Memorie municipali ottocentesche
Guardie urbane e musicanti a Novoli nel XIX secolo
di Gilberto Spagnolo
I corpi di polizia municipale hanno radici molto antiche. In un articolo di Enzo Filomena apparso su un numero della rivista “lu Lampiune”1 si evidenzia che il vigile urbano è un diretto discendente del così detto «Baglivo» o «Baiulo».
La «Bagliva» era «la tassa imposta a coloro i cui animali avessero causato danni a fondi altrui, ai contravventori di bandi, ai frodatori di pesi e misure, a coloro che citati in giudizio non fossero comparsi ed inoltre come ius sententiae. Nei feudi tale tassa era riscossa per conto dei feudatari dai baiuli o a questi concessa in appalto per tutto il territorio di competenza detto balliaggio; nelle università regie i baiuli erano invece nominati direttamente dal re»2.
Enzo Filomena sottolinea che i Baglivi e i Baiuli furono mandati per amministrare le rendite e la bassa giustizia sin dai tempi di Roberto il Guiscardo, essi furono in origine giudici inferiori creati dai camerari, «loro incombeva la conoscenza di tutte le cause civili, sì reali che personali, meno quelle attinenti l’istituto feudale. Avevano facoltà di carcerare i delinquenti, provvedere di tutori i pupilli, conoscere i danni nei fondi burgensatici, punire i vendicatori fraudolenti, bandire i territori e le “difese”, ingiungere mandato di non offendere, o riscuotere la pena nel caso di contravvenzione (mai superiore a due Augustali)»3.
Questi compiti, scrive ancora il Filomena, «vennero col tempo assorbiti dagli Statuti e dai cosiddetti Capitoli della Bagliva dell’Università del Regno e, solo nell’800, costituirono il “corpus” dei “Regolamenti di Polizia Urbana e Rurale” che ogni Comune seppe darsi e il cui assetto definitivo si ebbe dopo l’unificazione italiana (in precedenza c’era stato il decreto di Napoleone dato a Napoli il 15 maggio 1806 che istituiva una legione di Guardie Provinciali che comprendeva appunto le Guardie civiche di ogni Università, la legge del 22 maggio 1808, la riorganizzazione ad opera di Francesco I nel 1817, la nuova riforma del 1850).

Andando nel particolare, per quanto riguarda il corpo di polizia urbana di Novoli, le prime notizie certe di cui siamo a conoscenza risalgono al 1870. Il primo gennaio di quell’anno il Consiglio Comunale di Novoli, con sindaco Russo Tommaso e con i consiglieri Pisanò Michele, Pietro Longo, Guerrieri Alessandro, Graziuso Nicola, Frassanito Donato, Tarantini Pietro, Cosma Gioacchino, D’Agostino Giovanni, D’Elia Antonio, De Matteis Romualdo, Greco Oronzo, Parlangeli Giovanni (assenti alcuni consiglieri rispondenti ai nomi di Giuseppe Mazzotta, Paolino D’Agostino, Giosuè Ruggio, Pietro Luigi Miglietta, De Luca Antonio, Rocco Chillino, Oronzo Greco), si riunì in convocazione straordinaria autorizzata dal Prefetto con nota del 28 dicembre 1869, per deliberare sul «proseguimento in carica della Guardia Municipale Ruggio Antonio». Il sindaco dell’epoca, dopo aver messo in evidenza «il giovamento (che) ha recato l’installazione di una guardia municipale in questo Comune e specialmente per l’accertamento delle contravvenzioni ai Regolamenti di Polizia locale», propose al consiglio «il perdurare di detta carica di gran giovamento per accertare le contravvenzioni e di comodo appoggio all’assessore delegato», cosa che il consiglio accettò «essendo a conoscenza di ognuno il beneficio apportato al Comune mediante l’occhio vigilatore del Guardia Municipale». Il Regolamento di polizia urbana deliberato dal Consiglio Comunale nello stesso anno (e che la guardia municipale doveva far rispettare), si componeva di ben 136 articoli così raggruppati:
capo 1) sgombro nettezza e conservazione dei luoghi pubblici; 2) sgombro della neve e del ghiaccio; 3) costruzioni-demolizioni-fabbriche-selciati; 4) salubrità ed igiene pubblica; 5) acque di ragione pubblica e privata; 6) disposizioni comuni allo smercio, arti, e mestieri; 7) fornai e venditori di pane e paste; 8) mugnai; 9) macellai, beccai, e pizzicagnoli; 10) pescivendoli; 11) fiere e mercati; 12) vetture ed animali; 13) sicurezza, tranquillità e pubblica morale e disastri; 14) cautele e disposizioni nei casi di incendio.
