La Collegiata di Casarano e il suo Capitolo. Tre secoli di storia, liturgia e vita cittadina

di Fabio Cavallo

 

Nel corso del XV secolo, in un periodo particolarmente complesso per la storia della Chiesa occidentale, venne istituita la diocesi di Nardò con bolla dell’antipapa Giovanni XXIII (1410 – 1415), che ne affidò il governo pastorale a Giovanni De Epifanis (1413 – 1423 dimesso), monaco benedettino e abate della chiesa di Santa Maria de Nerito, primo vescovo della nuova circoscrizione ecclesiastica.

Ritratto dell’antipapa Giovanni XXIII

 

In seguito alla fondazione della diocesi, qualche tempo dopo, fu costituito anche il presbyterium, nucleo originario del Capitolo Cattedrale, ossia il collegio dei sacerdoti incaricati di assistere il vescovo nell’esercizio del ministero pastorale e di conferire particolare solennità alle celebrazioni liturgiche da lui officiate nella sua chiesa titolare.

Successivamente, a partire dal XVI secolo, oltre alla Cattedrale, si assistette ad una graduale nomina di Collegiate, titoli attribuiti dalla Santa Sede – su richiesta del vescovo – a quelle chiese più insigni della diocesi che venivano dotate di un proprio collegio di canonici, pur in assenza della sede episcopale1.

In questo contesto furono insignite del titolo di “Collegiate” le chiese principali di Galatone (Assunta) e Copertino (S. Maria ad Nives), la cui elevazione fu favorita, oltre che dall’importanza dei rispettivi centri, anche dalla loro vicinanza geografica a Nardò, sede della diocesi.

Accanto alle Collegiate di istituzione pontificia si sviluppò la categoria delle Collegiate ad instar, espressione latina che significa “a somiglianza”. I vescovi diocesani potevano erigerle autonomamente senza ricorrere all’approvazione della Santa Sede. Sebbene esse riproducessero l’organizzazione e le funzioni liturgiche delle Collegiate maggiori, si distinguevano per un aspetto sostanziale: mentre nelle Collegiate di nomina pontificia i membri del collegio godevano del titolo di canonici, nelle collegiate ad instar il collegio era composto da semplici sacerdoti, privi della dignità canonicale. Fu Mons. Antonio Sanfelice, (1675 – 1748), vescovo di Nardò dal 1707 al 1736, ad avvalersi della facoltà di elevare diverse parrocchie diocesane in Collegiate ad instar.

Ritratto del Vescovo Mons. Antonio Sanfelice

 

Nel 1717 toccò alla parrocchiale di Alliste (S. Salvatore), nel 1719 a quella di Taviano (S. Martino) e nel 1721, Casarano2.

Nel corso delle successive riforme diocesane, questo assetto fu profondamente riorganizzato. Delle antiche Collegiate sopravvissero soltanto quelle di Parabita e Casarano.

Il 23 aprile 1721 il vescovo Mons. Antonio Sanfelice elevò la parrocchia dell’Annunziata al rango di Collegiata ad instar, istituendovi contestualmente il Capitolo collegiale.

Tale organismo era costituito dai sacerdoti originari di Casarano che esercitavano stabilmente il proprio ministero nella comunità. Potevano inoltre esservi ammessi anche ecclesiastici non nativi del luogo, purché svolgessero il loro ministero nella parrocchia e fossero formalmente accolti dal Capitolo tramite votazione. L’assetto gerarchico del Capitolo prevedeva quattro dignità3, ossia le cariche di maggiore prestigio e responsabilità.

Al vertice vi era l’Arciprete curato, che coincideva con il parroco. Definito “curato”, in quanto titolare della cura d’anime, presiedeva il Capitolo esercitando un’autorità di coordinamento secondo il principio del primus inter pares (primo tra pari).

La seconda dignità era quella dell’Arcidiacono, generalmente attribuita al canonico di più antica nomina, il quale rivestiva un ruolo di particolare autorevolezza all’interno del collegio.

