
di Marcello Gaballo e Armando Polito
Il santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà in Galatone, innalzato per custodire un’icona bizantina raffigurante il Crocifisso della Pietà, rappresenta una delle più importanti espressioni del barocco salentino.
L’attuale edificio fu ricostruito dopo il crollo avvenuto il 2 febbraio del 1682[1] di una precedente chiesa costruita tra il 1622 e il 1623 da Pietrantonio e Sansone Pugliese[2].
La nuova fabbrica fu affidata a fra’ Niccolò da Lequile (1648-1730) (al secolo Leonardo Milelli), francescano della Riforma[3], con la consulenza dell’architetto leccese Giuseppe Zimbalo e degli ingegneri Angelo da Giuliano e Vito Lopez da Gallipoli[4], che la realizzarono tra il 1683 e il 1694, ultimandola nel 1696. Consacrata dal vescovo Antonio Sanfelice il 18 febbraio 1711, fu elevata a santuario dal pontefice Pio VI.
Ne risultò un tempio a croce latina, con quattro cappelle per lato intercomunicanti tra loro, un tamburo ottagonale lunettato, sul quale si imposta una cupola, un imponente altare maggiore che ospita al centro l’affresco miracoloso del Santissimo Crocifisso. Ai lati del presbiterio trovano posto due piccole cappelle con relativo altare, collegate con il transetto da archi, mentre alle spalle del presbiterio si apre l’ampia sacrestia, dalla quale si accede al campanile.
La copertura in capriate lignee è nascosta da un controsoffitto ligneo, costituito da 60 lacunari ottagonali intagliati e dorati, opera di Aprile Petrachi da Melendugno.
Un documento conservato nell’archivio storico diocesano informa su alcuni aspetti inediti e di grande interesse, che completano le vicende della ricostruzione dell’edificio sacro tanto caro ai galatonesi, confermando che il menzionato fra’ Nicola è il dispositore della fabrica di questa gloriosa immaggine.
Poco dopo iniziati i lavori di ricostruzione, quando dalla fabrica à questa simetria s’è avanzata dal suolo da un palmo e mezzo, il mastrodatti del vescovo aveva scritto al Vicario foraneo perché la fabrica, subisse una variazione del progetto iniziale del frate e non dovesse sortire con cappelle sfondate ai lati dell’edificio, onde m’è d’uopo rappresentarsi che già si son consumati da settecento ducati. Il disegno è alla moderna, con la sua nave di mezzo, cappelle sfondate, crociera e testa.
Alle proteste della popolazione per questa variazione si aggiunse una ferma rimostranza di Oronzo Pinelli (8/1/1661-25/3/1722), figlio di Cosimo, marchese di Galatone, conte di Galatone e principe di Belmonte, che il 25 agosto 1680 scrive al vescovo Fortunato, dimostrandosi sdegnato per questa variante in corso d’opera, che avrebbe stravolto il progetto iniziale: … Con che non può più riuscire il disegno senza le cappelle, perché riuscirebbe l’edificio come un magazeno, senza proporzione, quando alla dispositura di hoggi, speriamo che habbia da riuscire di tutta compitezza.
Il pubblico anche lo gradisce di questa maniera, con che credo che V. S. Ill.ma non disentirà dal commune concerto, li ravvivo con mie suppliche. Protestando… torno a persuadervi che l’edificio possa procedere con la scala e molto fasto e coll’opere previste.
Da quanto può osservarsi ancora oggi la lettera ebbe senz’altro effetto, visto che si tenne fede al progetto iniziale del frate realizzando le cappelle laterali.
Un ulteriore documento, che consta di un solo foglio datato 23 aprile 1681, costringe a rivedere il crollo della predetta chiesa, dai diversi autori locali riportato al 1682 o 1683.
In esso si legge: Cotesti del Governo già hanno fatto stipulare l’obliganza di ducati novanta sette per la reparatione della chiesa. La lettera, a firma di Emilio De Pandis, e indirizzata al vescovo, denuncia il mancato corrispettivo mensile promesso alle maestranze, che hanno ricevuto solo otto ducati dei diciannove pattuiti (restano per complimento per tutto questo mese, dà consignarsi ducati undici, quanto ha promesso la persona che s’è obligata di consegnarli per questo mese).
Per questo ritardo, scrive il De Pandis, non si è dato principio à fatigarsi per li cornicioni della chiesa, atteso che alcuni delli mastri stanno applicati all’apparato della chiesa del SS. Crocifisso. Ma, rassicura lo scrivente, passata la festa si darà principio e si finirà detto cornicione, piacendo al Signore.
Note
[1] L. Leante, Il Crocifisso di Galatone. Il tempio, le tradizioni, la festa, il carro, Congedo, Galatina 1997, p. 22. Secondo Francesco Danieli l’anno del crollo fu il 1683 (F. Danieli, Il grande Salento per immagini. Galatone, Il Salentino Editore, Melendugno 2014, p. 120).
[2] V. Zacchino, La chiesa del Crocefisso in Galatone. Guida artistica, Toraldo & Panico, Galatina 1976, p. 6 ; Id., Galatone antica medioevale moderna. Origine e sviluppo di una comunità meridionale, Congedo, Galatina 1990, p. 201.
[3] V. Zacchino, Galatone antica medioevale, op. cit. p. 201; L. Leante, Il Crocifisso di Galatone, op. cit., p. 27.
[4] V. Zacchino, Note d’arte e di storia sulla chiesa del crocifisso in Galatone, Congedo, Galatina 1976, pp. 562-565; L. Leante, Il Crocifisso di Galatone, op. cit., p. 28.
Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.
