La realizzazione del gruppo scultoreo della “Madonna del Rosario di Pompei” a Castro: una storia di pietà, devozione popolare e di bellezza

di Gianluigi Lazzari

Castro tra la fine del XIX e primi decenni del XX secolo, grazie soprattutto alla lungimiranza culturale e alla grande intraprendenza di don Gabriele Ciullo, parroco dal 1880 al 1934, iniziò ad avere quel primo tentativo di sviluppo culturale ed anche turistico atto a tentare di risvegliare la cittadina dopo secoli di abbandono e di sfortuna storica, soprattutto dopo la grande distruzione avvenuta con la seconda venuta dei turchi del 7 settembre 1575, allorquando i sopravvissuti abitanti di Castro, abbandonati da tutti, si ridussero a vivere una vita di stenti e di miseria.

Abbandonata dai conti, che si trasferirono a Napoli, e dai vescovi, che spostarono la loro residenza nelle vicine Marittima e Poggiardo, Castro fu così consegnata al suo tragico destino, i cui segni, a livello antropologico e sociale, si possono ancora oggi notare nel comportamento dei suoi abitanti.

A nulla valsero i nobili tentativi di alcuni dotti prelati che intervenendo sui restauri e sulla ricostruzione della Cattedrale e dell’episcopio, fondando anche l’Università degli studi a Castro (1793), e provvedendo anche a sopperire ai bisogni dell’esigua popolazione, cercarono di risollevare le sorti di questa città.

La soppressione della diocesi nel 1818 diede poi il colpo di grazia.

Ma, come si diceva, la grande intraprendenza umana e culturale di don Gabriele Ciullo non tardò a manifestarsi. Tra il 1880 e il 1930 si riuniva attorno a questo sacerdote un gruppo di intellettuali che avrebbe  portato Castro all’attenzione scientifica nazionale. Nel 1896 si pubblicava inoltre una “Monografia di Castro” ad opera di Luigi Maggiulli; nel 1901 Paolo Emilio Stasi scopriva gli importantissimi depositi preistorici di grotta Romanelli.

Paolo Emilio Stasi, Filippo, Salvatore e Gennaro Bacile di Castiglione, Luigi Maggiulli, Armando Perotti, Giuseppe Casciaro, Pasquale de Lorentiis, Andrea Tronci, Filippo Bottazzi, Luigi Schifano, Gabriele Ciullo, Ulderico Botti ecc., gli uomini che con i lumi della loro scienza iniziarono a svelare al mondo l’antica importanza di Castro.

Ne beneficiava ci ciò anche la popolazione grazie anche ad un primo timido avvio di un turismo balneare che porterà Castro ad essere meta tra le più rinomate ed ambite del turismo balneare d’élite del ‘900.

La costruzione dunque del Santuario della “Madonna del Rosario di Pompei nel 1895”, ad opera di Filippo Bacile di Castiglione, che don Gabriele potette realizzare grazie agli oboli delle “signore bagnanti” magliesi e leccesi, si inseriva per Castro in un grande momento di sviluppo culturale ed umano e di riscatto anche dopo tanti secoli di oblio.

La realizzazione del gruppo in cartapesta policromata raffigurante la “Madonna del Rosario di Pompei”, opera pregevole dell’immenso scultore leccese Achille De Lucrezis, datata 1897, invece è legata ad un vero e proprio miracolo.

Foto dell gruppo scultoreo della Madonna del Rosario di Pompei, opera del maestro Achille De Lucrezis

 

Attraverso le fonti documentarie ed archivistiche ne abbiamo ricostruito la storia.

Ecco quanto lo stesso don Gabriele sapientemente annotava, e per futura memoria, su alcune pagine da noi rinvenute e studiate dei registri parrocchiali della Cattedrale:

Era la notte del 30 dicembre 1896 ed essendo il mare placido, tranquillo, luccicante come un tersissimo specchio, i marinari di Castro raccoglievano le loro reti e si portavano con le loro barche in alto mare per pescare. Quando gittate in mare le reti, ad un tratto s’imperversa il tempo, onde non è più la brezza che ne sfiora la superfice ma un succedersi improvviso di venti contrari intorbida il cristallino delle acque, che si sollevano, si accavallano, con impeto da farle rompere, in maniera paurosa, spumeggiante contro gli scogli e le rocce. Un rumore cupo fende l’aria agitata e sconvolta producendo un suono sordo e rauco come i ruggiti di una belva. I poveri naviganti, presi dallo sconforto si veggono innanzi la morte e volgendo lo sguardo a questo Santuario della Madonna, colle lagrime sugli occhi ripetono: Mamma del cielo aiutaci, salvaci…. In quel momento intanto le proprie famiglie trepidanti corrono in pellegrinaggio al Santuario istesso e la campana di Maria incominciava a suonare e tanto bastò che a quel suono il mare si tranquilla, il vento cessa, la tempesta si placa, il tempo si rasserena, e i naviganti ritornano al patrio lido cantando inni di ringraziamento, facendo pure costruire la statua miracolosa che portarono sulle spalle da Lecce sino a questa Marina. E qui chi può descrivere l’entusiasmo, l’emozione di tutti all’arrivo in Castro della statua miracolosa di Maria nel di 23 luglio 1897?…. Si incominciò a cantare il mariano Salterio accompagnato dai suoni di musicali strumenti, e si venne in processione fin sulla spiaggia del mare per benedire così Maria quell’infido elemento, che abbonacciavasi un dí al suono della campana. Giunti nel Santuario il parroco don Gabriele Ciullo tenne un discorso di circostanza che strappò dai più duri peccatori lagrime di compressione, in maniera da non vedersi alcuno che non fosse tradito dai suoi propri occhi. Si celebrò la Messa e si conchiuse coll’inno ambrosiano”.

