Opere a stampa di Marcantonio Zimara nella biblioteca San Domenico di Soriano Calabro

di Gilberto Spagnolo

 

Sarebbe cosa troppo inutile, se volessi far menzione delle molte opere stampate del nostro Zimara, le quali giacciono presentemente polverose, ed inutili nelle più vecchie librerie condannate, non dico dal lume del secolo, ma dalla stessa vanità scolastica, che tanta massa di citazioni, e di frivolezze in quelle non soffre. Ma non era il Zimara, era il folle metodo delle scuole, che formava barbari i professori.

B. PAPADIA, Memorie storiche della città di Galatina nella Japigia, in Napoli, presso Vincenzo Orsini, MDCCXVII. Antiporta calcografica incisa da Giuseppe Aloja (coll privata).

 

Cosi scriveva Baldassare Papadia nelle sue Memorie storiche della città di Galatina nella Japigia, pubblicate a Napoli presso Vincenzo Orsini nel 1742, a proposito di Marcantonio Zimara, volendo mettere nella giusta luce, con quelle parole, la complessa e “fervida operosità” del “celebrato e discusso lettore di filosofia peripatetica negli studi di Padova e di Salerno dei primi decenni del ‘500 e già campione del più genuino ed intransigente averroismo rinascimentale” ovvero di quel Salentino e, più specificamente, Galatinese, che assieme al figlio meno noto Teofilo autore del voluminoso commento al De anima di Aristotele “pur senza elevarsi granché sulla cultura del loro tempo (il complesso panorama speculativo del ‘500) meritano (appunto) di non esser dimenticati, perché di quella cultura sono eminentemente rappresentativi.

A distanza di secoli, e certamente in questo spirito, sono stati realizzati, com’è noto, sugli Zimara, diversi studi altamente scientifici. I saggi sull’Aristotelismo Padovano dal secolo XIV al XVI di Bruno Nardi, le ricerche di Giovanni Papuli e di Antonio Antonaci, hanno prodotto infatti i documenti di una dettagliata e approfondita conoscenza dei due pensatori, evidenziandone l’apporto di primaria importanza che gli stessi dettero, indubbiamente, alla filosofia del ‘500. L’Antonaci, in particolare, ha condotto una notevole ed approfondita indagine presso le biblioteche pubbliche, italiane ed europee, avendo come scopo la compilazione d’un catalogo, il più possibile completo, delle opere di Marcantonio Zimara e della loro attuale collocazione.

Da questa pregevole fatica “è emersa la sorprendente diffusione degli scritti del pensatore pugliese, riediti a breve scadenza sino alla fine del sec. XVII, con punte più alte di edizioni nella seconda metà del Cinquecento, quando cioè il filosofo galatinese era già scomparso da alcuni decenni. Il che indica quanta attenzione si prestasse ancora nella scuola e fuori, alle opere zimariane, specialmente a quelle che avevano un carattere sistematico, e quindi più valido agli effetti dell’insegnamento, come la Tabula dilucidationum, la Solutiones contradictionum e i Theoremata. La fervida operosità dello Zimara non si limitò al solo commento del ‘corpus’ aristotelico, ma spaziò in campi e argomenti più vasti, che andavano dalla medicina alle scienze naturali, dall’astrologia alla magia.

Per tutto il sec. XVI, ed oltre, ebbero vasta diffusione i suoi commenti ai Quodlibeta di Hervaeus Natalis (Erveo di Nèdellec), a quelli del carmelitano Giovanni di Baconthorp, alle Quaestiones in duodecim libros Metaphysicae di Giovanni di Jandun, ai libri De animalibus e alle “duae partes Summae” di Alberto Magno, alle Paraphrases di Temistio, specialmente a quella del De Anima, che lo interessava più da vicino, nella traduzione di Ermolao Barbaro, divenuta più nota e più curata nelle edizioni dei primi ‘500.

Gli opuscoli zimariani, che hanno la caratteristica di altrettante monografie, e le tabulae minori, corredate di preziosi indici e di riferimenti sinottici molto utili, non ebbero minore risonanza delle opere di maggior mole.

E proprio a conferma e a ulteriore constatazione della “sorprendente diffusione degli scritti del Galatinese”, che ci permettiamo di segnalare (anche ai fini di una ulteriore completezza del catalogo) agli studiosi locali, la presenza di alcune importanti e preziose (per la rarità) opere a stampa di Marcantonio Zimara presso la Biblioteca San Domenico di Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valenzia, una biblioteca che P. Placido Troili nella sua Istoria Generale del Reame di Napoli pubblicata nel 1748, definiva tra “le più magnifiche delle provincie napoletane.

