Libri| Il dialetto salentino nei suoi modi di dire

 “Il dialetto salentino nei suoi modi di dire” di Elio Ria: radici vive e patrimonio culturale in una voce del presente

 

di Irene Pisanello

Vivere il proprio territorio significa anche aver cura di proteggere tutto ciò che lo identifica. E il dialetto, definito da Pier Paolo Pasolini non soltanto come un mezzo di comunicazione, ma soprattutto come un mondo di sentimenti e di immagini, ne assume un ruolo predominante.

Dal greco dialegomai, ha già nell’etimologia quel senso di identità territoriale, di condivisione tra individui che risiedono in uno stesso territorio. Ancora oggi, seppur per qualche tempo abbia subito un momento di subordinazione alla Lingua Italiana, continua ad avere e a rafforzare il suo significato originario, caratterizzato dall’appartenenza ad una comunità ben precisa. Ne sono un valido esempio gli emigranti, chi lascia la propria terra natale: il senso di appartenenza al proprio territorio viene sottolineato dal parlare nel proprio dialetto, soprattutto tra i conterranei.

Il libro di Elio Ria , “ Il dialetto salentino nei suoi modi di dire”, riconduce ad un’originale scoperta del nostro dialetto. Si parte con pagine che trattano elementi fonetici e linguistici, per acquisire una corretta pronuncia della lingua e poter dar vita ad una naturale musicalità orale, per poi sfociare nella tradizione popolare, ricca di aneddoti, luoghi, personaggi, tematiche, che contribuiscono a mettere in rilievo la bellezza e la ricchezza del nostro patrimonio culturale.

Vari gli excursus linguistici, come quello sugli aggettivi, che sottolineano particolari caratteristiche d’animo, di atteggiamento o di carattere che la lingua nazionale non riuscirebbe bene ad esprimere.  Quando si parla o si scrive in dialetto, si descrivono infatti concetti che in italiano non potrebbero essere affermati con la stessa intensità. Ecco perché molto spesso un termine dialettale non si può tradurre al cento per cento in Italiano: perderebbe di vigore, non avrebbe le adeguate sfumature, non raggiungerebbe lo stesso orizzonte di significati.

Profonde sono nel testo le considerazioni sulla realtà contemporanea, così diversa dal contesto in cui il dialetto è sempre vissuto. Balza subito la diversità tra i valori morali di un tempo, a cui ogni individuo si aggrappava e che manifestava, e quelli attuali, talvolta così sterili e scorretti. L’autore parla di saggezza semplice, quella necessaria anche oggi per poter condurre una vita sana dal punto di vista etico, basata sulla frugalità dei sentimenti, sulla celebre aurea mediocritas del poeta latino Orazio, che però cela ricchezza e meriti indescrivibili.

Nell’epoca della globalizzazione e della comunicazione digitale, il dialetto sembra talvolta relegato al passato, a un linguaggio folkloristico o familiare destinato a scomparire. Eppure, proprio oggi, il suo valore culturale e sociale appare più attuale che mai.

Elio Ria pone l’attenzione sulle giovani generazioni e il loro rapporto con il dialetto, cosa che appare sempre più fragile: spesso ridotto a poche espressioni o utilizzato in modo frammentario, perde la sua funzione di lingua viva e quotidiana. I ragazzi tendono a conoscerne solo alcuni tratti superficiali, trasformandolo in un repertorio di formule stereotipate che non restituiscono la ricchezza storica e culturale che esso custodisce. Così, ciò che un tempo era un veicolo autentico di identità e appartenenza, rischia di sopravvivere soltanto come citazione, priva della profondità che meriterebbe. A ciò si aggiunge la continua evoluzione, non sempre in positivo, degli slang e del gergo giovanile che, essendo privi di radici storiche, non fanno altro che imporsi sul dialetto, fino a deformarlo, cancellando progressivamente la memoria linguistica delle comunità locali.

La lettura di questo libro, pertanto, diffonde il concetto che il dialetto è un vero e proprio  patrimonio immateriale, che custodisce memorie collettive, modi di pensare e di vivere e immagini del mondo. Ogni espressione dialettale porta con sé una visione della realtà, una sfumatura emotiva che restituisce autenticità alle relazioni.

Continuare a parlare il dialetto equivale a tenere vive le proprie radici, mentre si guarda al futuro. Ecco perché va difeso e valorizzato. E’ questa una delle finalità più significative del libro di Elio Ria.

Occorre allontanarsi dall’omologazione: il dialetto ci ricorda che la diversità è una ricchezza, un patrimonio di voci che, intrecciandosi, danno senso e profondità alla nostra identità collettiva.

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