di Fabrizio Cazzato
Da una dichiarazione pubblica apprendiamo l’esistenza di una disputa che coinvolse i primi cugini Luigi Trane barone di Tutino e Stefano Gallone barone di Tricase.
Nel giorno di mercoledì 4 giugno dell’anno 1636, alle ore 13 circa, il marchese di Specchia giunse in carrozza davanti al convento dei Cappuccini di Tricase in compagnia di Giovanni Tomasi, il chierico Ottavio Capece e Francesco Alfarano Capece barone di Lucugnano. Qui incontrò i fratelli Luigi e il chierico Giulio Trane che passeggiavano davanti il largo di detto convento, come era solito armati di spada.
Il marchese scese e si intrattenne con i due parlando di un vassallo dei Trane tenuto in carcere dal barone di Tricase, poi salì in carrozza per raggiungere gli amici. In quel mentre spuntò dalla strada di San Sebastiano, che univa la terra di Tricase ai Cappuccini, il barone Stefano Gallone, armato di spada e in compagnia di più di 30 uomini armati di suffioni, pistole e spade. Nel frattempo da alcuni giardini, che avevano l’accesso su detto largo, uscirono uomini armati similmente di suffioni e pistole.
Dal giardino di Cola Antonio Colucciello di Tricase uscirono più di 15 soldati con l’alfiere della compagnia del duca di Sora e nello stesso punto vide venire il sig. Claudio Lubello barone di Sanarica, cugino di detto barone di Tricase, in compagnia di più uomini a cavallo e a piedi. Quando tutta questa gente raggiuse Luigi Trane e suo fratello, il marchese di Specchia, comune zio di Luigi Trane e di Stefano Gallone, tornò indietro per trattare con i due la liberazione del vassallo di Tutino, ma malgrado le tante parole spese non riuscì a metterli d’accordo. Luigi Trane disse che li c’era troppa gente e propose di continuare la discussione con i soli parenti comuni alla chiesa del Confalone che era un posto più tranquillo.
Così lui e suo fratello salirono sui propri cavalli per raggiungere quel luogo. Stefano Gallone si fece portare i cavalli e con detta gente ed altra che ne sopraggiunse dalla terra di Tricase si mise a cavallo con i suoi vassalli e tutti, che erano più di 200 persone, si avviarono verso il Confalone. Il marchese di Specchia preferì invece non continuare l’azione di mediazione e proseguì con gli amici verso Tricase, dove era diretto.
I Trane avevano già raggiunto il luogo stabilito e sostavano davanti alla porta del cortile della chiesa quando videro arrivare tutta quella gente. Luigi Trane disse a Stefano Gallone che questa era maggiore gente di quella che aveva portato al convento. Stefano rispose che erano suoi vassalli amorevoli, non come i suoi che li maltrattava e perciò non gli volevano bene. Luigi Trane lo smentì ed entrambi misero mano alle spade, la stessa cosa fecero gli altri. Incominciarono a volare pietre, minacce e Sebastiano Arseni calò il cane del soffione che portava e lo indirizzò verso il chierico Giulio Trane. Giovanni Domenico Simone di Tricase tirò una noccata di dietro a Luigi Trane, il quale si voltò subito e reagì ferendolo alla fronte. Contemporaneamente arrivò una pietrata in fronte a detto sig. Luigi che gli levò il cappello. Per evitare la sassaiola arretrò di alcuni passi e gridò che queste erano azioni di assassini e rimproverò Stefano che, come stabilito, doveva esse lì solo, come lui.
Stefano Gallone forse ammise l’errore e senza replicare se ne tornò con la sua gente a Tricase lasciando Luigi Trane ferito in fronte e alla spalla destra. Dalla vicina Specchia fecero giungere un medico per curare il ferito nella Chiesa del Gonfalone.
Tratto da : Tutino un antico borgo di R. Baglivo