Un equivoco iconografico settecentesco a Casarano: dalla falsa identificazione di San Giovanni Elemosiniere alla Presentazione di Maria al Tempio
di Rocco Severino De Micheli e Fabio Cavallo

Un dipinto settecentesco di autore anonimo, oggi custodito nello studio del parroco della chiesa di Maria SS. Annunziata a Casarano, è attualmente registrato nel Catalogo generale dei Beni Culturali (scheda n. 1600194928, cronologia 1750-1799) con l’attribuzione iconografica a San Giovanni Elemosiniere.
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600194928
L’opera, tuttavia, presenta evidenti incongruenze interpretative che rendono tale identificazione poco sostenibile sul piano storico-artistico.
L’osservazione diretta della scena raffigurata consente infatti di riconoscere con chiarezza un episodio ben diverso: la Presentazione di Maria al Tempio da parte dei genitori Gioacchino e Anna, secondo una tradizione iconografica ampiamente attestata e facilmente riconoscibile, derivata dai Vangeli apocrifi. La composizione, articolata attorno alla figura del sacerdote e a quattro personaggi disposti al suo cospetto, è ulteriormente qualificata dalla presenza di una schiera di angioletti, elemento che sottolinea la sacralità dell’evento e che esclude con certezza la possibilità di identificare le figure come pellegrini, mendicanti o poveri, come vorrebbe invece l’iconografia tradizionale di san Giovanni Elemosiniere.
Proprio questa discrepanza tra il dato iconografico e l’attribuzione ufficiale ha attirato la nostra attenzione, inducendoci a interrogarci sia sulle ragioni che hanno condotto a un’errata identificazione del soggetto, sia sul contesto di committenza della tela, suggerito dalla presenza, nell’angolo inferiore destro, di un articolato stemma gentilizio. Da tali interrogativi prende avvio la presente analisi, che intende chiarire l’equivoco iconografico e ricondurre l’opera al suo corretto significato storico e devozionale.
L’attribuzione, infatti, appare poco convincente, poiché il dipinto raffigura chiaramente la scena della Presentazione di Maria al Tempio da parte dei genitori Gioacchino e Anna, secondo un’iconografia ben nota e facilmente riconoscibile (1).
Tentiamo di dare la risposta a due domande:
- Come mai il soggetto del dipinto è stato attribuito a San Giovanni Elemosiniere?
A nostro parere, l’errata attribuzione del soggetto a san Giovanni Elemosiniere con i poveri, anziché all’evento, narrato dai vangeli apocrifi, della presentazione di Maria al tempio da parte dei suoi genitori, è da imputare proprio al sacerdote (Simeone il Vecchio?) che, con la consueta mitria bicuspide, ha generato una confusione interpretativa.
In effetti, nella memoria collettiva casaranese, risalente secondo noi a non prima della metà del 1700, S. Giovanni è visto e conosciuto con il copricapo a due punte, pertanto, come non pensare, a San Giovanni Elemosiniere che, nella sua vita, ha accolto numerose frotte di mendicanti, poveri ed indigenti facendo loro l’elemosina?
Ritorneremo sull’argomento quando tratteremo dell’insolito copricapo del santo che rappresenta, ancora oggi, un vero unicum nel panorama iconografico dei santi del Nuovo Testamento..
- Chi è stato il committente della tela in argomento?
Il quadro presenta uno stemma gentilizio all’angolo basso a destra, normalmente le tele corredate da uno stemma di famiglia sono destinate ad essere donate ed esposte al pubblico, quindi, risolvendo a chi appartiene l’arma, potremmo scoprire chi è il committente/donante.

E’ uno scudo bipartito sormontato da una corona ducale.
La parte di sinistra (colore rosso) ci indica che si tratta, inequivocabilmente, dello stemma degli Aquino, ricchissima famiglia napoletana di mercanti, inserita nel 1637 nella nobiltà napoletana dei Caramanico.