È opportuno soffermarsi brevemente sulle vicende storiche di questa biblioteca per offrire un quadro e una motivazione ben precisa e definita della collocazione di queste edizioni dello Zimara.

Dalle brevi note introduttive del catalogo delle cinquecentine della Biblioteca curato rigorosamente da Antonino Barilaro O.P., sappiamo che in questo paese nell’entroterra di Vibo Valenzia dalle origini alto-medioevali, nel 1510 il P. Vincenzo del Convento Osservante di Catanzaro fondò una casa del suo Ordine. La “Santa Casa” di Soriano, inizialmente sede di uno studio generale, successivamente divenne luogo di formazione religiosa e quindi di stretta osservanza.

Pur non essendo essa un vero centro accademico – scrive il Barilaro – nessun convento della provincia domenicana di Calabria e, forse, di tutto il mezzogiorno ebbe una biblioteca più ricca e organizzata.

Essa si formò, nel corso dei secoli, grazie soprattutto al fatto che i libri personali dei religiosi deceduti solevano restare patrimonio dell’ultimo convento di residenza (erano molto spesso religiosi pii e dotti).

Due insigni religiosi, P. Antonino Lembo da Catanzaro, allora Provinciale di Calabria e P. Domenico De Sanctis, Priore del Convento, contribuirono in particolare, dopo il terremoto del 1659, ad un forte incremento della biblioteca nella Santa Casa (centro anche di insegnamento per le lingue orientali) gettando le basi “di un nuovo superbo rigoglio e intellettuale” e dando alla biblioteca un “suo primo regolare impianto a livello scientifico.

Il De Santis, in particolare, curò la compilazione di due cataloghi e nel 1644 chiamò da Napoli lo stampatore vibonese Domenico Antonio Ferro impiantandovi un’officina tipografica presso la casa stessa, officina che se anche durò appena due anni, pubblicò opere di notevole rilievo.

La biblioteca col passare del tempo e fino alla metà del 1700, grazie all’estrema cura dei Domenicani, divenne sempre più ricca e organizzata. Essi infatti “non guardavano a spese e a disagi per procurarsi tutte le opere possibili. Le loro scelte andavano, di preferenza, alle pubblicazioni su la Sacra Scrittura, la teologia, la filosofia, la storia, il diritto, ma il loro interesse era rivolto anche a opere letterarie. Soprattutto facevano incetta di incunaboli e di preziose cinquecentine.

A partire dal 1783, eventi dolorosi come la catastrofe tellurica di quell’anno (che ridusse tutto a un cumolo di macerie) e, conseguentemente, la proibizione della ricostruzione degli edifici religiosi in tutta la Calabria Ultra, da parte del Governo Borbonico, la drastica soppressione di Giuseppe Bonaparte confermata e aggravata del successore Gioacchino Murat, i conseguenti saccheggi le “manomissioni ufficiali e non ufficiali”, le “restituzioni mai avvenute” da parte di “intellettuali” e “studiosi” del paese, hanno inevitabilmente e, purtroppo, impoverito il (pur ancora) vasto patrimonio librario, ricco, nonostante tutte le varie disavventure, di opere pregevoli e di un discreto numero di documenti d’archivio, per un totale di circa 12.000 volumi (ma che all’origine dovevano essere almeno il quadruplo), con 4 incunaboli superstiti, con trecentotrenta cinquecentine.

In questo prezioso e utilissimo catalogo del Barilaro che “offre soltanto i dati utili agli studiosi per le loro eventuali ricerche” vi sono elencate ben cinque opere a stampa dello Zimara rispettivamente del 1517, 1518, 1519, 1520, 1554. L’autore del catalogo le ha così schedate:

M.A. ZIMARA, DIVI ALBERTI MAGNI, Venezia 1518. COLOPHON.

 

[C88] 9 1517 (1518)

Volume di cm 22 x 31,5. Rilegato in cartone con dorso in cartapecora. Ben conservato.

TITOLO: Divi Alberti Magni/ Summi in via peripathetica philosophi:

Theolo / gique profundissimi naturalia ac supernaturalia / opera per Marcum Antonium Zimaram philoso / phum excellentissimum nuper castigata erroribusque / purgata: necnon cum marginibus optimis anno / tationibus ornatis doctrinaque excultis atque fideli / ter impressis feliciter incipiunt. Que sunt hec. videlicet. / De physico auditu Lib. VIII./ De Celo et mundo Lib. IIII. / De Generatione et corruptione Lib. II./ De Methauris (?) Lib. III. / De Mineralibus Lib. IIII. / De Mineralibus Lib. IIII. / De Anima Lib. III. / De Intellectu et intelligibili Lib. II. / De Metaphysica Lib. XIII.

