Edizioni di Pietro Micheli nella “Biblioteca Salita dei Frati” di Lugano

LUCIO RICCIO, AGATA. Tragedia Sacra, in Lecce M.DC.XXXXVI, Appresso Pietro Micheli, e Niccolò Francesco Ruffo. Frontespizio (Biblioteca Salita dei Frati di Lugano)

 

di Gilberto Spagnolo

A Lugano nella Svizzera italiana, esiste la “Biblioteca Salita dei Frati”. Aperta nell’ottobre del 1980, questa biblioteca è stata fondata essenzialmente allo scopo di mettere a disposizione del pubblico i ricchi fondi librari del Convento dei Cappuccini di Lugano ed è gestita dall’omonima associazione.

La Biblioteca ha sede in un edificio costruito a lato dello stesso convento e possiede 110.000 volumi e 400 periodici, la maggior parte dei quali proviene dal Convento dei Cappuccini di Lugano, la cui biblioteca si è andata costituendo nel XVI secolo e ingrossando dal XVIII.

Va ricordato che l’attuale sede di Lugano non è la primitiva installazione dei Cappuccini di tale circondario; essi fissarono la loro dimora a Sorengo, intorno all’attuale chiesa parrocchiale, nel 1565, e lì rimasero per ottantotto anni, fino al 4 novembre 1653, quando trasportarono processionalmente dal luogo vecchio al nuovo le ossa dei loro morti e li deposero sotto il pavimento della nuova chiesa. Insieme ad altre suppellettili i frati trasportarono nella nuova sede anche i libri, come testimoniano le note di possesso su una trentina di volumi.

Nella biblioteca (il cui punto di partenza della sua costituzione è appunto la fondazione di Sorengo del 1565) di particolare importanza sono le edizioni ticinesi, la storia è segnatamente quella locale, l’ascetica e la predicazione (molti i testi utili allo studio della religiosità popolare), la letteratura e la retorica.

Negli ultimi anni la biblioteca si è ulteriormente arricchita con l’aggiunta di altri fondi donati o acquisiti e in particolare il cospicuo fondo di p. Giovanni Pozzi segnato FP (10.000 libri e 4.400 estratti) che comprende oltre a un buon lotto di autori secenteschi, alcuni rari, opere di metodologia letteraria, semiotica, iconologia, teoria del linguaggio mistico.

Il padre cappuccino Giovanni Pozzi (morto a Lugano il 20 Luglio 2002) è stato un grande maestro della filologia e della letteratura italiana, un formidabile studioso della cultura popolare (fra ex-voto e devozione). Studioso lucido e appassionato italianista, grande erudito, ha rappresentato “un’ammirevole sintesi tra tradizione e innovazione”.

Tra gli autori secenteschi del fondo appartenuto a Giovanni Pozzi, sono presenti, complete e ben conservate due edizioni stampate da Pietro Micheli e precisamente i “Fasti Sacri di Ascanio Grandi stampati a Lecce nel 1645 e la Tragedia sacra “Agata” di Luca Riccio dedicata a D. Cesare D’Azzia, stampata a Lecce nel 1646 “Appresso Pietro Micheli e Nicolò Francesco Ruffo”.

Di quest’ultima opera, lo Scrimieri ne ha censito un solo esemplare custodito presso la Biblioteca Provinciale “N. Bernardini” di Lecce, descrivendo il suo stato di conservazione come “rovinato dal tarlo” e, soprattutto, “incompleto”.

La tragedia del Riccio, poeta di Laterza, nell’esemplare di Lugano, appartenuto a Giovanni Pozzi, è invece completo e in ottimo stato e descrive il martirio di Sant’Agata Vergine e martire (la “scena” si svolge a Catania).

Il testo si compone di pp. [16], 179, più una pagina di “Errata Corrige” e una pagina che riporta “l’Imprimatur” di Camillo Palma Con. Lyc. Doctor Theol. (l’esemplare della Bernardini incompleto si ferma alla p. 178).

La pag. 179 si chiude con uno dei fregi tipici utilizzati dal Micheli. I Fasti Sacri, infine, sono quelli della prima edizione. Di questo poema epico, com’è noto, Ascanio Grandi ne impresse due edizioni nello stesso anno, entrambe dedicate al pontefice Urbano VIII, con frontespizio identico riconducibile al bulino di Pompeo Renzo. Lo Scrimieri ne ha censiti solo quattro esemplari conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana, alla Bernardini, alla G. Bovio di Trani e alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna.

 

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