
di Giovanna Falco
Il 24 febbraio è ricorso l’anniversario dell’inaugurazione, avvenuta nel 1913 in piazza Sant’Oronzo a Lecce, del monumento a Quinto Ennio[i] di Antonio Bortone[ii]: la stele posta recentemente al centro di via Sacro Regio Consiglio.
Nel 1913 la collocazione in piazza fu considerata un vero e proprio evento: ne scrissero vari giornali dell’epoca, dal Corriere Meridionale a La Democrazia, dalla Rivista Storica Salentina alla Rassegna pugliese di scienze lettere ed arti[iii].
«All’angolo dell’Anfiteatro Romano che sta di fronte al Palazzo della Banca d’Italia, è stato finalmente collocato il ricordo marmoreo a Quinto Ennio, l’illustre poeta della latinità, onore delle nostre contrade.»[iv], «per lodevole iniziativa del comitato locale della Dante Alighieri»[v]. «Un antico dovere imponeva ai leccesi di rendere degna onoranza al nome di colui, che – dopo la conquista di Taranto e della Penisola Salentina – portò nel seno dell’agreste e violenta civiltà di Roma il sentimento dell’arte e della bellezza greca; e Giuseppe Pellegrino e gli altri pochi – che, insieme a lui, tengono sempre desto il culto delle memorie avite, e vagheggiano l’alba di un’intellettuale rinascenza di questa vezzosa Atene della Puglia – hanno finalmente assolto il compito sacro.»[vi].

Il monumento a Quinto Ennio, scrive Ferruccio Guerrieri, era «piccolo di mole, se vogliamo e semplice quanto mai nella forma, ma di grande valore artistico e particolarmente ammirevole pel suo significato»[vii].
L’opera fu commissionata ad Antonio Bortone, «vanto e orgoglio di questa Provincia – il quale oltre ad essere uno scultore di sommo e incontrastato valore, è un colto e profondo letterato, un poeta dell’arte, uno storico e uno studioso come pochi artisti lo sono»[viii]. L’artista «dopo di avere studiato l’Arte e il tempo di Q. Ennio, in un monumentino svelto e semplice – con tenua spesa, come sempre, si da capire appena per la materia prima – ha regalato a Lecce (auspice la “Dante Alighieri”) un vero gioiello di architettura, elegante, simbolico, pieno di ispirazione, completo e perfetto nell’insieme»[ix].
Bortone «non avendo potuto trovare né in Roma né altrove un’effige antica del grande poeta calabro, elogiato da Cicerone, da Silio, da Ovidio, da Lucrezio, ecc. ideò invece un monumento allegorico. E questo, per il luogo dove è situato, risponde egregiamente al vicino monumento, unico nella Puglia, all’Anfiteatro romano»[x].
De Giorgi illustrò minuziosamente quello che riteneva il monumento «più bello, certamente il più originale, tra quelli innalzati in questi ultimi anni in onore di illustri o di insigni contemporanei»[xi]:
«Su di un blocco piramidale di calcare bianco di Trani, che sorge sopra una base sagomata, torreggia un’aquila latina che solleva fieramente in alto la testa, quasi in atto di minaccia, ed ha le ali semi-aperte. Poggia sopra un fascio da littori e stringe nervosamente fra i suoi artigli uno scudo ovale, sul quale in caratteri d’oro è scritto il motto RVDIAE, la patria di Ennio. Sotto il fascio vi è un papiro che in parte è ripiegato, in parte si svolge obliquamente sul blocco piramidale.

Su questo papiro si leggono alcuni versi allusivi al Poeta; e questi spiegano chiaramente a chi è indirizzato il monumento. In alto leggiamo un verso attribuito da Cicerone ad Ennio, nel quale questi indica la sua patria:
Nos sumu’ Romani qui fuvimus ante Rudini
Indi seguono in basso tre versi di Lucrezio, nei quali accenna alla teoria della metempsicosi cantata da Ennio; è poi fa l’elogio di lui che pel primo colse sull’ameno Elicone (il monte sacro alle Muse) una corona di lauro immarcescibile, e con versi che non morranno mai salì in grande fama tra tutte le genti italiche:
Ennius, ut noster cecinit, qui premus amoeno
Detulit ex Helicone perenni fronde coronam
Per gentes Italas hominum quae clara cluerent.
Nella base che regge il blocco piramidale lo scultore effigiò gli emblemi della commedia e della tragedia, allusivi anche questi, per chi sa comprenderli, a colui che fu il creatore della tragedia romana e della romana epopea.»[xii].