Seguiva il Primicerio, il cui titolo deriva dal latino primicerius (ossia colui che è iscritto per primo nelle tabelle di cera per via dell’ordine alfabetico). Nella prassi, tuttavia, questa dignità era soprattutto legata alla direzione e al corretto svolgimento delle celebrazioni liturgiche capitolari, motivo per cui veniva normalmente conferita a un sacerdote particolarmente esperto nelle sacre cerimonie.

La quarta e ultima dignità era quella del Cantore, responsabile della schola cantorum e dell’organizzazione del canto liturgico, elemento fondamentale della solennità delle funzioni capitolari.

Tutti gli altri membri del Capitolo erano denominati mansionari. Essi partecipavano alla vita collegiale, assicurando l’adempimento delle funzioni liturgiche e delle altre incombenze loro assegnate secondo le disposizioni delle dignità capitolari.

L’organico era infine completato da due ufficiali: il Procuratore, eletto annualmente con votazione segreta4, amministrava il patrimonio e i beni del Capitolo, provvedendo alla gestione economica e alla distribuzione delle prebende ai membri, ed il Segretario, generalmente l’ultimo membro ammesso nel collegio, che aveva il compito di redigere i verbali delle adunanze, custodire gli atti e curare la corrispondenza ufficiale del Capitolo.

La sede delle celebrazioni e delle riunioni era la Parrocchia dell’Annunziata – la Chiesa Madre per i casaranesi – cuore religioso della comunità. Qui, dietro l’altare maggiore, si trova ancora oggi il pregevole coro ligneo, lo spazio riservato ai capitolari durante le funzioni liturgiche e le adunanze.

Il coro ligneo dell’Aver e in basso il dettaglio dello stallo dell’arciprete, sormontato dallo stemma di Casarano (Foto Maria Cavallo)

 

 

Tale struttura, in legno di noce, fu realizzata nel 1741 dal maestro ebanista Giorgio Aver, artista di origine bavarese stabilitosi a Gallipoli, che lo progettò similmente a quello da lui intagliato per la Cattedrale della città ionica. L’opera è composta da 27 stalli nell’ordine superiore, tra i quali spicca quello centrale, più elevato, col postergale sormontato dallo stemma civico di Casarano, destinato all’Arciprete, presidente del Capitolo, mentre l’ordine inferiore è costituito da panche prive di stalli riservate agli altri partecipanti. Da questi scranni i membri prendevano parte alla liturgia corale, recitando l’Ufficio divino e partecipando alle celebrazioni più solenni dell’anno liturgico 5. Lo stesso spazio era anche il luogo in cui il Capitolo si riuniva per discutere le questioni riguardanti la vita della Collegiata, l’amministrazione del patrimonio, la disciplina del clero e le esigenze della comunità parrocchiale.

Ogni capitolare aveva il diritto di intervenire nelle discussioni ed esprimere il proprio voto sulle deliberazioni 6. Un altro elemento distintivo dell’appartenenza al Capitolo era rappresentato dalla veste corale, ossia l’abito indossato dai membri durante le celebrazioni ufficiali.

Per la collegiata di Casarano il privilegio di indossarlo fu riconosciuto ufficialmente il 26 agosto 1856 da re Ferdinando II delle Due Sicilie (1830 – 1859), dietro richiesta del vescovo diocesano del tempo, Mons. Luigi Vetta (1805 – 1873).

Decreto di Re Ferdinando II inerente la concessione dell’abito corale

 

La veste era composta dal rocchetto7 e dalla mozzetta di colore cremisi8 chiusa sul davanti da una fila di bottoni. All’unitura dei lembi della mozzetta fu aggiunta una raffinata bordatura in pelliccia di ermellino, particolare che conferiva ulteriore solennità all’abito corale9.

Ricostruzione grafica con IA dell’abito corale

 

L’autonomia economica del Capitolo costituì, per secoli, uno degli elementi fondamentali che ne garantirono la stabilità e il regolare svolgimento delle attività liturgiche.