COLOPHON (della prima parte): Venetijs impensa heredum quondam Domini Octaviani Scoti Modoetiensis: ac sociorum. / 19 Februarij. / 1517.

COLOPHON (della seconda parte): Venetijs impensa heredum quondam Domini Octaviani Scoti Modoetiensis: ac sociorum. / 29 Maij. 1518.

NOTE. Fuori testo: Tabula.

Testo: carte 108 nella prima parte, carte 150 nella seconda, numerate solo sul recto. – Caratteri gotici, su duplice colonna.

PARTICOLARITÀ. – La seconda parte di questo tomo arriva al De mineralibus, omessi gli altri trattati indicati nel titolo. Essi si trovano rilegati nel tomo seguente.

 

Ai commenti di alcune delle opere maggiori e minori di Alberto Magno, poco noti e raramente citati, lo Zimara vi si dedicò negli anni dal 1517 al 1519. Di questa edizione, con questo colophon “19 Februarj 1517” (prima parte) e “29 Maij 1518” (seconda parte) non trovano menzione nell’opera dell’Antonaci che cita invece del 1517 (Venezia, eredi di Ottaviano Scoto) la “Tabula tractatuum parvorum naturalium” con l’aggiunta degli Opuscula, di cui una copia è alla Nazionale di Parigi.

M.A. ZIMARA, DIVI ALBERTI MAGNI, Venezia 1518. Indice.

 

[C39] 10 – 1518

Volume di cm 21,5 x 30,5. Rilegato in cartone col dorso in cartapecora. La perdita di alcune pagine è anteriore alla rilegatura.

TITOLO: manca, perché andarono anticamente perduti il frontespizio e le pagine introduttive. Sul dorso esterno c’è scritto da mano recente: Alberti Magni Filosofia.

COLOPHON (della prima parte): Venetijs impensa beredum quondam Domini Octaviani Scoti Modoetiensis: ac sociorum. 29 Maij. 1518.

COLOPHON (della seconda parte): Venetijs impensa beredum quondam Domini Octaviani Scoti Modoetiensis: ac sociorum. 15 Januarij. 1518.

NOTE. – Il testo contiene carte 150 nella prima parte, 174 nella seconda, segnate solo sul recto. Caratteri gotici su doppia colonna. I trattati sono: De celo et mundo; De generatione et corruptione; Methereorum; De mineralibus; De anima; De intellectu et intelligibili; Metaphysice.

PARTICOLARITÀ. – È evidente che la prima parte di questo tomo corrisponde, in parte, alla seconda del tomo precedente.

M.A. ZIMARA, DIVI ALBERTI MAGNI, Venezia 1519. COLOPHON.

 

M.A. ZIMARA, DIVI ALBERTI MAGNI, Venezia 1518. Vignetta figurativa.

 

[C40] -1519

Volume di cm 21 x 31. Rilegato in cartapecora con dorso in pelle. Ben conservato.

TITOLO: Divi Alberti Magni / Ratisponensis Episcopi summi peripathetici due partes summe, quarum prima de quatuor coeque / vis, secunda de homine inscribitur: una / cum pulcherrimis additionibus edi/tis ab Excellente artium et medici/ne doctore Marco Antonio Zi/mara sanctipetrinate nuper/rime castigate ac pri/stine integritati / restitute.

COLOPHON: Explicit Secunda Pars Summe Alberti Magni Ratisponensis Episcopi De homine. Accuratissime et summa cum diligentia castigata per sollertissiimum philosophum Marcum Antonium Zimaram, philosophiam Padue publice profitentem, deo laus et honor adsit. Venetijs mandato et expensis Heredum nobilis viri Domini Octaviani Scoti civis Modoetiensis: ac sociorum: Anno a partu Virginali salutifero. 1519, die ultimo Septembris.

NOTE. – Le due parti sono stampate di seguito, sotto unica numerazione:

carte 166 sul solo recto. Caratteri gotici su doppia colonna.

PARTICOLARITÀ. – Sul frontespizio c’è segnato a mano un… Cubellus. –

 

Di questi ne esistono pochissimi esemplari individuati dall’Antonaci in uno alla Braidense di Milano, un altro alla Nazionale di S. Marco a Venezia, un terzo alla Bodleian Library di Oxford e un quarto alla Biblioteca “Vergari” di Nardò (quelle datate 15 gennaio 1518).

Del 27 maggio 1519 esistono esemplari alla Vaticana, alla Braidense di Milano, alla Universi teits-Bibliotheek di Amsterdam, alla Nazionale di Parigi e alla Comunale di Galatina.