È un documento questo certamente che meriterebbe una pubblicazione integrale a parte anche perché è una testimonianza diretta del modo di vivere dei Novolesi alla fine dell’800. La nostra Novoli allora (da quanto abbiamo potuto accertare sfogliando queste polverose carte) era «un Comune di men che cinquemila abitanti (per la maggior parte gente agricola) ed in cui muoiono appena cento individui all’anno». Le strade interne del paese disponevano «di buoni massicciati e marciapiedi» ed erano illuminate con «fanali a riverbero», alimentati a petrolio. Le strade esterne invece si trovavano quasi «abbandonate nella manutenzione ed in molti punti non vi era l’ombra di pietrisco poiché l’ossatura è allo scoperto».
Il Largo Castello e la via Pioppi erano state abbellite da «alberi di nuova piantagione» costantemente innaffiati.
La salute pubblica degli abitanti era ottima, malgrado la mancanza di severe misure igieniche: letamai, latrine, e fogne scoperte si trovavano all’interno dell’abitato, pile da lavar panni esistevano nei cortili in prossimità delle vie e quotidianamente «vomita(vano)» sulle stesse acque che si raccoglievano «melmose e fetide» in qualche avvallamento del suolo. Si facevano le feste in onore dei Santi Protettori S. Antonio Abate (nel 1868 abbiamo trovato menzione dell’elezione da parte del Consiglio Comunale della «deputazione del Patrono S. Antonio Abate»)4 e della Madonna del Pane alla quale si facevano numerose offerte (le sorelle Maria e Addolorata Francioso fu Matteo donarono un abito e relativo manto ricamati in oro)5.
Vi era la Banda musicale (che diventerà Municipale), un Teatro “che risulta per la prima volta progettato in data 4 ottobre 1881 e ormai completo sul finire del 1890 e con la necessità di arredarlo con circa 200 palchi, sgabelli per l’orchestra, sistemazione del cilindro, del sipario ecc.”), ben tre farmacie (il consiglio respingerà la richiesta d’installazione di una quarta), un ufficio telegrafico, pubblici orinatoi, un orologio pubblico. Le scuole elementari erano ubicate nella casa dell’ex Capitolo di Novoli e si riducevano alle sole classi elementari inferiori cioè I e II femminile (con una scuola vespertina che abbracciava le classi maschili) e con insegnanti a cui veniva corrisposto il minimo dello stipendio «fissato nella classificazione dei Comuni del 16 dicembre 1876».

Nel 1873, quando era sindaco il dottor e cavaliere Pietro Longo, i maestri rispondevano ai nomi di Mazzotta Ignazio e signora Garbocchi Lucia, Mazzotta Salvatore e signora Parlangeli Addolorata, mentre gli alunni che frequentavano erano 45 nella maschile e 68 nella femminile. Sappiamo ancora che vi era la stazione dei «Carabinieri Reali», uno stabilimento di alcool; un altro a vapore con mulino e frantoi, pochi «palazzini e case terragnole», che si faceva un mercato settimanale ogni mercoledì, una fiera nella quarta domenica di luglio, che l’insieme dei fabbricati constava di 1.070 case e 8 mulini che facevano una rendita catastale di lire 38419,15, che Novoli era all’epoca «capoluogo di mandamento» con associati i comuni di Trepuzzi e Carmiano, in Circondario collegio politico e diocesi di Lecce, che l’emblema municipale rilevava già nel 1879 «uno scudo coronato con in mezzo un tralcio adorno di pampini»6.
Questa era, più o meno, la nostra Novoli di allora e così il 21 maggio del 1874 il Sindaco Pietro Longo, per la rigorosa osservanza dei Regolamenti di Polizia urbana e rurale, propose di creare «un’altra guardia municipale col servizio misto urbano e rurale», presentando anche una bozza di regolamento interno. Il Consiglio accolse la proposta all’unanimità «per alzata e seduta», nonché il regolamento composto di 13 articoli, deliberando anche di fare iniziare il servizio dal giugno successivo.


