di Armando Polito

Questo post è l’integrazione di altri1 già dedicati allo studioso di Monteroni. Nel chiudere il secondo contributo mi auguravo di avere notizia del destino di una donazione fatta da Michelina e Giuseppe Cacudi, eredi di Nicola, all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, donazione la cui accettazione era autorizzata in data 26/3/1963 (dell’era cristiana …) dal prefetto ad accettarla, come si evinceva dal documento tratto dalla Gazzetta ufficiale della repubblica italiana, a. 107° n. 22 del 7/9/1966 (siamo sempre nell’era cristiana …), che qui replico.

Il fatto che la Gazzetta ufficiale dia notizia di un decreto. sia pur prefettizio, a più di tre anni dalla sua emissione è già un miracolo, lo è un po’ meno il seguito della storia, che è rimasta nell’oblio fino al 22/9/2025 (sempre dell’era cristiana, ma sottoclasse della digitalizzazione e dell’I. A. …), giorno in cui mi è pervenuto (da qui in poi nulla, punteggiatura inclusa, avrà valenza ironica) un graditissimo messaggio congiunto del dottor Gennaro Bisesto, Responsabile del Catalogo unico di Ateneo dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, e della dottoressa Stefania De Toma, Responsabile della Biblioteca di Lingue e Letterature Straniere della stessa Università.
Con esso mi si comunicava che l’auspicio da me formulato alla fine del post dell’11/12/2023 era diventato realtà, perché il fondo era stato finalmente catalogato ed i dati relativi immessi in rete2. Risultano catalogati 1288 libri, mentre l’autorizzazione prefettizia ne segnalava 1502; una differenza non trascurabile e perciò difficilmente imputabile ad un errore iniziale di conteggio.
È praticamente impossibile ricostruirne lo sviluppo ed individuare eventuali responsabilità, anche per il tempo trascorso, che sembra, invece, non aver minimamente influito sul ritratto riprodotto all’inizio.
Da una rapida lettura dei titoli del fondo ho potuto constatare che nella sua biblioteca, quasi esclusivamente composta, come c’era da aspettarsi, da autori francesi, dei ventuno titoli (senza contare le ristampe) da lui pubblicati e registrati in OPAC sono presenti solo tre: Il libro e la vita, Guido, Lecce, 1913 e Nuovo metodo di lingua francese, Società Editrice Tipografica, Bari, 1938 e 1945 e Un innamorato dell’Italia: Gabriel Faure, Cressati, Bari; 1952.
La cosa più sorprendete, però, è l’assenza dei titoli che lo videro come curatore o, dettaglio ancor più importante, traduttore di autori francesi presenti, invece, nella traduzione di altri: Molière, L’avaro (sue traduzione integrale, introduzione, note, analisi e biografia), Le Monnier, Firenze, 1926; Gabriel Faure, Ore d’Italia (traduzione), SET, Bari, 1928; Gabriel Faure, La bella estate (introduzione e traduzione), Società Editrice Tipografica, Bari 1932; Gabriel Faure, Autunno (introduzione e traduzione), Società Editrice Tipografica, Bari, 1935; Alphonse Lamartine, Graziella (introduzione e note), Le Monnier, Firenze, 1938 e Alexandre Dumas fils, Les idées de m. Aubray (présentation), Adriatica editrice, Bari, 1949.
Mi piace interpretarlo come una manifestazione di modestia di un personaggio per il quale vale il detto nemo propheta in patria. Mi preme, infine, precisare che questo post, come i precedenti, non è qui per celebrare un mio parente o, peggio, mettermi in mostra tornando a parlare di lui, ma per esprimere il dovuto riconoscimento a chi, come il blog che mi ospita, con appassionata professionalità, il cui slancio disinteressato troppo spesso è ignobilmente frenato da una burocrazia per certi versi idiota, si è prodigato, sono sicuro non solo in questo caso, per la salvaguardia prima e per la promozione poi della cultura.
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