Rodolfo Valentino, l’Adamo della settima Arte
“Le donne non sono innamorate di me, ma della mia immagine sullo schermo”
di Ermanno Inguscio
I natali al grande “Divo” di Hollywood, Rodolfo Valentino[1], vennero dati dal centro salentino di Castellaneta nel 1895, anno in cui nasceva in America la filmografia “muta”, che lo avrebbe visto grande testimone in film come I quattro cavalieri dell’Apocalisse, Lo Sceicco, Sangue e arena, L’età di amare.
Quanto a Castellaneta, nel dicembre del 2006 ebbi modo di prendere parte ad un Convegno di studi sull’eversione della feudalità, tenutosi a Lecce il 15-16 dicembre 2006, organizzato dalla Società di Storia patria per la Puglia, sezione di Lecce, con un contributo dal titolo La questione demaniale a Castellaneta nel periodo francese[2].
Fu quella, forse, l’occasione in cui non fu difficile imbattersi nello studio delle fortune economiche della famiglia Giovinazzi, tra cui la tenuta san Mama, esempio emblematico della concentrazione della proprietà fondiaria, presso cui approdarono a fine Ottocento i due futuri genitori del Valentino. Il padre, Giovanni Guglielmi (1853-1906), era un veterinario italiano, appassionato d’araldica, originario di Martina Franca, la madre, Marie Berthe Gabrielle Barbin (1856-1918), una dama di compagnia di una Marchesa.
Proprio la “tenuta di san Mama”, costituì, probabilmente, l’occasione galeotta per la conoscenza tra i due genitori del Valentino, il padre Giovanni, veterinario nell’immenso feudo dei Giovinazzi, la madre, grande animatrice delle feste dell’entourage della Marchesa. Gli studi dell’adolescente, a Taranto (1904), a Perugia (1906) e poi a Genova, dove conseguì un diploma di tecnico agrario.
I suoi viaggi, tra cui Parigi, gli aprirono le porte della danza e della recitazione teatrale e cinematografica. L’esperienza parigina non fu per “Rudy” completamente infruttuosa, poiché affinò le doti di abile ballerino.
Il fascino del Nord America aumentò dopo aver conosciuto il musicista tarantino Domenico Savino, la cui sorella raccontava l’eco dei successi avuta in America nella frequentazione delle tenute dei Giovinazzi.
Il 23 dicembre del 1913 raggiunse New York, dove introdotto e aiutato dal Savino, riuscì con lavori diversi a sbarcare il lunario. Ebbe subito due relazioni, prima con la ballerina Bonnie Glass e poi con Joan Sawier.
Trasferitosi sulla costa occidentale degli USA, a San Francisco, venne assunto come attore in una compagnia teatrale di operetta. Trasferitosi a Hollywood, dopo l’incontro con la vecchia conoscenza di Norman Kerry, riuscì a girare diversi film con parti di secondo piano.
Il successo da tempo sognato gli venne con il film I quattro Cavalieri dell’Apocalisse (1921), seguito poi da Lo Sceicco (1921), Sangue e Arena (1922), Aquila Nera (1925), Il figlio dello Sceicco (1926).
Il suo stile di recitazione, il suo look, il suo fascino incantarono una generazione di spettatori. Giunto al culmine del suo successo, abitò in una sfarzosa villa a Beverly Hills, (Falcon Lair) il nido del falco, tenuta di sei ettari, dove amava cavalcare i suoi cavalli fino all’anno della sua morte. La proprietà passò, poi, di mano in mano a molti sino al 2006, anno della sua demolizione. Sfortunato il suo primo matrimonio con Jean Acker, nota lesbica.
Grazie al film La signora delle camelie sposò Natacha Rambova, abile disegnatrice e solida compagna attenta alla carriera artistica del Valentino. Ma accusato di bigamia dovette aspettare per sposarla in matrimonio, avvenuto soltanto il 14 marzo 1923. Declinò il suo successo, mostrando la sua capacità interpretativa in films girati con diverse Case cinematografiche, la Metro, la Paramount, che lo consacrarono come il più amato divo del secolo nell’immaginario collettivo newyorkese.
Dopo aver girato L’Aquila, forse tra le migliori sue interpretazioni, reinterpretò “lo sceicco” nel il Figlio dello Sceicco (1926), uscito nelle sale pochi giorni dopo la morte del suo protagonista e scatenando tra gli spettatori scene mai viste d’isteria collettiva.
Valentino era entrato a passo di tango nella storia del cinema mondiale e dell’immaginario collettivo femminile, consolidando il mito dell’amante latino, del cavaliere senza macchia e senza paura che muore giovane, come accaduto a soli trentuno anni, all’apice del successo per molti aspetti ancora insuperato.
Due furono i cortei funebri organizzati dopo la sua prematura scomparsa, uno a New York, l’altro a Hollywood. Le sue spoglie furono sepolte nel Mausoleo della Cattedrale all’Hollywood Memorial Park di Los Angeles, in California.
Quanto alla sua sessualità, i biografi, tra cui Emily Leider e Allan Ellenberger,[3] concordano nell’escludere che Valentino fosse omosessuale, ma avallando l’ipotesi più veritiera che l’attore fosse eterosessuale. La morte avvenne il 1926 Presso il Polyclinic Hospital di New York, dove era stato ricoverato per un malore di ulcera gastrica di cui soffriva da tempo.
Ricorre, dunque, quest’anno, il Centenario di sua morte.
Personaggio controverso, innegabilmente, ma nessun interprete maschile era diventato al suo tempo, tra Europa ed America, così famoso a livello mondiale nel campo della settima arte.[4]
Note
[1] Il vero nome del Valentino era Rodolfo Pietro Guglielmi, nato a Castellaneta il 6 maggio 1895: Paola Cristalli, GUGLIELMI Rodolfo Valentino, Dizionario Biografico degli Italiani- Vol.60 (2003).
[2] E. INGUSCIO, La questione demaniale a Castellaneta nel periodo francese, in L’Idomeneo, L’Eversione della feudalità in Terra d’Otranto, Lecce Ed. Panico, 2006 (n. 8), pp. 291-316.
[3] ALLAN ELLENBERGER, The Valentino Mystique: The Death and Atferlife of the silent Film idol, McFarland e Co Inc. 2004. Si confronti anche di EMILY W. LEIDER, Dark Lover. The Life and Death of Rudolf Valentino, Biblioteca di Babele, Tarquinia,
[4] La “settima arte” è il termine che indica il cinema, così, definito dal critico Ricciotto Canudo nel 1921. Essa è una forma di arte autonoma e complessa che unisce le caratteristiche di altre arte esistenti, come la pittura, la scultura, la musica e la danza, per creare narrazioni visive in movimento.
