Il porto di Brindisi protagonista in una rara carta dei trasporti ferroviari e marittimi della seconda metà dell’Ottocento. La “Carta generale delle vie ferrate d’Europa e delle marittime relative all’istmo di Suez”.
di Vito Ruggiero
I trasporti ferroviari e marittimi nella seconda metà dell’Ottocento hanno rivoluzionato la mobilità di persone e merci, supportando la crescita industriale ed il commercio globale.
In pochi decenni, le ferrovie si estendono e si ramificano con diffusione capillare diventando la forza trainante dell’industrializzazione. Parallelamente, l’introduzione delle navi a vapore permette un enorme incremento della rapidità e della sicurezza dei viaggi via mare.
Ed è proprio la navigazione a vapore che pone le basi all’apertura del Canale di Suez, perché era l’unica tecnologia di propulsione che potesse permettere di attraversarlo in sicurezza nell’ambito di rotte commerciali affidabili e regolari.
Ferrovie, navigazioni a vapore e apertura del canale di Suez avviano a tutti gli effetti una nuova era dei trasporti che avrebbe cambiato rapidamente il corso dell’umanità influenzando profondamente la società e l’economia.
In questo contesto, le carte del trasporto ferroviario e marittimo assumono una grande importanza, perché hanno il ruolo di rappresentare un sistema sempre più esteso ed interconnesso, caratterizzato da vere e proprie reti e punti di scambio tra diverse modalità di trasporto coincidenti con i più importanti porti del Mediterraneo.
La cartografia della seconda metà dell’Ottocento deve dunque tenere il passo di questa incredibile e rapida rivoluzione, ed è caratterizzata da progressi scientifici e tecnologici che permisero la realizzazione di mappe sempre più precise. Se la cartografia antica e fino al Settecento si focalizzava su singole vie o rotte, quella dei trasporti dell’Ottocento iniziò a rappresentare reti di collegamenti che si espandevano globalmente. Mappe sempre più dettagliate divennero cruciali per mostrare i nuovi percorsi delle ferrovie e la loro relazione con le rotte marittime, e quindi per supportare la pianificazione economica e strategica.
È certamente questo lo scenario di fondo che favorisce la commissione e la realizzazione della “Carta generale delle vie ferrate d’Europa e delle marittime relative all’istmo di Suez”.
L’opera merita una presentazione per la sua rarità e bellezza intrinseca, ma soprattutto per dare risalto ad una poco conosciuta testimonianza cartografica dell’immenso ruolo globale che ha avuto il porto di Brindisi all’apertura del Canale di Suez. Un ruolo che si sintetizza con molta efficacia nelle parole pronunciate da Vittorio Emanuele II: “La via mondiale che, percorrendo l’Italia, riesce a Brindisi e avvicina l’Europa alle Indie…”. Un ruolo che troverà subito la sua massima espressione nella Valigia delle Indie, il percorso internazionale che collegava Londra a Bombay nel periodo 1870-1914.
Non è il fine di questo articolo fare alcun approfondimento su Brindisi e la Valigia delle Indie, su cui si è scritto già moltissimo. Andiamo invece a scoprire gradualmente questa magnifica carta geografica dell’Ottocento.
La presento inizialmente ad immagine piena, pur sapendo che forse renderà poco perché la carta è veramente dettagliata e ricca di particolari e informazioni in cui ci si potrebbe perdere per ore. Dopo una prima vista d’insieme, gli approfondimenti dei particolari sono a mio avviso inevitabili per un occhio attento. Purtroppo, la si può gustare appieno solo osservandola dal vivo o ingrandendo notevolmente la sua riproduzione.

La carta appartiene alla mia personale collezione di cartografia storica della città di Brindisi, ed ho pertanto avuto modo di toccarla con mano e di studiarla approfonditamente, seppur restano certamente punti di approfondimento ulteriore, in primis su chi fosse il vero committente e sulla biografia di chi l’ha realizzata, Ulisse Vannini.
