Il culto e la devozione alla Madonna della Campana, compatrona di Casarano

di Fabio Cavallo

 

Come un’eco lontana che attraversa i secoli e giunge fino ai nostri tempi, il culto per la Madonna della Campana, compatrona della cittadina di Casarano, si manifesta, ancor oggi, in forme molto sentite e partecipate.

Foto 1: simulacro della Madonna della Campana (manifattura napoletana del Settecento)

 

La ricorrenza religiosa cade la Domenica in Albis 1 e il lunedì successivo. Epicentro di tutti gli eventi religiosi e festivi è l’altipiano delle serre salentine che sovrasta Casarano comunemente chiamato “colle della Campana”.  Qui, infatti, sin dal Tardo Medioevo, è diffusa la devozione verso la Vergine Maria, focalizzata nella chiesetta pievana, eretta sul pianoro.

Foto 2: Chiesa della Madonna della Campana

 

Non essendoci fonti attendibili che attestino la nascita del culto alla Vergine della Campana, facciamo riferimento ad alcune leggende che aleggiano, ancor oggi, su questo argomento. La prima leggenda narra di un bue, impiegato ad arare sul colle, il quale, arrestatosi improvvisamente, cominciò a scavare con le zampe anteriori nel terreno fino a far emergere dal fondo un antico monolito con l’affresco dell’Odigitria 2. Questo masso, divenuto, ben presto, oggetto di culto, fu incastonato in un’edicola votiva. La Madonna raffigurata fu chiamata “della Campana” per via del sonaglio che il bue aveva al collo, scosso concitatamente nell’atto dello scavare. La notizia del ritrovamento si sparse immediatamente nelle contrade vicine e, in breve tempo, sul colle accorse festosa una moltitudine di fedeli per ammirare la stele ritrovata e pregare la Vergine ivi dipinta.

Foto 3: raffigurazione del ritrovamento del monolito

 

Da quell’episodio si presume sia scaturito il culto alla Madonna della Campana. Nel leggendario racconto, scorgiamo due elementi che ci aiutano a focalizzare meglio alcuni aspetti poco chiari della storia: il primo ci svela che, innanzi all’erezione della chiesa tardomedievale, in quel luogo insisteva un tempietto – poco più di un’edicola – in cui si venerava la Vergine Maria. Il secondo elemento è rappresentato dalla corsa festosa dei contradaioli per salire sul colle ed ammirare il monolito ritrovato. La “corsa” è stata una caratteristica delle processioni della Campana prima di soccombere, nel 1995, per effetto della revisione dei festeggiamenti. Poco prima dell’arrivo sulla chiesa della collina, le statue dei Santi protettori, trasportate a spalla dai portatori, iniziavano un’estenuante andatura rapida quasi a replicare la gioiosa “sgambata” dei casaranesi per giungere sul luogo del ritrovamento.

https://www.youtube.com/shorts/PDJOfU_82YQ?feature=share

video della corsa della statua sulla collina

 

A questa leggendaria narrazione se ne aggiunge un’altra: si racconta che un capitano di vascello, col suo equipaggio, veleggiava nello Ionio, di fronte alle coste di Ugento. Una notte, un fortunale investì violentemente la nave facendola quasi affondare. Il capitano, in preda al panico, fece voto alla Vergine di edificare una chiesa in suo onore qualora avesse strappato da morte certa la ciurma e fatto salvo il carico mercantile. All’improvviso, scorse nella tempesta tre fioche luci, segno evidente di terra ferma e, rincuorato, diresse, con grandi sforzi, la nave in direzione di quelle fonti luminose. Approdò sano e salvo sul litorale fra Gallipoli ed Ugento. Il giorno seguente, volendo sciogliere il voto, si avventurò ad identificare i luoghi esatti da cui provenivano le “salvifiche” fonti di luce. Trovò tre edicole con altrettante immagini della Vergine, illuminate da lucerne accese. Capii che le fioche luci erano, in realtà, le lampade ad olio e in quei punti fece edificare tre tempietti, quello della Campana a Casarano, dell’Alto a Felline e del Casale ad Ugento.

Foto 4: raffigurazione del salvataggio del vascello

 

La tradizione vuole che il capitano lasciasse nella chiesetta di Casarano un ex voto, ossia i remi del vascello scampato ai marosi. Essi sono identificati in due pertiche che sbucano dal soffitto del tempio in corrispondenza della porta centrale. Le tre chiese rurali sono accomunate da due precise caratteristiche: sorgono sui punti più alti della serra salentina, quasi a guardia dello Ionio e vantano lo stesso giorno della ricorrenza, ossia la Domenica in “Albis”, otto giorni dopo la Pasqua.

Le poche fonti documentali sono meno ridondanti delle leggende e ci dicono, più semplicemente, che intorno agli inizi del Quattrocento si eresse la prima chiesetta sul colle di Casarano, angusta e trascurata. Infatti, dopo le visite pastorali di De Pennis (1452) e di De Franchis (1612), vescovi neritini, la chiesa venne ampliata dai feudatari D’Aquino, che nel frattempo avevano acquistato il feudo di Casarano e Casaranello.

Enorme è stata – e lo è tuttora – la devozione dei Casaranesi nei confronti della loro protettrice, prova ne sia la presenza di migliaia di fedeli in processione all’apertura dei festeggiamenti.

Il complesso di momenti rituali, tipici di questa ricorrenza, sono molteplici: s’inizia la notte fra il Sabato Santo e la Domenica, durante la Veglia pasquale nella Matrice del paese, quando, al canto del Gloria, il simulacro della Vergine entra in chiesa per andare incontro al Figlio risorto. Si tratta del cosiddetto rituale dell’ ”incontro”, tipico del Centro e Sud Italia 3.

