«DELL’ORAZIONI E SERMONI DELL’AVVENTO»
DEL TIPOGRAFO PIETRO MICHELI
di Gilberto Spagnolo
Il tempo coi libri non si perde mai
(Giuseppe Galasso)
All’amico Elio con affetto
Con la pubblicazione, nel 1631, dei Cannina di Filippo Formoso, avvocato di Torre S. Susanna, opera dedicata al signore del suo paese il Principe Giovanni Antonio Albricci Farnese che precedette di poco il famoso Tancredi di A. Grandi, il tipografo Pietro Micheli, nato a Dole in Borgogna, introduceva ufficialmente la stampa nella città di Lecce, ottenendo per tale servizio «casa franca» nonché particolari privilegi per se stesso e per i suoi familiari1. È noto che già verso la fine del ‘500 nel Salento si cominciarono a stampare dei libri e precisamente a Copertino grazie alla tipografia stabile impiantata nel 1583 da Giovanni Bernardino Desa (il primo libro stampato furono i Successi del Marziano)2.

Ma è soprattutto ed esclusivamente con il Micheli che si ha (come ha sottolineato A. Laporta nel suo saggio su La stampa in Terra d’Otranto fra Sei e Settecento) «(la) stagione aurea della stampa salentina, di questo fenomeno così in crescita e così importante da determinare pesantemente lo svolgimento e il progresso di gran parte della cultura di questa periferica provincia per tutto il ‘600 e il ‘700»3, periodo questo il cui inizio è ipotizzato dallo stesso Laporta in «una sorta di scambio di testimone» tra il Desa e il medesimo Micheli.

L’arte tipografica del Micheli, formatosi alla scuola del tipografo romano Lorenzo Valeri, esercitata nel capoluogo salentino fino al 1688 (anno in cui pubblicò la LIRA VENOSINA / IN CANTO ITALIANO / cioè / ORATIO VOLGARIZZATO del poeta salicese Epifani Pietrantonio)4 è testimoniata da quasi 250 titoli (nonché da oltre 80 altre edizioni segnalate da più parti e mai ritrovate) e si esaurì «quasi naturalmente passando prima alla vedova e poi ai suoi eredi proprio negli ultimi anni del secolo», spianando nel contempo la strada al chierico coniugato Tommaso Mazzei che iniziò proprio la sua attività ristampando alcune opere del Micheli5. Gli «Heredi di Pietro Micheli», a quanto oggi risulta, iniziarono la propria attività a partire dal 1690 con la pubblicazione dell’opuscolo filosofico-teologico del celestino Bernardo de Rojas ovvero il Bellerophon […], continuandola poi fino al 1696, anno in cui si registrano le ultime opere a stampa del Biancone (Lecce Festante), del Bonelli (Il cacciatore fatto preda), del Della Marra (La Caccia Evangelica) e del Ramirez (Quaestio Moralis, ecc.)6.
Su tale cospicua produzione tipografica, che costituisce certamente un momento cruciale dell’arte tipografica pugliese, l’enorme ed esauriente lavoro di ricerca compiuto da Gianfranco Scrimieri e pubblicato nel 1974 sotto il titolo di Annali di Pietro Micheli7 resta il contributo fondamentale, un’opera indubbiamente di grande pregio in quanto attraverso un lavoro minuzioso e capillare sulla catalogazione e reperimento delle varie edizioni micheliane, nonché sui documenti d’archivio, dà un’ampia informazione sulla vita e sulla complessa attività del tipografo di origini francesi, già attivo a Bari prima di trasferirsi definitivamente nel capoluogo salentino8. Uno studio, comunque, come ebbe a precisare lo stesso Scrimieri (e come in effetti è stato), non definitivo e suscettibile di ulteriori scoperte e ritrovamenti bibliografici9.
La ricerca sulla storia della tipografia del Micheli e più ampiamente salentina, è stata, infatti, poi ulteriormente arricchita dai contributi di A. Laporta10, E. Pindinelli11, M. T. Tafuri di Melignano12, di M. Paone13, di E. Panarese14, di G. Spagnolo15, e più recentemente dagli eccellenti studi di A. De Meo16, contributi che hanno consentito infatti di catalogare altre opere sconosciute stampate dal Micheli «fortunati e casuali ritrovamenti» di nuove edizioni nelle biblioteche pubbliche e, soprattutto, private di Terra d’Otranto.