Già dal XVII secolo, quando la chiesa Madre non era ancora stata elevata al rango di Collegiata ma ospitava un Capitolo di natura parrocchiale, l’istituzione poteva contare su un articolato sistema di legati pii e di donazioni disposti da sacerdoti e fedeli10. Tali lasciti erano quasi sempre vincolati alla celebrazione perpetua di Messe in suffragio dei benefattori e dei loro familiari, secondo una pratica largamente diffusa nell’età moderna. Il patrimonio capitolare era costituito sia da capitali in denaro, investiti per produrre rendite annuali, sia da fondi agricoli, concessi in affitto, dai quali provenivano i proventi destinati al sostentamento dei capitolari.

Alcuni possedimenti erano strettamente collegati a specifiche dignità capitolari: il fondo denominato “Canturatu”, ad esempio, assicurava una rendita al Cantore, mentre altri beni, come il fondo noto come “Uscigli del Capitolo”, producevano introiti destinati all’intero collegio canonicale11.

Le entrate così ricavate venivano ripartite secondo un preciso ordinamento amministrativo. Una quota spettava ai singoli membri del Capitolo quale remunerazione per il servizio corale e per gli obblighi liturgici, mentre l’eccedenza confluiva in una cassa comune, destinata a far fronte alle necessità della collegiata, alle spese di culto e alle altre esigenze dell’istituzione.

Tra i beni più significativi figurava anche un frantoio oleario detto “del Capitolo”12, situato nella storica “Via delle Trappite”, corrispondente all’odierna via Pendino.

La presenza di questo trappeto non rappresentava un caso isolato: l’intera zona era infatti caratterizzata dalla concentrazione di frantoi ipogei, testimonianza dell’importanza che la produzione dell’olio rivestiva nell’economia locale.

Anche da questa attività il Capitolo traeva risorse economiche per il proprio sostentamento.

Questo consolidato patrimonio, frutto di secoli di donazioni e di una sapiente amministrazione, subì però un drastico ridimensionamento nella seconda metà dell’Ottocento.

Le leggi eversive dell’asse ecclesiastico, emanate dal nuovo Stato unitario, comportarono infatti l’incameramento di gran parte dei beni appartenenti agli enti religiosi, privando il Capitolo delle sue principali fonti di reddito.

Sebbene negli anni successivi una minima parte del patrimonio ecclesiastico fosse restituita, il Capitolo non riuscì più a recuperare integralmente le proprietà che ne avevano garantito per lungo tempo l’autosufficienza economica.

Molti immobili produttivi furono incamerati nella disponibilità della parrocchia, modificando profondamente gli equilibri patrimoniali esistenti.

Venute meno le rendite fondiarie che, per secoli, avevano sostenuto l’istituzione, il mantenimento del Capitolo dovette progressivamente affidarsi soprattutto alle offerte dei fedeli. Le questue raccolte durante le celebrazioni domenicali e le altre oblazioni volontarie divennero così la principale fonte di sostentamento dei capitolari, segnando il passaggio da un’economia fondata sul patrimonio immobiliare a una basata essenzialmente sulla partecipazione e sulla generosità della comunità parrocchiale.

Processione di San Giovanni Elemosiniere con la partecipazione del Capitolo (Foto Carusa.it, che qui si ringrazi)a

 

Tra i principali servizi liturgici affidati al Capitolo rientrava anche la celebrazione delle esequie, e in particolare l’accompagnamento funebre del defunto dalla chiesa al luogo della sepoltura13.

Si trattava di una funzione particolarmente sentita dalla comunità, regolata da consuetudini consolidate e, al tempo stesso, dalla diversa entità dell’offerta versata dalla famiglia del defunto. Le esequie erano infatti distinte in due categorie. I funerali di “prima classe”, conosciuti nel linguaggio popolare come “nferta sana” (cioè offerta intera o doppia), oppure “a cappa magna”14, prevedevano la partecipazione dell’intero Capitolo.