Foto 5: l’entrata del simulacro al canto del Gloria

 

Il clou dei festeggiamenti coincide, come già detto, con la domenica in Albis e il lunedì seguente4. La statua della Vergine col Bambino viene solennemente traslata, assieme a quella del Santo Patrono, San Giovanni Elemosiniere, dalla Chiesa Matrice fino al santuario sulla collina. Peculiare è la presenza delle cosiddette Vergineddhe (Verginelle), bambine abbigliate di un abito bianco a mo’ di sposine, completato da una corona di fiori in testa; a queste si affiancano gli Ancileddhi (Angioletti), bambini vestiti da angeli ed arcangeli e le Matunneddhe (Madonnine), con un manto azzurro e rosa ad imitazione dell’abito della Vergine.

Foto 6: le Verginelle in processione

 

Per tutta la processione scuotono una campanella di creta offerta da devoti rendendo la salita sul colle, gaia e gioiosa. In processione, un coro di fanciulli intona il caratteristico inno alla Madonna, accompagnati dalla banda.

L’innodìa è una delle espressioni più identitarie della religiosità popolare locale. Gli inni dedicati alla Madonna della Campana costituiscono un patrimonio devozionale di assoluto rilievo. Essi sono numerosi, oltre cinquanta; assai meno, invece, quelli messi in musica, solo quattro. Questi ultimi vengono eseguiti ciclicamente ogni anno nella ricorrenza religiosa.

Foto 7: uno degli inni scritti per la Madonna della Campana (1923)

 

Il numero considerevole di inni è, di per sé, un indicatore eloquente della profonda devozione che Casarano nutre per la sua Madonna.

La festa continua il lunedì successivo, quando nelle campagne attorno al santuario si svolge la tradizionale scampagnata, gemella della Pasquetta, con numerose famiglie che campeggiano nei terreni circostanti la chiesa per consumare pasti frugali e, soprattutto, promuovono la socialità e la condivisione.

La processione serale del lunedì, che riporta i simulacri dalla collina al paese, compie una significativa sosta dinanzi alle cave di tufo, dove sorge un monumento dedicato alla Vergine, edificato per devozione dei cavamonti, gli operai impegnati nell’estrazione dei conci di càrparo 5.

Foto 8: l’edicola votiva della Madonna posta davanti alle cave dismesse

 

 La Madonna della Campana è considerata la loro speciale protettrice, e i cavamonti la ricordano nel giorno successivo alla domenica di festa, noto come lunedì “ti zzocatori” 6.

In origine la ricorrenza si svolgeva in un’unica giornata, il giovedì in Albis, e ciò dal Seicento fino al 1722, ma nel 1723 il vescovo di Nardò, Mons. Sanfelice, compiacendosi per la grande partecipazione di fedeli, anche dai paesi limitrofi, decise di trasferirla alla domenica in Albis, così da favorire una più ampia affluenza.

A partire dai primi anni del Novecento si aggiunse anche il cosiddetto lunedì della “Campaneddhra”, organizzato da un apposito comitato formato dagli stessi lavoratori delle cave. Il legame tra la Madonna e i cavamonti si consolidò in particolare a partire dal 1920, anno in cui si tramanda il miracoloso salvataggio di un cavamonte costretto a lavorare proprio nel giorno festivo. L’uomo, precipitato da un’impalcatura, invocò la Madonna della Campana e rimase prodigiosamente illeso.

Foto 9: raffigurazione del miracolo del cavamonte

 

Da quel momento, questi lavoratori scelsero di lavorare anche la domenica, riservando però al lunedì della campaneddha il loro giorno di festa e di devozione.

 

 

Per approfondire l’argomento sul culto e la devozione sulla Madonna della Campana:

Stefàno Alessio, Santa Maria della Campana di Casarano, Galatina, Editrice Salentina, 2021

Chetry Antonio, SPIGOLATURE CASARANESI, Bari, Grafiche Laterza, 1978, Quaderno III, La Madonna della Campana.

_________________

Note

1) San Giovanni Paolo II, pontefice dal 1978 al 2005, stabilì, a partire dal 2000, che questa domenica venisse denominata “della divina Misericordia”, legata alla figura della santa mistica polacca Faustina Kowalska.

2) La Madonna Odigìtria, “colei che conduce mostrando la direzione, cioè Cristo” è una della tante iconografie mariane, diffusa in particolare nell’arte bizantina. Il simulacro della Madonna della Campana è in posizione di ostentare il piccolo Gesù benedicente, quasi ad indicarlo.

3) L’esempio più noto è il Rito della Madonna che scappa, di Sulmona. Gli incontri di Pasqua traggono origine nelle sacre rappresentazioni viventi del Medioevo e si svolgevano in chiesa; dopo la Controriforma, i personaggi furono sostituiti da statue, issate su portantine dorate e portate a spalla da persone oppure dai membri delle confraternite.

4) Il lunedì viene chiamato della “Campaneddhra”, ossia della festa piccola della Campana o degli zzoccatori.

5) Il cavamonte è stato un mestiere duro e faticoso, oggi quasi del tutto scomparso, ma largamente diffuso in tutto il territorio salentino almeno fino agli anni Cinquanta del Novecento. A Casarano vi era l’estrazione della cosiddetta pietra “madregrazia”.

6) Il termine deriva da “zzoccu”, il piccone usato dai cavamonti per estrarre i tufi. Gli zzoccatori erano, per antonomasia, i cavamonti.

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com

error: Contenuto protetto!