C’è un legame profondo che unisce Parabita alle colline del Kenya centrale. È il legame della devozione alla Madonna della Coltura, portata oltreoceano dal parabitano padre Antonio Giannelli, missionario della Consolata. Per quasi cinquant’anni egli ha servito le comunità africane con dedizione instancabile, diventando per tutti un padre, un amico e un riferimento spirituale.
Nel 1986, il vescovo di Nyeri affidò a padre Antonio una missione impegnativa: costruire una nuova chiesa a Wamagana. Con il suo entusiasmo, la sua fede e l’aiuto dei benefattori, riuscì a trasformare un terreno spoglio in un luogo di preghiera e di vita comunitaria.
Il 2 aprile 1989 fu inaugurato il Santuario della Madonna della Coltura, gemello spirituale di quello di Parabita. L’immagine posta sull’altare maggiore e la grande decorazione in ceramica della facciata furono realizzate da due artisti salentini, Antonio e Giuseppe Greco, sigillando un legame profondo tra Parabita e il Kenya.
Attorno al santuario nacquero una scuola, un laboratorio per le ragazze, la casa delle suore e, soprattutto, una struttura di accoglienza per bambini con gravi disabilità: il frutto più tenero e coraggioso dell’amore di padre Antonio. Particolare cura dedicò anche agli anziani della comunità, che chiamava affettuosamente “i miei vecchietti”.
Costretto a lasciare il Kenya nel 1999 per motivi di salute, padre Giannelli portò nel cuore fino alla fine la sua missione e la sua gente, alla quale aveva donato la vita. Morì il 23 gennaio 2001, lasciando un’eredità luminosa che continua ancora oggi.
Il Santuario di Wamagana resta un segno vivo della devozione mariana nata a Parabita e fiorita in Africa. È anche il simbolo di ciò che può nascere quando la fede diventa servizio, e il Vangelo si traduce in opere concrete.
