
di Marcello Gaballo
Il successo di due giovani professionisti neretini al concorso internazionale per l’Antico Teatro di Ohrid
Il progetto vincitore del concorso per la valorizzazione dell’Antico Teatro di Ohrid porta la firma di due giovani professionisti di Nardò, che con visione matura e sorprendente sensibilità hanno saputo interpretare uno dei siti archeologici più suggestivi dei Balcani. La loro proposta non è soltanto un esercizio di architettura, ma un atto critico e poetico che interroga il senso stesso del teatro antico e del suo rapporto con il paesaggio, la memoria e il rito collettivo.
La loro idea nasce dalla volontà di restituire centralità al teatro non come manufatto statico, da osservare a distanza, ma come organismo vivo, capace di guardare sé stesso, il paesaggio e i suoi spettatori. In questo dialogo continuo tra rovina e natura, l’architettura diventa strumento di contemplazione, rito, relazione. L’ispirazione dichiarata ai maestri europei — Grassi, Zumthor, Chipperfield — non si traduce in citazione, ma in una lingua nuova, modernamente classica, che unisce misura, materia e sacralità dello spazio.
Il cuore del progetto è la σκηνή, la primordiale “scena” greca: un volume puro, verticale, essenziale. Un gesto architettonico netto, privo di ornamento, che non tenta di ricostruire ciò che il tempo ha consumato, ma restituisce all’antico teatro un baricentro, un punto di equilibrio visivo e simbolico. La nuova scena è insieme torre, corona e faro: luogo dell’attore e punto di osservazione per lo spettatore, segno nel paesaggio e spazio per il rito.
Attorno a essa si distende un sistema di scale leggere, gradonate sottili e terrazze verdi: ogni gradone diventa un giardino archeologico, dove pietra e vegetazione dialogano liberamente. La natura torna a scorrere nel cuore della rovina, trasformando il tempo stesso in scenografia. La doppia scenografia — quella naturale e quella architettonica — coinvolge lo spettatore, che scopre di essere parte integrante della rappresentazione. L’acustica diventa forma, e la forma diventa suono: il vento, la voce, i rumori del paesaggio si raccolgono e si amplificano nelle superfici inclinate del teatro.
Gli spazi di ingresso e di attraversamento sono pensati come luoghi di attesa e contemplazione: soglie in cui il silenzio diventa protagonista e le assenze, volutamente non ricostruite, si trasformano in memorie vive. Ne scaturisce un teatro trasfigurato, puro, rispettoso della rovina e insieme capace di rinnovarne il senso. Un luogo in cui l’architettura diventa rito e il rito si dissolve nel paesaggio.
Il progetto si chiude — o meglio, si apre — con una domanda rivolta allo spettatore: la vista dall’alto richiama una conchiglia, un frammento di mare, un elmo greco, un’armonia aurea? È un finale volutamente aperto, che affida al pubblico il compito di completare l’opera con il proprio sguardo.
I PROFILI DEI PROGETTISTI
Gianluca Dell’Abate è un Architetto con cinque anni di esperienza, specializzato nella progettazione di edilizia privata, interior design e interventi legati alla valorizzazione del territorio.
Laureato in Architettura nel 2020 (LM-4) presso l’Università di Firenze e iscritto all’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Lecce (Matricola 2237), ha iniziato il suo percorso professionale a Firenze, contribuendo a progetti di edilizia privata e partecipando a importanti concorsi internazionali.
Dopo aver maturato una solida esperienza, ha scelto di tornare nella sua terra d’origine, a Nardò, per fondare una propria realtà professionale. Il suo obiettivo è creare una vera e propria “boutique di architettura” dedicata alla realizzazione di progetti completamente su misura per il cliente.
Il suo approccio progettuale è profondamente influenzato dalla filosofia giapponese del Kintsugi: l’idea di riparare e, al contempo, esaltare l’esistente. L’Architetto Dell’Abate applica questo principio per rivalutare e trasformare spazi preesistenti – siano essi antiche rovine o semplici appartamenti – in qualcosa di esteticamente più prezioso e funzionale, unendo la tradizione con un’innovativa visione contemporanea. Il suo studio si occupa attivamente anche di concorsi di idee e di progettazione di opere pubbliche, mantenendo sempre un forte legame con il contesto locale.
Gabriele Potenza è un Ingegnere Civile e Strutturista, con un approccio multidisciplinare che integra competenze in progettazione strutturale, architettonica, modellazione BIM e ingegneria energetica.
Laureato con lode in Ingegneria Civile presso l’Università del Salento e iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce (n. 4478), ha riammodernato lo studio tecnico di famiglia Prospectum Ingegneria, con sede a Nardò, realtà che si distingue per una visione integrata dell’edilizia contemporanea.
Il suo motto, “Ingegneria come visione di insieme”, riflette un metodo di lavoro che unisce rigore tecnico, consapevolezza ambientale e sensibilità architettonica. Con lo Studio, l’ing. Potenza si occupa di progettazione strutturale avanzata, diagnosi energetiche, analisi ambientali e sviluppo di modelli digitali BIM orientati alla sostenibilità.
Ha collaborato a progetti di scala diversa – dal recupero edilizio, alle nuove costruzioni e agli impianti industriali – e partecipa attivamente a concorsi di architettura e ingegneria internazionali, con un costante interesse per la ricerca e l’innovazione tecnologica.
La sua missione professionale è coniugare estetica, efficienza e responsabilità ambientale, trasformando l’ingegneria in uno strumento di conoscenza e valorizzazione
Con questa vittoria, i due giovani professionisti neretini si affermano in un panorama internazionale, dimostrando che una nuova generazione di architetti del Sud sa misurarsi con temi complessi, unendo radici e contemporaneità, rigore e poesia.
Un successo che onora la città di Nardò e testimonia la qualità di un talento che merita di essere seguito con interesse.
