
di Rocco Severino De Micheli
Tra le figure che segnarono la vita politica ed economica del Salento a cavallo tra XIX e XX secolo, l’avvocato Pompeo Luigi Nuccio di Casarano occupa un posto di rilievo. Nato l’11 gennaio 1876 e morto prematuramente il 7 gennaio 1932, fu uomo politico, amministratore, giurista e soprattutto promotore instancabile delle Ferrovie Salentine, infrastruttura che contribuì in maniera decisiva a connettere territori altrimenti marginali e a favorire il progresso socio-economico del Basso Salento.
Dopo gli studi presso il Liceo Palmieri di Lecce e la laurea in giurisprudenza, intraprese la carriera forense nella sua città natale. Giovanissimo, tra il 1898 e il 1900, fu Vicepretore di Casarano, avviando così il suo impegno nella pubblica amministrazione. Nel 1900, appena ventiquattrenne, venne eletto sindaco di Casarano, carica che mantenne fino al 1904, distinguendosi per intraprendenza e capacità organizzativa.
Il 29 aprile 1901 sposò la nobildonna Celeste Arditi, marchesa di Castelvetere, dalla quale ebbe tre figli: Giuseppina, Giuseppe e Luigi.
Dal 1902 al 1910 fu consigliere provinciale di Lecce, ricoprendo dal 1902 al 1908 anche la carica di deputato ai Lavori Pubblici. In questo ruolo si batté con determinazione per lo sviluppo infrastrutturale del territorio, sostenendo in particolare la necessità di una moderna rete ferroviaria. La sua azione culminò il 18 giugno 1906, quando fu tra i firmatari della convenzione stipulata con il Ministero dei Lavori Pubblici per la costruzione della cosiddetta “Ferrovia del Capo”, articolata in cinque tronchi, tra i quali il collegamento Nardò–Casarano e Casarano–Ruggiano.
Nel settembre dello stesso anno si fece promotore, in Deputazione Provinciale, di un ordine del giorno per la valorizzazione del porto di Gallipoli, confermando una visione lungimirante di sviluppo integrato tra infrastrutture terrestri e marittime.

Direzione delle Ferrovie Salentine
Dal 1908 al 1913 ricoprì l’incarico di Direttore Generale della Società Anonima Ferrovie Salentine, subentrando a Ercole Antico. In questa veste contribuì alla realizzazione e gestione della rete ferroviaria che univa i principali centri del Capo di Leuca. Parallelamente fu consulente legale dell’Acquedotto Pugliese e, dal 1910, direttore di una società genovese costituita per costruire e gestire nuove linee ferroviarie e tranviarie nel territorio pugliese.
Durante il suo mandato inaugurò, il 10 ottobre 1911, la tratta Maglie–Tricase–Nardò, simbolo del progresso salentino. Il culmine del suo impegno giunse l’8 giugno 1919, con l’inaugurazione della linea Casarano–Gallipoli, una conquista resa possibile dal suo costante lavoro e dalla sua capacità di tessere rapporti politici e istituzionali.


L’uomo di cultura e mecenate
Oltre all’attività politica ed economica, Nuccio si distinse come collezionista d’arte e appassionato di musica. Nel 1916 contribuì all’iniziativa benefica dell’“Albero di Natale dei Soldati”, donando opere della sua collezione. Fu amico intimo del tenore leccese Tito Schipa, che festeggiò un importante acquisto immobiliare nella sua casa romana, trasformata in una vera pinacoteca.


Nel 1915, insieme a Oronzo Valentini, promosse la costituzione a Roma di un comitato per onorare la memoria del senatore Giuseppe Pisanelli con un busto marmoreo al Pincio, inaugurato nel 1932, pochi giorni dopo la sua morte.

Le vicende giudiziarie
La sua carriera fu segnata da un doloroso episodio: nel 1917 fu coinvolto, ingiustamente, nella torbida vicenda del faccendiere francese Paul-Marie Bolo, detto Bolo Pascià, agente al servizio della Germania. Le accuse, infondate, portarono a un processo in cui fu addirittura condannato dal tribunale di Ravenna a tre anni di reclusione (1920). Si trattò di una sentenza considerata “politica”, poi ribaltata: il 15 marzo 1921 la Corte d’Appello di Bologna lo assolse pienamente, riconoscendo l’assenza di reato.


Questa vicenda segnò profondamente il suo spirito, gettando ombre sulla sua figura pubblica e lasciando un segno nel suo percorso umano.
Gli ultimi anni e la morte
Minato dal dolore per la malattia incurabile del figlio Gino, che lo avrebbe seguito di lì a poco nella morte, Pompeo Nuccio si spense il 7 gennaio 1932 nella casa di famiglia in piazza San Giuseppe a Casarano, a soli 56 anni. La sua scomparsa destò sincero cordoglio, come testimoniato dal settimanale cattolico “L’Ordine”, che lo ricordò a un anno dalla morte.


Oggi la città di Casarano lo onora intitolandogli la piazzetta antistante la stazione ferroviaria, a simbolo dell’opera che più di ogni altra lo vide protagonista.

Un’eredità dimenticata
Pompeo Luigi Nuccio fu uomo di ampie vedute, capace di coniugare competenze giuridiche, sensibilità politica e passione per l’arte. La sua figura, oscurata dalle vicende giudiziarie e dal declino successivo delle ferrovie salentine, merita invece di essere riletta come quella di un costruttore di progresso, che spese energie e vita per emancipare il territorio dalla marginalità.
La parabola di Nuccio rappresenta un monito e una lezione: il futuro del Salento, come ieri, non può prescindere dalla lungimiranza e dall’impegno di uomini capaci di guardare oltre i confini locali, mettendo il bene comune al centro della loro azione.

dizarasimone@gmail.com
Grazie per questo documentatissimo articolo. La mia bisnonna, Ester Nuccio, sposa del dott.Carmelo Profilo di Mesagne, era sorella di Pompeo Nuccio. Una delle figlie di Carmelo e Ester, Adele Profilo, sposò Vito Fazzi, morendo di parto molto giovane.