Cominciamo con il dire che la carta nella sua interezza è di grandissime dimensioni (75×102 cm), e rappresenta principalmente il territorio europeo, nord africano, l’Egitto settentrionale e medio orientale, e parti del Medio Oriente, con indicazione delle vie ferrate e di quelle marittime oltre dei numerosissimi riferimenti topografici.
Un’attenta osservazione della mappa evidenzia in realtà che essa è costituita da quattro fogli uniti tra loro. Come spesso accadeva all’epoca, le carte così grandi erano infatti divise in stacchi. Nel caso specifico parliamo di 4 stacchi di circa 39×52 cm. ciascuno. Si tratta inoltre di una carta pubblicata sciolta, a sé stante, non per essere inserita in atlante o in volume. Ed è anche questa, a mio avviso, una delle motivazioni per cui è piuttosto rara e molto poco conosciuta.
L’esemplare in mio possesso, anche a dire del referenziato studio bibliografico che mi ha permesso di acquisirla, è davvero molto particolare ed inusuale perché i quattro stacchi sono uniti e montati su sfondo telato. Ai lati sono presenti dei piccoli anellini metallici, con il chiaro scopo di appendere a parete l’intera carta, piuttosto che conservarla in stacchi all’interno di una cassettiera o libreria.
Purtroppo non sono riuscito ad avere notizie su dove potesse essere stata utilizzata in precedenza. L’unica informazione che ho è che fu acquistata da un privato del quale non è stato possibile rintracciare il nome. Ritengo che per come è fatta, per il fatto di essere arrotolata e non piegata, per l’intelaiatura su tela, per gli anellini metallici ai bordi e per essere abbastanza scura, probabilmente in passato era stata a lungo affissa a parete. Con l’augurio da parte mia che chi l’ha posseduta in precedenza legga questo articolo e voglia fornire qualche informazione sulla sua singolare storia.
Altra grande particolarità dell’esemplare in questione è la bellissima colorazione a mano, molto precisa e sicuramente di impegnativa realizzazione per varietà e dimensioni. La carta è stata stampata in bianco e nero ed infatti altri esemplari noti non sono stati colorati, se non solo parzialmente.
In seguito a diverse ricerche effettuate nel marzo del 2025, quest’opera risulta ad oggi presente soltanto in quattro biblioteche italiane: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca Comunale di Treviso, la Biblioteca Civica Luigi Majno di Gallarate e la Biblioteca Civica Bertoliana Palazzo San Giacomo di Vicenza.
Ho quindi preso contatti con tutte le quattro biblioteche suddette al fine di poter trarre il maggior numero di informazioni possibili. È quindi risultato quanto segue.
- Biblioteca Nazionale di Firenze: consta di 4 fogli staccati, visionabile
- Biblioteca Comunale Treviso: consta di 4 fogli staccati, colorati, visionabile.
- Biblioteca Comunale Vicenza (Bertoliana): consta di 4 fogli staccati, dei quali ho potuto ricevere delle riproduzioni fotografiche. Le stampe sono in bianco e nero a parte il cartiglio ovale, che risulta invece colorato a mano.
- Biblioteca Comunale Gallarate: consta di 4 fogli staccati, molto ben colorati ad evidenziare soprattutto i confini degli stati e le aree costiere. Anche in questo caso ho potuto ricevere delle riproduzioni fotografiche.
In pratica in tutte le biblioteche dove è conservato un esemplare le quattro tavole risultano essere staccate.
Ho inoltre ritrovato l’opera anche presso la National Library of Technology (Czech Republic), dove è conservata in fogli su tela conservati in copertine di cartone con alette e rilegati in cordini, restaurati nel 1993. Un foglio risulta però mancante.
Oltre che nelle biblioteche, sempre nel marzo del 2025, ho rintracciato eventuali esemplari presenti nei cataloghi di vendita delle librerie antiquarie, trovandone tre. Tra questi, una nota libreria antiquaria toscana proponeva in vendita un esemplare composto dai 4 fogli attaccati, di cui solo uno parzialmente colorato, con un effetto estetico a mio avviso sgradevole e incompleto. In un altro catalogo di vendita compariva solo uno dei quattro fogli, mentre ancora un altro foglio singolo appariva nel catalogo di una libreria antiquaria di Londra, ben colorato, ma anch’esso consisteva in uno solo dei quattro fogli.
