di Gilberto Spagnolo
Nella vita straordinaria di Sant’Antonio, consumata al servizio di Dio, la lotta contro il diavolo, rappresenta la tappa essenziale.
Considerato dalla tradizione popolare vincitore del male, guaritore dell’herpes zoster, padrone del fuoco e custode dell’inferno, S. Antonio Abate è certamente tra i Santi più popolari dell’antichità, per le sue “eroiche virtù” e il suo grande “esempio di fede”, doti che volle dimostrare a tutta l’umanità sia attraverso “la sua vita religiosa” che per mezzo della “sua vita eremitica”.
Una testimonianza attendibile e degna di fede sulla sua vita e sul suo insegnamento è contenuta nella Vita Sancti Antonii Abbatis scritta (nel 357, secondo alcuni nel 365-373 secondo altri) da Sant’Atanasio, vescovo di Alessandria che era stato suo discepolo in gioventù.
Questa vita di Sant’Antonio, la cui autenticità è ormai indiscussa, ha fissato poi anche gli aspetti e i caratteri più frequenti della letteratura agiografica monastica esercitando una grande influenza soprattutto in Occidente. Ebbe, infatti, a scrivere Atanasio: “Antonio acquisì la sua fama non con i suoi scritti né con la sapienza di questo mondo o con un’arte qualunque, ma unicamente con il suo servizio a Dio”.
Nella vita straordinaria di S. Antonio, consumata solo ed esclusivamente al servizio di Dio, la lotta contro “il Diavolo e le sue tentazioni” rappresenta la tappa e l’esperienza più drammatica e impareggiabile, perché dal demonio fu quotidianamente angosciato e perché essa fu condotta nel deserto, luogo che nella tradizione ebraica ha una doppia valenza: è il luogo della purificazione e dell’incontro con Dio, ma è anche il luogo in cui l’uomo è appunto messo alla prova, mediante la tentazione, dal diavolo.
Diavolo, dal greco diabolos significa etimologicamente “colui che disunisce”; ed infatti scopo della tentazione è proprio quello di condurre l’uomo ad allontanarsi da Dio, come ben sa Antonio che, incitando i demoni ad attaccarlo, esclama: “Non sfuggo ai vostri colpi. Anche se me ne darete ancora, io non mi separerò dall’amore per Cristo”.
Atanasio dedica ben venti paragrafi alle tentazioni di Sant’Antonio, il quale già a vent’anni fu tentato dal demonio in modo indiretto. A volte gli inviava pensieri sconvenienti nella speranza di distoglierlo dalle pratiche ascetiche appena intraprese ed altre volte si trasformava assumendo sembianze tanto mostruose e diverse. “In verità – confessa Antonio – io vorrei ora tacere, né continuare il mio discorso, contento di quanto già vi ho detto. Ma affinché non crediate che io vi ho raccontato molte cose temerariamente, e sappiate invece che quanto vi ho detto è vero perché da me sperimentato anche a costo di apparire insipiente, per vostro amore e vostra esortazione, non per mia volontà (Dio che mi ascolta conosce la sincerità del mio cuore) voglio ancora annunziarvi le tentazioni del demonio da me provate… Tutte le volte che venivano a chiamarmi beato io li maledicevo nel nome del Signore. Quando mi predicevano che il fiume stava per straripare rispondevo: che importa a voi? Qualche volta essi si avvicinarono con minacce, armati come soldati, di armi d’ogni genere e mi circondavano. Altre volte mi riempirono la casa di cavalli, fiere e serpenti.. mi scuotevano la cella orrendamente ed io, fermo, pregavo con la mente. Ritornavano (sotto forma di leoni, orsi, leopardi, tori, aspidi, scorpioni) strepitando, sibilando, saltando; quando mi vedevano prostrato a salmeggiare si mettevano a lamentarsi e a piangere quasi come se morissero; io rendevo gloria a Dio che smorzava il loro furore e ne abbatteva l’audacia” (At. XXXIX).
Il diavolo, bisogna dire comunque, non sempre assumeva forme mostruose per aggredire Antonio, ma spesso usava che quelle di un’amabile donna, della quale, imitava le movenze cercando di “turbarlo” in tutti i modi. Questo è confermato nelle Vitae Patrum, antica raccolta agiografica che riunisce Le vite dei Santi Padri del deserto, in cui appunto si narra che il diavolo faceva apparire ad Antonio di notte forme di bellissime donne in atteggiamenti lascivi.



