di Marcello Gaballo
La lettera del 23 agosto 1634 è firmata dal cardinale Francesco Barberini, appassionato umanista e cultore di storia ecclesiastica, che in questo anno è prefetto della Congregazione della Sanità e vice cancelliere di Santa Romana Chiesa, carica che mantenne dal 24 novembre 1632 fino alla morte (1679).
Egli scrive al cinquantacinquenne Girolamo De Franchis, XIX vescovo della diocesi di Nardò, che era subentrato a suo fratello Luigi l’8/12/1617, su nomina del pontefice Paolo V.
Erano entrambi figli di Antonia Celia di Napoli e del celeberrimo Vincenzo, membro di un’importante famiglia di magistrati, che si era trasferito a Napoli verso la metà del 500, dove per trentasei anni continui ricoprì la carica di Consigliere e Presidente del Consiglio Reale di Capuana e viceprotonotario del regno.
Il loro fratello maggiore Jacopo, primogenito, era il marchese di Taviano, mentre Lorenzo era Presidente della Camera della Sommaria di Napoli, Andrea arcivescovo di Trani (poi trasferito ad Acerenza e Matera), Luca, vescovo di Ugento.
Girolamo, era nato a Capua nel 1581 e, dottore in “utroque iure”, fu cappellano del re di Spagna Filippo III. Fece erigere il convento neritino degli Agostiniani, a ridosso della chiesa dell’Incoronata, celebrò sei sinodi diocesani e l’8 luglio 1622 aveva posto la prima pietra della chiesa del SS. Crocifisso in Galatone, per la cui erezione aveva donato 2000 ducati d’oro. Col legato del predecessore Giacomo Antonio Acquaviva aveva ampliato il sacrario della cattedrale di Nardò, come ricordava un’epigrafe del 1619.
Promosse importanti restauri nella chiesa di S. Maria dell’Alto extra moenia e consacrò la chiesa di Santa Maria della Rosa nell’abitato; a sue spese restaurò gran parte del palazzo vescovile.
Girolamo confermò la concessione fatta da suo fratello Luigi a favore dei francescani conventuali di Copertino della chiesa di Santa Maria della Grottella.
In riguardo delle qualità riguardevoli di V. S. – gli scrive il cardinale Barberini – e del zelo con che hà ella governato cotesta Chiesa, (Sua Santità) s’è compiaciuta trasferirla à quella di Capua: ove si come havrà V. S. maggior campo di esercitar la sua presenza verso quel grege, così io nel darle questo avviso per ordine della Santità S. mi rallegro di questo nuovo paterno affetto di Sua Beatitudine verso S.V. à cui io mi raccomando per fine di tutto il cuore.
Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.
