
La banda musicale “Pietro Mascagni” di Tuglie e i grandi maestri.
Un viaggio nella memoria della tradizione bandistica salentina
Tra le più significative espressioni della cultura musicale del Salento, la tradizione bandistica occupa da sempre un posto di assoluto rilievo, rappresentando non soltanto un fenomeno artistico, ma anche un elemento identitario profondamente radicato nella vita delle comunità.
A questo patrimonio collettivo è dedicato l’ultimo lavoro a stampa di Gerardo Fedele, La banda musicale “Pietro Mascagni” di Tuglie e i grandi maestri, pubblicato dalla Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione del Basso Salento “Nicola De Donno”, in un elegante edizione di 160 pagine, riccamente illustrato e stampato dalla Tipografia 5 Emme di Tuglie, con suggestiva copertina realizzata da Pietro Schirinzi.
L’opera si inserisce nel solco degli studi dedicati alla storia sociale e culturale del territorio, ambito nel quale l’autore ha già dimostrato competenza e sensibilità attraverso numerose ricerche sull’architettura rurale e sull’archeologia industriale. In questo lavoro Fedele affronta invece un tema apparentemente diverso, ma ugualmente legato alla memoria delle comunità locali: la storia della banda musicale di Tuglie, una delle istituzioni più rappresentative del panorama musicale salentino.
Sin dalle prime pagine emerge il principale pregio del volume: la capacità di intrecciare la vicenda della banda con la storia del paese e con quella dei suoi protagonisti.
Non si tratta infatti di una semplice cronaca associativa né di un repertorio di date e nomi, ma di una ricostruzione storica che restituisce il clima umano e culturale nel quale si sviluppò l’esperienza bandistica tugliese.
Particolarmente apprezzabile è il lavoro di ricerca archivistica condotto dall’autore. Documenti, fotografie, programmi di concerto, testimonianze e materiali spesso inediti consentono di seguire l’evoluzione del complesso musicale attraverso oltre un secolo di attività, evidenziandone le trasformazioni organizzative, artistiche e sociali.
La ricca iconografia non svolge una funzione meramente decorativa, ma costituisce parte integrante del racconto storico, contribuendo a restituire volti, luoghi e atmosfere di una stagione culturale che rischiava di essere dimenticata.
Di notevole interesse risultano i capitoli dedicati ai maestri che hanno guidato la banda nel corso della sua storia.
Attraverso queste figure il volume ricostruisce non soltanto le vicende del sodalizio tugliese, ma offre anche uno spaccato della grande tradizione bandistica pugliese, che tra Ottocento e Novecento rappresentò una vera e propria scuola musicale diffusa, capace di formare generazioni di strumentisti e direttori.
Emergono così personalità che contribuirono a fare della banda non soltanto un organismo musicale, ma anche un centro di educazione artistica e civile.
La scelta iconografica della copertina merita una menzione particolare. L’autocarro d’epoca che trasporta i musicanti verso i luoghi dei concerti richiama efficacemente una delle immagini più suggestive della tradizione bandistica meridionale: le lunghe trasferte, i viaggi notturni, la vita itinerante delle bande che percorrevano paesi e città portando musica, cultura e spettacolo nelle piazze del Mezzogiorno. È un’immagine che sintetizza perfettamente lo spirito del volume, sospeso tra memoria storica e racconto umano.
Il libro di Gerardo Fedele si segnala inoltre per uno stile chiaro e scorrevole, capace di rendere accessibile una ricerca rigorosa anche al lettore non specialista.
L’autore evita sia il tono celebrativo sia l’aridità dell’inventario documentario, riuscendo a mantenere costante l’equilibrio tra approfondimento storico e piacevolezza narrativa.
Ne deriva una pubblicazione che supera l’ambito strettamente locale per assumere un valore più ampio.
La storia della banda “Pietro Mascagni” diventa infatti occasione per riflettere sul ruolo che le bande musicali hanno avuto nella formazione culturale delle comunità del Sud Italia, nella diffusione della musica colta e nella costruzione dell’identità collettiva.
Un volume che merita di essere letto non soltanto dagli appassionati di musica e dagli studiosi di storia locale, ma da tutti coloro che riconoscono nella memoria delle istituzioni popolari una componente essenziale del patrimonio storico del Salento.
