Casarano e le sue maschere apotropaiche

 

di Rocco Severino de Micheli

Apotropaico, derivante dall’antico aggettivo greco Αποτρόπαιος (apotròpaios) significa “qualcuno o qualcosa che allontana”, ma anche “abominevole”.

Con apotropaico si indica non solo un’immagine, ma anche un gesto, un modo di dire, un rito, un amuleto, a cui si attribuisce la capacità magica di respingere influenze negative o presenze maligne. Qui ci si limiterà a trattare esclusivamente delle maschere apotropaiche, tralasciando gli altri elementi.

Così come si è mutuato il vocabolo dal greco antico, allo stesso modo le figure che si stanno trattando sono mutuate da prototipi greci e magno-greci. Satiri e Gorgoni in pietra, per esempio,  ornavano per lo più le antefisse dei templi greci.

Un fenomeno culturale, in verità, diffuso ampiamente nei popoli mediterranei, compreso quello romano, che si basava sulla credenza che rappresentazioni mostruose fossero in grado di spaventare gli spiriti maligni e tenerli distanti dal luogo da proteggere, esclusivamente per mezzo delle loro parvenze.

Si tratta quindi di figure spesso con sembianze demoniache, con le fauci aperte, la lingua di fuori e corna sulla fronte.

In tutta l’Italia meridionale, questa credenza si è tramandata fino ai nostri giorni per cui  è ancora possibile vedere moltissimi esempi di tali figure anche su costruzioni moderne e, sarà sicuramente capitato a molti, nella propria città, di imbattersi in figure grottesche, che campeggiano su architravi o facciate di palazzi e anche di abitazioni più modeste.

Non erano soltanto i ceti più abbienti, infatti, a porre sulla chiave di volta dell’arco o alle mensole dei balconi delle proprie abitazioni una maschera scolpita in pietra per tenere lontano il malocchio e gli spiriti maligni, ma era usanza anche dei comuni cittadini porne una  o più a difesa della “soglia”.

A Casarano non mancano siffatte figure e l’esempio più strepitoso è il Palazzo D’Aquino (sec. XVII) (1), ora di proprietà della famiglia De Lorenzi, ove ben 55 mensole di una balconata mai realizzata esibiscono altrettante maschere (2), tutte diverse tra loro, opere di abilissimi scalpellini.

Tali figure non sono le sole che si possono ammirare in città, ed è interessante osservarle perché raccontano la realtà cittadina di un tempo.

Prima che gli agenti atmosferici e il trascorrere inesorabile del tempo le cancellino del tutto, ho pensato di fotografare e rendere fruibili a chi ha difficoltà ad ammirare de visu questi piccoli capolavori dell’arte popolare (3).

Una certa sorpresa l’ho avuta nel constatare che anche in un edificio di culto sono presenti tali figure che, benché figlie di credenze pagane, per una specie di “sincretismo” sono mischiate con i segni della religione cristiana, stridendo, in un certo senso, con una dottrina che ripudia il simbolismo esoterico, quale forza spirituale alternativa a quella divina.

Ciò nonostante, in un contesto prettamente cattolico, come quello casaranese, sono potuti avvenire questi fenomeni con grande naturalezza. Tornando, alle maschere del Palazzo D’Aquino, il fondatore dell’edificio, il duca Antonio e i suoi familiari, erano  cattolici e si sono profusi ad azioni, a volte molto concrete, a favore della religione (4).

 

Palazzo D’Aquino

Il palazzo D’Aquino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

B – La casa Vaglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C – La ex cantina S. Giuseppe

 

 

 

 

D – Il palazzo D’Elia

 

 

 

E – La Chiesa madre

 

Pluviale esterno

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

Altare delle anime

 

altare di Sant’Antonio

 

altare di Sant’Antonio

 

altare di Sant’Antonio

 

modanatura dell’abside

 

 

F – Il Palazzo Pio

 

G – Il Palazzo Astore

87 Palazzo Astore

 

Altre abitazioni

 

Abitazione in via Mazzini

 

Abitazione in via Montegrappa

 

Abitazione in via Roma

 

Abitazione in via Pendino

 

vedi nota 5

 

Note

  1. Poiché sulla chiave di volta all’ingresso del primo piano del palazzo vi è lo stemma bipartito in pietra dei D’Aquino-del Tufo, è molto verosimile che il palazzo sia stato costruito in prospettiva del matrimonio che avvenne a Matino il 1-3-1663 tra il duca Antonio (+ a Casarano 22-11-1681) e donna Giovanna del Tufo figlia di Ascanio e Antonia Guarini, marchesi di Matino. Il luogo dove esso sorge, è detto popolarmente “su’ casteddhru”, con riferimento al rimpiazzato castello, ossia il vecchio “Castrum”.
  2. Le foto sono state scattate in sequenza e numerate, da sx a dx per chi guarda il palazzo. Delle 55 maschere, la n. 36 è completamente obliterata.3.
  3. Ringrazio l’avv. Alessandro De Lorenzi per il permesso concessomi.
  4. https://www.fondazioneterradotranto.it/2026/07/01/i-duchi-daquino-e-la-loro-opera-a-favore-della-religione-in-casarano/
  5. Una mia realizzazione artigianale scherzosa per celare una bocchetta dell’aria calda.

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