A quest’ultimo e particolare aspetto della vita di S. Antonio Abate, si ispirò anche lo scrittore francese Michel – Jean – Sedaine, nato e morto a Parigi (1719-1797). Fece il mestiere di scalpellino; l’architetto David colpito dalla sua intelligenza e dalle sue attitudini, lo protesse e gli facilitò l’ingresso nel mondo delle lettere. Più tardi, per riconoscenza, Sedaine sceglierà come proprio figlio, il piccolo figlio del suo protettore che divenne il celebre pittore David.
Poeta ed autore drammatico, Sedaine, scrisse delle commedie, di cui la migliore è il “Filosofo senza l’istruzione” e delle opere comiche delle quali Gretry e Monsigny composero la musica. Sedaine è considerato anche il creatore dell’opera comica. Le sue opere più celebri di questo genere sono Rose e Riccardo Cuor di Leone. Morì il 17 maggio 1797.
Sedaine scrisse e pubblicò anche in forma anonima un libretto dal titolo “La tentation de Saint Antoine, ornèe de figures et musique” che tratta appunto delle tentazioni di Sant’Antonio in Egitto e della trasformazione del demonio in “sembianze femminili”.


A parte la sua eccezionale rarità l’opera in francese è un piccolo capolavoro editoriale perché al testo venne aggiunto, da parte di un compositore anonimo, anche la musica (con parole), costituita da diverse arie con meravigliose illustrazioni (bellissime incisioni in rame) molte delle quali descrivono scene demoniache e, soprattutto, erotiche, realizzate da Francois Roland Elluin (1743-1810). La prima edizione apparve a Parigi, ma come se fosse stata stampata a Londra (per comprensibili ragioni), in 8°, nel 1781. Altre edizioni si ebbero nel 1782, nel 1784 e nel 1786, portando sempre “Londra” come falso luogo di stampa, mentre in realtà erano state realizzate a Parigi. In una collezione privata è conservata un’altra edizione totalmente sconosciuta e che è quella da cui abbiamo tratto alcune delle splendide incisioni che qui abbiamo pubblicato (naturalmente quelle meno scandalistiche).
Essa è certamente un “unicum” perché è una ristampa in facsimile fatta su “carta imperiale del Giappone” e in rocalcografia, dell’edizione del 1784. Stampata in tiratura limitata ed esclusivamente per i bibliofili, è stata realizzata a Zurigo “dall’Imprimerie von Castelberg et ftls”. La tentazione di S. Antonio di Sedaine, inoltre, nelle sue varie edizioni, compare sempre (ad eccezione di quella del 1782 apparsa recentemente sul mercato antiquario-catalogo Gutemberg 96/2002) accompagnato da un altro testo di letteratura erotica ancora più intrigante e cioè a “le pot-pourri de loth, ornèe de figures et musique” il cui autore sarebbe invece P. Lalleman o Poisinet.







In conclusione è opportuno considerare che Sedaine è stato, probabilmente, il più importante librettista d’opera comica alla fine del XVIII secolo. Infatti ricoprì un ruolo determinante nella trasformazione di quel genere a partire da come era durante la metà del secolo (dominato da Favart) alla maturità operativa dopo la rivoluzione. La grande rarità di questo suo libro, perciò, (i cui esemplari sono assolutamente introvabili) è da attribuirsi anche “allo spirito satirico” di un testo di “letteratura erotica” che la fa ricercare dai curiosi e, per ovvi motivi, “distruggere dai Religiosi”.
In “Le Fasciddre te la Focara”, Anno 44 – 17 Gennaio 2006 e in G. Spagnolo, Il fuoco sacro. Tradizione e culto di S. Antonio Abate a Novoli e nel Salento, Fondazione Focara di Novoli, terza edizione, dicembre 2017.
Riferimenti bibliografici essenziali
F. Matitti, Il diavolo nelle tentazioni di S. Antonio Abate, “Abstracta”, a. IV, n. 36, Aprile 1989.
A. Saba, S. Antonio Abate, Perinetti Casoni Ed., Milano 1945.
A. Cattabiani, Sant’Antonio e i suoi misteri, “Abstracta”, a. III, n. 22, Gennaio 1988.
SANCTI ATHANASII MAGNI, OMNIA QUAE EXTANT OPERA, Parijus apud Laurentium Sonnium, MCDVIII.
Jacopo da Varagine, La leggenda aurea, Alba 1938.
G. Spagnolo, Il fuoco sacro, tradizione e culto di S. Antonio a Novoli e nel Salento, Alezio 1998.
E. Cavallaro, Arte Storia e leggenda nella figura di Sant’Antonio Abate nella tradizione, nell’arte e nella memoria, Ozzano Emilia (BO) 2001.
M. De Pascalis, S. Antonio Abate: culto e iconografia nell’arcidiocesi di Lecce, tesi di laurea anno acc. 2002/2003.
M. Cazzato, Addenda Antoniana, “Lu furgularu”, a. II, 17 Gennaio 2005.
Su Wikipedia, infine, è riportato il ritratto del drammaturgo francese Michel J. Sedaine (che si legò tra l’altro con D’Alembert, con Favart e soprattutto con Diderot) in una pregevole incisione di Pierre Charles Levesque (1736-1812).