Sulla base di queste sintetiche note introduttive (necessarie per evidenziare l’importanza di «una figura di primo piano della cultura salentina seicentesca») e proprio a conferma che «i privati possessori» (come ha dimostrato Elio Pindinelli)17 possono consentire un ulteriore recupero di altri esemplari, segnaliamo qui di seguito un’altra opera a stampa completamente sconosciuta del Borgognone, un altro tassello alla ancora «incompleta e slegata storia della tipografia pugliese». L’opera in 4° (cm 19×14), pur essendo purtroppo mutila del frontespizio, del «colophon» e di alcune pagine (non sappiamo quante) sia iniziali che finali (inizia dalla pagina contrassegnata dalla cifra araba 1 e si interrompe alla pagina contrassegnata dalla cifra araba 200) è attribuibile senza alcun dubbio ai torchi del Micheli grazie ai numerosi e inconfondibili capilettera (ben 9, uno per ogni capitolo) e ai diversi fregi (sei in tutto, di cui uno non conosciuto) contenuti nel testo e che sono quelli usati nella sua tipografia. Questa edizione (di una certa importanza data la presenza di tanti capilettera e fregi), probabilmente una sorta di manuale ad uso dei predicatori, di cui non conosciamo l’autore, contiene le seguenti prose
Alle pp. 1-21: NELLA PRIMA/ DOMENICA/ DELL’AVVENTO/ DEL SIGNORE./
Alle pp. 22-50: NELLA SOLLENNITA (sic)/ DELL’IMMACOLATA/ CONCEZZIONE (sic) DELLA GRAN MADRE DI DIO/
Alle pp. 51-78: NELLA II/ DOMENICA/ DELL’AVVENTO/ DEL SIGNORE./
Alle pp. 79-101: NELLA III/ DOMENICA/ DEL’AVVENTO/ DEL SIGNORE./
Alle pp. 102-122: NELLA/ SOLLENNITA (sic) / DEL GLORIOSO APOSTOLO/ SAN TOMASO (sic)./
Alle pp. 123-145: NELLA IV/ DOMENICA/ DELL’AVVENTO/ DEL SIGNORE./
Alle pp. 146-169: NELL’ALTISSIMA/ SOLLENNITA (sic)/ DEL GRAN NATALE./ DI CRISTO.
Alle pp. 170-186: NELLA SOLLENNITA (sic)/ DEL GLORIOSO/ SAN STEFANO PROTOMARTIRE./
Alle pp. 187-200: NELLA SOLLENNITA (sic)/ DEL GLORIOSO APOSTOLO/ SAN GIOVANNI EVANGELISTA
Le stesse prose sono introdotte dai capilettera A (ripetuta tre volte), C, F (in due forme diverse), I, N e V.





L’esemplare, come appare dalla nota di possesso vergata nella pagina bianca che precede il I capitolo, apparteneva al dotto sacerdote Noè Summonte che fu arciprete di Tricase dal 1840 al 189118. La stessa nota evidenzia il possibile titolo dell’opera: «Dell’Orazioni e Sermoni dell’Avvento ad uso di D. Noè Summonte 1828».
Il libro (per la freschezza e la qualità tipografica è da collocarsi negli anni centrali della sua attività) che non risulta censito sia nell’opera dello Scrimieri sia negli studi successivi, sapientemente recuperato dal mago del restauro librario che risponde al nome di Giuseppe De Filippis del Laboratorio Codex19, fino agli anni 50 del secolo scorso è appartenuto agli eredi di Noè Summonte, passando poi ad un collezionista leccese che recentemente lo ha immesso nel circuito dell’antiquariato librario20.

In Aa. Vv., Stvdia Hvmanitatis. Scritti in onore di Elio Dimitri, a cura di Dino Levante, Barbieri Selvaggi Editori, Manduria 2010.