Si può avere un’idea della raffinatezza dell’opera, non solo osservando le foto sgranate d’epoca, ma anche l’aquila posta sulla base posteriore del monumento a Sigismondo Castromediano commissionato dal sindaco Giuseppe Pellegrino nel 1898 e inaugurato nel 1905[xiii], ubicato nella piazzetta omonima. Qui Antonio Bortone interpreta «la Gloria» tramite «un’aquila che lascia cadere la catena di forzato sul blasone dell’antico casato dei duchi di Limburg»[xiv].
Il monumento a Quinto Ennio era parte dell’arredo urbano della piazza atto a valorizzare la porzione dell’anfiteatro romano, riportata alla luce da Cosimo De Giorgi a partire dal 1900. A luglio del 1910 De Giorgi informava dalle pagine di Apulia: «sono ormai compiuti i lavori di enucleamento e di sistemazione di un intero settore di questo Anfiteatro, a partire dal portico esterno sino all’arena, della quale abbiamo messo in luce circa 45 mq. Tutto il settore è stato cinto da una ringhiera di ferro e vi si accede dalla Piazzetta Anfiteatro la quale fronteggia il Palazzo della Banca d’Italia»[xv]. Era stato deciso, infatti, di riportare alla luce solo una minima parte del monumento romano, per non stravolgere l’assetto della piazza[xvi]. Fu stabilito di collocare il piccolo monumento nell’angolo interno della ‘L’ formata dal settore dell’anfiteatro «fra piazza Vittorio Emanuele e piazza S. Oronzo, allo sbocco della via G. Verdi, in prossimità della Banca d’Italia» perché aveva «come sfondo l’imponente mole degli archi dell’anfiteatro romano»[xvii].
Com’è noto l’assetto di piazza Sant’Oronzo rimase immutato per una ventina di anni, sino a quando è stato deciso di riportare alla luce i resti dell’anfiteatro tutt’ora visibili. I lavori si protrassero all’incirca dal 1936 al 1940 e cancellarono l’invaso dell’antica piazza, di cui rimangono, lo slargo a ridosso dell’anfiteatro che ospita il Sedile e la colonna di Sant’Oronzo, il tratto viario antistante alla chiesa di Santa Maria delle Grazie – intitolato nel 2001 ad Ernesto Alvino – e quello che congiunge via Vito Fazzi a via Verdi e a via Regio Sacro Consiglio, con la nicchia che ospitava il monumento.
La rientranza fu realizzata nel primo quinquennio degli anni Quaranta, quando l’anfiteatro fu cinto dalla balaustra in pietra e alla fine di via Verdi si decise di lasciare nella sede storica il monumento di Bortone, nonostante, presumibilmente, fosse già spoglio dalla maggior parte delle componenti bronzee, a causa delle varie normative emanate tra il 1939[xviii] e il 1941, che imponevano il recupero del materiale metallico per sostenere l’industria bellica[xix]. A Lecce il recupero del materiale era in corso nel maggio del 1941[xx].
A differenza di tanti manufatti demoliti totalmente, si decise di conservare la: «base sagomata, che regge il blocco piramidale» del monumento a Quinto Ennio e il «festone, di bronzo anch’esso, con alcuni tipi di maschere tragiche dell’antichità»[xxi], mantenendo in parte il significato allegorico ideato da Antonio Bortone.
Il monumento, dunque, oltre a continuare ad essere un omaggio a Quinto Ennio e ad indicare ai posteri il primo settore dell’anfiteatro riportato alla luce, all’epoca fu considerato parte integrante dell’arredo urbano della piazza dei primi del Novecento, alla stessa stregua della colonna di Sant’Oronzo, collocata nei pressi del non più esistente sito originario e inaugurata il 23 agosto 1945[xxii].
Nell’ultimo ottantennio si è persa memoria del suo significato e del perché fosse posto in quella rientranza all’apparenza secondaria, nonostante fosse il punto focale da chi giungeva sia da piazza Vittorio Emanuele, sia da via Fazzi: privo di un pannello informativo, al monumento era stata addossata una cabina dell’Enel (attualmente rimossa).