Essi, dopo aver cambiato il cognome in D’Aquino, furono i signori di Casarano a partire da quell’anno con il titolo di Duca.
L’Armerista di Amilcare Foscarini del 1927, a pag. 30, tra l’altro, ci descrive il loro stemma:
“Inquartato: nel 1. e 4. bandato d’oro e di rosso; nel 2. e 3. spaccato d’argento e di rosso al leone nell’uno e nell’altro”.
Questa è la cronotassi che siamo riusciti a ricostruire, sfogliando diverse fonti, dei duchi D’Aquino, fermandoci alla duchessa Giulia D’Aquino, sia perché i D’Aquino ancor prima ritornarono a risiedere in Napoli, sia perché le informazioni oltre quel periodo non erano utili alla nostra indagine.
1° Duca dal 10.11.1637
Don Matteo senior
Sposato il 27-2-1629 con Giovanna Carafa, figlia di Girolamo dei Conti di Molise, Patrizio Napoletano (moto il 18-8-1687).
2° Duca dal 1643
Don Antonio (morto a Casarano 22-11-1681)
Sposato il 1-3-1663 con Giovanna del Tufo, figlia di Ascanio 1° Marchese di Matino e della Nobile Antonia Guarini
3° Duca dal 1681
Don Matteo junior
Sposato il 1-6-1680 con Giulia Basurto, figlia di Don Francesco 3° Duca di Alliste e di Antonia Beltrano dei Conti di Mesagne
4° Duca dal 1704
Don Giacinto nato il 25.4.1682 e morto a maggio del 1730
In data 17-11-1723 vendette, mantenendone il titolo, il ducato di Casarano e la terra di Casaranello.
Sposato il 2-1-1712 con Giulia Belli, (morta a marzo 1768) figlia di Cesare e di Raimondina Lubelli
5° Duca dal 1740
Don Giacomo (naro a Napoli il 7.6.1718 e morto il 26.10.1788),
Sposato nel 1762 con l’austriaca Giuseppina Mitrovic o Mitrovich (nata nel 1725ca. – morta ?) con la quale convisse sino al 1764;
Risposato il 15-3-1780 con Beatrice Sersale, figlia del Marchese Onofrio, Patrizio Napoletano e figlia di Lucrezia Capuano, già vedova di Don Giuseppe Domenico Gallone 5° Principe di Tricase.
6° Duca dal 1788
Don Emanuele (nato nel 1717 e morto il 10.10.1794)
Sposato il 18.5.1785 con Doristella Messanelli dei Normanni, figlia di Giuseppe Marchese di Latiano e figlia di Gaetana Pallavicini
7° Duca dal 1794
Don Antonio (nato a Casarano 22.7.1786 e morto il 21.8.1832)
Celibe
8°Duca (duchessa) dal 1832
Donna Giulia D’Aquino (nata il 4.10.1792 e morta il 25.12.1854),
Sposata il 4.10.1820 con Filippo Santomango.
La parte destra dello stemma (colore bianco) raffigurante una testa di bue avente in bocca un fascio di grano e in alto la stella di Betlemme (con 8 punte) è senza dubbio della consorte di uno dei duchi D’Aquino.
Comprendere a chi fosse appartenuta questa parte di stemma è stato un vero grattacapo. Abbiamo proceduto per esclusione associando ad ogni duca la propria consorte (1-Carafa, 2-del Tufo, 3-Basurto, 4-Belli, 5-Mitrovic, 5bis-Sersale e 6-Messanelli).
Considerato che le consorti dei duchi 1, 2, 3, 5bis, e 6, hanno un proprio stemma che è completamente diverso da quello in esame, rimangono solo due coppie compatibili, la 4 e la 5.