Il corteo si disponeva in forma solenne: i capitolari indossavano l’abito corale, mentre al centro procedeva l’arciprete rivestito del piviale nero.

I funerali di “seconda classe”, chiamati “menza nferta” (mezza offerta o offerta semplice), o “a menza cappa”15 erano invece caratterizzati da una partecipazione più contenuta.

Il corteo era composto soltanto da tre capitolari in abito corale, con al centro l’arciprete, che in questo caso officiava senza indossare il piviale.

Con l’istituzione della seconda parrocchia cittadina, San Domenico16, si introdusse una nuova consuetudine.

Quando il defunto apparteneva a quella comunità parrocchiale, al corteo il parroco di San Domenico, vestiva l’abito corale con la stola nera, quale segno di partecipazione della parrocchia nei confronti del fedele scomparso.

Nonostante la presenza di una seconda parrocchia, l’accompagnamento funebre del Capitolo prendeva sempre avvio dalla Chiesa Matrice, sede della Collegiata.

Funerali con la partecipazione del Capitolo

 

Funerali con la partecipazione del Capitolo

 

La revisione dei Patti lateranensi, avvenuta nel 1984 fra lo Stato italiano e la Santa Sede, dispose, con effetto dal 31 dicembre 1986, la soppressione delle collegiate e dei relativi Capitoli17.

Si concludeva così, dopo 265 anni di ininterrotta esistenza, la storia della Collegiata di Casarano, un’istituzione ecclesiale che, ben oltre il suo ruolo strettamente religioso, aveva profondamente segnato la vita spirituale, sociale, culturale e civile della comunità. Per oltre due secoli e mezzo il Capitolo collegiale rappresentò un punto di riferimento imprescindibile per la città, lasciando un’impronta duratura nella memoria collettiva e contribuendo in modo determinante a plasmare l’identità storica e religiosa di Casarano.

 

ALLEGATI:

Statuto del Capitolo redatto dattilograficamente negli anni ’50 del Novecento dall’arciprete Don Cosimo Conte

 

Statuto del Capitolo redatto dattilograficamente negli anni ’50 del Novecento dall’arciprete Don Cosimo Conte

 

STATUTO CAPITOLARE DELLA CHIESA AD INSTAR COLLEGII DI CASARANO

Art. 1)            Esiste ad immemorabili nella Chiesa ricettizia di Casarano un Capitolo ad instar collegii (n.d.r.: collegiato). Non esiste attualmente in questo archivio alcun documento di erezione ma ne provano l’esistenza i titoli dignitari che fino a pochi anni fa trovavansi sui rispettivi stalli del coro ed i titoli di cui furono insigniti i sacerdoti del tempo. Alcuni fondi rustici conservano ancora il nome della dignità cui appartenevano (v. Canturatu);

Art. 2)            Attualmente il Capitolo ricettizio di Casarano occupa il quinto posto in Diocesi dopo quelli di Nardò, Galatone, Copertino, Parabita;

Art. 3)            Insegne capitolari sono il rocchetto e la mozzetta rossa con fascia di ermellino bianca sul davanti;

Art. 4)            Fanno parte del Capitolo tutti i sacerdoti del luogo o anche non del luogo, purchè vi esercitino stabilmente il ministero sacerdotale previa domanda di accettazione da parte del Capitolo;

Art. 5)            Il numero dei capitolari è illimitato;

Art. 6) Capo del Capitolo è l’arciprete pro tempore della Chiesa capitolare. Egli nei rapporti coi capitolari rivesta la dignità di primus inter pares. L’ordine di precedenza dei capitolari è secondo l’anzianità di ammissione;

Art. 7)            Attualmente non vi sono altre dignità. L’ufficio di segretario è ricoperto dall’ultimo capitolare in ordine di accettazione. Il procuratore che dura in carica un anno è eletto per votazione segreta con maggioranza assoluta dei votanti. La votazione deve aver luogo entro il mese di gennaio;