In occasione del rifacimento del basolato, che ha comportato anche la rimozione del marciapiede dov’era collocato, il 3 febbraio 2025 il monumento è stato smontato[xxiii] e gli organi preposti alla sua tutela hanno deciso di trasferirlo al centro di via Sacro Regio Consiglio. L’8 febbraio ha avuto luogo l’inaugurazione ufficiale[xxiv]: «La scelta di spostare la stele», intitolata a Quinto Ennio «è tesa come sottolinea il sindaco Adriana Poli Bortone, a celebrarne la grandezza nella maniera più giusta e al tempo stesso la romanità della città di Lecce»[xxv].
In onore al solo Quinto Ennio, inoltre, è stata applicata direttamente sulla base del monumento una targa patinata di ruggine, poi rimossa[xxvi], che recitava:
Città di Lecce a Quinto Ennio (Rudiae 239 a.C. – Roma 169 a.C.). Padre della letteratura latina, poeta sublime, versatile, scrittore drammaturgo, autore di opere immortali, tra cui gli “Annales”, storia di Roma redatta in versi, decantata da Lucrezio, Orazio e Cicerone. Lecce riconoscente pose nell’ottobre 2025. Il Sindaco Sen. Adriana Poli Bortone. “Nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini”.

* Queste note sono il frutto della rielaborazione e approfondimento di due post pubblicati nel 2020 sulla pagina Facebook Scorci di Lecce. Parole e immagini, amministrata dalla sottoscritta.
Note
[i] Per un esaustivo profilo di Quinto Ennio cfr. A. Sanasi, Quinto Ennio, alter Homerus, tra Lecce e Roma, in Quinto Ennio, alter Homerus, tra Lecce e Roma – Il Delfino e la Mezzaluna – Fondazione Terra D’Otranto 27/09/2012.
[ii] Tra i vari studi relativi all’operato dello scultore ruffanese, il più recente è quello di Paolo Vincenti (P. Vincenti, Per un breve profilo artistico di Antonio Bortone, in Per un breve profilo artistico di Antonio Bortone – Il Delfino e la Mezzaluna – Fondazione Terra D’Otranto 01/05/2025).
[iii] Cfr. C. De Giorgi, Il monumento a Quinto Ennio in Piazza S. Oronzo. Al direttore del «Corriere Meridionale», in Corriere Meridionale, 27 febbraio 1913, a. XXIV, n. 9; Un ricordo a Q. Ennio, in La Democrazia, a. XIV, Lecce 1 marzo 1913, n. 8; Piccole note d’arte e di storia. Il monumento ad Ennio, in Rivista Storica Salentina, a. VIII, Gennaio-Febbraio 1913, Num. 1-2, p. 57; F. Guerrieri, Il monumento a Q. Ennio, in Rassegna pugliese di scienze lettere ed arti, Aprile 1913, a. XXX, vol. XXVIII, n. 4, pp. 137-138.
[iv] Il monumento ad Ennio cit. , p. 57.
[v] F. Guerrieri, op. cit., p. 138.
[vi] Un ricordo a Q. Ennio cit.
[vii] F. Guerrieri, op. cit., p. 137. Anche Guerrieri, nel suo articolo corredato da fotografie, illustra accuratamente il monumento.
[viii] Il monumento ad Ennio cit. , p. 57
[ix] Ibidem.
[x] C. De Giorgi, Il monumento a Quinto Ennio in Piazza S. Oronzo… cit.
[xi] Ibidem.
[xii] Ibidem.
[xiii] Cfr. G. Falco, Lecce. Il monumento a Sigismondo Castromediano, in fondazioneterrradotranto.it 17/09/2012.
[xiv] P. Vincenti, Antonio Bortone da Ruffano (1844-1938), il mago salentino dello scalpello, in Antonio Bortone da Ruffano (1844-1938), il mago salentino dello scalpello – Il Delfino e la Mezzaluna – Fondazione Terra D’Otranto 18/09/2012 (già pubblicato il 30 dicembre 2010 su Spigolature Salentine).
[xv] C. De Giorgi, I marmi del Podium nell’Anfiteatro romano di Lecce, in Apulia, a. 1. Fasc. 2, pp. 240-243: p. 243. La ringhiera in ferro, opera dell’ingegnere comunale Andrea Gatto, fu realizzata nel 1907 (Cfr. A. Mantovano, Il cuore civico e mercantile della città: Piazza S. Oronzo a Lecce, in A. Mantovano, La colonna e la città. Appunti sul linguaggio architettonico e spazio urbano nel barocco di Terra d’Otranto, San Cesario di Lecce 2011, pp. 125-152: p. 139.
[xvi] Cfr. A. Mantovano,, op. cit., pp. 143-44.