Note
1 G. Scrimieri, Annali di Pietro Micheli tipografo in Puglia nel 1600, Galatina, Editrice Salentina, 1976, p. XIV.
2 Cfr. R. Jurlaro, Nota sulla protostampa salentina dei Desa di Copertino (1580-1597), in Studi offerti a Roberto Ridolfi direttore de la Bibliofilia, Firenze, 1973, pp. 305-320; A. De Meo, Note biografiche di Bernardino Desa, ovvero ipotesi di un incontro con Pietro Micheli, in Salento arte e storia, Gallipoli, 1987, pp. 109-116; Id., La stampa e la diffusione del libro a Lecce e dintorni dal Cinquecento alla metà dell’Ottocento, Lecce, Milella, 2006, pp. 9-19; B. F. Perrone, Una scheda per gli annali tipografici di Giovan Bernardino Desa e per gli “Statuti Provinciali dell’Osservanza Francescana del 1585”, in Momenti e figure di Storia Pugliese – Studi in memoria di Michele Viterbo, vol. I, Galatina, Congedo, 1981, pp. 235-253; D. E. Rhodes, The early bibliography of southem Italy IV Copertino, in “La Bibliofilia”, LVII, 1955, 1, pp. 39-41; G. Greco, Copertino. La Stamperia e Giovan Bernardino Desa, Copertino, 1993.
3 A. Laporta, Saggi di Storia del Libro, Lecce, Ed. del Grifo, 1994, p. 7.
4 G. Scrimieri, Annali, cit., p. XXXVII.
5 A Laporta: Saggi, cit. p. 15; E. Pindinelli, Sconosciute edizioni del Borgognone Pietro Micheli, “Nuovi Orientamenti”, XX, marzo-giugno. 1989, 113 -114, p. 11.
6 G. Scrimieri, Annali, cit., p. XXXVIII e p. 244.
7 G. Scrimieri, Annali, cit.; cfr. anche dello stesso autore Introduzione a Pietro Micheli tipografo del 1600 (con Bibliografia), in “La Zagaglia” XVI, 1974, 63-64, pp. 3-2; Il ‘600 tipografico a Lecce, in “Atti del Congresso Internazionale di Studi sull’età del Viceregno”, Bari, 1977; A. De Meo, La Stampa, cit., pp. 21-28 (cap. II, Dall’ultimo Micheli alla vendita della tipografia).
8 G. Scrimieri, Annali, cit., pp. XI-XIV.
9 G. Scrimieri, Introduzione, cit., p. 7.
10 A. Laporta, Saggi, cit. pp. 7-29 (La stampa in Terra d’Otranto fra Sei e Settecento); Id., Introduzione a I. A. Ferrari, Apologia Paradossica della città di Lecce, Lecce, Capone, 1977, p. XII.
11 E. Pindinelli, Sconosciute edizioni, cit., pp. 11-20.
12 M. T. Tafuri di Melignano, Materiali tipografici pugliesi. Una miscellanea per la chiesa di Brindisi nella Biblioteca “De Leo”, in “Brundisii Res”, XIII, 1981, pp. 111-119; Id., La Biblioteca vescovile di Nardò, in “Curia Vescovile di Nardò”, Bollettino Ufficiale, XXXIII, 1984, 1, p. 78.
13 M. Paone, Lecce Segreta, Galatina, Ed. Salentina, 1992, pp. 31-34, 35-36; Id., Incisori Leccesi del Seicento, Galatina, Congedo, 1974, p. 25.
14 E. Panarese (a cura di), Una ricerca nella scuola dell’obbligo (Visita alla “Biblioteca Piccinno” di Maglie), Maglie, Erreci Edizioni, 1990, pp. 44-46.
15 G. Spagnolo, Un poeta salicese del ‘600: Epifani Pietrantonio, in “Quaderno di Ricerca. Costumi e storia del Salento”, Galatina, Panico, marzo 1986, pp. 47-62; Id., Una sconosciuta edizione leccese (1664) del tipografo Pietro Micheli, in “lu Lampiune”, X, dicembre 1994, 3, ed. Del Grifo, Lecce, pp. 5-9; Id., Per la storia dell’editoria salentina del ‘600: l’ultimo Micheli?, in “Il Bardo”, XV, dicembre 2005, 3, Copertino, p. 7.
16 Valga in particolare il suo recente volume (che raccoglie i diversi saggi già pubblicati sulla storia della tipografia salentina) La Stampa e la diffusione del libro a Lecce e dintorni dal Cinquecento alla metà dell’Ottocento, cit., pp. 9-28.
17 E. Pindinelli, Sconosciute edizioni, cit., p. 11. Alla catalogazione delle opere del Micheli un contributo importante è stato dato anche da E. Dimitri con la segnalazione (Libreria Messapica, catalogo n. 5, Manduria, autunno 1976, p. 3) del rarissimo poemetto di Tommaso D’Aquino (stampato nel 1684) e il libretto (altrettanto raro) dell’arciprete manduriano Castorio Sorano (stampato nel 1669).