Art. 8)            Il Capitolo attualmente non ha benefici. Degli antichi benefici una parte fu incamerata dal governo, l’altra fu assegnata alla parrocchia matrice. In base a tale assegnazione il parroco di detta chiesa è tenuto a dare, ogni anno, un tanto, fissato dalla Curia ad ogni membro del capitolo. Fanno fede di tale obbligo la consuetudine, protratta fin ora, ed anche una lettera depositata in Curia, del Vescovo di Conversano, Mons. Falconieri, già arciprete di Casarano per tre anni

DIRITTI E DOVERI

Art. 9)            L’Arciprete come capo del Capitolo vi occupa il primo posto. A lui spetta convocare il Capitolo, dando avviso scritto ai singoli capitolari almeno tre giorni prima con relativo ordine del giorno. In caso di affari importanti deve informare il Vescovo, a norma dell’art. 83 delle Costituzioni Sinodali. I parroci interessati si serviranno dei rispettivi sagrestani per avvisare i Capitolari, ogniqualvolta questi saranno invitati ad intervenire;

Art. 10) Il Capitolo ha come chiesa propria la Chiesa Matrice. In essa il Capitolo svolge le proprie funzioni a da essa muove collegialmente ogniqualvolta partecipa ad accompagnamenti funebri o processioni;

Art. 11) Funzioni capitolari sono nei seguenti giorni: Immacolata, Natale, Capodanno, Epifania, Candelora, Ceneri, Palme, Triduo della Settimana maggiore, Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Tutti i Santi, Commemorazione dei Defunti e processione al Cimitero, Litanie Maggiori e Minori, Festa del Patrono. In dette festività la Messa sarà solenne. Ogni domenica i capitolari parteciperanno alla Messa cantata che sarà la Messa capitolare, eccetto quelli impediti legittimamente o impegnati nel ministero. Le questue delle messe domenicali son del Capitolo, il quale farà applicare la Messa cantata in suffragio delle anime. Il di più sarà diviso inter praesentes. Il Capitolo avrà registri propri;

Art.12) Diritti dei Capitolari sono i seguenti:

  1. a) Quota annua fissata dalla Curia, dovuta dal Parroco della Matrice a ciascun capitolare (v. art. 8);
  2. b) Partecipazione alle questue delle Messe festive;
  3. c) Partecipazione all’offerta ogniqualvolta il Capitolo è invitato come tale a delle funzioni richieste da privati.

Art. 13) La distribuzione sarà fatta inter praesentes. La quota di un capitolare assente ingiustificato all’accompagnamento funebre, sarà depositata in una cassa comune. Si considerano presenti i capitolari assenti per gli esercizi capitolari e per le ferie.

Art. 14) Alla morte di un sacerdote, i capitolari faranno le esequie nella forma più solenne e gratuitamente. Ogni capitolare applicherà una S. Messa in suffragio del confratello defunto. I genitori di un capitolare avranno diritto alla loro morte al funerale di prima classe (offerta doppia). Durante l’ottava dei Defunti sarà celebrata una Messa solenne con ufficio cantato per tutti i sacerdoti defunti del luogo. L’offerta della Santa Messa sarà tolta dalla cassa comune.

Elenco delle dignità e dei mansionari del Capitolo di Casarano (secc. XVIII-XIX-XX – Elenco parziale)