Infine ho eseguito alcune ricerche nell’ambito dei cataloghi d’asta e ritrovato anche che la carta era apparsa in un’asta asta Reiss & Sohn e descritta come litografia in 4 fogli separati, anno1870 circa, con cartiglio del titolo in ovale con vista a volo d’uccello di Suez e con altre tre carte collegate. I fogli non erano assemblati tra loro, di colorazione leggermente rosata, macchiata e oleosa. Reiss & Sohn la definisce una carta speciale, grande e rara, con mappe laterali che mostrano parti del sud-est asiatico, il porto di Brindisi e l’Egitto settentrionale, ognuno con il proprio titolo.
Un esame più approfondito dell’esemplare in vendita all’asta Reiss & Sohn ha potuto evidenziare che la sezione longitudinale del canale marittimo di Suez è in basso, sul margine esterno, mentre in quella da me acquistata è in alto, all’interno della carta. Inoltre nella carta in mio possesso è presente un planisfero con le linee di navigazione in un riquadro in alto a destra che nella carta di Reiss & Sohn non è invece presente. In pratica tre fogli sono identici, mentre quello in alto a destra differisce tra le due carte: in quella appartenente alla mia collezione è riportato il planisfero per il confronto dei viaggi marittimi prima e dopo l’apertura dell’Istmo di Suez e la sezione longitudinale del canale, mentre in quella del catalogo d’asta Reiss & Sohn è riportato per lo stesso confronto il solo Sud Est Asiatico in un cartiglio dal titolo “Prolungamento delle linee di mare da Bombay al Giappone”.
Appare quindi evidente l’esistenza di almeno due stati dell’opera, ma resta a me difficile stabilire quale sia il primo e quale il secondo.
Una copia è infine conservata presso il Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux – Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti”. In tal caso risulta su carta telata composta da 32 riquadri e contenuta in una copertina di cartoncino verde 195 x 140 mm. Quindi completamente ripiegata, a riprova che l’esemplare da me descritto è certamente inusuale, come anche affermato dalla libreria antiquaria da cui l’ho acquisita.
L’autore dell’opera è Vannini Ulisse, che la disegna sulla base delle informazioni prodotte da Cesare Vimercati, mentre la stampa è stata prodotta nel 1870 dalla Litografia Toscana di Firenze, uno studio litografico fiorentino attivo dal 1850 al 1910 circa.
Il titolo “Carta generale delle vie ferrate d’Europa e delle marittime relative all’istmo di Suez” è iscritto in un ovale sulla destra in cui vi è raffigurata una veduta a volo d’uccello dell’Istmo di Suez e lo riportiamo sotto.

Come indicato nell’ovale sulla destra la carta è “Compilata e disegnata da Ulisse Vannini sui documenti e sulle nozioni di Cesare Vimercati”.
Cesare Vimercati, scrittore, giornalista, storico ed editore attivo nella seconda metà dell’Ottocento, figlio del noto mandolinista e compositore milanese Pietro Vimercati, fu uno dei principali sostenitori del Canale di Suez, convinto che avrebbe rivitalizzato l’economia italiana. Nel 1864 scrisse e pubblicò autonomamente a Livorno l’opera “Il canale dell’Istmo di Suez; sua benefica influenza in Europa e specialmente in Italia”.
L’Italia all’epoca era ancora sconvolta da anni di guerre di unificazione, nonché dall’instabilità ereditata nell’organizzazione di molteplici stati indipendenti in un’amministrazione centralizzata e Vimercati aveva visto nel Canale di Suez il ritorno alla passata gloria marittima dell’Italia, persa sin da quando i portoghesi avevano aperto la rotta per le Indie attraverso la circumnavigazione dell’Africa, alla fine del Quattrocento. Una volta completato il canale, i principali porti Italiani sarebbero diventati inevitabilmente le porte di accesso all’Asia per l’Europa Centrale determinando un conseguente periodo di prosperità senza precedenti in periodi moderni. E di fatto l’economia Italiana crebbe costantemente dal 1861 fino alla Prima Guerra Mondiale, esattamente come Vimercati aveva previsto.