Alla fine dell’ottobre del 1880 finalmente il consiglio, a seguito dalla relazione del consigliere Miglietta, unanimamente «per alzata e seduta» deliberò di portare a quattro il numero delle guardie oltre il capo approvando anche il relativo regolamento interno composto di 17 articoli. Secondo tale regolamento il Municipio di Novoli avrebbe provveduto alla rigorosa osservanza dei propri regolamenti a mezzo di appositi agenti o Guardie Municipali e Rurali. Il numero di dette guardie sarebbe stato di 4 oltre il capo suscettibile di essere accresciuto o diminuito con deliberazione del Consiglio Comunale.
Per appartenere a questo corpo era necessario aver compiuto 25 anni e non oltrepassato i 45, saper leggere e scrivere, comprovare di avere sana e robusta costituzione, godere di buona condotta e non avere mai subito condanne (a parità di condizioni sarebbero stati preferiti i militari in congedo che avevano serbato lodevole condotta nella durata del servizio). La nomina di dette guardie era riservata alla Giunta Municipale e al Consiglio Comunale quella del capo. Tanto il capo che le guardie erano tenute a prestare giuramento nelle mani del Sindaco, di adempire fedelmente al proprio dovere derivantegli dalle leggi dello Stato e dai regolamenti municipali. Alle guardie venivano corrisposte a titolo di paga L. 45 mensili e L. 50 al capo. Era pure devoluta a loro favore la metà del ricavo delle multe per contravvenzioni ai regolamenti municipali, ricavo che doveva ripartirsi in parti uguali fra tutti e che sarebbe stato pagato nel mese di gennaio di ciascun anno successivo a quello cui il conteggio si riferiva con apposito mandato di pagamento, al quale veniva inserito uno statino di liquidazione vidimato dal Sindaco. Il vestiario era tutto a carico delle guardie. Ad esse era vietato di ricevere mance o regali per qualunque titolo pena la sospensione o rimozione del posto.
Le guardie dipendevano in tutto dall’autorità comunale ed erano però tenuti a coadiuvare la forza pubblica. Non potevano fare nessun’altra occupazione senza il permesso dell’autorità comunale, potevano introdursi nell’esercizio delle loro funzioni in qualunque luogo sia di giorno che di notte ed erano obbligati a sorvegliare sopra qualsiasi genere di furti. Le loro contravvenzioni dovevano essere registrate in appositi verbali da trasmettersi non più tardi delle 24 ore all’autorità comunale. In caso di loro stessa sospensione o licenziamento, sarebbero state punite con multa da L. 5 a L. 20.
Le offese nei loro riguardi invece, essendo considerati pubblici ufficiali venivano punite ai sensi del Codice Penale. Sappiamo che una delle guardie si chiamava Antonio Perrone in quanto a causa di una sua malattia fu sospeso momentaneamente dal servizio nel 1880. Abbiamo menzione anche di un capo delle guardie a nome di Cramis Felice, nominato con 21 voti dal Consiglio Comunale sempre nello stesso anno. Il Cramis infatti mancò di rispetto al consigliere comunale Francesco Andrioli «anzi villanamente lo insultò». Il Cramis non era nuovo alle mancanze «non avendo mai adempiuto al suo dovere» non avendo mai eseguito gli ordini.
Il Cramis fu comunque successivamente reintegrato nel servizio grazie alle «raccomandazioni» dell’onorevole Balsamo nel 1883. Nel 1886, a seguito del ritiro del Cramis e poiché il posto era lasciato vuoto, il Consiglio Comunale «riconosciuto essere molto necessario un capo per potere ordinare il servizio e rispondere del buono andamento dello stesso in qualunque tempo» decise di scegliere il nuovo capo tra le stesse guardie in servizio. A scrutinio segreto, su votazione di 10 consiglieri, con sindaco Raffaele Tarantini, venne scelto come capo delle guardie Vito Calabrese fu Raffaele (voti 10 su 10) con decorrenza nel servizio dal I° gennaio 1887.