[xvii] F. Guerrieri , op. cit., p. 137,
[xviii] A causa della requisizione del bronzo, probabilmente, a Lecce fu accantonata l’idea di realizzare in bronzo dorato la nuova statua da collocare sulla colonna in piazza Sant’Oronzo «fusa con poca spesa, che il bronzo per la fusione, si troverebbe sul posto. C’è in deposito certi busti in bronzo di… antica e dubbia fama… che hanno preso o dovrebbero prendere il… via.» ([xviii] L’Ordine: corriere salentino, 10 giugno 1939, a. 34, fasc. 29, p. 3).
[xix] Per notizie esaustive sull’argomento Cfr. L. Bosio, Bronzo alla Memoria, bronzo alla Patria. Dall’edificazione alla rimozione, storia di monumenti ai caduti tra le due guerre, in movio.beniculturali.it; I monumenti ai Caduti e le trasformazioni subite durante la Seconda guerra mondiale, in onoreaicaduti.it, 20 febbraio 2025.
[xx] «La rimozione dei monumenti in bronzo. Tempo fa, su diversi giornali, venne fatta la proposta di rimuovere i monumenti in bronzo innalzati nei Comuni d’Italia per onorare i Caduti. E poiché nella generalità, si tratta di opere che, salvo rare eccezioni, con l’arte non hanno alcuna parentela e spesso sono addirittura delle cose di pessimo gusto, la proposta incontrò la unanime approvazione. Ora possiamo informare che la raccolta di quei monumenti in bronzo è già iniziata. Naturalmente vi saranno delle eccezioni, a giudizio di commissioni di artisti; ma queste saranno pochissime. In luogo dei monumenti saranno innalzati ricordi più degni nei bei marmi onde è ricca la nostra terra. In proposito sono state date disposizioni superiori alle quali ottempereranno tutti i Comuni del Regno. La raccolta avverrà a richiesta dell’Ente per la distribuzione dei rottami e in base alle capacità di assorbimento che il bronzo di tale monumenti devono trasformare in via elettrolitica. Noi vedremo bene che vengano tolti anche alcuni monumenti in bronzo che sono superflui. Nella nostra città ad esempio se ne potrebbero raccogliere parecchi.» (L’Ordine: corriere salentino, 17 maggio 1941, a. 36, fasc. 20). Nel corso del 1941, infatti, era stato dato mandato ai Prefetti, affiancati dalle Soprintendenze e dalle sedi locali dell’Associazione Nazionale Combattenti, di stilare elenchi dei monumenti in bronzo da fondere, da inviare al Ministero dell’Educazione Nazionale, per il parere definitivo. All’Ente Nazionale Distribuzione Rottami – Endirot fu affidato il compito di inoltrare le richieste di consegna del materiale alle fonderie (Cfr. L. Bosio, op. cit.).
[xxi] F. Guerrieri , op. cit., p. 137.
[xxii] «I festeggiamenti a S. Oronzo […] Le celebrazioni ebbero inizio il 23 con l’inaugurazione della Colonna nella massima piazza della città. Presenti gli Arcivescovi di Otranto, di Trani e di Brindisi, il Vescovo di Ugento, il Prefetto, il Sindaco, il Rev.mo Capitolo Cattedrale e molte altre autorità, S. E. Mons. Costa, nostro Vescovo, benedisse la Statua del Santo restaurata. Indi l’immensa folla cantò l’Ave Oronti, e poi Mons. Vescovo tenne un elevatissimo discorso di circostanza a cui seguirono nobil parole del Sindaco Barone Personè.» (L’Ordine: corriere salentino,1 settembre 1945, a. 40, fasc. 32, p. 2)
[xxiii] Come constatato personalmente.
[xxiv] «Domani sabato 8 febbraio alle 10,30, il monumento commemorativo dedicato al poeta e drammaturgo Quinto Ennio, figlio di Rudiae, verrà inaugurato nella piazzetta antistante l’ingresso alla Banca d’Italia – via Sacro Regio Consiglio – proprio davanti a quello che è stato e sarà l’accesso turistico all’anfiteatro romano» (Lecce. Inaugurazione stele in onore di Quinto Ennio, in lecceoggi.com, 7 febbraio 2025).
[xxv] P. Fanigliulo, Lecce, ricollocata la stele di Quinto Ennio, in antennasud.com, 8 febbraio 2025.
[xxvi] La targa è stata rimossa a metà febbraio, perché ha causato colature di ruggine sulla pietra di Trani, che rischiavano di arrecare danni irrimediabili al monumento.