Nel testo di Vimercati, disponibile integralmente on-line al link sotto indicato, l’autore ripercorre con estremo dettaglio la storia dell’Istmo e delle varie fasi (atto di concessione, progettazione, realizzazione) che hanno portato all’apertura del canale, studiandone tutti i benefici per l’Europa e per l’Italia.
A pag. 269 Vimercati afferma: “Tagliato l’Istmo di Suez, tutti i porti italiani: Genova, Livorno, Napoli, Palermo, Brindisi, Ancona, Venezia, Trieste, ecc, è chiaro che divengono i depositari di tutti gli altri porti del mondo. Le strade ferrate che traversano ormai il nostro paese in quasi tutta la sua lunghezza e larghezza, permetteranno di collegare gli uni con gli altri questi depositi. La navigazione del Mar Rosso risusciterà la navigazione dell’Adriatico…”
Ed io aggiungo, con un pizzico non indifferente di fierezza campanilistica, che sarà proprio Brindisi tra tutti quei porti italiani a trarne il maggiore beneficio. La carta del Vannini ce lo raffigura con estrema chiarezza, tramite la scelta di rappresentare in grande, in basso a sinistra, unicamente la “Pianta geometrica del porto di Brindisi in Italia e sull’Adriatico” insieme a quella della “Mappa topografica del Basso Egitto/Canali d’acqua dolce strade ferrate canale Marittimo di Suez”. Come a dire il punto A e il punto B di quella che era senz’altro la rotta marittima di maggiore rilievo internazionale. Non si è dato invece alcuno spazio alla rappresentazione di altri porti italiani ed europei.
Troviamo i due riquadri rappresentati nella carta in basso.

Questa indubbia esaltazione internazionale di Brindisi è l’elemento cardine su cui si è fondato il mio interesse verso la grande carta del Vannini: Il porto di Brindisi è assoluto protagonista dell’intera rappresentazione dei trasporti ferroviari/marittimi insieme al Canale di Suez, in un contesto non solo Italiano, non solo Europeo, ma mondiale.
Da notare infatti che nel foglio in alto a destra abbiamo anche una rappresentazione dell’intero pianeta dal titolo: “Planisfero per il confronto dei Viaggi Marittimi prima e dopo l’apertura dell’Ismo di Suez fra i porti principali dell’Europa e dell’America con quelli del mare dell’Indie”.

Ritornando alla “Pianta geometrica del porto di Brindisi in Italia e sull’Adriatico”, è doveroso a questo punto un piccolo approfondimento.
Il riquadro originale è di dimensioni importanti rispetto a quelle dell’intera carta, anche se non estremamente dettagliato e caratterizzato da alcune particolarità e imprecisioni.

Notiamo un profilo delle mura innanzi al porto quasi per intero, cosa che certamente non era più così da secoli, con l’indicazione del Forte di Terra (il Castello Svevo), e del Torrione S. Giacomo.
Lato marina troviamo indicati l’Arsenale, la Sanità e lo “Spunteno”, a segnalare la sporgenza nel Seno di Levante in corrispondenza di quello che fu il “Bastione dell’Espontone”, luogo anche detto “Pizzuto”, che nella cortina muraria della città forma uno sperone, come sostenuto anche da N. Vacca in Brindisi Ignorata.
Verso l’interno troviamo indicate le vallate di Ponte Piccolo e di Ponte Grande e l’indicazione della Fontana, la Fontana Tancredi. Infine la Masseria Perrino e la Laguna di Fiume Piccolo e Fiume Grande.