- La coppia 4 è quella formata da Giacinto D’Aquino e Giulia Belli, infatti, sul già citato libro di Foscarini, a pag. 42, viene descritta l’arma di donna Giulia Belli, sposa del 4° duca don Giacinto D’Aquino : “D’argento alla testa di bue di prospetto, tenente in bocca un ramoscello d’ulivo di verde; nel capo uno scudo triangolare d’azzurro caricato di una stella di sei raggi del campo”.
Ci troviamo, in questo caso, con uno stemma molto simile, ma con varianti di colore e di contenuto (ramoscello di ulivo verde, scudo triangolare d’azzurro e stella a 6 punte). - La coppia 5 quella formata da Giacomo D’Aquino e Giuseppina Mitrovic è compatibile per il solo fatto che della Mitrovic non si conosce il suo eventuale stemma.
Ci soffermiamo su questa coppia.
Giacomo era figlio di Giacinto e di Giulia Belli e nel 1762 circa si sposò con la nobildonna Giuseppina Mitrovic che due fonti dicono essere austriaca:
- Un atto di battesimo del 24 luglio 1764, consultato nell’archivio della chiesa madre, nel quale compaiono come padrini i coniugi “Ecc. D. Jacopo D’Aquino de Casarano et Ecc. Josepha Mitrovychi terra Austria duchessa Casarani”.

- Nel libro Centro e Periferia in Terra D’Otranto tra XVI e XVIII secolo, di L. Palumbo e G. Poli, a pag. 138, leggiamo che la Mitrovic arriva a Napoli nel 1762, ma nel 1764 se ne torna a Vienna, sicuramente per i rapporti incrinati, di natura economica, con il marito, il duca Giacomo D’Aquino.
(Quanto al loro matrimonio padre A. Chetry, nel suo IV libro di Spigolature casaranesi, a pag. 36, ipotizza che si siano sposati tra il 1762 e il 1764).
A noi però non torna chiaro il cognome Mitrovic perché ci ha fatto sospettare in una sua origine balcanica, magari moldava, per una coincidente somiglianza dello stemma con quello del Principato di Moldova.

Non escludiamo anche che il marito gli avesse confezionato di sana pianta uno stemma conformandolo a quello della propria madre, donna Giulia Belli, a tal proposito, per far comprendere che non è un’ipotesi proprio peregrina, vogliamo ricordare che don Matteo D’Aquino (1713-1791), arcidiacono e fratello di Giacomo, creò uno stemma ducale tutto suo, completamente diverso da quello familiare, e lo fece installare, tuttora visibile, nella chiesa dell’Immacolata nell’anno 1760.
In definitiva, occorre capire quale delle due coppie sia stata la committente:
- se la committente fu la coppia Giacinto D’Aquino-Giulia Belli, sposati nel 1712, ma conviventi sino alla morte del duca, avvenuta nel 1730, la committenza della tela è potuta avvenire soltanto dal 1712 al 1730, quindi in un periodo antecedente a quello che il Catalogo generale dei Beni Culturali indica come possibile sua datazione (1750-1799).
Anche se non è da escludere che la tela possa essere stata donata alla chiesa subito dopo la sua costruzione (1712) e comunque non oltre il 1730.
- se la committente fu la coppia Giacomo D’Aquino-Giuseppina Mitrovic, sposati nel 1762, ma conviventi sino al 1764, la committenza della tela è potuta avvenire soltanto in questo biennio, periodo perfettamente compatibile con il range temporale indicato nel predetto Catalogo generale dei Beni Culturali.
Ci rendiamo conto che entrambe le coppie hanno il requisito per essere indicate come committenti/donanti, pertanto, per mancanza di fonti adeguate, al momento i punti fermi sono due:
- il soggetto del quadro non è San Giovanni Elemosiniere, ma l’episodio della presentazione di Maria al Tempio.
- il donante la tela è uno dei duchi D’Aquino (Giacinto o Giacomo) insieme alla propria moglie.
Note
- Su questa ipotesi si era già espresso in tal senso, il compianto Arch. Pino De Nuzzo sul suo sito web.
