“Il Salvatore salvato”: arte, fede e rinascita nella chiesa di Santa Maria della Purità a Gallipoli

Foto Piero De Blasi

 

di Marcello Gaballo

Nella splendida cornice della chiesa di Santa Maria della Purità, affacciata sul suggestivo lungomare Lungomare Nazario Sauro, è esposta in questi giorni una scultura di intensa forza espressiva che merita di essere conosciuta e ammirata: “Il Salvatore salvato”, opera dello scultore Davide Gelso.

Si tratta di un Crocifisso di grande impatto visivo ed emotivo, realizzato in legno di ulivo, materiale profondamente legato alla cultura mediterranea e al simbolismo biblico. L’opera, scolpita in un unico blocco senza giunture, nasce da un ulivo secolare ormai morto, un corpo segnato dal tempo che l’artista ha scelto di trasformare, restituendogli voce e presenza. Non è soltanto una scultura sacra, ma un racconto scolpito nella materia, in cui natura, storia e fede si intrecciano in modo indissolubile.

L’opera si presenta come un potente simbolo di rinascita e salvezza. La figura del Cristo, intensa e drammatica, emerge direttamente dal tronco originario, mantenendo visibili le venature, i nodi e le ferite del legno. Le braccia aperte, tese verso l’alto, evocano un gesto universale di sacrificio e accoglienza, mentre il corpo, scolpito con rispetto e sensibilità, conserva la memoria dell’albero da cui proviene. In questo senso il legno non è semplice supporto, ma parte integrante del racconto: ogni segno naturale diventa elemento espressivo, ogni imperfezione si trasforma in linguaggio artistico.

foto Piero De Blasi

Osservando da vicino la scultura, colpisce l’abilità tecnica dell’intaglio, che alterna superfici levigate ad altre volutamente lasciate più vive e rugose, quasi a suggerire la tensione tra dolore umano e redenzione divina.

foto Piero De Blasi

 

Il volto del Cristo, segnato da profonde incisioni che richiamano lacrime e colature di sangue, esprime una sofferenza composta, priva di teatralità, ma carica di umanissima partecipazione. La corona di spine, realizzata con straordinaria finezza, accentua il senso di realismo e la drammaticità della scena, mentre le venature naturali del legno accompagnano l’andamento dei muscoli e delle membra, conferendo alla figura una vitalità sorprendente.

Il valore simbolico dell’opera si amplifica attraverso la sua stessa origine. La scultura nasce infatti da un incontro fortuito: l’artista, alla ricerca di un tronco adatto, si imbatté in questo ulivo e iniziò a lavorarlo direttamente sul posto. Un’intuizione improvvisa lo spinse però a portarlo via, sottraendolo al luogo originario. Poco tempo dopo, un incendio devastò il campo in cui si trovava l’albero, distruggendo quindici ulivi. Anche quel tronco sarebbe andato perduto.

Da qui il titolo “Il Salvatore salvato”, un paradosso carico di significato, in cui ciò che rappresenta la salvezza viene a sua volta salvato. L’opera diventa così testimonianza di destino, resilienza e trasformazione, un inno alla possibilità di rinascere anche dopo la distruzione.

Particolarmente significativo è l’uso del legno di ulivo, materia nobile e resistente, caratterizzata da venature irregolari e cromie calde che variano dal giallo dorato al bruno intenso. L’ulivo, nella tradizione mediterranea e cristiana, è simbolo di pace, perseveranza e rigenerazione; non a caso è associato a episodi fondamentali della narrazione biblica, dal ramo portato dalla colomba dopo il Diluvio fino all’Orto degli Ulivi, luogo della preghiera e dell’abbandono di Cristo. In questa scultura, dunque, il materiale stesso diventa veicolo di significato spirituale, rafforzando la dimensione simbolica dell’opera.

La collocazione nella chiesa di Santa Maria della Purità, uno degli scrigni artistici più suggestivi della città di Gallipoli, contribuisce a valorizzare ulteriormente la forza espressiva del Crocifisso. L’ambiente, ricco di dorature e apparati decorativi, crea un dialogo visivo intenso tra la raffinatezza ornamentale dell’altare e l’essenzialità drammatica della scultura, generando un contrasto capace di coinvolgere emotivamente il visitatore.

L’esposizione rappresenta dunque un’occasione preziosa non solo per gli appassionati d’arte sacra, ma anche per quanti desiderano vivere un’esperienza di contemplazione e riflessione spirituale. Il Crocifisso di Davide Gelso invita infatti a soffermarsi sul mistero della sofferenza e della redenzione, ma anche sulla capacità della materia ferita di trasformarsi in bellezza.

La chiesa di Santa Maria della Purità è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00, offrendo così a residenti e visitatori l’opportunità di ammirare questa straordinaria opera in un contesto di rara suggestione.

foto Piero De Blasi

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