di Marcello Gaballo
Il 26 settembre 1629 perviene nelle mani del nostro vescovo una lettera a firma del senese Alessandro Bichi (Siena 1596 – Roma 1657), vescovo di Isola e nunzio apostolico a Napoli. In essa si informa che per puro caso è venuta in luce una figura in piedi d’habito cappuccino, stampata in rame, alta meno di mezzo palmo, e sotto la figura è incisa l’iscrizione vero ritratto di fra Michele da Cesena.
Bichi – si legge nella lettera – è stato incaricato dalla Congregazione dell’Indice dei libri proibiti[1] di esercitare ogni possibile diligenza per havere nelle mani ciascuna di simili immagini del frate, ottenute da questa lastra e che circolavano in tutto il Regno di Napoli. Al mittente è stato imposto anco di precettare sotto gravi pene, secondo le qualità delle persone à mio arbitrio li Regolari et secolari, à consegnarmi quelle che haveranno, ò denunziarmi chi ne havesse in poter suo…
Perché tanto allarme?
Francescano, fra Michele da Cesena era nato nel 1270 a Ficchio di Ronta, a pochi km di distanza da Cesena. Fu maestro di teologia a Parigi e ministro generale dell’Ordine francescano dal 1316 al 1328. Personaggio di grande rilievo nelle vicende politiche ed ecclesiastiche del XIV secolo fu dichiarato eretico e scomunicato da papa Giovanni XXII (1316-1334) per aver preso parte nella lotta delle investiture fra il papa e l’imperatore e per aver difeso, con altri esponenti di prestigio, tra cui Guglielmo di Ockham, la dottrina dell’assoluta povertà di Cristo e l’originario ideale della povertà francescana.
Fra Michele da Cesena è stato reso noto al mondo grazie alle pagine del romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco.
La raccomandazione del nunzio Bichi al vescovo di Nardò nasce dal fatto che io sento che tali immagini si vadano dilatando ancora per il Regno e m’è parso debito mio raccomandare à V. S. di provedere, ch’essendone pervenute et pervenendone in luoghi in qual si sia modo compresi nella sua Giurisdittione, siano sotto pena di scomunica à tutti, et in oltre di privazione di voce attiva et passiva. Per questo – conclude il nunzio – se le ritrova avrà cura di farsele consegnare senza riserva alcuna, et successivamente à me con sicurezza inviate…
[1] Organismo della Curia romana creato nel 1571 da papa Pio V per gestire l’elenco dei libri proibiti, soppresso nel 1917. Questa funzione prima era assegnata all’Inquisizione.
Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.
