Conservavano in questo modo la loro alterità culturale all’interno della civitas Alexani anche se ciò era causa di piccole e grandi discriminazioni, sia di carattere fiscale, come abbiamo già visto per quanto riguarda il pagamento dello ius plateatico, e sia in ambito giudiziario, come si evince dall’analisi delle denunce trascritte nel registro del 1462-63. Se esaminiamo le citazioni in giudizio, è evidente come gli ebrei, al pari delle altre minoranze etniche, fossero sottoposti ad un più rigido e rigoroso controllo da parte delle autorità giudiziarie. Circa il 20% degli accusati erano iudei, mentre se prendiamo in considerazione gli accusatori la percentuale si dimezza, inoltre tra i cittadini condannati a pagare una multa per ingiurie il 33% era costituito da uomini di etnia giudaica. Se d un lato risulta evidente un certo accanimento giudiziario nei confronti delle minoranze, d’altro canto non mancano gli indizi che gli ebrei fossero protagonisti attivi nel clima di diffusa violenza e illegalità che caratterizzava le società salentine del Tardo Medioevo. Nonostante fossero inseriti in una comunità che tendeva a discriminarli, gli ebrei alessanesi non esitavano a litigare ed azzuffarsi con i concittadini cristiani e a denunciarli anche se si trattava di funzionari pubblici (come nel caso di Mordo Paparo contro il baiulo Nicola Cicca) o di esponenti di famiglie importanti. Non mancano nemmeno i casi in cui le liti avvenivano tra ebrei (Grisomo Arris denunciato da Yo per ingiurie), a volte tra membri della stessa famiglia (Pione Paparo contro Sabbati Paparo)49.
Conclusioni
Da quello che siamo riusciti a estrapolare dai documenti orsiniani, pare chiaro che nella seconda metà del Quattrocento un folto gruppo di ebrei dimorasse in Alessano. Pur rimanendo distinto dal punto di vista culturale e religioso, esso era molto attivo nella vita economica della piccola cittadina dal Capo e i suoi membri ben integrati nella collettività alessanese. Certo gli ebrei erano vittime di discriminazioni e violenze, ma dall’analisi delle carte emerge l’immagine di una comunità dinamica e operosa che contribuiva assai al benessere economico della civitas. Dalle carte risulta che, dopo essere stati cacciati una prima volta nel 1511, gli ebrei ritornarono ad Alessano abbastanza presto perché furono richiamati dall’università per motivi di carattere economico e fiscale, come accadde in altre città pugliesi. La comunità ebraica era una componente troppo importante della società alessanese per sbarazzarsene senza subire conseguenze negative, perciò crediamo che il suo definitivo allontanamento da Alessano (e da tutto il Mezzogiorno) sia stato una delle cause del progressivo peggioramento delle condizioni economiche e dell’arretramento demografico che investì il Capo di Leuca tra il Seicento e il Settecento50.
Ringraziamenti.
Ringrazio sentitamente Antonio Ippazio Piscopello che mi ha fornito gran parte delle fonti documentarie di cui mi sono servito, con questo scritto spero di aver ripagato la sua disponibilità.
Note
1 Archivio di Stato di Napoli (d’ora in poi ASNA), Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1.
2 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. cc. 123-127.
3 C. Colafemmina, Comunità ebraiche e giudecche nella Puglia medievale, in “Studi Salentini”, 68 (1991), p. 159. Alla prima metà del X secolo risalirebbe l’uccisione dei dotti rabbini di Otranto, probabilmente a seguito delle manifestazioni di odio antiebraico sollecitate dall’imperatore bizantino Romano Lecapeno (870-948, coimperatore dal 920 al 944). Ancora nel XII secolo rimaneva celebre l’importanza culturale che aveva avuto la comunità ebraica otrantina durante i “secoli bui” dell’Alto Medioevo, come è attestato dal motto del glossatore provenzale Iacob ben Meir (1100 ca. – 1171):” da Bari esce la Torah e la parola di Dio da Otranto”.
4 Per numero di residenti ebrei Otranto risultava inferiore solo a Palermo e Salerno. cfr. Ibidem, p. 160; m. mascolo, Fonti ebraiche e documenti sulla presenza ebraica in Puglia, in Archivi per la storia degli ebrei in Puglia, a cura di M. Mascolo e M. C. Nardella, CERDEM, Bari 2014, pp. 19-20.
5 Codice Diplomatico Brindisino, vol. II, a cura di M. Pastore, Trani 1964, doc. 94, pp. 242-244.
6 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, cc. 17-17v.
7 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. c. 125.
8 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, c. 15v.
9 Ibidem, c. 15v.
10 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. c. 123.
11 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, cc. 2 e 17.
12 Ibidem, c. 14v
13 Ibidem, cc. 1v, 5v, 6 e 9.
14 Ibidem, cc. 14v, 17 e 18.
15 Ibidem, c. 15v.
16 Ibidem, c. 15.
17 Ibidem, cc. 2 e 2v.
18 Ibidem, c. 18v.
19 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. c. 125.
20 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, cc. 9 e 15.