Nel porto esterno appaiono invece le indicazioni della Bocca di Puglia, dell’Isola di Sant’Andrea con il Forte di Mare e le Isole Pedagne, con i toponimi di ciascuna di esse.
Osservando il piano del porto, possiamo notare che non è presente l’Isola Angioina, nata con gli scavi del Canale Pigonati e successivamente scomparsa in seguito ai lavori di abbassamento della stessa, iniziati nel 1842 ma conclusi oltre il 1860, quando era ormai ridotta in secca. E non è neanche indicata la relativa secca (Secca Angioina), certamente ancora presente nel 1866, come indicato nel Piano Generale del Porto di Brindisi dello stesso anno.
Manca anche la diga di Bocche di Puglia, progettata nel 1861 dall’Ing. Mati, i cui lavori furono approvati solo nel 1865 dopo lunghe discussioni parlamentari e quindi realizzata negli anni successivi.
Queste considerazioni mi fanno dedurre che l’immagine della “Pianta Geometrica del Porto di Brindisi in Italia sull’Adriatico” proposta da Ulisse Vannini rappresenti il nostro porto in un periodo che può andare dal 1860, o forse poco prima, al 1866 circa.
A mio avviso è una pianta incompleta e leggermente imprecisa perché avrebbe potuto riportare l’indicazione della Secca Angioina, così come è indicata la secca davanti al Forte a Mare, e certamente di qualche anno obsoleta rispetto alla data di realizzazione della carta geografica complessiva (1870 circa), in quanto a quella data la diga di Bocche di Puglia era già una realtà.
Questa rappresentazione di Brindisi, cosi come la ritroviamo nella grande carta, era quasi certamente inedita, nel senso che non risulta essere la copia esatta di una carta precedentemente pubblicata. Poteva averla realizzata il Vannini sulla base di rilievi fatti ad hoc? Molto probabilmente no, non essendo comunque lo scopo primario della carta geografica in questione. Credo dunque che Vannini avesse preso spunto da qualche precedente rappresentazione topografica di Brindisi e del suo porto, molto probabilmente anche più di una, per poi realizzare la sua Pianta Geometrica del Porto di Brindisi.
La presenza di elementi topografici disparati e non sempre precisi, facenti riferimento a epoche ben diverse (mura fronte marina, diga Bocche di Puglia completamente assente, arsenale forse in posizione non corretta, struttura vaga dei blocchi dei fabbricati, etc.) farebbe infatti pensare che la rappresentazione del Vannini è stata da lui realizzata prendendo più documentazioni e tavole, facenti probabilmente riferimento a epoche diverse.
Questa obsolescenza delle informazioni utilizzate per rappresentare la nostra città ed il nostro porto appare altresì paradossale nella totale assenza delle linee ferrate attorno alla città, invece ben evidenziate nel riquadro relativo all’Istmo di Suez: ai tempi della stampa della carta la linea ferroviaria Bari-Brindisi era già operativa da 5 anni (con tanto di stazione a Brindisi) e si stava quantomeno lavorando per la realizzazione del prolungamento fino alla Stazione Marittima.
Non me ne vogliano i discendenti del disegnatore Vannini per le piccole critiche al meraviglioso lavoro da lui effettuato oltre 150 anni fa. Sono solo delle personali osservazioni, e trovo anzi che queste particolarità e sfumature storiche rendano forse ancora più affascinante il riquadro di Brindisi con il suo porto, incastonato come un diamante nel gioiello che l’interezza dell’opera rappresenta, e che continua ed emozionarmi allo stesso modo ogni volta che la guardo.
Questo è il mio modesto parere, quello di un collezionista di cartografia storica brindisina e non di uno storico. Su tutto ciò invito come sempre gli studiosi ad esprimere la propria opinione in merito, magari integrando e correggendo le mie osservazioni.
Per tutti gli altri che sono pazientemente arrivati fin a qui a leggermi, la mia speranza è che abbiano potuto apprezzare una rappresentazione cartografica inconsueta che ci racconta di una Brindisi al centro dell’Europa e del mondo di fine Ottocento.