Delle “Due Partes Summae” della fine di settembre del 1519, in cui per la prima volta lo Zimara viene chiamato “artium et medicine doctor” esistono esemplari alla Nazionale di S. Marco a Venezia, alla Vaticana, alla Braidense di Milano e alla Bodleian Library di Oxford.

 

[Q277] 12 – 1520

Volume di cm 12 x 17. Rilegato in cartapecora, ma con l’orlo alquanto corroso. Altri guasti dell’umido e dei tarli.

TITOLO: Physica Aristotelis cum comentario Averrois / Aristotelis Sta/Gyrite Libri Physicorum / octo: cum singulorum Epi/ tomatis hactenus non im/pressis: Averroeque eius ex/actissimo interprete: ac Marci An/tonii Zimare philosophi fa/mosissimi apostillis. Et hec et / alia eius opera: consultis va/rijs exemplaribus feli/citer expolita sunt: ut / hactenus nitidio/ra non pro/dierint. / Venundantur Lugduni apud Sci/pionem de Babiano in vico mercuriali. / Cum gratia et privilegio.

COLOPHON: Suscipe Lector candide hoc in parvo Enchiridiolo Textum Aristotelis Stragyritae (sic)… de Physico auditu cum Averrois.. . expositione… Papieque fideli studio (quoad fieri potuti) per solertem virum Iacob Paucidrapium de Burgofranco excussos Anno christiane salutis quingentesimo supra Mille et vigesimum. Quarto cal. Octobris.

NOTE. – Il testo (con Prohemium) comprende carte CCCXLIII, segnate solo sul recto. La numerazione comincia dal frontespizio. Caratteri gotici su intero rigo.

L’Antonaci aveva segnalato l’esistenza di quest’opera solo alla Braidense di Milano.

M.A. ZIMARA, THE MISTII / Peripatetici Lucidissimi, Paraphrasis / in Aristotelis etc., Venezia 1554. Frontespizio.

 

[M200] 10 1554

Volume di cm 20,5 x 32,5. Rilegato in cartapecora. Guasto da tarli.

TITOLO: Themistii / Peripatetici Lucidissimi, Paraphrasis / in Aristotelis. / Posteriora, et / Physica, in libro item de/Anima. / Memoria et Reminiscentia, / Sommo et Vigilia, Insommiis, et / Divinatione per sommum, / Hermolao Barbaro Patricio Veneto Interprete. / Additae sunt et lucubrationes, / quae Themistii obscuriora loca apertissima reddunt: Additus et index, / necnon contradictionum solutiones Marci Antonii Zimarrae / in dictis eiusdem Themistii: omnia a Studioso quondam / et utriusque linguae peritissimo, summa fide / recognita, et quibus scatebant / erroribus repurgata: / His demum omnibus adiecimus eiusdem Themistii paraphrasem in librum Tertium de Anima / nuper a Magnifico Comite D. Ludovico Nogarola Veronensi, lati/nitale donatam, ac suis subtilissimis scholiis illustratam. / Quae omnia ingenio ac doctrina peritissimi utriusque linguae viri denuo sunt / diligentissime recognita, ac erroribus repurgata. / (Stemma: una palma e un alloro rilegati da Sos, col motto: In tenebris fulget) / Venetiis,/ Apud Hieronyrnum Scotum. /M D LIIII.

COLOPHON: ripete il titolo del frontespizio; ma l’anno è segnato in numeri arabici: 1554.

NOTE. – Fuori numerazione: Contradictiones; Epistola; Index. – Il testo è di pagine 130, segnate sul solo recto. Caratteri tondi, su doppia colonna.

 

L’Antonaci aveva segnalato l’esistenza di questa edizione alla Nazionale di Napoli e alla Bodleian Library di Oxford. La prima traduzione latina delle Paraphrases di Temistio, fatta da Ermolao Barbaro, uscì a Venezia nel 1481. Ermolao Barbaro (1454-1493) di nobile famiglia veneziana, fu discepolo di Pomponio Leto e venne incoronato poeta a Roma dall’imperatore Federico, e addottorato in filosofia e diritto a Padova a 23 anni. Fu un profondo conoscitore della lingua greca e fece numerose traduzioni specie di Aristotile. Il suo più ponderoso lavoro è quello su Plinio di cui cercò di ristabilire il testo esatto corrotto dai copisti, dagli Arabi e dagli Arabisti. Dimorò a Napoli dal 1474 al 1476 e in questi anni visse in grande intimità col Galateo (erano entrambi accademici della Pontaniana e come il Galateo anche il Barbaro frequentava la Corte del Duca di Calabria). Tra le molte epistole del Galateo, la prima, per data, è quella diretta appunto ad Ermolao Barbaro, in risposta alla dedica che questi gli aveva fatto della Parafrasi in Temistio su la Fisica di Aristotile. Sia la dedica che la risposta del Galateo sono state pubblicate in tempi non recenti rispettivamente dagli studiosi Vittore Branca e Noè Scalinci (Cfr., Ermolao Barbaro, Epistola, Orationes et Carmina, edizione critica a cura di Vittore Branca, Firenze MCMXLIII, vol. I, pp. 10-12; Noè Scalinci, L’epistola inedita del Galateo ad Ermolao Barbaro, Foligno 1928, l’autore ne ha curato la trascrizione, la versione e le note).

