Alla cara e sempre viva memoria del prof. Filippo Giacomo Cerfeda,
amico e compagno di tanti studi, ricerche e pubblicazioni.
Con fraterno cuore.
di Gianluigi Lazzari
Raffaele Caretta può, a giusto titolo, essere annoverato tra i più grandi scultori della tecnica in cartapesta leccese, assieme a Giuseppe Manzo, Achille De Lucrezis, Antonio Maccagnani, Oronzino ed Andrea Longo, Giuseppe ed Aristide Malecore, Andrea De Pascalis, Salvatore Saquegna, Carmelo e Salvatore Bruno, Luigi Guacci ecc.
Le sue opere sono presenti in tutto il mondo, in luoghi pubblici ed in collezioni private. Anche la stupenda chiesa matrice “Santi Filippo e Giacomo” di Diso ne conserva tre, tutte di altissimo livello tecnico ed artistico.
Secondo le fonti bibliografiche e documentarie Raffaele Caretta nacque a Lecce il 18 febbraio 1871 e fu allievo dapprima di Antonio Maccagnani, ed in seguito, allievo e capo giovane nella bottega di Giuseppe Manzo, la quale si trovava a Lecce in via Paladini, alle spalle del Duomo, in un locale annesso al palazzo del conte Ludovico Romano. In questa bottega lavorò sino al 1895 circa, quando, dopo la morte di Andrea De Pascalis, che lavorava con il Manzo, spinto anche dal maestro, aprì il suo laboratorio in piazzetta Panzera ed in seguito, come a me testimoniato in una audio intervista (1997) dal maestro Antonuccio Lazzari (1911-2003), di Castro, grande costruttore di pupi e presepi in cartapesta per oltre un cinquantennio, in via dei Sotterranei, nelle vicinanze della Basilica di “San Giovanni Battista” detta anche della “Madonna del Rosario”.
Maestro Antonuccio era solito chiamare il maestro Caretta, che lo aveva conosciuto, “u professore Carretta”, e con lo stesso titolo chiamava anche il maestro Manzo, verso i quali maestri lui aveva una particolarissima “venerazione”, considerandoli appunto i più grandi.
Il maestro nel 1898 ricevette la medaglia d’argento sia all’Esposizione internazionale di Torino sia a quella di Roma. Nel 1901 ricevette, sempre a Roma, all’esposizione mondiale, la medaglia d’oro, la croce al merito e un gran premio d’onore.
Dal 1900 al 1909 partecipò alle esposizioni di Parigi, Bordeaux, Firenze e Livorno, e alle esposizioni di Venezia e Milano ricevette altre onorificenze.
In seguito fu anche nominato, come il suo maestro Manzo, Cavaliere pro ecclesia e pontifice. Per questo motivo in molte sue opere, come il gruppo di Sant’Antonio da Padova in Diso, si firma “Cav. Raffaele Caretta”.
Morì a Lecce il 17 giugno 1950.
Le opere di questo immenso maestro che si conservano nella splendida chiesa matrice di Diso sono in tutto tre, di cui una firmata e fortunatamente mai ridipinta. Le altre, purtroppo, risultano tutte ridipinte e quindi mancanti, ad oggi, degli eccellenti cromatismi del maestro. In assenza di documenti e di un restauro tecnico scientifico queste ultime possono essere solo attribuibili per comparazione stilistica con altre opere del maestro.

-GRUPPO SANT’ANTONIO DA PADOVA CON BAMBINELLO ED ANGIOLETTI-
L’opera in cartapesta policromata misura, esclusa la base processionale in legno, di base cm 60×68, e d’altezza cm. 175. Essa risulta firmata in basso a destra sulla nuvola di base in cartapesta, a caratteri rossi, “Cav. Caretta Raff.”
La data e la committente invece la ricaviamo sia da una iscrizione sulla base lignea che da una iscrizione in ramiera posta sull’anta di chiusura dello stipo contenente la stessa. Questa iscrizione riporta: “A divozione Vincenza Chetri-Bucci -1923”.