DIGNITA’ e PARTECIPANTI
Don Alfonso Ottaviano Mansionario
Don Andrea Papa Mansionario
Don Andrea Calbano Mansionario
Don Antonio D’Aquino Arcidiacono
Don Cosimo Conte Arciprete
Don Daniele Calo’ Arciprete
Don Decio Merico Arciprete
Don Domenicangelo D’Elia Arciprete
Don Domenicantonio Vernaleone Mansionario
Don Domenico Pellegrino Mansionario
Don Donato Frisullo Arciprete
Don Donato Spano Arciprete
Don Epifanio Ferilli Mansionario
Don Felice De Giorgi Mansionario
Don Ferdinando Dongiovanni Arcidiacono
Don Francesco Maria Vernaleone Cantore
Don Giorgio Romano Arciprete
Don Giovanni Leonardo De Donatis Mansionario
Don Giovanni Primiceri Mansionario
Don Giuseppe Casarano Arcidiacono
Don Giuseppe De Donatis Primicerio e cantore
Don Giuseppe Diaz Del Gado Mansionario
Don Giuseppe Nicola Gaballone Cantore
Don Giuseppe Ottaviano Arciprete
Don Giuseppe Marrella Mansionario
Don Gregorio Falconieri Arciprete
Don Lazzaro Metafuni Arciprete
Don Lazzaro Spano Arciprete
Don Leonardo Cavalera Mansionario
Don Leonardo Vernaleone Cantore
Don Luca Paiano Procuratore
Don Luigi Bona Arciprete
Don Marcello D’Elia Arciprete
Don Matteo D’Aquino abate Arcidiacono
Don Nicola Memmi Mansionario
Don Onofrio Gaballone Procuratore
Don Otello De Benedictis Arciprete
Don Paolo Casarano Mansionario
Don Paolo De Donatis Arciprete
Don Pietrantonio De Pennis Arciprete
Don Pietro Paolo Reho Mansionario
Don Raffaele Manuli Arciprete
Don Salvatore Vitali Mansionario
Don Scipione Casto Mansionario

 

 

N o t e:

1 Tale investitura aveva carattere prevalentemente onorifico e liturgico, poiché mirava a garantire una più solenne celebrazione del culto divino e a rafforzare il prestigio delle principali comunità ecclesiastiche della diocesi.

2 Al momento non si conoscono le date di erezione delle collegiate di Matino e Parabita.

3 A partire dal Novecento, non furono più conferite le dignità di arcidiacono, primicerio e cantore; rimase in uso soltanto quella di arciprete, coincidente con il parroco in carica della Chiesa Madre.

4 Dalla fondazione del Capitolo fino alla metà dell’Ottocento, l’elezione del Procuratore aveva luogo nell’ultima domenica di agosto, in ossequio al cosiddetto “stile bizantino” del calendario, secondo il quale l’anno civile ed ecclesiastico aveva inizio il 1° settembre e si concludeva il 31 agosto. A partire dalla metà dell’Ottocento, il calendario fu aggiornato allo “stile della circoncisione” che fissava l’inizio dell’anno solare al 1° gennaio. In questo caso, l’elezione fu spostata nel mese di gennaio.

5 Secondo lo statuto della Collegiata, le funzioni capitolari erano le seguenti: Immacolata, S. Natale, Primo dell’Anno, Epifania, Candelora, Ceneri, Domenica delle Palme, Triduo pasquale, S. Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Tutti i Santi, Commemorazione dei Defunti, Solennità di San Giovanni Elemosiniere, Rogazioni maggiori e minori.

6 Proprio da questa antica prassi collegiale deriva la nota espressione “avere voce in capitolo”, ancora oggi utilizzata per indicare il diritto di partecipare a una decisione o di esprimere autorevolmente la propria opinione.

7 Il rocchetto è un paramento liturgico consistente in una sopravveste bianca, solitamente di lino, con pizzo e lunga fino a mezza gamba. Simile per forma e funzioni alla cotta, il rocchetto si differenzia da essa per forma o ricamo più ricco ed elegante e per le maniche lunghe fino al polso e strette.

8 Il crémisi è una tonalità di rosso chiara che tende lievemente al porpora.

9 Secondo la tradizione locale, il privilegio dell’ermellino sarebbe stato concesso mercé la figura di Papa Bonifacio IX (al secolo Pietro Tomacelli), che lo si voleva nato proprio a Casarano quando il feudo apparteneva alla famiglia dei Tomacelli. Dal punto di vista storico, però, questa concessione non risulta supportata da alcun documento finora conosciuto. La bordatura in ermellino deve, pertanto, essere considerata un uso consolidatosi nella tradizione locale, più che un privilegio giuridicamente attestato.