21 Ibidem, c. 125.
22 Secondo la religione ebraica le carni destinate al consumo alimentare, ad esclusione di quelle suine ed equine per l’esplicito divieto biblico, dovevano essere macellate secondo una tecnica particolare che prevedeva il taglio della trachea e dell’esofago della bestia mediante un coltello molto affilato per permettere la completa fuoriuscita del sangue. Dopo la macellazione si procedeva ad un’accurata visita rituale ed era vietato il consumo di quegli animali che presentavano malformazioni e difetti fisici. La macellazione rituale era affidata ad un macellatore ebreo, che aveva superato un esame, teorico e pratico, e fatto un lungo apprendistato soprattutto per quanto riguardava il bestiame grosso. Di solito in ogni famiglia ebraica, specialmente nel Tardo Medioevo, esisteva qualcuno in grado di macellare secondo il rito polli, galline o piccioni, ma quando occorreva abbattere un bue o un castrato si ricorreva al macellatore professionista, come sembra esser stato il nostro Matthia (per la macellazione rituale giudaica vedi: ariel toaf, Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo, RCS MediaGroup, Milano, pp. 63-74).
23 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, cc. 3v, 12 e 12v.
24 Ibidem, cc. 5v, 9 e 12v.
25 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. c. 125.
26 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, c. 1.
27 ASNA, Sommaria, Diversi, II serie, n°247. c. 124v.
28 ASNA, Sommaria, Dipendenze, I serie, n°643/1, c. 4.
29 Ibidem, c. 5v.
30 Ibidem, c. 17.
31 Ibidem, cc. 2v e 8.
32 Ibidem, c. 4.
33 Ibidem, c. 4.
34 Ibidem, c. 5.
35 Ibidem, c. 6.
36 Ibidem, c. 8.
37 Ibidem, c. 10.
38 Ibidem, c. 11v.
39 C. Colafemmina, Ebrei e cristiani novelli in Puglia. Le comunità minori, Assessorato alla Cultura della Regione Puglia – Istituto Ecumenico “S. Nicola”, Bari 1991, pp. 198-200.
40 Ibidem, p. 200.
41 Ibidem, pp. 201-202.
42 Ibidem, p. 203.
43 r. segre, Documenti di fonte veneziana sugli ebrei in Puglia, in Sefer yuhasin 6, Università degli studi di Napoli “L’Orientale” 2018, p. 98. Per il commercio dell’olio ad Alessano cfr. P. Cazzato, La <<platea olej>> di Alessano (1462-63), in Controcanto, anno XX numero 4, Alessano dicembre 2024, pp. 3-13.
44 In salentino velanida, velanita è la ghianda della Quercus aegylops, o quercia vallonea (G. Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini, Congedo, Martina Franca (Ta) 2007, p.804). Le ghiande di questa quercia sono particolarmente ricche di tannino, sostanza utilizzata nella concia delle pelli; per questo scopo venne introdotta nel Salento durante il Medioevo. Nella zona del Capo rimangono tracce di tale “coltivazione” in alcuni boschetti di vallonea soprattutto a Tricase ma anche ad Alessano, Corsano e Tiggiano.
45 Il dialettale farnaru indica il setaccio per farina con il fondo bucherellato in pelle, dal latino cribum farinarium (Ibidem, p. 224).
46 A titolo d’esempio a Lecce nel 1464 vengono segnalati: un magistro muratore, cinque caricatori presso un trappeto, un rivenditore di pergamene, un rilegatore, due rivenditori di stoppa, cinque imballatori di merci, undici mercanti di pelle da conciare (da notare che gli ebrei leccesi vendevano le loro pelli anche ad Alessano), due venditori di panni, due esportatori di animali ed uno di legumi (cfr. c. massaro, Ebrei e città nel Mezzogiorno tardomedievale: il caso di Lecce, in Itinerari di ricerca storica vol. V, Galatina (Le) 1991, pp. 25-26, nota 62).
47 Secondo la Relatio ad limina del vescovo Lamia (1590), il luogo di culto ebraico, dopo la cacciata degli ebrei, fu trasformato nella chiesa di S. Maria delle Grazie (cfr. C. Colafemmina, Ebrei e cristiani…, p. 198).
48 Il toponimo si conserva ancora oggi nella “via della Giudecca” situata tra piazza Castello e via S. Maria del Foggiaro. Secondo il Colafemmina (op. cit., 1991, p. 198) la sua posizione appare periferica “rispetto all’antico nucleo cittadino, quasi una sua appendice, per cui la sua costruzione non dovrebbe essere anteriore al XV secolo”. Tuttavia, considerando che il primo nucleo abitato di Alessano si è sviluppato intorno ad un kastron bizantino, da identificare con l’attuale piazza S. Maria del Foggiaro (cfr. r. massaro, La chiesa di San Paolo di Alessano, in Controcanto, anno X numero 4, Alessano dicembre 2014, p. 3), allora la posizione del quartiere ebraico non appare affatto periferica, al contrario esso era racchiuso all’interno del più antico abitato, quindi è plausibile che la sua formazione sia da collocare molto prima del Quattrocento. Il toponimo “Acqua Giudei” (in località Macurano) potrebbe fare riferimento ad un pozzo riservato all’uso esclusivo della comunità ebraica, in questo modo si evitava che potessero inquinare le fonti idriche usare dai cristiani (cfr. C. Colafemmina, Ebrei e cristiani in Puglia e altrove, vicende e problemi, Messaggi, Cassano Murge (Ba), p. 38).
49 P. Cazzato, Reati e violenze nel Salento tardomedievale, in Controcanto, anno XX numero 2, Alessano giugno 2024, p. 6.
50 M. A. Visceglia, Territorio, feudo e potere locale, Guida, Napoli 1988, pp. 64-69.
*Articolo comparso su Controcanto, Periodico di informazione culturale, anno XXI, numero 1, Alessano, Marzo 2025.