Qualche cosa va detta infine a proposito delle uniformi dell’epoca. Nel maggio del 1879 il consiglio, unanime, per alzata e seduta deliberò «stornarsi… la somma necessaria di L. 107,97 per pagare per intero gli uniformi delle guardie e pagarsi all’articolo 18 dello stesso Bilancio».
L’art. 17 del regolamento del 1880 riporta poi che «è abrogata ogn’altra disposizione anteriore e contraria al presente regolamento meno quello portato dall’altro regolamento 21 maggio 1874 relativo alla divisa, il cui figurino porta l’approvazione di S.E. il Sig. Ministro dell’Interno del 3 ottobre 1874 n. 16031-18”.
Oltre a questo figurino raffigurante un’uniforme Blu nero con nastri verdi, l’Archivio di Stato ne conserva un altro avente il nulla osta del vestiario da Bari il 3 marzo del 1881, l’approvazione del Prefetto in data Lecce 7 marzo 1881, e il numero 2998. L’uniforme molto bella ed elegante è così descritta: Berretto-Bleu oscuro con finimenti rossi e frisi dorati; Giubba-Bleu oscuro con finimenti rossi e bottoni dorati; Manopole-rosse con fascetta bianca; Laccio-Bianco per la gran tenuta; Cinturino-Bianco con placca dorata; Sciabola con fodero nero, impugnatura e puntale dorato; Pantalone-Bleu chiaro con fascia bianca e friso rosso7.
Nel ricercare le memorie municipali ottocentesche relative al corpo di polizia urbana non si è potuto fare a meno di ritrovare anche preziose notizie relative alla Banda di Novoli, altra istituzione che ebbe origine ufficialmente, come ora vedremo, nello stesso periodo. Va detto che le Bande Musicali “rimangono da considerarsi espressione tipica di un’ottocento in divisa voluto dai Borboni e poi continuato nell’essenza dai Savoia ed dalla Milizia Fascista. Rimane importante osservare che quei Francesi, attuando la riforma generale delle forze armate, vi infusero e dettero impulso al culto dell’ordine e quindi conseguentemente della divisa; per cui ottennero il duplice vantaggio di vedere difeso il regno e la dignità della Corona e di assicurarsi i servizi dei sudditi tramite l’esaltazione dell’essere e dell’agire di quelli in divisa”8.
Le Bande Musicali quindi vennero attinte da fonti esclusivamente militari (le cosiddette “fanfare” che precedevano i reggimenti regolari) e per una loro più efficiente organizzazione e disciplina, in ogni Provincia del Regno furono imposte dalla Real Segreteria di Stato della Polizia Generale delle direttive specifiche9, precisamente con l’Ordinanza del 20 aprile del 1841 dell’Intendente funzionante Barone C. Sozi-Carafa e del Segretario Generale G. Capece10.
Il giorno 17 dicembre dell’anno 1870 la Banda Musicale di Novoli che già esisteva da tempo divenne Banda Municipale.
