Una piccola parentesi distensiva

6 Luglio 2010 2 min di lettura Commenta

Con la motivazione, invero reale, di dover assistere ad alcuni interventi di riordino nel giardino attiguo alla casetta delle vacanze, mi sono concesso una breve pausa, appena quarantotto ore, evadendo così dalle quotidiane abitudini personali fra le pareti domestiche e allontanandomi, in abbinata, dai frastuoni, dalle chiacchiere noiose, dalle beghe, il più delle volte senza senso, che caratterizzano la vita e la cronaca cittadina.

Dall’esperienza, grazie anche alle eccellenti condizioni atmosferiche, ho potuto trarre profondo apprezzamento, rendendomi soprattutto conto – credetemi, ogni tanto c’è proprio bisogno di una riflessione del genere – come, in fondo, sono sufficienti limitate e semplici scansioni ed azioni, durante il giro dell’orologio esistenziale, per riuscire a sentirsi appagati dentro. Invece, di quanti inutili e superflui fronzoli siamo soliti, ahinoi, circondarci, ormai senza neppure accorgercene, durante le nostre comuni giornate!

Come più immediato effetto della “fuga”, confesso di essermi trovato a lungo, con soddisfazione, ad ascoltare il silenzio, la melodia della mancanza assoluta di rumori all’intorno, tranne solo l’andirivieni a volume bassissimo dei miei respiri e lo scivolamento dei miei pensieri.

Mi è sembrato quasi una magia il poter cogliere distintamente – sotto il palmo della mano adagiato sul petto, esercizio non consueto – il tum tum ritmato del cuore; distinguere oltre la finestra, a guisa di note sottili ma non meno armoniose, il fruscio delle foglie argentee degli ulivi e, in un più distante sottofondo, lo sciabordio delle onde leggere sugli scogli bruni per via dell’usura millenaria. L’effetto è stato di ritornare, d’incanto, in un’atmosfera di quiete con me stesso, di avvertire una sensazione oltre qualsiasi gioco emotivo.

Il provvisorio isolamento, o lieve esilio, mi ha infine dato modo di scorgere ancora una volta, partecipando alla messa festiva, la dolce e giovane figura di R., ragazza non vedente sin dalla nascita e perciò burocraticamente definita “persona diversamente abile”. Nel caso specifico, la codifica è impropria e non corrispondente affatto alla realtà, giacché R. non è aiutata, è vero, dalle pupille, ma ha la capacità di sopperire a ciò con le sue spiccatissime doti interiori di sensibilità, discernimento, autodeterminazione e forza di volontà, riuscendo, alla fine, addirittura meglio di noi “normali”: legge benissimo, lavora al computer, durante la stagione estiva, nella bellissima località di villeggiatura dove abita, presta inoltre attività sotto forma d’informazioni e accoglienza ai turisti.

Anche il rinnovato impatto con R. mi ha dato molto appagamento in questi giorni di autonoma abdicazione al tran tran  delle abitudini.

Condividi questo articolo
Facebook
X
WhatsApp
Telegram
LinkedIn
Email
Stampa

Commenti

Non ci sono ancora commenti. Hai notizie, ricordi o documenti su questo argomento? Condividili.

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I commenti sono letti dalla redazione prima della pubblicazione. Informativa privacy

Leggi anche

30 Ottobre 2026

Egidio Lanoce e Cesare Maccari: la convergenza del Bello nella Cattedrale di Nardò

Esistono momenti nella storia dell’arte in cui un singolo cantiere diventa il luogo nel quale esperienze, linguaggi e sensibilità differenti finiscono per incontrarsi. Nella Terra d’Otranto di fine

29 Ottobre 2026

La Foresta di Oria e la masseria Donna Menga: decime, contese territoriali e sequestri di bestiame nell’Arneo del primo Settecento

Le vicende della Foresta di Oria e dei possedimenti della Mensa Vescovile di Nardò costituiscono una testimonianza significativa dei conflitti economici e giurisdizionali che interessarono per secoli il

24 Ottobre 2026

Una lettera della Granduchessa di Toscana al vescovo di Nardò

Dopo l’elezione del cardinale Fabio Chigi a vescovo di Imola gli subentrò nella cattedra episcopale di Nardò, come XXI vescovo, Calanio della Ciaja, di nobile famiglia senese[1], nominato

24 Ottobre 2026

La quarantena nelle torri della costa di Nardò in un documento del 1707

Un secondo atto notarile dell’8 novembre 1707 documenta i controlli sanitari sui sedici schiavi tripolini e su altre persone poste in quarantena dopo gli avvenimenti lungo la costa