
di Mario Colomba
La copertura a tetto incannicciato veniva utilizzata sia per costruzioni rurali (ricovero animali, depositi, ecc.) che per vani di abitazione civile di modeste condizioni o per locali di sgombero, ubicati sul piano terrazze dei più importanti palazzi (soffitte).
La copertura del vano poteva essere, a seconda delle dimensioni planimetriche, ad una o, più spesso, a due falde.
Gli elementi di coperta erano costituiti da manufatti in terra cotta (embrici) in cui la materia prima era l’argilla, abbondante nel territorio, che veniva modellata in coppi e colmi che venivano cotti all’interno di fosse in cui venivano disposti a strati interposti da combustibile vegetale; la cottura durava ininterrottamente per circa un giorno ed il prodotto risultante reso tenace e leggero assumeva colori diversi, a secondo del contenuto in ossidi nell’argilla, variabili dal giallo paglierino, al rosso o all’azzurrognolo.

I due muri paralleli di sostegno della copertura a tetto a due falde erano caratterizzati da un profilo superiore triangolare su cui poggiavano delle travi in legno (orditura primaria) parallele ad interasse di circa m. 1,50. In posizione ortogonale ed all’interasse di circa m. 1,00, venivano disposti gli arcarecci costituiti da murali di sezione 7×7 cm. o, spesso, da rami di alberi approssimativamente diritti e non squadrati. Al disopra degli arcarecci ed in posizione ortogonale veniva applicato l’incannicciato formato da canne palustri private delle foglie riunite in pannelli con legature vegetali o semplicemente accostate.

Gli elementi costitutivi della coperta, gli èmbrici, venivano disposti al disopra dell’incannicciato, in file parallele con la convessità rivolta in basso, sovrapposti longitudinalmente per almeno 5 cm. e venivano fissati con l’impiego di una malta grassa di calce, impastata anche con fibre vegetali di paglia, che serviva anche ad aumentare le capacità di coibentazione. su ogni coppia di file di canali adiacenti veniva montata, semplicemente appoggiata e con la consueta sovrapposizione, una fila di coppi con la convessità rivolta verso l’alto.
Il bordo inferiore di ciascuna falda terminava in corrispondenza di un canale di sezione ad U, in pietra leccese, in elementi accostati in fila e sigillati, della lunghezza di circa m. 1,00 e della larghezza pari allo spessore del muro, generalmente di cm. 20, disposti in leggera pendenza verso la facciata esterna del vano e che potevano terminare o con un doccione sporgente o con un aggetto di pochi centimetri raccordato con una canaletta verticale, riportata sulla facciata esterna con un ringrosso di malta a bordi rialzati, che convogliava, a caduta, le acque piovane in una cisterna interrata o, attraverso i displuvi naturali, sulle aree esterne circostanti.