Con nota autorizzata dal Prefetto, nella “Casa Comunale”, si riunì, quel giorno, il consiglio sotto la presidenza del Signor Russo Tommaso Sindaco, con l’assistenza del segretario Sig. Tarantini; vi intervennerero i seguenti consiglieri: Longo Pietro, D’Agostino Giovanni, Miglietta Pietro Luigi, Guerrieri Alessandro, Greco Oronzo, Parlangeli Giovanni, Miglietta Salvatore, Mazzotta Giovanni, Ruggio Antonio, Graziuso Nicola (assenti invece i signori Pisanò Michele, Frassanito Donato, Tarantini Pietro, Chillino Rocco, Cosma Gioacchino, De Luca Antonio) per “dichiarare Banda Municipale la Banda qui esistente”. Si legge testualmente nel documento: «Signori, la Banda Musicale di questo comune, come è a conoscenza di ogn’uno, ha prodotto reiterate domande in varie epoche, e dal Consiglio Municipale sempre sono state accettate, le quali tendevano a ciò la predetta Banda fosse incoraggiata e prodotta dal Comune, però per mancanza di mezzi rimasero infruttuose ed inutili. Oggi nuovamente si rivolge a questa nobile adunanza per implorare protezione ed un qualche sussidio se sarà possibile. Signori far dismettere un’opera incominciata, e bene avviata è contro i principi sociali, ragion per cui chiamo l’attenzione dei componenti l’adunanza a ponderare la suddetta domanda, la quale lasciata obbliata apporterebbe a questo pubblico, che assistito sempre al regolare svolgimento delle stesse lagnanze e disguidi, sinchè proporsi che oltre la protezione si stabilisse in bilancio una somma che fosse devoluta al vestiario, conservazione dei strumenti musicali. Il consiglio intesa la proposta del Sindaco, letta la domanda di questa Banda Musicale, la quale ha per il scopo di chiedere che fosse dichiarata Banda Civica, ed un sussidio, per vestiario ed altro, considerando che in questo Comune più da tempo… ha esistito la Banda Musicale, considerando che l’istesso pubblico fa istanza acciò la detta Banda ben organizzata e con una speranzosa riuscita che non si dissolvesse, considerando che la riunione della stessa porta con se una civilizzazione, e un lustro al Comune. Per simili Considerazioni ad unanimità delibera che la somma stabilita in bilancio di Lire 500,oo andasse esclusivamente per vestiario e strumenti musicali; come ancora resta facultato la Giunta Municipale compilare un regolamento; non solo per il ben andamento della Banda ma ancora per usarsi la somma siddetta all’idea precisa del Municipio il quale non si rende… di qualunque fatto per il passato avrebbe potuto avverarsi, per debito si… che dell’intera Banda o per altro, avrebbe potuto succedere, e all’uopo, onde la detta Banda fosse sotto la direzione immediata del Municipio stabilire formarsi una commissione che avesse per scopo la sua viggilanza per ben tenersi gli strumenti, la pulizia del vestiario, l’educazione di ciascun membro della compagnia, l’esercizio continuo di concerti e la punizione stabilita nel Regolamento”. Subito dopo il Consiglio votò per i componenti della Commissione che vide come eletti Russo Tommaso, Russo Giosuè, Brescia Antonio, Guerrieri Alessandro, Giovanni Mazzotta e Giovanni Parlangeli. In una successiva riunione consiliare del 21 maggio 1871, il sindaco Russo Tommaso, poichè la somma di L. 500 stabilita in bilancio si era già consumata per “strumenti e rifacimento ai vecchi”, propose di utilizzare la somma di L. 2000 devoluta al Comune di Lecce per effetto della costruzione della nuova strada Lecce-Novoli, per “la costruzione del vestiario, (che era) stato approvato dal Real Ministero dell’intera Banda”. Il consiglio, in considerazione del fatto che la Banda era stata dichiarata Municipale coll’obbligo di fornirla di strumenti e vestiario, accolse unanimamente la proposta e nel contempo stabilì «Formolarsi dalla Giunta un’apposito Regolamento indicante gli obblighi, ed i doveri cui la predetta compagnia Musicale debba andar soggetta». All’epoca in cui la Banda divenne Municipale il suo capomusica era Pietro Mazzotta del quale si ritrova menzione nel 1872 per il pagamento di L. 171,40 a saldo di due strumenti ad uso della Banda Civica e nel 1874 per il pagamento di L. 47 e centesimi 10 per aver preso un clarino, L. 30 per darsi ai musicanti. Nel 1879 invece, in una delibera del 18 maggio, il capo musica risulta invece essere il Sig. Giuseppe Mazzotta il quale fa domanda che il sussidio bilanciato per la banda di L. 800,oo fosse portato a L. 1000,oo per sopperire ai bisogni della stessa e al suo stipendio.