10 Elenco dei legati pii a favore del Capitolo di Casarano (elenco parziale):

Legato sac. Pietro Giovanni Brigante (sec. XVII)

Legato Virginia e Porzia Leo (sec. XVII)

Legato N.H. Antonio De Lentinis (1622)

Legato sac. Luigi De Magistris (1631)

Legato sac. Angelo De Blasi (1668)

Legato sac. Leonardo Vernaleone (1697)

Legato duchessa Giulia Belli (sec. XVIII)

Legato sac. Nicola D’Aquino dei duchi di Casarano (sec. XVIII)

Legato N.H. Tommaso Zuccaro (1839)

Legato N.H. Giuseppe M. Zuccaro e N.D. Mariangela Zuccaro (1840)

11 Il termine uscigli sembrerebbe derivare da un’italianizzazione della voce dialettale salentina sciji (o sciju), con cui si indica un bene o un oggetto lasciato fuori posto, . Secondo un’ipotesi etimologica, tale vocabolo risalirebbe al greco antico σκεῦος (skeûos), che significa «bene mobile» e «suppellettile».

12 Detto anche “delle 7 pietre”. Non si ha notizia della sua costruzione; l’unica fonte storica è data da un atto di esproprio del 1905, da parte dell’allora Amministrazione Comunale nei confronti della Parrocchia di Maria SS. Annunziata, per causa di “pubblica salubrità” in quanto il trappeto emanava “miasmi pericolosi”.

13 La consuetudine era di accompagnare il feretro “fino alle ultime case di Via Matino” per la celebrazione della “Valedictio”, ossia il rito liturgico cattolico del commiato estremo al defunto che precede la sepoltura. Il termine deriva dal latino vale, “stai bene”, “addio”.

14 Per cappa magna è da intendersi il piviale liturgico nero.

15 L’espressione “a menza cappa” (letteralmente, a mezza cappa) derivava dall’abbigliamento liturgico dell’Arciprete. In questo caso egli non indossava il piviale che scendeva fino ai piedi, ma soltanto la mozzetta capitolare, fino all’altezza della vita. Tale foggia dava l’impressione che portasse una “mezza cappa”, da cui ebbe origine l’espressione popolare.

16 Nel 1922, dietro sollecitazione del Vescovo di Nardò, Nicola Giannattasio, la piissima N.D. Olimpia Passero Sylos, dei Baroni D’Elia dei Flavi, costituì una rendita per la costituzione di una nuova parrocchia in Casarano. Ciò avvenne gradualmente: dapprima, nel 1927, la chiesa di San Domenico fu elevata al grado di “Vicaria curata” che, pur mancando il titolo di parrocchia, aveva il fonte battesimale e il vicario stabilmente presente. Nel 1952, fu completato l’iter per l’elevazione “piena” in parrocchia.

17 Vennero mantenuti solo i Capitoli Cattedrali.

 

Bibliografia:

Antonio Chetry, SPIGOLATURE CASARANESI, Grafiche Laterza, Bari, 1978, Quaderni I, II, III, IV, V, VI

Luigi Marrella, I BENI FEUDALI DI CASARANO E CASARANELLO ALLA FINE DEL 1700, Editrice salentina, Galatina, 2019

AA.VV., COLLEZIONE DELLE LEGGI E DE’ DECRETI REALI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE Anno 1856, Stamperia Reale, Napoli, 1856

Leonardo Pispico, PER L’INAUGURAZIONE DELLA PARROCCHIA DI S. DOMENICO IN CASARANO, Tipografia Conte, Lecce, 1928

Giacomo Arditi, LA COROGRAFIA FISICA E STORICA DELLA PROVINCIA DI TERRA D’OTRANTO, Tipografia Scipione Ammirato, Lecce, 1879, pagg.112 – 118.

 

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com

error: Contenuto protetto!