M.A. ZIMARA, ANTRUM MAGICO-MEDICUM, Francoforte MDCXXV (edizione di opera rarissima in collezione privata).

***

Un numero dunque abbastanza rilevante di rare edizioni cinquecentesche di uno stesso autore, e, soprattutto, non facilmente reperibili nelle biblioteche salentine o pugliesi. Data la loro consistenza, i terremoti che sconvolsero la vita della biblioteca, i vari “saccheggi”, “la avidità e la dabbenaggine di elementi indigeni” (per dirla con Vittorio Zacchino) ci spingono a fare un’ulteriore considerazione e cioè che ve ne fossero altre, andate purtroppo (per le cause suddette) distrutte o smarrite (considerato anche il lungo intervallo di tempo tra l’edizione del 1517 su Alberto Magno e le Parafrasi di Temistio del 1554), un fatto questo che induce spontaneamente a ricordare, senza retorica, le parole di Tommaso Arcudi, quando appunto scriveva che “Per tutte le scuole di Europa giornalmente risuona il nome di Marc’Antonio Zimara e adorna tutte le biblioteche”.

 

In “Lu Lampiune”, Quadrimestrale di Cultura Salentina, Anno VI, n. 3 Dicembre 1990, pp. 91-96.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Si ringrazia, anzitutto, vivamente il direttore della Biblioteca San Domenico di Soriano Calabro, P. Michele Fortuna O. P., per la sensibilità e la valente collaborazione prestata. La fonte bibliografica principale per questo lavoro è stato l’accurato catalogo di Antonino Barilaro O. P., Fondo di Cinquecentine presso la Biblioteca San Domenico Soriano Calabro, Barbaro Ed., Villa S. Giovanni 1982.

 

* * *

A. Antonaci, Ricerche sull’Aristotelismo del Rinascimento. Marcantonio Zimara, vol. I Dal primo periodo padovano al periodo presalernitano, Galatina 1971; vol. II, Dal periodo salernitano al secondo periodo padovano, Galatina 1978 (in particolare vol. I, Fortuna delle opere zimariane, pp. 9-49).

Archivio Postulazione Generale Della Compagnia Di Gesù – Roma, vol. 657, ecc….

A.T. Arcudi, Galatina Letterata, nella stamperia di Giovan Battista Celle, Genova MDCCIX, pp. 171-187.

Barbaro Ermolao, Epistolae, Orationes et Carmina, ed. critica a cura di Vittore Branca, Firenze MCMXLIII, vol. I, pp. 10-11.

M. De Marco, Teofilo Zimara neo-platonico salentino del XVI secolo, in “Nuovi Orientamenti”, Taviano gen-giugno 1986, a. XVII, n. 96, pp. 21 e sgg.

Idem, Il Salento tra Medioevo e Rinascimento, storia, arte, civiltà, Lecce 1977, pp. 94-98.

G. Marciano, Descrizione, origine e successi della Provincia d’Otranto, Napoli 1855, p. 500.

B. Nardi, Saggi sull’Aristotelismo Padovano dal secolo XIV al XVI, Firenze 1958, pp. 321 e sgg.

B. Papadia, Memorie storiche della città di Galatina nella Japigia, in Napoli, presso Vincenzo Orsini, MDCCXVII, pp. 57-60.

G. Papuli, Platonici Salentini del Tardo Rinascimento, estratto da “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Bari”, Bari 1976, vol. XII, pp. 22 e sgg.

N. Scalinci, L’epistola inedita del “Galateo” ad Ermolao Barbaro, trascrizione, versione e note, Foligno 1928.

V. Zacchino, La biblioteca cinquecentesca di Cosimo Pinelli marchese di Galatone, in “Note e documenti di storia e cultura salentina”, III, Maglie 1976, pp. 79 e sgg.

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