La tradizione popolare assieme ad altri documenti da noi ritrovati anni fa nell’Archivio Diocesano di Otranto in una delle nostre tantissime giornate di studio e di ricerca, nella sezione Castro, riportano che:

La sera del 22 luglio 1897, a bordo di un traino di proprietà del Signor Salvatore Guida da Vignacastrisi, di anni 56, otto giovani castrioti alti uguali di statura partivano alla volta di Lecce per trasportare, a piedi, la statua della Madonna del Rosario di Pompei.

Detti giovani erano:

  • Lazzari Ludovico di Giuseppe, di anni 20;
  • Lazzari Giuseppe Antonio di Pantaleo, di anni 31;
  • Lazzari Giovanni di Pantaleo, di anni 27;
  • Lazzari Salvatore di Angelo, di anni 33;
  • Lazzari Salvatore di Oronzo, di anni 17;
  • De Santis Gabriele fu Antonio, di anni 42;
  • De Santis Giuseppe Domenico fu Antonio, di anni 35;
  • Coluccia Girolamo di Donato, di anni 46.

Gli otto devoti giunsero nel Santuario di Castro marina nella serata del 23 luglio 1897.

 In segno di devozione il Lazzari Ludovico intitolò una delle sue barche Maria SS. del Rosario di Pompei”.

Questo documento risulta redatto a macchina da don Vittorio Boccadamo, rettore negli anni ’70 del Santuario, il quale riporta notizie della Signorina Lazzari Linda Maria, che firma il documento.

In una nota scritta a mano sullo stesso documento, sempre da don Vittorio Boccadamo, si riporta:

N.B.  La Signorina Linda Maria Lazzari riporta notizie apprese dalla viva voce del padre -Ludovico Lazzari- che fu presente e partecipò alla traslazione della statua della Madonna del Rosario di Pompei da Lecce a Castro”.

Aggiungo che Lazzari Ludovico era il nonno del nostro amatissimo papà, del quale lui ne ripete il nome.

 

Foto di Ludovico Lazzari, il quale partecipò alla traslazione della statua della Madonna del Rosario di Pompei da Lecce a Castro

 

Quindi, quella della Madonna del Rosario di Pompei è storia di famiglia, anche perché la barca scampata al naufragio e alla tempesta era quella di Pantaleo Lazzari, ed i Lazzari imbarcati sulla stessa e, per intercessione della Madonna salvati assieme alla restante parte dell’equipaggio, erano parenti.

Questa foto è del 1987, ed è di Aldo Coluccia.
Il baldacchino era di quelli che per una vita e per devozione preparava il maestro cartapestaio Antonuccio Lazzari

 

La tradizione popolare riporta inoltre che durante il tragitto di ritorno da Lecce a Castro, i pescatori, passando con la statua dalle strade interne dei paesi, venivano derisi. Gli stessi pescatori, poggiando per qualche istante la Madonna sul carro, rispondevano alle offese con una buona scarica di mazzate. Date le enormi mani dei pescatori, modellate dalla dura fatica sul mare, possiamo solo immaginare!…. Risolto il caso ripartivano. Ad ogni paese era la stessa storia.

Si narra inoltre che, durante il secondo dopoguerra, un altro gruppo di pescatori  di Castro, trovandosi a pesca nel mare di Venticinque, attuale Ginosa marina, sentì cantare un bellissimo inno alla “Madonnina del mare” che a loro piacque così tanto al punto che ne chiesero il manoscritto e la melodia al parroco del luogo. Ritornati con le loro barche a Castro iniziarono a cantarlo. E fu così che “Madonnina del mare” entrò a far parte fondamentale del patrimonio liturgico e dei canti mariani di Castro.

 

La Madonna del Rosario di Pompei, opera del maestro Achille De Lucrezis

 

Foto della processione della Madonna del Rosario di Pompei in data 12 agosto 2026. Foto di Antonio Lazzari

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