La statua del Cristo morto di Raffaele Caretta nella cattedrale di Castro

di Gianluigi Lazzari

Anni fa, quando ero responsabile con nomina arcivescovile dell’archivio parrocchiale della nostra Cattedrale, durante le mie solitarie ricerche e studi mi imbattei in questo documento del 4 aprile 1932.

Esso è a firma dell’economo spirituale don Beniamino Plenteda da Castrignano dei Greci, che poi dopo la morte di don Gabriele Ciullo, diverrà parroco di Castro dal 1935 al 1937.
Questo documento importantissimo riguarda la commissione della statua del Cristo morto, che veneriamo a Castro, al maestro Raffaele Caretta, da parte della committente Signora Eugenia Lazzari (donna ‘Ggenia, moglie di don Vincenzo Lazzari).
Raffaele Caretta è tra i grandi maestri della cartapesta leccese, formatosi presso il laboratorio del maestro Giuseppe Manzo, e poi, prima dell’apertura della sua bottega, divenuto dello stesso laboratorio capogiovane.
Le opere di quest’altro gigante della cartapesta, come quelle del Manzo, sono presenti, come è certificato dai miei studi, in tutto il mondo.
Noi a Castro conserviamo dello stesso maestro oltre al Cristo morto anche un imponente e splendido Sacro Cuore di Gesù del 1924, commissionato dalla Signora Chiarina Lazzari, mamma di donna Cecilia e di di donna Eugenia.
Il documento in questione indirizzato alla Curia arcivescovile, recita così:
“Castro, 4 febbraio 1932
Carissimo don Luigi
Rimetto fotografia del Cristo morto  che la Signora Eugenia Lazzari vuole donare alla Chiesa di Castro, della quale statua Castro è completamente sprovvista. L’immagine è a grandezza naturale.
Il Signor Caretta ha mandato solo la fotografia che rimetto. La Signora Lazzari vuol sapere quanto deve mandare per l’approvazione del progetto.
Con distinti saluti
Sacerdote Beniamino Plenteda
Economo Spirituale.
———–
Otranto, 25 febbraio 1932
Si approva purché non vi siano angeli o putti attorno alla statua.
Canonico Luigi Mariano Presidente;
Calò Vincenzo;
+frate Cornelio Sebastiano Cuccarollo Arcivescovo (ed altri)”.
Come potete vedere, documento importantissimo per la Storia dell’ arte e della scultura in cartapesta leccese a Castro e nel mondo.
Questo statua, per come mi testimoniò maestro Antonuccio Lazzari nella famosa intervista che gli feci nel 1997, non era in origine distesa, ma su un monticello, e doveva essere molto simile a quella del Manzo che sta a Supersano. Al punto che aveva un’urna grande. Negli anni ’60 venne portata presso la bottega di Antonio Malecore a Lecce (che qualche danno lo ha fatto) e questo maestro provvide -secondo la testimonianza di maestro Antonuccio- a tagliarla nella zona del perizoma e a togliere tutta quella montagna su cui poggiavano busto e testa, per poi distenderla e ridipingerla per come oggi la vediamo.
Poi fu ridipinta altre volte.
Insomma: un’ opera sfigurata, ma che conserva ancora i tratti originali e meravigliosi del maestro Caretta.
Speriamo che venga ora scientificamente restaurata, anche se alcuni danni, purtroppo, rimarranno.
La cartapesta e le sculture in cartapesta sono un patrimonio inestimabile di Castro e della nostra Storia, di tutta Terra d’Otranto, conosciuta ed apprezzata anche per questa arte in tutto il mondo.
E non mi stancherò mai di predicarlo.
Ma c’è tanta ignoranza ancora e non conoscenza.
Perciò studiate piuttosto che chiaccherare!
E che le Istituzioni religiose e civili si impegnino in progetti culturali di conoscenza e sviluppo.

2 Commenti a La statua del Cristo morto di Raffaele Caretta nella cattedrale di Castro

  1. Gianluigi, anche se negli anni, mani incompetenti hanno grossolanamente tolto parte della Bellezza del maestro costruttore, io la trovo meravigliosa e siamo noi di Castro ad essere fortunati x avere in Cattedrale questa meraviglia. I ricordi che hai citato di don Salvatore e il tuo invito alle nuove generazioni di non disperdere la nostra cultura e non bistrattarla, ti fa onore. Detto dal tuo amico Claudio.

    • Grazie Claudio.
      Noi amiamo l’arte e la bellezza. E nella nostra Castro c’è n’è tanta.

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