di Armando Polito

| In sequenza: Alessandro VII in un ritratto di autore ignoto (National Gallery for Foreign Art di Sofia); frontespizio di Obelisci Aegyptiaci interpretatio; Atanasio Kircher in un’incisione di Cornelis Bloemaert (Germanisches Nationalmuseum di Norimberga) |
di Armando Polito
Chi, neritino, è già balzato dalla sedia dando sfogo ad un incontenibile entusiasmo frutto di comprensibile ma spesso accecante orgoglio campanilistico, si rimetta a sedere per soddisfare. eventualmente, solo la curiosità che spero sia rimasta dopo le aspettative così drasticamente ridimensionate. D’altra parte solo per eccesso di ingenuità si poteva credere nel miracolo non certo di un ritrovamento di un manufatto antico a Nardò ma della sua segnalazione da parte di uno che, nonostante ne fosse stato vescovo dal 1635 al 1652, Nardò la vide solo su qualche mappa, impegnato com’era, vero e proprio Mastropasqua ante litteram, una serie impressionante di incarichi. Il titolo, tuttavia, lo sbandierò finché non lo poté sostituire con quello, ben più importante ed unico, di sommo Pontefice, cosa che avvenne quando, dimessosi da vescovo, divenne nel 1655 papa col nome di Alessandro VII.
E a questo punto si inserisce il coprotagonista di questa vicenda, il poliedrico studioso tedesco Atanasio Kircher, famoso soprattutto per i suoi studi sui geroglifici, con un metodo di lettura che allora sembrava avveniristico, oggi considerato, invece, di nessuna rilevanza scientifica. Non fa meraviglia, perciò, che a tale argomento si riferisce la parte preponderante delle sue pubblicazioni con un numero impressionante di titoli, tra cui Ad Alexandrum VII. Pont. Max. obelisci Aegyptiaci nuper inter Isaei Romani rudera effossi Athanasi Kircheri e Soc. Iesu interpretatio ieroglyphica, Ex typographia Varesii, Romae, 1666.

Nei lunghi titoli dell’epoca il nome del dedicatario di solito seguiva quello del dedicatore.
Qui si nota il contrario (Ad Alessandro VII pontefice massimo l’interpretazione geroglifica dell’obelisco egizio recentemente portato alla luce tra i ruderi del tempio di Iside romana Atanasio Kircher gesuita) e, con un pizzico di malizia si può anche sospettare che il Kircher abbia atteso che il Chigi fosse diventato abbondantemente papa per dedicargli la sua opera, nella quale, tuttavia registra la segnalazione fattagli molti anni prima dal vescovo.
Prima di passare ad esaminare dettagliatamente questa parte, riproduco l’antiporta (di seguito riprodotta) posta dopo il frontespizio anziché prima, confermando quanto per quello rilevato, come mostrano le scritte dei cartigli, che riporto in unica sequenza : ALEXANDRO BEAT.MO PATRI PONT(IFICI) MAX(IMO) ATHAN(ASIUS) KIRCH(ERUS) D(ONO) D(EDIT) OBELISCUM AEGYPTIACUM (Ad Alessandro beatissimo padre Pontefice massimo Atanasio Kircher diede in dono l’obelisco egizio).

Le pp. 125-128 danno ragione della dedica.