Da un importante documento rintracciato recentemente (e che riportiamo appresso integralmente) ora sappiamo anche tutti i componenti della Banda Municipale. Erano 25 e i loro nomi sono stati indicati in una richiesta datata 1 Aprile 1872 fatta dallo stesso Mazzotta al Sindaco e alla Giunta Municipale di Novoli: “Il sottoscritto Pietro Mazzotta, capo di questa Banda Comunale Musicale ai sensi dell’art. 57 della Legge di P. Sicurezza domanda S.V. me di accordargli il permesso di esercitare la detta Banda il suo mestiere di suonatori; ed è perciò che si segnano uno per uno gl’individui componenti la stessa. Pietro Mazzotta, Pasquale Mazzotta, Bonaventura De Matteis, Salvatore Spagnolo, Angelo Nitto, Raffaele Grasso, Lorenzo Garganese, Oronzo Nitto, Emmanuele D’Agostino, Giovanni Garganese, Giuseppe Mazzotta, Salvatore Zecca, Francesco Maggis, Vincenzo Antonazzo, Pasquale Zecca, Paolino Croce, Luigi Greco, Pasquale Fiorita, Luigi Monda, Salvatore Monda, Luigi Cosma, Giovanni Spala (sic), Luigi Mazzotta, Franc(esc)o Saverio Spagnolo, Luigi Garganese. Novoli il 1° Aprile 1872. Pietro Mazzotta. L’anno milleottocentosettantadue il giorno quattro Aprile sulla Casa Comunale di Novoli. La Giunta Municipale non trovando cosa che possa ostare acciò la detta Banda riunita sotto la protezione di questo Comune possa esercitare il suo mestiere di suonare in qualunque chiamata e giusto i sensi dell’Art. 57 della legge di P. Sicurezza, accorda il domandato permesso, avendo di già soddisfatto il Comune della tassa dovuta”.
È da notare che della banda facevano parte dei ragazzi in quanto lo stesso Pietro Mazzotta il 14 Maggio del 1882 presentò “un notamento di uniformi che avrebbero bisogno di essere riparate, non già perché … ma perchè nel crescere dei ragazzi non possono più indossarli. La spesa che si propone per lo adattamento è di circa L. 64,00… (per) riparazioni di dodici uniformi della Banda Musicale”. Infine, da una ulteriore deliberazione del Consiglio Comunale del sei maggio, si apprende che la Banda Municipale fu definitivamente sciolta nel 1887.
Come vestivano i nostri musicanti? Come già detto l’Archivio di Stato di Lecce conserva alcuni figurini che sono così descritti: “Uniforme per la banda musicale-Novoli. Elmo di cuoio lucido-nero con piuma bianca e nera (nb. la piuma nera sarà meno alta dovendo covrire parte di elmo). Tunica-nera con finimenti bianchi e lacci al petto e con spalline di laccio stesso. Pantalone grigio chiaro con banda bianca. Il Prefetto veduta la circolare del ministro dell’interno 6 maggio 1876 N. 16007-7-106467; veduto il parere del comandante la divisione militare approva Lecce 19 luglio 1 879”.

“Uniforme per la Banda Musicale di Novoli. Kepì fondo nero bordato bianco e nero. Penna simile. Tunica nera bordata bianca e nera. Lacci e spalline simili. Pantalone grigio chiaro con bordo bianco”. Un altro figurino di un “musicante”, molto elegante e completamente diverso, non è però descritto. Il Kepì ad esempio ha il fondo nero, finimenti rossi e piuma rossa. Lacci e spalline sono rosse, tunica nera bordata bianca nera, pantalone sembra un bleu chiaro con fascia bianca, sciabola con fodero marrone, impugnatura e puntale dorati.

Riguardo ancora all’uniforme sappiamo che nel 1884 il consiglio si riunì per “la riforma degli uniformi della Banda Musicale, ed acquisto di nuovi strumenti” (la compagnia aveva bisogno di due nuovi piatti, tam tam turchi, di un clarino e della grossa cassa). In quell’occasione il Consiglio all’unanimità deliberò di accettare l’offerta del Sig. Piacentino De Filippis Cimino da Lecce per la riforma dell’uniforme della banda; di trattare col Sig. Gualtiero Ruspini da Lecce per l’acquisto di nuovi strumenti, da pagarsi in tre parti, con decorrenza 1885. Per consentire infine al consiglio di poter assolvere a questi impegni il capo della Banda Giuseppe Mazzotta accettò che da parte del suo stipendio di L. 500,00, e cioè L. 100,oo, fosse spesa “per la riforma del detto uniforme, salvo rimborso negli anni successivi”, un gesto che il Comune apprezzò molto.