-STATUA DEL SACRO CUORE DI GESU’-
L’opera in cartapesta policromata misura, esclusa la base processionale in legno, di base cm 60 x 55, e d’altezza cm. 185.
Essendo stata ridipinta, probabilmente più volte, e non restaurata scientificamente, non ha tracce, al momento, di iscrizioni e di firma. Si attribuisce al Caretta per comparazioni stilistiche con altre opere del genere dello stesso autore presenti nella Cattedrale di Castro, dove, certificato, si conserva anche un “Sacro Cuore” di magnifica fattura e molto simile a questo di Diso. Da una iscrizione posta sull’anta dello stipo della stessa statua ricaviamo sia l’anno che i committenti: “Per devozione coniugi Fortunato-Vittoria Carrozzo- anno 1924”.

-GESU’ BAMBINO-
Questa dolcissima statuina in cartapesta policromata misura cm 21 x cm 45 (larghezza e lunghezza massima). Essa si presenta ridipinta e senza iscrizioni e firme. Si attribuisce al Caretta per comparazioni stilistiche con gli angioletti e il Gesù bambino del gruppo di Sant’Antonio del medesimo autore nella stessa chiesa matrice e con altre opere del maestro.


Le opere di questo immenso maestro hanno, come quelle del Manzo e di altri grandi maestri, una dolcezza infinita, un pathos delicato, e comunicano in un sentimento di maestà i veri valori cristiani: la verità, la semplicità e la bellezza.
Un grazie particolare al mio caro amico prof. Filippo Giacomo Cerfeda, di Diso, il quale, in tempi non sospetti, mi chiese di occuparmi delle opere in cartapesta della chiesa matrice di Diso. Alla sua memoria è dedicato questo lavoro.
Ringrazio il carissimo don Adelino Martella, al cui impegno si deve oggi il ritorno della chiesa matrice “Santi Filippo e Giacomo” di Diso agli antichi valori del suo splendore, al punto da dover essere annoverata nel suo complesso tra i Beni più importanti del patrimonio storico-artistico italiano ed europeo. Lo ringrazio per il prezioso dono della più che ventennale amicizia e per avermi sempre favorito e sostenuto nelle tante operazioni di studio e ricerca.
Un fraterno grazie va anche al mio amico Fernando Bevilacqua, maestro nell’arte fotografica, con il quale da tanti anni giriamo il Salento per cogliere e raccontare delle bellezze e la bellezza di questa nostra terra. Nelle foto di queste opere di Raffaele Caretta ha saputo cogliere e comunicare a tutti la poesia delle stesse.
Non per ultimo ringrazio il mio amico e maestro prof. Giovanni Giangreco, che, con don Adelino, ha saputo restituire ai posteri la meravigliosa chiesa dei Santi di Diso e non solo.
Breve nota bibliografica e di riferimento
-Enzo Rossi, Raffaele Caretta (1871-1950), in: La Zagaglia, rassegna di scienze, lettere ed arti, n. 23, settembre 1964;
-Caterina Ragusa, Guida alla cartapesta leccese, a cura di Mario Cazzato, Galatina, Congedo editore, 1993;
-Giovanni Giangreco, La cartapesta leccese, inedito, Scorrano 1998;
-Giovanni Giangreco, Pino De Nuzzo, La statuaria sacra in cartapesta nell’area di Casarano, Parabita, C.R.S.E.C. edizioni, 1999, rist. 2004;
-Gianluigi Lazzari, Il poeta della cartapesta: Giuseppe Manzo tra Supersano e Castro, Castiglione, Le Stanzie editore, 2019;
-Adelino Martella, Chiesa parrocchiale Santi Apostoli Filippo e Giacomo -Diso, Castiglione, Grafiche Giorgiani editore, 1993.