18 S. Palese – M. Barba (a cura di), La seconda Chiesa Matrice di Tricase nel Sei-Settecento, Galatina, Congedo, 2001, pp. 103 e 105 (Cronotassi degli Arcipreti e dei Parroci della chiesa matrice di Tricase). Nell’‘800 si susseguirono a Tricase tre arcipreti: Vito Antonucci (1822-1839), Noè Summonte (1840-1891), Pietro dell’Abate (1892-1914). Da Ermenegilda Summonte, sorella dell’arciprete di Tricase, nacque Francesco Monastero Summonte fondatore e direttore del giornale ottocentesco magliese “La Pialla”. Francesco prese il cognome Summonte dallo zio che si occupò della sua prima educazione scolastica (cfr. V. Cazzetta, Monastero Summonte e “La Pialla”. Un’esperienza di giornalismo in Provincia di Lecce, Lecce, Manni, 1999, p. 5. Dell’arciprete Noè Summonte (che si interessò di letteratura e di storiografia), è rimasto l’opuscolo: Che dopo la bandizione del Vangelo è un pregiudizio antiumanitario ed anticattolico la distinzione di paesano e di forastiero, Lecce, Tip. Antonio Del Vecchio, 1873 e un canto pubblicato nel primo numero della sua “La Pialla” del 3 settembre 1893 (ivi p. 46 alla nota 1. Trattasi del Canto dei Mietitori sulla Marina serra di Tricase, pubblicato successivamente a Maglie nel 1894 con un breve cenno monografico su Tricase). Si veda anche il documentato saggio cli N. G. De Donno, Francesco Monastero Summonte, “La Pialla” e le Società di Mutuo Soccorso, in “Note di Storia e cultura salentina”, V, Galatina, Congedo, 1991, pp. 283-284 (secondo il De Donno, il poème italien inviato dal Monastero a Bismarck nel 1877 insieme con un disegno, dei quali venne ringraziato per il tramite dell’Ambasciata, era di don Noè).
19 La copertina posticcia era rinforzata da diverse carte manoscritte pressoché illeggibili tra cui il frammento di una lettera coeva alla nota di possesso (forse dello stesso Summonte) datata Gallipoli 25 settembre 1828.
20 Ad ulteriore dimostrazione che il lavoro di ricerca su questo primo editore leccese sia ancora ben lontano dall’essere completato, segnalo un’altra sconosciuta edizione apparsa sul Catalogo n. 125 della Libreria Antiquaria Gutenberg di Milano contrassegnata con il numero 184, e così descritta: “OCHOA Y SAMANIEGO FRANZISCO, Arismetica Guarisma, en la qual se muestra El uso manual de la siete reglas maestras de faber hazer todas las quese reduzen a cuenta, con la variedad que ay hazerse Contratazion Mercantil de compras, Y ventas de mercadurias en varios Reynos, y Provinzias de Europa, Asia, Africa, Remisiones de dinero de monedas en ellos, Fundazion de banco, Negoziazion de el., Dividido en quatro partes, Lecce, Pedro Micheli, y Nicolao Francisco Russo, 1644. In 4°, (mm. 200×160) ottima pergamena coeva con titoli manoscritti sul dorso, pagg. 12 + 493 + 1. Edizione originale, di insigne rarità, si conosce l’esistenza di un solo esemplare al mondo, presso la Columbia University. Opera di economia fondamentale, che diede origine alle banche pubbliche, spiegandone il loro funzionamento nella gestione del denaro, ogni fase è spiegata in dettaglio, l’opera si riferisce alle banche pubbliche di tutto il mondo. Tale è la rarità di questa opera che risulta sconosciuta a Einaudi e alle bibliografie consultate. Splendido esemplare freschissimo (B406). In 4°, (mm. 220×160), very good coeva] parchment with hand script titles on the back, pages 12 + 493 + 1. First edition, very rare, it is know only one copy in the world, care of Columbia University. Essential work about economy, it gives origin to modern public banks, explaning their functioning in money management. It’s so rare that result disowned to consulted bibliographies. Perfect and splendid copy (B406). Quotazione € 19.000,00”.