La Banda fu dotata anche e necessariamente di un “Regolamento”, che fu approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 5 ottobre 1879. Dato alle stampe dalla Tip. Scipione Ammirato di Lecce nel 1880, esso si compone di 20 articoli e porta la firma del Sindaco P. Longo, del Segretario Comunale P. Andrioli, del Consigliere Anziano Floriano Madaro. Da esso sappiamo, ad esempio, che un’apposita Commissione di 6 membri, rinnovabili ogni anno per metà dal Consiglio Comunale nelle “tornate di autunno”, aveva l’incarico di vigilare la Compagnia Municipale (perchè dal Municipio sussidiata) e di fare osservare le disposizioni del Regolamento (art.2).

Presidente della stessa banda era il Sindaco verso il quale tutti i membri dovevano usare “rispetto e deferenza” e nello stesso tempo tenere un comportamento “virtuoso e rispettoso” in ogni ricorrenza dentro e fuori del paese.
La Banda doveva tenere dei concerti periodici nei giorni di giovedì e Domenica di ciascuna settimana sia d’inverno che in primavera, con l’obbligo di concertare “ogni anno, sei pezzi nuovi e dieci ballabili a scelta della Commissione, strumentati se occorre a Napoli da conosciuti professori od in altre località, ma sempre da personaggi ritenuti capaci” (art.5). Aveva anche l’obbligo di suonare gratuitamente in tutte le feste Nazionali e di Corte, nonchè nelle ore pomeridiane dei giorni di Domenica ed altri giorni festivi in cui non si trovava occupata. Oltre ad essere responsabili della buona tenuta degli strumenti e della propria divisa e a procurarsi in proprio una cassa o una borsa per conservarvi il proprio, ogni componente doveva avere una “condotta inappuntabile… ciascuno lontano dagli stravizzi ( e specialmente dal vino), dalle risse e fuggirà ogni occasione che potrebbe risolversi in litigio o vie di fatto, anche nel caso di provocazione; di cui ove la gravità del fatto lo richiede, devono farne avvertito il Capo, il quale avrà stretto obbligo di denunziarlo alle Autorità locali per impedirne le conseguenze o punire i colpevoli se del caso (art. 7). Infine, ogni infrazione al regolamento, veniva punita con una multa da due a dieci lire, e nel caso di recidiva, colla sospensione e il licenziamento (art.17).

Un’ultima informazione va data a conclusione su questi due “Capimusica” e cioè Pietro e Giuseppe Mazzotta. Essi erano padre e figlio e ciò lo si è potuto accertare ritrovando l’atto di nascita di Giuseppe Mazzotta. Nel Registro degli Atti di nascita del 1848, conservati presso l’Archivio Comunale, al num. d’ordine I, si legge che “l’anno mille ottocentoquarantotto il dì otto del mese di gennaio alle ore ventuna avanti di noi Samuele Russo Sindaco ed ufficiale dello stato civile del Comune di Novoli distretto di Lecce provincia di Terra d’Otranto è comparso Pietro Mazzotta, di anni trenta di professione Musicante domiciliato in questo comune, Strada Castello quale ci ha presentato un Maschio secondo che abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso è nato da Teresa De Marco, sua moglie di anni trentotto domiciliata con esso e da lui dichiarante compagna di professione come sopra nel giorno sei del mese di gennaio anno mille ottocentoquarantotto, alle ore dieci di notte, nella casa di loro abitazione, come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al neonato il nome di Giuseppe. “Testimoni furono Giuseppe Trullo, sacerdote, Giuseppe Nicola De Matteis, sacerdote, e lo stesso sindaco Samuele Russo. Accanto all’atto di nascita è riportata anche l’indicazione del giorno in cui fu amministrato il sacramento del Battesimo e cioè il giorno 8 dello stesso mese di gennaio. Da questo documento risulta che Pietro Mazzotta avendo Trent’anni, era nato nel 1818 e che era morto probabilmente negli anni 1875-1878 (nel 1879 era già capomusica, come si è visto, il figlio Giuseppe); che il figlio che aveva continuato la tradizione di famiglia, era diventato capomusica intorno all’età dei Trent’anni. Questo lasciava altresì presumere, considerata la professione di Pietro all’età dei trent’anni (cioè musicante), che già nella prima metà dell’800 a Novoli la Banda aveva già piantato probabilmente salde radici. Infatti, attraverso un documento notarile conservato presso l’Archivio di Stato di Lecce, si è potuto accertare che una prima banda musicale si era già formata per merito del maestro Salvatore Castorino di Messina, domiciliato a S. Pietro Vernotico, che si trasferì a Novoli per istruire i giovani cominciando appunto dall’alfabeto musicale11.