(Statua geroglifica che si vede nel foro della città di Arignano1 ed è la sola di quelle divinità che chiamano apotropaiche2 o averrunce3 oppure anche Mesite4 o geni mediatori.
Arignano o Orignano, che molti interpretano anche come Ara di Giano, è una città antichissima alle radici del monte Soratte, sito distante da Roma 24 miglia, nel cui foro si vede una statua di pietra di Paro che chiamano anche basalto, lavorata con cura, inginocchiata nella posa, per quanto riguarda questo aspetto non diversa, se fai un po’ di attenzione, da quella della farnesiana, con un’altezza di cinque o sei palmi se aggiungi la testa che è stata tolta; per l’offesa del tempo mutila di molte parti; tiene nelle mani una statua inserita in un quadrangolo, da due lati stipata di piccole icone prive della testa; davanti, indietro, da destra e sinistra mostra un’abbondante quantità di geroglifici distribuita in più colonne, come è evidente dal disegno in basso. Nota. lettore, che la testa di questa statua, che manca, deve essere del tutto simile alla testa della statua farnesiana, come appare evidente da altre simili. Questa testimonianza egizia l’ha svelata tempo fa al mondo letterario per primo quel grande Fabio Chigi mentre, passando per questa città, era diretto in Germania per assolvere all’incarico di nunzio apostolico; e lui ora grazie alla divina provvidenza papa Alessandro VII fa le veci di Cristo in terra. Questi ebbe sempre l’animo teso come a salvare dalla rovina nascoste testimonianze di antichità, a seguire le fatiche delle altre grandi cose. Così pure, informato sul detto monumento, vi andò e dopo averlo sottoposto ad un esame accurati, con quella prontezza d’ingegno per la quale è autorevole e con solerzia tanto abilmente lo descrisse che anche sotto questo punto di vista mostrò quale prima o poi fosse destinato ad essere e quanto avrebbe giovato alla Città e al mondo con l’acutezza e la forza del suo giudizio nelle decisioni. Per la verità, lettore, perché tu riconosca che la cosa sta così, opportunamente ho pensato di allegare qui a memoria della posterità, insieme con la statua qui incisa su rame, la lettera con la quale sulla detta statua con parole certamente poche ma piene di competenza delle cose da giudicare, non disdegnò di ricorrere alla mia indegna persona che allora sudava sulla interpretazione dei geroglifici. A dire il vero, sebbene in passato, informato sulla statua, passando per il luogo l’abbia disegnata nel miglior modo possibile, perché essa fosse disegnata di nuovo quanto più fedelmente possibile, assegnato l’incarico, fu inviato Giuseppe Petruccio, giovane di pronto ingegno, validissimo studente di teologia (al quale si offrì come precettore l’illustrissimo abate Filippo Muzio, alla cui famiglia Arignano è soggetta), che con la solita diligenza la disegnò fedelissimamente con tutti i geroglifici, come si vede nella seguente figura. Segue la lettera.
Al molto reverendo padre gesuita Atanasio Kircher Fabio Chigi vescovo di Nardò rivolge un grande saluto.
Son partito da Roma il giorno 16 e in nottata sono giunto alla città di Rignano, che è sotto il dominio dell”eccellentissimo principe Borghese (ora del duca Muzio) a 21 miglia dalla Città. Vi ho trovato una statua antichissima, sebbene non integra, di un uomo che siede, di pietra nera, se non mi sbaglio, e che sostiene due piccole figure e tutt’intorno contrassegnato da arcani segni, quali tu, eruditissimo uomo, indaghi e scorgi in ciascuna delle piramidi. La ritengo opera egizia e piena di molta erudizione; perciò ho voluto segnalarlo a te perché prima o poi vada sul luogo e da lì ne tragga una grande possibilità di scrivere i tuoi dottissimi tuoi volumi che prepari. Cluento5, 19 giugno 1639)
Chiudo con la riproduzione della tavola contenente il disegno della statua e la trascrizione e traduzione delle due didascalie. Per quanto riguarda i geroglifici il Kircher, dunque, non perviene ad una vera e propria lettura ma ad una generica interpretazione in funzione apotropaica, come aveva anticipato nel titolo del libro e nelle pagine di testo che abbiamo visto. I geroglifici dovranno attendere il ritrovamento della stele di Rosetta nel 1799 e gli studi di Jean-François Champollion per essere svegliati dal loro sonno millenario.

In alto a sinistra: Huiusmodi caput statuae fuisse impositum ex aliis similibus statuis colligitur (Si deduce cher una testa di tal fatta sia stata posta alla statua da altre statue simili)
In alto a destra: Statua Aegyptia in foro oppidi Arignani visenda, sub quadruplici situ, antico, postico, dextro, sinistro expressa (Statua egizia visibile nel foro della città di Arignano rappresentata in quadruplice prospettiva: anteriore, posteriore, destra, sinistra)
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1 Oggi Rignano Flaminio.
2 Dal greco ἀποτρέπειν (leggi apotrèpein)=allontanare.
3 Da Averrucus (a sua volta da arrùncere=allontanare), divinità romana che stornava i pericoli.
4 Dal greco μεσίτης (leggi mesìtes)=intermediario.
5 Antico nome (dall’omonimo fiume) dell’odierna Civitanova Marche).
