La ricostruzione dell’abside della Cattedrale di Nardò a fine 800

di Marcello Gaballo

Nel marzo del 1897 la Cattedrale di Nardò viveva una fase intensa di rinnovamento edilizio guidata dalla ferma volontà del vescovo Giuseppe Ricciardi di restituire decoro e solidità alla chiesa madre della diocesi.

A testimonianza di questa stagione di lavori rimane un contratto stipulato con il mastro muratore neretino Salvatore Sambati, incaricato di condurre a termine l’edificazione della nuova abside.

Nel documento, conservato nell’Archivio Storico della Diocesi di Nardò, redatto con chiarezza e precisione, Sambati si impegnava ad eseguire l’opera a perfetta regola d’arte utilizzando i materiali indicati, ossia carparo, tufo, sabbia e mano d’opera, tutto a proprio carico e secondo il disegno approvato dall’ingegnere.

Lo stesso appaltatore dichiarava inoltre di fornire i capitelli e le situazioni in pietra, assumendo a proprie spese la completa esecuzione muraria, senza però comprendere il lavoro ornamentale che restava riservato ad altri interventi.

Cattedrale di Nardò. Navata sinistra (foto Lino Rosponi)

 

Le mura laterali potevano essere realizzate in tufo, ma Sambati si obbligava a garantire la piena conformità dell’opera all’arte muraria e ai disegni approvati, sollevando la committenza da ogni difformità.

Il contratto stabiliva anche che i lavori comprendessero gli scavi di fondazione e le necessarie opere di consolidamento, con esclusione tuttavia della costruzione della cupola e del nuovo cornicione, che sarebbero state oggetto di successivi accordi. L’appaltatore si dichiarava disponibile a fornire le impalcature e ad approvvigionarsi dei materiali occorrenti a sue spese, con l’impegno di rispettare le normative vigenti in materia di lavoro e sicurezza.

Sambati fissava il prezzo complessivo dell’impresa in lire 1.500, accettando un compenso ritenuto equo per l’entità dell’opera, ma poneva anche una condizione: qualora fossero richiesti lavori aggiuntivi non contemplati nel disegno approvato, questi sarebbero stati liquidati con un supplemento non inferiore a lire 250 per giornata di lavoro straordinario. Concludendo la sua proposta l’appaltatore dichiarava la propria disponibilità ad iniziare subito i lavori affidandosi alla benevolenza del vescovo e della Commissione.

In calce al documento compare l’accettazione formale da parte del presule Ricciardi, che controfirmò il contratto sancendo l’avvio dell’impresa edilizia.

Quel foglio, scritto con grafia ordinata su carta quadrettata, ci restituisce la concretezza e il linguaggio dell’edilizia sacra di fine Ottocento, un tempo in cui le cattedrali non erano solo monumenti da conservare ma cantieri vivi, espressione del rapporto diretto tra committenza ecclesiastica e maestranze locali.

Un commento a La ricostruzione dell’abside della Cattedrale di Nardò a fine 800

  1. Con tutto il rispetto per la generosa disponibilità del Vescovo Ricciardi, della professionalità del progettista Ing. Tafuri e della insuperabile maestria del Capo Mastro Sambati, bisogna riconoscere che il fine secolo ottocentesco ed il primo decennio novecentesco, Nardò era un cantiere aperto di grandiosi opere edilizie. Dopo l’eliminazione della secolare cinta muraria ed il riempimento dell’ex fossato, intorno a quella che sarebbe stata la prima circonvallazione delle ”QUATTRUPORTE” sorsero decine di palazzi gentilizi appartenenti alle famiglie nobili e benestanti della città e che tutt’ora possiamo ammirare con gusto. Questo a dimostrazione che, Cattedrale compresa, per Nardò era un florido periodo economico che la città viveva e che permetteva ai benestanti di spendere ed agli artigiani (muratori, carpentieri, falegnami, fabbri etc,) tanto fruttifero lavoro, a tutto vantaggio dell’economia locale.

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