In “Lu Lampiune”, Anno XIV, n. 1, Grifo Periodici, Lecce 1998, pp. 123-133 e in G. Spagnolo, Memorie antiche di Novoli. La storia, le storie, gli ingegni, i luoghi, la tradizione. Pagine sparse di storia civica, pp. 79-90, Novoli 2024.

Note
1 Per dei nuovi, inediti orientamenti riguardanti la storia dei Corpi su scala pugliese leggansi E. Filomena, Dal Baiulo al Vigile Urbano-Anticipazioni per la Storia dei Corpi di P.U. di Puglia in “lu Lampiune”, a. IV, n. 1, aprile 1988, pp. 108-10.
2 Aa.Vv., La questione demaniale in Terra d’Otranto nel XIX secolo, Galatina 1984, p. 180.
3 E. Filomena, Dal baiulo, etc., etc., p. 109. Dello stesso autore leggansi in proposito: Ostuni: città e campagna. Istituzione e sviluppo del Corpo di Polizia Urbana e Rurale, in “Riflessioni Umanesimo della Pietra (Martina Franca)”, Luglio 1988, pp. 73-80; Contributo per la storia del Corpo dei Vigili Urbani di Nardò-Alcune vicende degli anni 1827-29, in “La polizia Municipale” aprile 1989, n. 4, pp. 29-31; Carovigno in divisa, in “lu Lampiune”, a. 5, n. 3, dic. 1989, pp. 165-87; La città di Ostuni. Le sue Antiche Magistrature. Il Corpo della Polizia Municipale, Martina Franca 1993; S. Vito dei Normanni in divisa, Edizioni del Grifo, Lecce 1991; per notizie di altri corpi si segnalano: M. Turso, Dalla Guardia Civica al Vigile Urbano, Foggia 1971; G. Camastra, Profilo storico del Corpo dei Vigili Urbani di Grumo Appula; F. Carrozzo, I Vigili Urbani e Martina Franca, una presenza, una testimonianza, Schena Ed.
4 Cfr., G. Spagnolo, La deputazione di S. Antonio nel 1868 (contributo alla storia dei Comitati Festa Novolesi), in “Le Fasciddre te la Focara”, a. XXIX, 17 Gennaio 1991, pp. 8-10.
5 Id., Grati a Maria SS. di Costantinopoli per grazie ottenute…, in “Lu Puzzu te la Matonna “, a. IV, 20 luglio 1997, pp. 26-27; Id., Parliamo ancora della Madonna del Pane, in “Camminiamo insieme”, Novoli luglio 1987, pp. 36-45.
6 Id., Lo Stemma dei Misteri (qualche utile notizia sul nostro emblema municipale), in “Sant’Antoni e l’Artieri”, a. XV, 17 Gennaio 1991, pp. 4-5.
7 Per arricchire ulteriormente la festa di S. Antonio Abate, l’Associazione “Sport Equestre”, quest’anno ha fatto riconfezionare queste divise storiche indossate dalle Guardie Municipali nell’ottocento. Le stesse si sono esibite durante la benedizione degli animali e nel corso della processione con il simulacro del Santo.
8 E. Filomena, La Banda Musicale di Carovigno ed i protagonisti della sua storia: i Maestri Teodoro e figlio Vito Bagnulo (a. 1740-1927), Martina Franca 1987, p. 12.
9 Ivi, p. 12.
10 Ivi, p. 23.
11 Cfr. O. Mazzotta, Novoli (1806-1931), Novoli 1990, p. 92. Sull’antico amore dei Novolesi per la musica cfr. inoltre di chi scrive Novoli nell’800. “Per filios filiorum. Tra fabbricanti di violini e balli della Taranta”, in “Lu Puzzu te la Matonna”, a. III, 21 luglio 1996, p. 20. Le notizie a carattere Archivistico sono state estratte dall’Archivio del Municipio di Novoli.
